venerdì, 1 Maggio 2026
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Agrietour ad Arezzo

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Sulla base di questi numeri, che sono solo alcuni riassuntivi del mondo dell’agriturismo in Italia, si prepara la settima edizione di AgrieTour, il Salone nazionale dell’agriturismo, di scena ad Arezzo al Centro Affari dal 14 al 16 novembre. «Con i suoi workshop, i Master di aggiornamento, la promozione di pacchetti speciali – spiega Franco Fani, responsabile della manifestazione – AgrieTour è diventato un punto di riferimento essenziale per chi opera nel comparto. Basti pensare che in questa edizione ospiteremo circa 600 espositori, mettendo a disposizione 15.000 mq della nostra struttura. Senza dimenticare che la presenza di oltre 100 buyers italiani e internazionali testimonia il successo di questo appuntamento». Ad inaugurare la settima edizione sarà il Presidente della Regione Toscana, Claudio Martini che da qualche mese ha anche la delega all’agricoltura.

Molte le novità di questa edizione, a partire da un nuovo ospite internazionale che sarà rappresentato quest’anno dai Paesi Baschi, presenti in fiera con un ampio stand e con un corposo programma di animazione. Oltre a promuovere la propria realtà ambientale, i Paesi Baschi animeranno la manifestazione proponendo degustazioni di prodotti tipici del loro territorio noti a livello internazionale.  «La presenza di queste realtà provenienti da fuori Italia – continua Fani – rientra nel progetto di ampliamento degli orizzonti della manifestazione al fine di  promuovere progetti comuni di valorizzazione del turismo rurale nel mercato globale».  Potenziata inoltre l’offerta formativa di AgrieTour con i master che vedono ogni anno crescere la richiesta di partecipazione da parte non solo di conduttori, ma anche di aspiranti imprenditori che si vogliono cimentare nell’attività dell’offerta agrituristica. «I master hanno fin dal loro inizio avuto una grande importanza – spiega il coordinatore dei Master di AgrieTour, Carlo Hausmann – ma oggi più che mai rappresentano un elemento essenziale per il Salone visti nell’ottica del miglioramento dell’offerta e della gestione in un periodo in cui la competitività gioca un ruolo fondamentale per il futuro dell’intero settore».

Alla geofesta in treno. Gratis

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La Regione Toscana infatti ha stipulato un accordo con Trenitalia che permetterà alle scolaresche di tutta la Toscana di viaggiare gratis nei treni.

Il “Biglietto in classe”, una credenziale di viaggio personalizzata con orari, prenotazione, istruzioni e mappa del luogo d’arrivo in percorso protetto, è stato spedito via fax personalmente agli insegnanti delle classi che parteciperanno all’iniziativa.

“Siamo orgogliosi di aver stipulato per il II anno consecutivo l’accordo con Trenitalia, che ha portato nuovamente ottimi risultati – spiega l’assessore regionale alle infrastrutture Riccardo Conti – Personalmente ho firmato la credenziale, valida come titolo di viaggio, esprimendo l’importanza del progetto che incentiva l’approccio dei giovani alla geografia, al sapere, a conoscere il territorio attraverso laboratori, seminari e incontri”.

“Arrivare alla Festa della Geografia in treno credo possa approfondire il desiderio di viaggiare e conoscere – ha concluso Conti -. Questo progetto evidenzia, inoltre, la nostra attenzione -fatta di agevolazioni, progetti e gratuità- verso la cultura, le forme del sapere canonico e non”.

Produrre energia guadagnando

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Conto Energia è un programma di incentivi per chi costruisce impianti fotovoltaici e promuove l’utilizzo di fonti rinnovabili. L’energia che verrà prodotta, verrà rivenduta al Gestore dei Servizi Elettrici ad una tariffa incentivante: i proprietari degli impianti, oltre ad autoprodurre l’energia necessaria, riceveranno per i primi 20 anni un guadagno fisso.

“L’obiettivo – ha aggiunto Fittante, docente presso l’università di Firenze e consigliere giuridico dell’Empower Energy Group – è quello di informare gli imprenditori della provincia di Firenze delle agevolazioni e dei contributi statali, regionali, provinciali e comunali messi a disposizione delle aziende e dei privati per aiutarli e motivarli nel realizzare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili”.


