L’attuale numerazione civica dei fabbricati, com’è oggi applicata, risalente al 1865 (primo anno di Firenze capitale d’Italia), è cosa molto diversa da quella anticamente usata. Ai nostri giorni la numerazione è applicata per ogni strada procedendo con il numero uno dal lato sinistro e il numero due da quello destro, contrassegnando così progressivamente tutti gli ingressi di accesso ai fabbricati.

I numeri rossi riguardano le attività commerciali. Per un rapido e sicuro riconoscimento, l’inizio della numerazione viene “affidato” al corso del nostro fiume: l’Arno. Infatti, dalla direzione di scorrimento deriva tale convenzione, per cui si distinguono sia per le strade cittadine che per quelle periferiche e dei sobborghi, i numeri dispari a sinistra e quelli pari a destra. Tale applicazione è peraltro precisata dall’art. 12 del vigente Regolamento Comunale per la Toponomastica. La numerazione delle strade più o meno parallele all’Arno che vanno da monte a valle secondo il deflusso della corrente, iniziando ovviamente a monte, mentre quelle più o meno trasversali al fiume (come se si dirigessero fuori rispetto al suo corso), verso Nord quelle poste sulla riva destra, e verso Sud quelle poste in Oltrarno sulla riva sinistra.

Nelle piazze, invece, la numerazione ha inizio dalla prima casa all’angolo di sinistra facendo ingresso dalla via considerata principale, procedendo con la numerazione progressiva per tutte le case circostanti, per finire all’angolo opposto. In antico non esisteva una denominazione delle strade e, tanto meno, la numerazione. L’individuazione del luogo avveniva attraverso i “canti”, cioè le cantonate dei palazzi e delle case di note famiglie, da attività svolte o ancora da personaggi tipici, oppure da insegne pubblicitarie esistenti in quel luogo. Il nome dei “canti” rappresentò la toponomastica più antica, ancor prima che le strade assumessero una specifica denominazione e, quindi, la numerazione. Va detto che fino all’anno 1826, la maggior parte delle targhe stradali, fatta di semplice intonaco, era soggetta ad inevitabili deterioramenti e, quindi, a continui ripristini. Soltanto alla fine di quell’anno, la municipalità decise di rimediare all’inconveniente, stabilendo che l’apposizione dei nuovi cartelli stradali, dovesse essere eseguita con lastre di marmo e non più ad intonaco.

Sino al XVII secolo, le case ebbero una “numerazione parrocchiale”, e cioè il numero dello stabile corrispondeva a quello del “Registro degli Stati d’Anime” che ogni parroco aveva il compito di tenere, secondo quanto disposto nel Concilio di Trento. Questo sistema restò in vigore fino al 1808, ma sul finire di quell’anno, sotto la dominazione francese, il 24 ottobre, “per facilitare il servizio della Posta delle Lettere, della Polizia e degli alloggi militari” venne imposta per tutti gli edifici la “numerazione generale progressiva”. L’innovativo sistema iniziò nel gennaio 1809 e terminò nel novembre dello stesso anno. La spesa di tre soldi per ciascun numero, necessaria per l’apposizione dei nuovi numeri civici, fu a carico dei proprietari degli immobili. Palazzo Vecchio, ritenuta la “prima casa” della città, ebbe naturalmente il numero 1, dall’accesso da Via dei Leoni e da qui, continuando a girare in modo quasi avvolgente intorno alle strade comprese entro le mura trecentesche, la numerazione giunse al Ponte Vecchio con il numero 1288. In Oltrarno, nel Quartiere di Santo Spirito, iniziava con il numero 1289 e terminava alla fine del Lungarno Soderini con il 3345. Ritornando sulla destra del fiume, dal Ponte alla Carraia in Borgo Ognissanti, nel Quartiere di Santa Maria Novella, poi in quello di San Giovanni dove al Palazzo Medici Riccardi fu assegnato il numero 6038, oggi n. 1, per poi finire in Santa Croce, precisamente in Via Mozza con l’ultimo numero, 8025, che corrispondeva all’attuale n. 2 di questa breve strada che, proprio per la sua esigua estensione era detta comunemente Via Mozzina.

Particolare curioso è dato da Palazzo Pitti, che fu dichiarato esente dalla numerazione in quanto “reggia” quindi conosciuta e superiore a tutti gli altri immobili. Nella piazza, però, la numerazione “a chiocciola” scorreva regolare come dimostra ancora, nella sua vetusta presenza, il n. 1702 sopra l’ingresso dell’edificio contrassegnato con il numero civico 7. Ma in Oltrarno non c’è rimasta questa sola attestazione: in Via dei Serragli 99 all’angolo con Via Santa Maria, sull’immobile di quello che fu lo studio dello scultore Pio Fedi è ancora ben visibile il numero 2538. Ma vi sono in città anche altre testimonianze di questa numerazione progressiva francese: al lato del portone contrassegnato dal n. 12 in Via Porta Rossa, dove esiste ancora il 1026, un’altra in Piazza Strozzi al n. 5 già 1012, nonché quella di marmo in Via dei Cerretani n. 10 già 4659, numero scolpito fra graziosi riferimenti floreali.