giovedì, 7 Maggio 2026
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Guida alla Firenze meno conosciuta, tra musei e ville

Uffizi, Accademia e Boboli. Niente di più. Il turismo mordi e fuggi, che divora in poco tempo il numero maggiore di simboli artistici possibile, si muove al massimo in un raggio di 2 chilometri. Esiste però una Firenze meno conosciuta, non turistica e tutta da scoprire: fuori dal centro si trovano piccole chicce da vedere, per i forestieri e gli “autocroni. Ecco la nostra guida non convenzionale alla città, quartiere per quartiere.

Pian dei Giullari conserva un tesoro: Villa il Gioiello, detta anche Villa Galileo, fu l’ultima dimora dello scienziato. Periodicamente apre le porte al pubblico per visite straordinarie, in occasione di eventi speciali. L’ultima volta durante l’estate 2017.

Un altro museo che tutti i fiorentini hanno proprio sotto il naso, ma in pochi visitano, è la Villa di Poggio Imperiale: non è solo una scuola, ma anche uno scrigno di tesori, tra sale barocche e preziose collezioni di stampe cinesi. Durante l’anno scolastico è possibile visitarla su prenotazione nei weekend grazie agli alunni-ciceroni, mentre entro la fine del 2018 sarà ampliato il percorso museale.

Una Firenze meno conosciuta, vicino allo stadio

Anche i quartieri a est del centro hanno i loro luoghi d’arte. A San Salvi l’antico convento dei Vallombrosani custodisce dipinti del Cinquecento, oltre al pezzo da novanta: il cenacolo di Andrea del Sarto, capolavoro della pittura rinascimentale, visibile senza pagare un euro. Unico neo, l’orario: è aperto solo al mattino, dal martedì alla domenica.

Lungo l’Arno, in via Sant’Andrea da Rovezzano, si trova poi il parco d’arte Enzo Pazzagli, dove l’eclettico scultore ha allestito un’area che è un po’ giardino un po’ galleria: 24mila metri quadri di verde, oltre 200 opere e 300 cipressi che formano una scultura green visibile dall’alto. È aperto fino al termine di ottobre (ore 15-18) dietro pagamento di un contributo.

Chicche da vedere: monaci e ciclisti a Firenze sud

È il monastero-castello più affascinante della città. La Certosa del Galluzzo permette di entrare nella sua “pancia” trecentesca con visite di un’oretta circa. È come fare un viaggio nel passato. Ci sono anche le celle un tempo usate dai monaci di clausura dell’ordine certosino: niente di angusto, i religiosi avevano a disposizione dei veri e propri appartamenti, due piani con cantina, per condurre la loro vita da eremiti.

Seguendo a ritroso il corso dell’Ema si arriva al Museo del Ciclismo Gino Bartali: il campione iniziò la sua carriera a Ponte a Ema, dove oggi si ammirano velocipedi e bici d’epoca, oltre a cimeli, maglie e coppe di Ginettaccio.

All’Isolotto i musei danno i numeri

L’Isolotto vanta uno dei musei scientifici di Firenze: il Giardino di Archimede, tutto dedicato alla matematica dove partecipare a laboratori e toccare con mano la scienza dei numeri. Si trova in via di San Bartolo a Cintoia: è aperto da settembre a luglio al mattino, dal lunedì al venerdì, mentre dall’8 ottobre sono partite le “Domeniche matematiche”, un calendario di visite guidate e laboratori. Perché a Firenze, anche un museo dedicato alla matematica può essere divertente.

Per un tuffo nel passato invece vicino viale Talenti, in via Palazzo dei Diavoli, ogni sabato mattina dalle 10 alle 12 è possibile entrare gratuitamente nella prima chiesa dell’Isolotto: l’oratorio della Madonna della Querce, gioiello quattrocentesco, secoli fa era la cappella privata della famiglia Mannelli.

Le ville storiche di Firenze: a casa della Crusca (e dei medici)

Spostandosi verso le pendici di Monte Morello si incontrano, a poca distanza l’una dall’altra, 4 ville medicee aperte al pubblico, la maggioranza con ingresso libero: Villa La Petraia affascina con i suoi antichi ambienti ripensati nell’epoca di Firenze Capitale; Villa Corsini, divisa tra Rinascimento e Barocco, ospita una collezione archeologica.

E poi ancora la Villa di Castello: nell’edificio, casa dell’Accademia della Crusca, si può entrare con visite guidate ogni mercoledì e giovedì e l’ultima domenica del mese, mentre il parco fa parte del Polo museale della Toscana ed è il prototipo del giardino all’italiana. Infine Villa la Quiete, altra perla poco conosciuta, è visitabile con tour su prenotazione fino a novembre.

Buona terra in mostra

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A Ponte a Greve 23 immagini mettono in mostra l’impegno di Coop per la legalità nelle filiere ortofrutticole italiane

A cena per parlare di vino

Ci vuole circa un'oretta per arrivare da Firenze tra le meravigliose colline di Cortona, ma il viaggio ne vale assolutamente la pena, soprattutto perchè la zona è la terra dei vigneti di Syrah e della carne Chianina.