”Per un’impresa è possibile risparmiare energia, guadagnare da quella prodotta e abbattere l’impatto ambientale attraverso il Conto Energia. – ha continuato Fittante -Autoproducendo energia ognuno azzererà la propria bolletta, inoltre, il programma è progettato in modo che l’impresa non si esponga nemmeno a rischi bancari”.

“Temi quali quelli del risparmio energetico e della produzione di energia da fonti rinnovabili sono diventati negli ultimi anni sempre più importanti sia per l’aumento dei costi dei combustibili fossili sia per le questioni legate al riscaldamento globale – ha dichiarato l’assessore all’ambiente Caludio Del Lungo -. E di pari passo è aumentato l’interesse dei cittadini, anche grazie alle opportunità e agli incentivi varati dagli ultimi governi nazionali e, per la Toscana, dalla Regione”.

Santo Spirito comprata in blocco

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 Un magnate sta comprando tutto

 Per chi ancora non lo sapesse piazza Santo Spirito sta rinascendo. Sì, il nome è sempre quello, il ruolo come fulcro della movida d’Oltrarno anche. Ma qualcosa sta cambiando. Il vento del cambiamento si diffonde a partire dal lato a destra della celeberrima chiesa, dove un imprenditore di origine romana ha acquistato e rinnovato alcuni locali.

E preannuncia di continuare l’opera. L’obiettivo è ambizioso e prevede di rivitalizzare la piazza, portarci sempre più gente e allontanare la delinquenza strisciante che negli ultimi anni ha insidiato sagrato e giardino. Il primo fondo ad essere acquistato è stato il Caffè Ricchi, storico bar-ristorante di S. Spirito, che si affaccia sulla piazza dal lontano 1957. Aperto dal signor Alfredo Ricchi, il bar è stato per decenni un punto di riferimento culturale e artistico, oltre che gastronomico, per l’intero rione.

La ristrutturazione ha lasciato pressoché inalterata la disposizione dell’arredamento, salvaguardando l’anima artistica che ha sempre caratterizzato il locale. Il caffè infatti è anche un po’ museo, le pareti sono tappezzate dalle foto della facciata della chiesa di S. Spirito, su cui sono proiettate immagini e colori. Si tratta di un progetto ideato dall’artista fiorentino Mario Mariotti e realizzato nel 1980.

Dopo il Caffè Ricchi è stata la volta del vicino bar Cabiria, sullo stesso lato della piazza, un altro storico tassello della movida fiorentina. Al suo posto sorge ora la Trattoria Da Iasci, dal nome del famoso trippaio a cui è stata affidata la gestione del ristorante. Sul menu di piatti tipici toscani regnano ovviamente trippa e lampredotto.

Ma la lista dei fondi acquistati e rinnovati potrebbe allungarsi, arrivando a comprendere anche la vicina carrozzeria, che ad oggi però continua a macinare lavoro. Forse è proprio qui che l’imprenditore progetta di aprire una taverna per gli amanti del buon vino e del prosciutto, come riferiscono alcuni residenti della zona. Si vocifera anche che sia alla ricerca di una dimora, e dove potrebbe comprarla se non qui, nel cuore del quartiere di cui si è innamorato e in cui ha già investito tanto? Nel frattempo già si vedono i primi risultati del nuovo vento che spira su Santo Spirito.

La scorsa estate per la prima volta i commercianti hanno partecipato all’organizzazione degli eventi serali, riuniti nell’Associazione “Botteghe di Santo Spirito” e capitanati proprio dal nostro  magnate. La grande affluenza di pubblico ha proclamato il successo dell’iniziativa, anche se alcuni problemi restano, segnalati da alcuni residenti e dal comitato cittadino che li rappresenta. La sporcizia, gli schiamazzi notturni, ma un passo alla volta la piazza sta ripartendo. Dal suo passato, dalla storia di un rione fatto di botteghe, artigiani e artisti.

 

…E i residenti strizzano l’occhio al forestiero

Feste e celebrazioni sono da sempre nel Dna di piazza Santo Spirito, fin da quando alla fine del 1200 il sagrato venne ampliato per fare posto ai fedeli che frequentavano la basilica agostiniana e ai mercatini, e gli abitanti del rione vi apparecchiavano un ricco banchetto la sera del 16 agosto, in onore di S. Rocco, patrono dell’Oltrarno.

