sabato, 25 Gennaio 2020
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Il Duomo di Firenze e i suoi ”segreti”

Dalla sua costruzione alla tanto criticata ''gabbia dei grilli'': tutte le vicende legate al Duomo di Firenze, Santa Maria del Fiore. Nuova ''puntata'' della rubrica firmata dagli Artusi

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La cattedrale di Santa Maria del Fiore fu costruita dove già esisteva l’antica chiesa di Santa Reparata, i cui resti sono ancora visibili scendendo negli scavi per una scala disposta nel pavimento della seconda campata della navata (lato a SUD).

Nel 1972, in tali vestigia fu ritrovata la tomba di Filippo Brunelleschi, l’artista più completo del Quattrocento che riuscì ad esaltare la semplicità, la misura e l’eleganza nella sua colossale realizzazione del Cupolone, orgoglio dei fiorentini, che supera in altezza anche il vicino Campanile di Giotto. La sepoltura del Brunellesco in cattedrale è la tangibile prova di affetto e profonda stima della
città verso il grande architetto deus ex machina della cupola, opera davvero esemplare per suggestione e bellezza, che testimonia senza ombra di dubbio, l’eccezionale creatività dell’artista.

Una cattedrale imponente

La progettazione della nuova ed imponente costruzione della cattedrale, che doveva poter contenere 30.000 fedeli,  venne affidata dalla Signoria ad Arnolfo di Cambio nel 1294. Due anni dopo il grande architetto ne inizia la costruzione, sospesa poi temporaneamente dopo la sua morte. I lavori ripresero sotto la direzione dell’Arte della Lana che nominò capomastro Giotto, al quale poi subentrò Andrea Pisano fino al 1348, poi Francesco Talenti, Giovanni di Lapo Ghini e altri bravi architetti.

Finalmente dopo 140 anni, il 25 marzo 1436 (primo giorno dell’anno nel granducato, fino al 1749), alla presenza di oltre duecentomila persone accorse anche da tutto il contado, con una processione iniziata in Santa Maria Novella, su una passerella di legno sopraelevatala, papa Eugenio IV raggiunse la cattedrale che fu consacrata e dedicata non più a Santa Reparata, bensì a Santa Maria del Fiore.

La cattedrale di Santa Maria del Fiore Fu deciso di cambiare l’antico nome della cattedrale in quello
di Santa Maria del Fiore, unendo il nome della Madre di Gesù al fiore, il giglio, simbolo araldico di Firenze, termine questo che conduce al pensiero dantesco (Commedia, Paradiso, C. XXIII, vv. 88-89):

Il nome del bel fior ch’io sempre invoco e mane e sera, tutto mi ristrinse

Il “Cupolone”

Il nuovo Duomo si concluse con la stupenda cupola, detta dai fiorentini per la grandiosa mole, il “cupolone”, monumento  insigne dell’architetto Filippo Brunelleschi (descritto dal Vasari: donato dal cielo per dar nuova forma all’architettura), che la iniziò nel 1420. La gigantesca e particolare struttura, murata a mattoni disposti a spina di pesce, che ne garantì l’autoportanza, ovvero senza la necessità di alcuna armatura di sostegno, venne ultimata nel 1434.

La costruzione si definì solo al momento che gli otto spicchi furono riuniti fra loro da imponenti costoloni di marmo bianco, collegati alla bella lanterna, sormontata a sua volta da una grossa palla di rame dorato (opera commissionata nel 1468 ad Andrea del Verrocchio), posta sul “bottone” intagliato da Giovanni Bartolomeo, con gran festa e giubilo di pubblico e di autorità. La croce, di braccia tre che la oltrepassa, fu poi applicata tre anni dopo dal calderaio Paolo di Matteo. La splendida cupola venne così sinteticamente defi nita da Leon Battista Alberti in De Pictura:

Erta sopra i cieli, ampia da coprire con la sua ombra tutti i popoli toscani.

Da allora il “cupolone” è considerato uno dei simboli di Firenze, tanto da generare la locuzione “Esser nato all’ombra del Cupolone”, quale sinonimo del sentirsi un vero fiorentino perché nato nella Firenze storica, dove gira l’ombra dell’imponente cupola del Brunelleschi. Quindi, come si dice oggi, fiorentino DOC!

La vicenda della “gabbia dei grilli”

Ma il cupolone non fu completato in ogni sua parte; doveva, infatti, cingerlo un ballatoio esterno per il rivestimento del tamburo, ma dopo la morte del Brunelleschi avvenuta nel 1446, per la “trascurataggine” degli Operai di Santa Maria del Fiore (come racconta il Vasari), si smarrirono i suoi disegni, pertanto l’opera è rimasta incompiuta.

Successivamente Baccio d’Agnolo, secondo un suo disegno, riprese i lavori su una delle otto facce del tamburo, quella dalla parte del Canto de’ Bischeri (Via dell’Oriolo) ed il 24 giugno 1515 festa di San Giovanni Battista, il tratto del ballatoio fu presentato al pubblico; ma l’opera venne accolta un po’ freddamente e con alcune riserve, e dopo che Michelangelo nell’estate dell’anno successivo, ebbe paragonato tale lavoro ad una gabbia da grilli, tutto rimase invariato. 

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