venerdì, 1 Marzo 2024
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Perché via Tornabuoni si chiama così?

Storia di una grande famiglia fiorentina che rinunciò al suo stemma, cambiò nome e scelse il popolo

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Perché via Tornabuoni si chiama così? La risposta pare semplice. Palazzo Tornabuoni segna la toponomastica di una delle strade del centro di Firenze più famose e luccicanti. Tuttavia, è possibile approfondire. Gli antenati della famiglia portarono un nome diverso, Tornaquinci. Poi Simone di Tieri di Ruggero Tornaquinci prese un nuovo stemma e fondò un nuovo casato. Le ragioni di quella scelta dipesero dalla politica fiorentina.

Gli Ordinamenti di Giustizia

Tra il 1293 e il 1295, il gonfaloniere Giano della Bella promulgò i così detti Ordinamenti di Giustizia. Nella narrazione politica dei vincitori, il Popolo punì i grandi o magnati per la loro violenza e prepotenza. Nella ricerca storica un po’ datata, il ceto mercantile stabilizzò il predominio sulla vecchia aristocrazia delle case torri. Senza dubbio, fu compilata una lista di famiglie “grandi” che avrebbe subito pesanti discriminazioni e soprattutto l’esclusione dai pubblici uffici di Firenze, ovvero dal potere politico. Secondo questa visione: bottega, banca, commercio e Fiorino d’oro prevalsero sul mondo di cavalierato, diritti feudali, guelfismo e ghibellinismo. Il che ha, se non altro, il merito di chiarire la tendenza elitaria del Popolo delle arti fiorentine. I Tornabuoni comunque ancora non c’erano.

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Gli studi più recenti hanno sfumato la distinzione sociale rigida. Le famiglie di popolo potevano acquisire diritti feudali nelle campagne o l’aristocrazia antica partecipare ai commerci. Alcuni evitarono o finirono nella lista dei magnati senza una motivazione troppo chiara. Altri restano un po’ difficili da classificare. In ogni caso, i Tornaquinci erano una delle famiglie guelfe più antiche di Firenze e non ebbero scampo.

Da Tornaquinci a Tornabuoni

I grandi continuarono a influenzare la politica cittadina in diversi modi, a partire dal controllo della Parte Guelfa, ovvero il partito guelfo. Non di meno, l’esclusione dalle cariche fu un colpo duro. E alcuni non riuscirono a sopportarlo. Tanto più che i fiorentini disposero una procedura per diventare popolani. Occorreva fare richiesta, cambiare nome, stemma e attendere il pronunciamento dei consigli. Ma anche scegliere un momento favorevole o fare in modo che il passaggio risultasse utile alla corrente politica prevalente in quel momento: nel caso di Simone Tornaquininci, quella degli Albizi, impegnata contro gli Alberti. Fu infatti proprio Maso degli Albizi a sollecitare il passaggio nel Popolo di alcuni magnati che sperava lo sostenessero.

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Così, diversi uomini della vecchia aristocrazia preferirono il Popolo. I Tornaquinci contavano già una lunga tradizione di smembramenti. Tra i quali, Simone rappresentò addirittura il quinto ramo ad andarsene. Vale la pena di osservare alcuni precedenti. Nel 1364, Niccolò di Ghino Tornaquinci aveva fondato i Popoleschi: una presa di posizione chiara. Nel 1380, Cipriano e Iacopo di Ghiachinotto Tornaquinci mutarono in Ghiachinotti: diversi magnati derivarono un casato popolare dal nome del padre o di un antenato. Infine il 19 novembre 1393, Simone scelse Tornabuoni: in ricordo di un’origine prestigiosa ma accompagnata da virtù.

Perché via Tornabuoni si chiama così?

Simone e i suoi discendenti non mutarono il quartiere di residenza che rimase Santa Maria Novella. E appartennero al gonfalone del Leone Bianco. Ignoriamo dove abitassero esattamente fin verso il 1466, quando iniziarono i lavori per la costruzione dell’attuale Palazzo Tornabuoni, che oggi si trova tra la via a cui dà il nome, via degli Strozzi e via dei Corsi, prima della piazzetta Antinori. Il progetto spettò all’architetto Michelozzo Michelozzi. L’allora via dei Belli Sporti, caratterizzata dai molti balconi, avrebbe finito per cambiare nome in via Tornabuoni.

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I fiorentini medievali vivevano un rapporto forte con il proprio quartiere, continuamente rinnovato. I legami di vicinato erano sostegno, potere e politica. Un discendente di Simone, Giovanni, avrebbe commissionato al Ghirlandaio gli affreschi dedicati alla Vergine, di quella che sarebbe diventata la fastosa Cappella Tornabuoni, nella chiesa domenicana di Santa Maria Novella. Dove, Michelangelo Buonarroti partecipò ai lavori pittorici, da giovane assistente.

Medici e Tornabuoni

Simone non poté realizzare personalmente le ambizioni politiche, morendo pochi giorni dopo il passaggio da “superbo” magnate a cittadino “buono”. Il successo spettava ai posteri. L’ascesa culminò nel 1443, con il matrimonio tra Lucrezia di Francesco Tornabuoni e Piero di Cosimo de’ Medici (detto il Vecchio). Si trattava dei futuri genitori di Lorenzo il Magnifico. Infatti, proprio il legame con i Medici risultò decisivo perché i Tornabuoni iniziassero a sedere continuativamente negli uffici pubblici fiorentini.

Quando nel 1434, l’esilio di Cosimo il Vecchio finì (consigliamo un’app che racconta i suoi luoghi), l’adesione medicea divenne stretta. Del resto, il sistema di governo che rese i Medici signori occulti di Firenze, lasciava in piedi le istituzioni della Repubblica Fiorentina, salvo controllare le “elezioni” a beneficio di uomini di fedeltà provata, come i Tornabuoni. Cosimo e Lorenzo ricoprirono direttamente gli incarichi pubblici con discrezione e raramente, rimanendo nella forma semplici popolani. Infine, paradossalmente, lo stesso momento politico che permise la massima influenza dei Tornabuoni, inclinò verso l’abolizione degli Ordinamenti di Giustizia. Ormai, la distinzione tra magnati e popolani aveva perso senso. La partecipazione al governo dipendeva dal favore dei Medici. Senza dubbio in via Tornabuoni.

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