Negli ultimi anni però la piazza è salita agli onori delle cronache più spesso per storie di droga e di vagabondi senza tetto che per la movimentata vita cittadina. Eppure, passeggiando tra le botteghe di restauratori e corniciai, si respira ancora l’aria di rione e il fermento di un quartiere più vivo che mai. Tanto che negli ultimi mesi ci hanno messo gli occhi uomini di successo come Roberto Cavalli. Se lo stilista fiorentino ha scelto una chiesa sconsacrata vicino a Piazza del Carmine per farne un ristorante modaiolo, il medico-imprenditore arrivato dalla capitale ha investito su piazza Santo Spirito.

E i residenti apprezzano.“Da troppi anni questa zona ed in particolare la piazza versano in condizioni di degrado, solo negli ultimi tempi si sta facendo qualcosa per raddrizzare la situazione. Se c’è un imprenditore interessato a risollevare i destini di S. Spirito ben venga” commenta Alessandro, residente nel cuore dell’Oltrarno. Da queste parti ogni iniziativa che vada in direzione di una maggiore vivibilità viene accolta a braccia aperte. Alcuni residenti, specie i più anziani, parlano come se si sentissero abbandonati ad un declino quasi inarrestabile.

Anche se negli ultimi mesi i segni di ripresa ci sono e sono ben visibili. Dopo due anni di serrata, alla fine del 2007 la chiesa di Santo Spirito è stata riaperta ai fedeli e ai visitatori. Per farlo è stato necessario un finanziamento privato, destinato a coprire le spese della sorveglianza. La chiusura infatti era stata imposta in seguito ad una serie di atti vandalici ai danni della basilica. Dalle incursioni durante la messa fino alla facciata laterale imbrattata dalle scritte spray, le gesta di qualche sbandato avevano portato alla sofferta decisione di chiudere i battenti per mancanza di personale di sorveglianza.

Ci ha pensato l’associazione “Amici di Santo Spirito” a trovare i fondi necessari, raccogliendo 40mila euro tra oltre 300 persone, tra fiorentini e appassionati d’arte, non solo italiani. La rinascita parte dunque proprio dall’impegno degli abitanti del quartiere e dei commercianti. E se c’è un imprenditore pronto ad investire sulla piazza simbolo dell’Oltrarno, l’accoglienza non può essere che calorosa.

Il gradimento si manifesta soprattutto da parte dei negozianti, soddisfatti per la riuscita delle iniziative estive, come testimoniano le proprietarie della cartoleria in piazza: “E’ una persona gradita da tutti qui, si è dato molto da fare da quando ha ripreso i due locali”.Un po’ più scettici alcuni residenti, come la signora Alba, che vive in S. Spirito dal ’56: “In tutti questi anni ho visto la piazza trasformarsi e sprofondare nel degrado. Non credo che basti aprire o ristrutturare qualche locale per cacciare la delinquenza”. Nel frattempo l’associazione Amici di Santo Spirito continua ad ampliare il numero degli investitori/benefattori.

Tram: lavori in via Sansovino

I lavori saranno quelli di rifacimento della segnaletica e interventi relativi alla predisposizione della fermata in via del Sansovino.

“Sappiamo che molto probabilmente si verificheranno disagi per la circolazione – dichiara il vicesindaco Giuseppe Matulli – ma si tratta di uno degli interventi conclusivi per quanto riguarda il passaggio della tramvia in via del Sansovino. Quindi chiediamo ai cittadini di avere ancora qualche giorno di pazienza“.

Tutte le incognite del “progetto viola”

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Non è soltanto uno stadio. Il progetto dei della Valle, firmato dall’architetto Fuksas, è molto di più. Perché intorno ai 50 mila posti a sedere per i tifosi, c’è anche un museo di arte contemporanea, una via con le botteghe più prestigiose di Firenze, alcuni alberghi. Un’intera cittadella separata da canali d’acqua. Per un totale di 70-90 ettari. Ma il progetto già sembra ridimensionarsi. Firenze, senza guardare oltre i suoi confini, non ha un’area così grande, se non quella di Castello.

