domenica, 20 Settembre 2020
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Pellegrino Artusi: 200 anni ma non li dimostra

Per celebrare i 200 anni di Pellegrino Artusi, Luciano e Ricciardo Artusi vestono i panni del loro avo Pellegrino grazie alla "trasformazione" realizzata dai truccatori Gabriele e Gherardo Filistrucchi e immortalata dal regista David Battistella

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Più passa il tempo e più ci rendiamo conto di quanto sia ancora attuale a Firenze la presenza del nostro avo nonostante i due secoli di storia lasciati alle spalle. Pellegrino Artusi è universalmente considerato il padre della cucina italiana, in quanto seppe coniugare cibo e letteratura in quel ricettario di gastronomia, scritto con scorrevole e simpatica narrativa in perfetto idioma italico, intitolato La Scienza in Cucina e l’Arte di mangiar bene.

Per primo ebbe l’intuito di riunire tante tipiche pietanze regionali in quell’opera letteraria, ancor oggi comunemente nota, che si pone fra le principali che rappresentano la giovane letteratura italiana. In tal modo Pellegrino contribuì, in cucina con le ricette e attraverso la propria conoscenza letteraria, all’unificazione degli Italiani, sia a tavola che per la formazione linguistica del nascente Stato.

Era nato il 4 agosto 1820 a San Ruffillo di Forlimpopoli, in provincia di Forlì, da Agostino, danaroso mercante, e da Teresa Giunchi, di buona famiglia di Bertinoro. Ecco perché il 4 agosto 2020, giorno del suo magnifico 200° compleanno, lo abbiamo voluto ricordare a “modo nostro” con l’appassionato e fondamentale aiuto degli amici Gabriele e Gherardo Filistrucchi e del regista italo-canadese David Battistella. Visto che il DNA non è acqua e la rassomiglianza degli scriventi a Pellegrino è palese, abbiamo voluto dare l’illusione di far rivedere a Firenze questo noto personaggio.

È bastato metterci sul volto una fluente barba bianca confusa con baffi e basettoni detti “favoriti”, realizzati dalla nota e non più giovanissima bottega degli amici Filistrucchi (che proprio quest’anno compie ben tre secoli di attività passata di padre in figlio) e con alcuni sapienti e professionali click di David, il risultato ci ha fatto restare senza fiato! Non è stato un gioco ma un’intensa emozione per tutti, vissuta con religiosa dignità, di cui il lettore si renderà conto, voluta per esaltare il valore di un Pellegrino ancora “giovane” nonostante le sue 200 primavere. Uomo di cultura, critico letterario, patriota, scrittore, igienista, gastronomo, Pellegrino trascorse la sua vita fra Romagna e Toscana. Visse per trent’anni a Forlimpopoli e ben sessantuno a Firenze dove, in un villino in piazza Massimo d’Azeglio, scrisse il suo famoso trattato di gastronomia.

 

Amò sempre Firenze, che non abbandonò mai, rimanendo a contatto con il fervido ambiente intellettuale e politico. Nella dimora di piazza d’Azeglio l’Artusi visse fino a 91 anni, raggiungendo qui la popolarità proprio in virtù del suo semplice e descrittivo manuale di cucina inizialmente composto da 475 ricette, cresciute poi man mano nelle edizioni successive fino a 790, che dagli antipasti (da lui chiamati Principii), terminava con i liquori; un vademecum da lui stesso definito talmente pratico e usabile da tutti, purché si sappia tenere in mano un mestolo.

Il libro di “cucina”, col passare degli anni e le numerose ristampe, raggiunse una grandissima diffusione conquistando la massa popolare, sino a divenire il testo gastronomico dell’Italia unita, il ricettario di casa, da cui tutti trassero (e ancor oggi traggono) ispirazioni e suggerimenti, tanto da essere sempre presente nei corredi di nozze delle giovani spose. Fu il libro più letto dagli italiani al pari di Pinocchio, de I Promessi Sposi e di Cuore. Pellegrino rese l’anima a Dio alla mezzanotte del 30 marzo 1911, in buona salute, dopo aver cenato con una gallina lessa accompagnata da una maionese di 12 uova. Fu sepolto nel Cimitero monumentale delle Porte Sante a San Miniato al Monte, con cippo funerario ben visibile, con basamento in pietra e busto in bronzo, opera dello scultore Italo Vagnetti.

[Nelle foto Luciano e Ricciardo Artusi vestono i panni del loro avo Pellegrino grazie alla “trasformazione” realizzata dai truccatori Gabriele e Gherardo Filistrucchi e immortalata dal regista David Battistella]

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