mercoledì, 13 Maggio 2026
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I primi nomi dell’Italia Wave Festival

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Solo 5 degli oltre 120 eventi che Italia Wave porterà a Livorno dal 16 al 19 Luglio 2009.

 

Un weekend da non perdere, considerando anche il prezzo: 55 euro per l’abbonamento alle 3 serate del 17-18-19 luglio (se acquistato entro il 1 giugno). I prezzi dei singoli giorni sono invece 22 euro per le serate di venerdì 17 e domenica 19 e 25 euro sabato 18 luglio. I biglietti sono in vendita sul circuito Greenticket www.greenticket.it.

Fiorentina WP ai play off, Rari girl ai play out

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Le ragazze di De Magistris, grazie alla leadership, salteranno i quarti di finale ed avranno il vantaggio di giocare tre delle cinque partite dell’eventuale finale play-off davanti al pubblico di casa. Poco da dire sulla partita. Le gigliate hanno sempre tenuto in mano la gara ispirate dalla Lapi, autrice di quattro reti e da Biancardi e Dravucz, entrambe a segno con una tripletta. In gol anche Lavorini, Colaiocco, Cotti e Frassinetti.

 

“Sono moderatamente soddisfatto per la prestazione – ha commentato Gianni De Magistris – perché abbiamo creato un gran volume di gioco, ma non siamo stati incisivi come volevo. Abbiamo commesso qualche errore di troppo in fase conclusiva. Adesso avremo un po’ di tempo prima di affrontare i play-off nel quale ci prepareremo al meglio per provare a riportare il tricolore a Firenze”.

Delusione Rari girl. Un pareggio 14-14, contro la Diavolina Nervi relega le ragazze di Furio Ferri al settimo posto, a vantaggio di Varese, ed alle semifinali play out salvezza. Un epilogo inaspettato ed amaro. Non sono bastate le 4 reti della Bartolini, la tripletta della Masip, le doppiette di Canetti e Sorbi e le reti di Ceccarelli e di Lucia e Francesca Giannetti. Ora le Rari girl, di nuovo contro il Nervi deve togliersi subito dal girone per evitare la serie A2. Prima gara a Firenze il 22 aprile. Ritorno il 25 eventuale “bella” ancora alla Nannini il 28.

Recco-Florentia la sfida play off

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Senza Minetti in porta e con l’obiettivo di stagione già raggiunto la squadra di Popovic non ha spinto più di tanto a Latina e si è arresa 8-7 (parziali: 2-1; 3-2; 2-3; 1-1) offrendo così la salvezza ai laziali. Sette reti per sette marcatori differenti: Radu, Pagani, Bruschini, Rauzino, Stritof, Sottani, Georgescu. Fiorentini che all’inizio subiscono l’inevitabile attacco dei giocatori del Latina ma che riescono nel terzo tempo a rimontare senza riuscire ad ottenere un pareggio che sarebbe stato più che meritato. Il Latina, a rischio retrocessione, con i tre punti costringe alla serie A2 il Catania che accompagna il Civitavecchia già retrocesso da alcune giornate.

Adesso i play off. Si parte il 4 aprile in casa dei Campioni d’Italia. Ritorno a Firenze il 18. Eventuale gara 3 il 29 aprile ancora in Liguria. Se la Florentia passa il turno accede alle semifinali scudetto e giocherà per i primi quattro posti. Se i fiorentini perderanno proseguiranno il torneo per la conquista del quinto posto assoluto giocando contro la perdente di Sori-Brescia il 2, 6 e 9 maggio.