 

La giunta Domenici ha così stabilito di inserire la presenza dello stadio proprio su quell’area. Peccato che, a partire dalla giunta Primicerio, per Castello sia già stato definito un preciso piano urbanistico che riempie tutta l’area. Prevede la sede della Regione (ed è in fase di inserimento anche quella della Provincia), un parco di 80 ettari,uffici, residenze e spazi commerciali per un milione e 200 mila metri cubi. Una delle possibilità per realizzare la cittadella viola poteva essere quella di costruirla all’interno del parco, di proprietà del Comune.

Una possibilità di fatto scartata, poiché ad opporsi fortemente è stata proprio la maggioranza di Palazzo Vecchio. Il parco era stato infatti inserito nel piano di Castello come una sorta di “risarcimento” dal cemento, un polmone verde che compensasse le costruzioni. Inserire la cittadella significherebbe venire meno a questo compromesso. La maggioranza è però d’accordo a sacrificare una parte del verde (al massimo 20 ettari) solo per la realizzazione dell’impianto sportivo.

Per dare spazio a tutto il progetto viola bisognerà dunque ridiscutere il resto dell’area di Castello con la proprietà, la Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti.

Secondo il sindaco Domenici l’arrivo dello stadio all’interno del parco sarebbe un elemento positivo: “Ho sempre avuto perplessità su cosa potrebbe accadere se quell’area non avesse un’identità precisa. Il problema per quell’area è farla vivere perché c’è il rischio che possa crearsi degrado e malavita. L’idea è di mettere alcune funzioni di tipo ricreativo e culturale può essere un modo per dare una vita alla zona”.E queste funzioni sono state inserite nel piano strutturale.

Se gli studenti adottano i nonni

Nonni “adottano” studenti fuori sede offrendo loro un alloggio e ricevendo in cambio un po’ di compagnia. È questo lo spirito dell’iniziativa “Abitare insieme: uno studente, un anziano” promossa dall’Ardsu (Azienda regionale per il diritto allo studio universitario) di Firenze.

L’idea è nata nel 1999 con l’intento di rispondere alle esigenze economiche degli studenti, contrastare il ricorso al mercato nero della casa e, contemporaneamente, garantire alla persona anziana che ospita lo studente in casa un po’ di compagnia e di assistenza. I requisiti per partecipare all’iniziativa sono pochi e si basano sulla fiducia e l’aiuto reciproco: l’unico vincolo è dato dal fatto che l’anziano sia autosufficiente.

Il “nonno” dovrà essere pronto a mettere a disposizione dell’ospite alcuni spazi della propria abitazione, oltre a fornire una camera già pronta e arredata.Il “nipote adottivo” dal canto suo, dovrà garantire qualche servizio come la spesa o piccole commissioni quotidiane. Il giovane dovrà poi garantire la propria presenza notturna, almeno nei giorni e negli orari concordati fra i due.

Il nonno, dal canto suo, dovrà accettare che una parte di mondo studentesco entri nella sua casa. I vantaggi sono anche economici. Il giovane non dovrà affrontare alcuna spesa per l’affitto dell’alloggio mentre all’anziano sarà l’ Ardsu a erogare una quota annua, che si aggira sui mille euro, a titolo di rimborso spese. Per partecipare al progetto basta contattare telefonicamente il servizio sviluppo programmi abitativi dell’Ardsu (055 2261314) che farà da tramite fra l’anziano e lo studente, cercando le soluzioni migliori per le due parti considerando, per esempio, la vicinanza fra l’abitazione e la sede dell’università. Inoltre, per richiedere la coabitazione, gli interessati devono compilare dei formulari che sono disponibili on-line al sito www.dsu.fi.it. Dopo un primo sopralluogo all’abitazione, le due parti hanno a disposizione una settimana di prova per conoscersi, prima che abbia avvio il contratto.

La convivenza potrà essere rinnovata o con lo stesso “nonno adottivo” o con un altro per tutto il percorso universitario dello studente.

