Dalla Champions alla Uefa c’è un abisso: niente striscioni con le stelline, niente casse da concerto per amplificare il coro da brividi “Die Meister… Die Besten… Les Grandes Equipes… The Champions!!!”. Una volta era una competizione di assoluto rispetto, in Coppa dei Campioni ci andava solo chi vinceva lo scudetto, poi c’erano la Uefa e – per chi si aggiudicava la Coppa Italia (altra competizione decaduta) – la Coppa delle Coppe. Oggi la “Coppuefa” (così si chiama dalle nostre parti) è un torneo di consolazione per piazzati a metà classifica, gladiatori dell’Intertoto (le folli eliminatorie agostane) e ripescati dal fondo delle “Grandes Equipes”.

Ieri sera a Firenze è arrivato nientepopòdimeno che l’Ajax. Che si trattasse della blasonata compagine di Amsterdam lo abbiamo appreso dalle note ufficiali, non certo dagli undici giovinotti in campo (in gran parte nati tra l’86 e l’89): avversario battibilissimo, se non fosse che i piedi congelati dei nostri ci hanno regalato episodi capaci di attivare un mix di rabbia e comica.

Il gol del ko gela gli spettatori già infreddoliti da un’ora di serata polare. Lo firma un calciatore spelacchiato che di nome fa Kennedy e di cognome Bakircioglu. Pensavo fosse turco, invece è uno svedese di origini assire (gli assirobabilonesi!). Ha tirato una scarpata (nessuno pretendeva particolari doti stilistiche dai piedi di un assirobabilonese) che è finita sotto la traversa. Se Van Basten conferma la formazione dell’andata, la Fiorentina può cercare di farsi valere ad Amsterdam, possibilmente con più concretezza.

Un’ultima riflessione sul pubblico che ieri sera ha assistito a Fiorentina-Ajax: 19.018 spettatori. Pochi meno di quanti (20.212), esattamente 5 anni fa (era il 20 febbraio 2003), assistevano a Florentia Viola – Imolese in serie C2. Finì 0-0, il Rimini ci superò in classifica. Ogni riflessione su stadio nuovo e ambizioni di grandezza è rinviata. Intanto facciamo passare i geloni.