Assenze/Presenze al Museo Marini

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I lavori scelti per dialogare con l’opera di Marini rappresentano quattro artisti, quattro punti di vista, quattro idee diverse di lavoro, di ricerca, che entrando all’interno dello spazio dedicato completamente alla sua scultura possono farci sentire metaforicamente i muscoli, il sangue dell’essere che è all’interno dell’opera.
Il grande grido è un’opera del 1962, periodo in cui Marino Marini aveva già raggiunto fama internazionale; da molti anni il tema del cavallo e cavaliere era, assieme alle Pomone e alla ritrattistica, il fulcro della sua ricerca. Il 1962 è anche un momento nel quale attorno a lui la ricerca di molti artisti è virata verso linguaggi diversi: sono gli anni dell’informale, dell’arte intesa anche come espressione del gesto.
Marini è come intrappolato dentro la sua grande scultura: soffre, attacca la materia, disgrega la forma, fino ad arrivare più avanti negli anni a separare definitivamente cavallo e cavaliere. Per l’artista, le sue sculture rappresentavano anche il tormento degli avvenimenti del secolo scorso, e l’inquietudine dei suoi cavalli aumentava sempre più, stremando il cavaliere fino a fargli perdere il controllo sulla bestia.
La forma e la materia diventano una sorta di prigione delle idee, dove lo strazio della rappresentazione, ma non dell’artista, sempre sereno e fortemente consapevole della propria ricerca, tenta di portare la scultura di Marini verso nuove connotazioni.
Tale processo non investe solo il soggetto, bensì affonda anche nella materia, nei passaggi della realizzazione della scultura, nella meccanica della fusione.
Il lavoro di Berlinde de Bruyckere, Lichaam (Corps,) prende allora fisicamente il posto del grande grido, si pone alla presenza dei visitatori come una rielaborazione del tema del cavallo lacerato e disteso, rappresentazione di una sofferenza, di una contorsione della condizione naturale, metafora della morte attualizzata sulle tragedie contemporanee.
Berlinde de Bruyckere innesca così la prima analogia tra Marino e la contemporaneità, esprimendo la voce originaria di un’ideale coro.
La Fusione della campana di Diego Perrone, seconda voce, dialoga con il grido attraverso un linguaggio che è quello del processo, del divenire in diversi momenti di un’idea, di un’opera, attraversando sia le fasi concettuali sia quelle legate alla realizzazione dell’opera stessa: in questo caso la riproduzione tridimensionale del processo di fusione. La scultura ci svela le vene e i muscoli della campana, l’estruso della fusione ci rende possibile percepire i passaggi nascosti, il processo fisico che renderà possibile la realizzazione della campana: l’identità tra i muscoli della statua e quelli del corpo umano.
La terza di queste voci è quella di Paola Pivi con Old is gold, una scultura composta da un numero altissimo di lamelle color oro e argento formanti un parallelepipedo apparentemente monolitico ma intrinsecamente frammentato. Questo lavoro di Pivi ci svela uno dei temi centrali della ricerca dell’artista: la ripetizione e la singolarità, creato in questo caso dalla presenza di uguali elementi, singolarmente leggerissimi, come frammenti di un insieme determinanti l’unicità di una scultura: processo intrinseco all’opera e alla ricerca di Marino Marini.
Infine l’assoluto – l’essenza – di una forma condotta ad un singolo punto, dove tutte le direttrici, dove tutte le forze confluiscono: il lavoro di Bruna Esposito Filo a piombo con perla.
Il filo a piombo indica un punto esatto dove la concentrazione degli elementi convergono, si scaricano a terra, definendo la collocazione delle forze messe in campo e i rapporti stabiliti dai diversi lavori. Il tutto impreziosito ancora una volta da un elemento, la perla, che si ripete, data la somiglianza di una con un’altra, ma che invece singolarmente esprime un’unicità, per definizione irripetibile e irriproducibile.
La presenza di quattro opere di artisti contemporanei vuole essere l’inizio di una serie di dialoghi, dal titolo assenze/presenze, che avvicinano l’arte di diversi periodi a Marino Marini, che nella coerenza di una vita spesa tra pietre e bronzo non ha mai smesso di cercare la sua fonte.
Museo Marino Marini Piazza San Pancrazio Firenze
AssenzePresenze: il grande grido

3 aprile- 23 maggio 2009

Le foto “a occhi chiusi” di Angela Chiti al Medici Riccardi

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È soltanto nel 2007 che Angela Chiti inizia a utilizzare il colore e realizza la serie a occhi chiusi. Si tratta di una svolta decisiva nel suo percorso artistico ed espressivo. Non casualmente, il suo talento e la sua passione avevano finora ritenuto opportuno utilizzare esclusivamente il bianco e nero, scanditi nelle loro infinite variazioni. Nella raffinata eleganza dei suoi microcosmi informali a volte è difficile capire se si tratta di fotografie o di opere pittoriche fotografate. È come se pittura e fotografia fossero entrate in simbiosi, compenetrandosi in risultati emblematici e fortemente suggestivi, evolvendo in una dimensione “altra”. Sono immagini in assenza di peso specifico, aliene alla gravità, al tempo e a qualsiasi anatomia. Vi si possono immaginare lievi tracce materiche di realtà, ma forse è soltanto una necessità razionale di chi guarda e non accetta di lasciarsi andare al “vuoto” di pochi elementi immersi nella luce e nel colore. Un vuoto permeato da un’ “essenza” silenziosa che l’artista ha intuito e fermato attraverso la fotografia. Con l’intenzione – forse – di sospendere, anche solo per un istante, il ritmo convulso del vivere, e spostare l’attenzione su tutto ciò che ogni giorno sfugge, cancellato dall’urgenza.
“Angela Chiti – scrive Luca Landi – abita poeticamente il mondo, gli ambienti che la circondano e che si offrono al suo sguardo, secondo un’estetica dell’incontro e dell’esperienza che non è passiva registrazione di ciò che c’è, ma attivo posizionarsi nei confronti dell’immagine e della forma”.
Anche dalla poesia l’artista prende spunto per le sue opere ed ecco perché nel libro/catalogo, pubblicato da Morgana Edizioni per questa occasione espositiva, sono inseriti vari testi di quegli autori preferiti, come Emily Dickinson, Hatsuo Basho, Dino Campana, Cristina Campo, Giorgio Caproni, che la accompagnano e la ispirano nella ricerca della visione di un altro orizzonte di senso.