“La mia prima esperienza con una ‘nonna adottiva’ è stata molto bella – racconta Claudia, studentessa di Comunicazione strategica –Il rapporto che si era instaurato è stato di affetto e tuttora siamo in contatto. Una signora di quasi ottant’anni di grande cultura e in gamba. Si cenava e si guardava la televisione insieme, la compagnia era reciproca. Io dovevo darle una mano nelle piccole cose, ma non ha mai fatto grandi richieste. Un’esperienza così positiva che mi ha portato a continuare, ma la seconda volta, con un’altra signora non è andata altrettanto bene e dopo la settimana di prova me ne sono andata. La signora mi sa che mi aveva confuso per una donna delle pulizie – continua Claudia –richiedeva che un’ora al giorno pulissi la casa, compresi gli ambienti non in comune e non ricercava certo compagnia visto che mi faceva cenare da sola. Così ho cercato un’altra ‘nonna adottiva’”.

Una “lucciola” come vicina di casa

Dalle strade alle case. Se la prostituzione si sposta, o meglio ritorna, tra le quattro mura di un appartamento, i condòmini insorgono. Non si tratta solo di decoro o della svalutazione commerciale dell’immobile.

Condividere il pianerottolo con una lucciola comporta una serie di inconvenienti di non poco conto. Innanzitutto il ritrovarsi faccia a faccia con individui sempre diversi che vanno e vengono o addirittura trovare la fila davanti al portone di casa. Oppure fare i conti con schiamazzi e, di tanto in tanto, scampanellate notturne di qualche avventore che preme il bottone sbagliato.

Ma quel che spaventa di più è la preoccupazione che il mestiere più antico del mondo si accompagni allo spaccio di droga e altri reati connessi. Da qui anche il timore a rientrare a casa propria troppo tardi la sera, per evitare di trovarsi in situazioni spiacevoli o pericolose. Si tratta di una piaga nient’affatto confinata in strade periferiche o degradate, anzi.

Spesso e volentieri le “case d’ appuntamenti” sorgono in palazzi eleganti e vie insospettabili, come conferma il dott. Simone Porzio, Segretario provinciale e Coordinatore regionale del Sunia  (il Sindacato degli inquilini) : “Il problema colpisce maggiormente le periferie Nord e Sud, ma è diffuso in maniera capillare in tutta la città – spiega – Il centro o altre zone di pregio non ne sono immuni. Un’area ‘storica’ è quella attorno al Teatro Comunale, ad esempio”.

Se le pene si fanno più severe sia per i clienti che per le lucciole che esercitano in strada, le squillo di via di Novoli e viale Guidoni pare abbiano trovato un compromesso. Scendono -più vestite- in strada e dopo la contrattazione tornano in casa.

Ma la nuova frontiera del mercato immobiliare della prostituzione sono i fondi commerciali dismessi. “Costano meno di un appartamento e hanno l’ingresso indipendente, direttamente sulla strada, così che si evitano il più possibile i conflitti con gli altri inquilini del palazzo” aggiunge Porzio.

Nonostante questo i rapporti con il vicinato non rimangono dei migliori e sono in molti a rivolgersi al Sunia per avere consigli o talvolta supporto legale. Rimane comunque un’impresa difficile per i condomini quella di tutelarsi in queste situazioni, come afferma Alberto Bruni, presidente dell’Anaci (l’associazione nazionale degli amministratori di condominio) di Firenze: “I condomini non hanno nessun potere di regolamentare ciò che avviene nella proprietà privata, a meno che non si sconfini nell’ambito civile o penale, ma in tal caso è necessario provare il reato. L’unico modo è tutelarsi preventivamente attraverso un regolamento di condominio che proibisca l’esercizio della prostituzione e che abbia valenza contrattuale. Ciò implica che il regolamento deve essere approvato all’unanimità dagli inquilini”.

Primarie, istruzioni per l’uso

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Primarie: potranno votare tutti i fiorentini

Il primo febbraio tutti i cittadini fiorentini potranno scegliere il candidato a sindaco del centrosinistra attraverso le elezioni primarie. Non sarà dunque il partito a farlo calare dall’alto delle sue stanze, ma saranno i cittadini a decidere. Una svolta per Firenze: è la prima volta che nel rinnovo del primo cittadino viene utilizzato questo strumento, quello delle primarie, ed alle urne  si attendono decine di migliaia di cittadini. C’è chi stima possano essere 50 mila o forse persino di più. Ma chi potrà andare a votare? Semplicemente tutti i residenti. Dai sedicenni in su anche extracomunitari.