Sono molteplici quindi i percorsi eno-gastronomici che si possono organizzare e le cucine creative da provare una su tutte quella dell'osteria Borgo Syrah curata dal giovanissimo chef Luca Fracassi.

Situata all'interno del Relais Tenimenti D'Alessandro, in questo luogo si respira tutto il calore e tutta quella convivialità tipiche di un'osteria, in cui ogni piatto è il frutto di una ricerca costante delle materie prime e di un'interpretazione originale e personale della “toscanità” in chiave moderna, arricchita da altre contaminazioni. Non si può però parlare solo di cucina, perché anche – e soprattutto – la carta dei vini, curata dal sommelier Giampiero Pulcini, regala delle vere soddisfazioni.

Un incontro al mese sul vino

Per esaltare a pieno questo binomio perfetto tra cucina e cantina, è nato “Symposium – Bere insieme”, ovvero un ciclo di incontri mensili che vedono protagonisti il cibo, il vino e i racconti che ruotano attorno ad essi.

Otto cene, la prima il 17 novembre, animate dallo stesso Pulcini che racconta: “Tengo molto a questo ciclo di incontri. Non saranno lezioni; si tratterà, piuttosto, di racconti, benché anche questo termine abusato non aderisca esattamente al taglio che daremo. Cene con conversazioni ne definisce meglio il contenuto: centralità della tavola e un dialogo aperto tra me, gli ospiti che, di volta in volta, saranno con noi e un pubblico in cui l'appassionato ben informato sieda accanto a chi di vino ne sa poco o nulla“.

Il programma

Gli incontri saranno: 17 novembre – Ragione e Sentimento, 15 dicembre – Federico Staderini, l'altro Appenino, 19 gennaio – Montevertine b-sides, 23 febbraio – Il Rossese di Dolceacqua, 23 marzo – La purezza del bianco, 27 aprile – I colori del rosato, 25 maggio – Gli champagne artigianali, 29 giugno – Classica e ancestrale, rifermentazioni a confronto. Per info e prenotazioni è possibile chiamare il numero 0575 618636. 

Successo per ‘Magia d’autunno’ in via di Ripoli

La “Magia d’Autunno” c’è stata davvero in via di Ripoli e si è svolta domenica 22 ottobre anche grazie alla clemenza di Giove Pluvio e nonostante il vento che invece non ha dato tregua ai quasi 50 standisti che si sono fatti trovare pronti per animare l’evento.

“Tutto parte dal principio di una realtà sistemica – dichiara Maurizio Manetti dell'associazione Lo Scarabeo e titolare dell’erboristeria Naturalmente – la mia idea è quella di svilupparla anche grazie alla realtà della festa del volontariato. E’ l’ambiente che ci preoccupa quindi noi attraverso il nostro ambiente esterno dobbiamo sviluppare il nostro ambiente interno. Tutto parte dall’erboristeria poi, insieme agli altri colleghi dei negozi si è formato questo gruppo e insieme portiamo avanti un discorso ambientale, sociale, ma anche culturale”.

La “Magia d’Autunno” è un evento che si inserisce in un percorso che, per via di Ripoli, dura da quasi tre anni e che accompagna la vita cittadina con tematiche diverse di volta in volta. A ottobre la svolta è green:  “Non ci sono solo le piante – continua Manetti – ma anche una serie di associazioni con attività che rientrano all’interno del benessere personale come l’associazione Florence Gong, la Palestra Olympus, uno stand di ceramica artigianale, e la Misericordia di Badia a Ripoli che, con la vendita, cerca fondi per acquistare un nuovo automezzo”.

Guarda la gallery

La presenza della Misericordia di Badia a Ripoli

Presenza importante, stand dal tutto esaurito, è quello della Misericordia di Badia a Ripoli, vero cuore pulsante del volontariato sia del quartiere che cittadino. E dopo le ficattole, questa volta mele e castagne fritte, ma non solo.

“Il nuovo volto della Misericordia di Badia a Ripoli comincia a innestarsi su una serie di eventi e di manifestazioni per cominciare a essere più presenti sul quartiere oltre alla nostra missione di emergenza-urgenza – ha dichiararlo Tommaso Borghini, volontario –  dopo piazza Bartali adesso è la nostra seconda occasione con un menu ampliato: mele fritte e farinata di castagne, sotto Natale poi per l’evento in via Datini organizzeremo qualcosa anche per attrarre i bambini che sono il nostro futuro. Inoltre in queste occasioni ci piacerebbe istruire la popolazione sul primo soccorso “casalingo”.  Una domenica all’insegna del benessere dunque e della convivialità, ma anche della raccolta fondi.

