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Nuova tabella aumento pensioni 2023: la perequazione Inps

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Le modifiche previste dalla manovra per la perequazione 2023: quanto cresceranno le pensioni il prossimo anno e per chi sarà il taglio

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Cambia la tabella per il calcolo dell’aumento delle pensioni dal 1° gennaio 2023, a seguito del taglio della perequazione sopra i 2.100 euro lordi proposta dal governo Meloni nella bozza della manovra: se la percentuale della rivalutazione (ossia l’adeguamento all’inflazione) è stata confermata dall’Inps, il disegno di legge di bilancio prevede che gli aumenti non saranno conteggiati con le vecchie regole. Insomma un cambio di rotta rispetto a quanto sperato poche settimane fa da milioni di pensionati.

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Con questa misura l’esecutivo conta di recuperare risorse, stimate in circa 2 miliardi di euro, per finanziare “quota 103“, per l’uscita dal mondo del lavoro a 62 anni d’età e 41 di contributi. Una decisione che ha scatenato le proteste dei sindacati dei pensionati. Una consolazione è che il cedolino di dicembre 2022, come già successo per i due mesi precedenti, sarà più pesante con l’anticipo di parte della rivalutazione, mentre per le minime il prossimo anno arriverà una “super rivalutazione”.

Quanto aumentano le pensioni nel 2023: il calcolo

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Il decreto, firmato dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti il 9 novembre 2022 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 novembre, ha fissato l‘aumento delle pensioni da gennaio 2023 al +7,3%, un adeguamento che spetta in base ai calcoli Istat sull’inflazione, resi noti il 3 novembre scorso. Si tratta di una stima provvisoria, che nel corso dell’anno prossimo sarà confrontata con il dato definitivo per il 2022.

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Dunque durante il 2023 la perequazione potrebbe essere rivista al rialzo, come già successo quest’anno con il conguaglio degli arretrati: sulle pensioni di novembre 2022 è stato riconosciuto un aumento dello 0,2%, ossia la differenza tra l’inflazione provvisoria prevista per l’anno scorso (1,7%), applicata sinora ai fini della rivalutazione, e l’inflazione effettiva in base ai dati Istat (1,9%).

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L’aumento del 7,3% però non spetterà a tutte le pensioni in modo uniforme a partire dal 1° gennaio 2023, ma il calcolo della perequazione varierà in modo proporzionale al lordo pensionistico: finora la “tabella” prevedeva tre fasce, con tagli progressivi della rivalutazione a seconda dell’assegno Inps. Il governo con la legge di bilancio, che ora andrà all’esame della Camera, ha deciso di rimodulare queste regole, con un taglio della rivalutazione più sostanzioso per gli assegni medio-alti e ben 7 scaglioni. Ma vediamo quanto sarebbero aumentate le pensioni secondo le “vecchie” regole.

  1. pensione mensile lorda fino a quattro volte il minimo (2.097 euro lordi)
    100% della rivalutazione
    aumento +7,3%
  2. pensione mensile lorda tra 4 e 5 volte il minimo (da 2.097 a 2.627 euro lordi)
    90% della rivalutazione
    aumento +6,57%
  3. pensione mensile lorda sopra 5 volte il minimo (oltre i 2.627 euro lordi)
    75% della rivalutazione +5,65%

Aumento 2023 per le minime e taglio per le pensioni sopra 2.100 euro

E siamo quindi alle novità sull’aumento delle pensioni, con le nuove tabelle che emergono dalle proposte avanzate dal governo Meloni nel disegno di legge di bilancio. Il testo sarà discusso prima alla Camera e poi al Senato e non è escluso che siano presentati emendamenti per inserire correttivi alla manovra. L’approvazione è prevista alla fine di dicembre. La buona notizia è l’aumento delle pensioni minime, che rispetto a quanto previsto finora, nelle intenzioni dell’esecutivo, potranno godere di una rivalutazione al 120% (quindi un +8,76% pari a un incremento di circa 46 euro lordi mensili, per un totale di 571 euro al mese).

La cattiva notizia riguarda invece una buona fetta di pensionati. La manovra prevede tagli più corposi alla perequazione  2023 delle pensioni sopra i 2.100 euro, ecco la nuova tabella della rivalutazione:

  1. pensioni minime (525,38 euro)
    120% della rivalutazione
    aumento +8,8%
  2. pensione mensile lorda fino a 4 volte il minimo (fino a 2.097 euro)
    100% della rivalutazione
    aumento +7,13%
  3. pensione mensile lorda tra 4 e 5 volte il minimo (da 2.097 a 2.627 euro lordi)
    80% della rivalutazione (finora era il 90%)
    aumento +5,8%
  4. pensione mensile lorda tra 5 e 6 volte il minimo (oltre i 2.627 a 3.152 euro)
    55% della rivalutazione (finora era il 75%)
    aumento +4%
  5. pensione mensile lorda tra 6 e 8 volte il minimo (tra i 2.627 a 4.203 euro)
    50% della rivalutazione (finora era il 75%)
    aumento +3,7%
  6. pensione mensile lorda tra 8 e 10 volte il minimo (tra i 4.203 a 5.254 euro)
    40% della rivalutazione (finora era il 75%)
    aumento +2,9%
  7. pensione mensile lorda oltre 10 volte il minimo
    35% della rivalutazione (finora era il 75%)
    aumento +2,6%

La nuova tabella sull’aumento delle pensioni Inps (anche in pdf): il taglio alla rivalutazione 2023

Fatti due conti saranno le pensioni medio-alte a perdere più soldi rispetto alle norme attuali: un pensionato da 2.600 euro al mese nel 2023 avrebbe preso 446 euro in più l’anno senza il taglio deciso dalla manovra, 1.161 euro in più per gli assegni da 3.100 euro. Vediamo allora la nuova tabella con la stima dell’aumento delle pensioni nel 2023, per effetto della legge di bilancio (per i pdf ufficiali dell’Inps bisognerà aspettare l’ok definitivo del Parlamento).

Tabella aumento pensioni 2023 taglio rivaluttazione

Anticipo della perequazione 2023 (anche per le pensioni di invalidità)

Bisogna tenere presente che per effetto del decreto aiuti bis, nei cedolini di ottobre, novembre e dicembre 2022 per le pensioni fino a 35.000 euro l’Inps ha già anticipato il pagamento di una parte della perequazione 2023, pari al 2% al mese per le pensioni più basse (a cui va aggiunto lo 0,2% degli arretrati). Dunque chi ha questo reddito, da gennaio a dicembre 2023 si vedrà togliere dalla rivalutazione quanto già incassato a fine 2022.

Di norma infatti l’adeguamento all’inflazione sarebbe scattato a partire dal 1 gennaio, ma – vista la particolare situazione economica – il governo Draghi ha pagato in anticipo il 2% nei cedolini di ottobre, novembre, dicembre 2022. In particolare, secondo il decreto aiuti bis, l’aumento interessa solo chi ha un reddito annuale fino a 35.000 euro (comprese le pensioni di invalidità civili, le pensioni di inabilità, gli assegni sociali e le pensioni sociali): la rivalutazione straordinaria spetta a chi nel mese di settembre 2022 ha ricevuto un assegno mensile lordo fino a 2.692 euro. Superata questa cifra non viene applicata la rivalutazione anticipata. La perequazione riguarda, in proporzione, anche la tredicesima della pensione, che sarà comunque versata a dicembre.

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