Non sarà necessario avere una tessera del partito in mano, né la partecipazione implicherà l’iscrizione al Pd o al centrosinistra, anche se chi vota si impegna poi- moralmente – a sostenere il candidato uscito vincitore dalle primarie anche alle elezioni vere e proprie. I preparativi per questo evento senza precedenti sono già in corso. Il primo febbraio si voterà dalle ore 8 alle 21.

Verranno utilizzate molte delle sedi dove si erano già svolte le primarie del 14 ottobre: circoli, case del popolo e gazebo per un totale di 49 luoghi di voto. Ma verranno anche fatti alcuni aggiustamenti a seconda delle disponibilità attuali. “La gente è ormai abituata ai luoghi in cui è già stata a votare per le primarie -spiega Osvaldo Miraglia, responsabile organizzazione del Pd fiorentino- per questo cercheremo di non apportare troppe modifiche. E magari invece rafforzare questi luoghi, mettendo più scrutatori”.

I presidenti dei seggi saranno nominati dal Comitato per le primarie, e ogni presidente avrà un certo numero di scrutatori (rigorosamente a titolo volontario) che si occuperanno della registrazione dei partecipanti. Che si prevede raggiungeranno grandi numeri: “Considerato che alla scorse primarie erano andate a votare 35 mila persone -continua Miraglia- contiamo di raggiungere dai 40 ai 50 mila votanti. Non mi stupirei se fossero anche di più”.

Oltre ai tecnici del partito, sono i candidati che stanno vivendo la preparazione per le primarie. Entro il 15 novembre dovranno candidarsi ufficialmente e avranno tre settimane di tempo per raccogliere almeno il 10 per cento delle firme dei membri dell’assemblea cittadina (ciò significa almeno 24 firme su 236 membri). Soltanto quando le firme saranno validate potrà partire la vera e propria campagna per le primarie dei candidati. Tradotto, a metà dicembre. 

Al momento hanno dichiarato la volontà di “correre” quattro democratici: Matteo Renzi, giovane presidente della Provincia di Firenze, due assessori della giunta Domenici,  quello alla pubblica istruzione Daniela Lastri, e quello alla sicurezza Graziano Cioni, ed il deputato Lapo Pistelli, responsabile dipartimento esteri del Pd. Il partito detterà loro la cornice programmatica sulla quale dovranno sviluppare il proprio programma.

E sono già state approvate le regole della “competizione”. Niente pubblicità a pagamento su radio, giornali e televisione, soltanto contatto diretto dei candidati con la cittadinanza, con un tetto massimo di spesa di 45mila euro. Saranno “primarie vere ed aperte a tutti i cittadini, con la consapevolezza che la scelta delle candidature è solo il primo passo da fare, bene, per vincere le elezioni”, afferma il segretario toscano del Pd Andrea Manciulli.

E ancora le elezioni amministrative dovranno essere “un momento per parlare a tutta la Toscana”. I programmi e le soluzioni alle esigenze dei cittadini “devono essere il fulcro -continua- dei nostri pensieri anche quando utilizziamo lo strumento delle primarie che non devono essere un’arma per risolvere conflitti fra gruppi dirigenti o addirittura fra personalismi vari”. E allora dalle primarie il Pd cerca di partire: mettendo il cittadino e le sue esigenze al primo posto per costruire il suo programma.

 

“Uno strumento utile. Anzi utilissimo”. Parola di docente.

Primarie sì e di partito. Ma è bene che i candidati non siano intrappolati all’interno di una griglia di programma: altrimenti il cittadino non è in grado di capire chi realmente preferisce. A fare un analisi delle primarie del Pd è Leonardo Morlino, professore di scienza politica all’Istituto italiano di scienze umane (Sum).