Ex detenuti, opere in mostra

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Il progetto si rivolgeva a quella fascia di popolazione carceraria con problemi di emarginazione e disagio ma con una bassa pericolosità sociale. La Società della Salute, in collaborazione con la Provincia di Firenze, presentò al ministero del Welfare il progetto Beyt col fine di realizzare una vera e propria azione di sistema con il coinvolgimento d tutti i soggetti, pubblici e privati, impegnati nell’ambito dell’inclusione sociale e lavorativa di ex detenuti.

Per le persone coinvolte, gli interventi hanno spaziato dall’accoglienza di emergenza alla formazione al lavoro, dall’autonomia abitativa alla consulenza legale e al tutoraggio.Il progetto ha funzionato, dato che delle 68 persone che hanno preso parte al progetto soltanto 3 sono tornate in carcere.

Dunque, la mostra arriva a conclusone del percorso e rappresenta una testimonianza importante di come, grazie a un’efficace rete d interventi di sostegno a persone particolarmente fragili, si possano ottenere risultati significativi relativamente al reinserimento sociale degli ex detenuti.

La mostra rimarrà aperta fino a domenica con orario 10.30-16.

“Presto nuove telecamere”

Inoltre, l’assessore Cioni ha aggiunto che sono già iniziati i lavori per l’installazione di due telecamere in zona di piazza d’Azeglio: la prima all’incrocio fra via dei Pilastri e via Farina, la seconda all’intersezione fra via della Colonna e via Carducci.

Queste telecamere permetteranno il controllo di tutta la viabilità dell’area intorno alla piazza e alla sinagoga.

Riciclo rifiuti, Firenze è ok

A Firenze la quantità di rifiuti avviati al riciclaggio supera la soglia del 40%: con 15.374 tonnellate di materiali differenziati  e 25.854 di rifiuti indifferenziati, la percentuale di raccolta differenziata nel bimestre gennaio-febbrio 2009 nel capoluogo è del 40,5%. All’aumento del quasi +6% rispetto allo scorso anno di raccolta differenziata, corrisponde una riduzione del -9% di rifiuti indifferenziati prodotti dai fiorentini.

Il quadro riassuntivo di Quadrifoglio nel bimestre gennaio-febbraio 2009 indica una percentuale di materiali riciclati del 41,7% (con un +3,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) mentre la produzione complessiva dei rifiuti è diminuita del –4,2% (2300 tonnellate i meno prodotte).

Risultati, questi, che pongono il dato della raccolta differenziata dei rifiuti nell’area metropolitana fiorentina ai vertici nazionali tra le grandi aree metropolitane italiane.

Narrazioni fotografiche al Q5

Nella prima sezione, dal titolo “C’era…Una volta”, sono evidenziati l’ambiente e la struttura circostante una fonderia dimessa. Immagini in bianco e nero che raffigurano gli oggetti utilizzati per il lavoro quotidiano. Nella seconda sezione, “1957”, si rappresenta un racconto fatto da “segni fotografici”, immagini formali di un capo di abbigliamento gettato via o forse smarrito, tutto racchiuso in se stesso e che lentamente si esprime e prende forma, sembianze che fanno immaginare l’esistenza di una vita vissuta.

La terza sezione, “Consegna di Cuauhtemoctzin”, è un reportage a colori di una danza svolta in piazza della Cattedrale a Città del Messico, un’esistenza che mostra una parte del Messico dal volto segnato più che altro dalla tristezza.

La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 3 aprile tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19.

L’artista Sergio Cipriani, fiorentino classe 1952, da tanti anni cerca di comunicare con la fotografia prediligendo i reportage di taglio giornalistico.

Doniamo il sangue per il Meyer

L’iniziativa avviene su proposta e collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Meyer e il gruppo Giosuè Borsi dell’Associazione Fratres.

Il Centro Trasfusionale si trova nella Palazzina di Ingresso al Nuovo Meyer, al piano terra, area Ambulatori Prelievi. Per chi volesse donare sangue il Centro Trasfusionale è aperto tutti i giorni dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 11. I donatori potranno usufruire del parcheggio gratuito e/o del viaggio in autobus.

Si fa appello ala generosità di tutti. Donare il sangue è un dono d’amore.