 
Professore, partiamo dallo strumento, le primarie sono utili?
“Non utili, utilissime. E lo sono per due motivi fondamentali. Innanzitutto occorre guardare al forte problema di distacco dei partiti politici dalla società civile. Il cittadino comune mostra scontento, talvolta atteggiamenti di protesta e insoddisfazione. In questa chiave le primarie possono servire ad avvicinare di più i cittadini alla politica. Altro punto fondamentale: se condotte adeguatamente possono essere un modo di ricambiare la classe politica. A Firenze mi sembra che ci siamo: anche se molte idee andranno cambiate, ci sono ben quattro candidati a sindaco”.
 
Cosa intende per “adeguatamente condotte”?
“È chiaro che stanno emergendo delle regole, come i limiti nella spesa. Ciò che lo è meno, ed è il vero nodo, è il ruolo del partito nella formulazione del programma. Quello che sta succedendo è il tentativo da parte del partito di definire il programma e poi lasciare che i candidati si adeguino: è sbagliato”.
 
Perché?
“Se si impone una griglia ai candidati come facciamo a capire chi davvero preferiamo? I cittadini come fanno a stabilire chi va meglio per loro dei quattro in lizza, se tutti e quattro hanno lo stesso programma? Occorre dare libertà ai candidati per elaborare il proprio programma. Se no facciamo entrare dalla porta quello che cacciamo dalla finestra…”.
 
In queste primarie siamo vicini o lontani dal modello americano?
“Il modello americano è meglio che ce lo dimentichiamo. Le primarie sono uno strumento di selezione di candidati per le elezioni, quindi strettamente connesso alla legge elettorale. Dal momento che noi ce l’abbiamo diversa dall’America, lasciamo da parte il suo modello”.
Cosa ne pensa del tentativo che c’è stato di scegliere un candidato forte dal partito?
“Capisco che è nella nostra tradizione, ma era sbagliato. E alla fine la realtà si è imposta da sola. Vedo tutto questo una sorta di mezzo miracolo, considerata la città”.
 
E quanto alle primarie di coalizione?
“Le trovo meno convincenti, soprattutto nel contesto fiorentino. Si rischia di perdere il ricambio e lo svecchiamento del partito”.
Può fare qualche previsione per le prossime primarie?
“Troppo presto per fare previsioni, bisogna vedere se i candidati faranno delle buone campagne. La misura della partecipazione sicuramente condizionerà il risultato perché a seconda di quanti andranno a votare saranno favoriti alcuni più di altri. Ma ci sono tutti i presupposti perché la partecipazione aumenti rispetto a quella delle scorse primarie”.


 

Corsa a sindaco, c’è anche Valdo Spini

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Corsa a sindaco, Valdo Spini dà la sua disponibilità. Sono dunque cinque, con l’ex ministro e più volte parlamentare ex Ds, ora Partito socialista, i candidati alla poltrona di primo cittadino fiorentino, dopo i quattro esponenti del Pd che avevano già lanciato la propria candidatura (Graziano Cioni, Daniela Lastri, Lapo Pistelli e Matteo Renzi).

Così, “Valdo Spini risponde all’appello rivoltogli da un consistente gruppo di autorevoli fiorentini – si legge in una nota – accettando l’impegno a candidarsi nella prossima elezione del sindaco, nell’ottica di attuare una reale discontinuità con l’amministrazione precedente e di innovare sia la qualità dei rapporti tra amministratori e cittadini, sia i contenuti delle scelte da fare per la città e le stesse modalità di scelta, che dovranno essere basate sulla condivisione e nascere da un comune impegno nel perseguire il rilancio di Firenze“.

“”Lavorare insieme” è possibile – spiega Spini in una nota – E’ indispensabile un impegno corale, basato su un ristabilito rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, per riscoprire l’orgoglio di appartenere ad una delle città più belle del mondo e da qui trovare lo slancio per restituire a Firenze il ruolo di primo piano che ad essa spetta, a livello nazionale e internazionale, nel panorama economico, sociale e culturale. So che è possibile e sono sicuro che lo voglia la maggioranza dei fiorentini. Se non ne fossi convinto – continua – non avrei deciso di prendere in considerazione l’appello che molti cittadini mi hanno rivolto, decidendo infine di dar loro la disponibilità a candidarmi”.

La sua candidatura, chiarisce poi Spini, nasce “non contro qualcuno o contro qualcosa, ma per Firenze, al servizio e a favore della città”.