Arriva il paddle in via di Ripoli

Infine sono state annunciate anche novità, come ha spiegato Massimo Caponnetto, dirigente della palestra Olympus: “Il 4 novembre inauguriamo un’area sportiva che abbiamo realizzato di recente e che ha all’interno anche un nuovo sport che su Firenze non è ancora presente”. Stiamo parlando del paddle.

“Vogliamo far conoscere questa nuova attività, il paddle è uno sport di racchetta ha alcuni aspetti del tennis e alcuni dello squash. Si gioca a campi contrapposti con una rete nel mezzo ma, a differenza del tennis, il campo è circondato da pareti su cui la pallina può battere e rimanere in gioco”. Il paddle è diventato sport nazionale già in Spagna, nei Paesi dell’America Latina, in Francia …e adesso anche in via di Ripoli.

Magia d’autunno in via di Ripoli

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Stand, cibo e attività per il benessere personale. In tanti a Firenze sud hanno partecipato, domenica 22 ottobre, alla giornata di festa organizzata dal centro commerciale naturale Lo Scarabeo

Tris viola a Benevento

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La Fiorentina s'impone 3-0 al Vigorito di Benevento, aggancia al nono posto Milan e Torino e si porta a due sole lunghezze dall’Europa League. I campani, rimasti a zero punti entrano, in negativo, nella storia del campionato di calcio con nove KO consecutivi dall’inizio del torneo. Mai nessuna squadra aveva fatto peggio. Baroni rinforza il centrocampo con Cataldi e il rientrante Ciciretti a sostegno di Iemmello. A destra gioca Gyamfi, Venuti fa il centrale con Djimsiti. Tra i pali c'è Brignoli. Pioli dà fiducia a Benassi tra le linee a sostegno di Simeone insieme a Chiesa e Thereau. A centrocampo giocano Badelj e Veretout, difesa con Laurini, Pezzella, Astori e Biraghi.

Primo Tempo

Il Benevento non parte male e cerca d’impensierire la retroguardia viola ma gli uomini di Pioli sono sempre molto attenti ed al 15’ scaldano i motori con Biraghi che ci prova direttamente battendo un calcio d’angolo a rientrare e trova il palo a Brignoli battuto. Passano pochi minuti ed al 18’ arriva il vantaggio. Simeone serve un bel pallone a Benassi che lascia partire un diagonale preciso e sigla il primo centro in maglia viola. La risposta del Benevento arriva al 36’ con Cataldi che colpisce in pieno il palo dal limite dell'area. Si va al riposo con la Fiorentina in vantaggio 1-0.

Secondo Tempo

Simeone resta negli spogliatoi e fa spazio a Babacar. Scelta azzeccata da parte di Pioli in quanto il senegalese si fa vedere dopo solo due minuti di gioco sfruttando una sponda con la testa di Veretout da dentro l'area ed insacca da due passi per il 2-0 viola. Al 57’ si fa vedere la squadra di Baroni con Memushaj che prova il colpo a sorpresa da fuori. La conclusione dell'albanese esce di poco alla destra della porta difesa da Sportiello. Al 65’ Chiesa, nel tentativo di saltare il portiere Brignoli, va a terra toccato dall'estremo difensore che però prende pure il pallone. E’ Thereau ad incaricarsi del penalty dopo aver discusso con Babacar. Il francese non sbaglia e mette la sfera sotto la traversa per il 3-0 che chiude la gara. Debutto per il giovane Simone Lo Faso che entra al posto di Chiesa al 71’. Ed è proprio il palermitano a sfiorare la quarta rete all’87 scagliando un destro che sfiora la traversa.

L’allenatore

Stefano Pioli è soddisfatto per la seconda vittoria consecutiva. “Abbiamo dato continuità dopo il successo di domenica scorsa contro l’Udinese. Abbiamo avuto la maturità necessaria per stare in campo con la giusta convinzione. La partita poteva sembrare facile sulla carta ma non lo era affatto”. Sulla discussione in campo su dovesse battere il rigore Pioli è chiaro. “C’è chi è designato per farlo, e non è Babacar. Ci sono delle cose che vanno rispettate, ma è tutto normale e tranquillo nelle nostre dinamiche. Io credo che ci sia poco equilibrio nei giudizi e nei commenti: basta una sconfitta col Chievo per parlare di una squadra in difficoltà e adesso succede il contrari. Sono abituato a guardare la classifica alla sosta di Natale – aggiunge Pioli a chi gli chiede un giudizio sulla Fiorentina tornata in corsa per un posto in Europa – adesso pensiamo alla prossima partita. Siamo soddisfatti della vittoria ma mercoledì abbiamo un osso duro come il Torino e dovremo essere concentrati”.

Il pozzo di via Toscanella dove sguazzava la Gioconda

Via Toscanella deriva il nome già dal Medioevo, dall’omonima famiglia che qui aveva palazzo, giardino, case e pozzo. Demetrio Guccerelli nel suo Stradario Storico Biografico della Città di Firenze scrive:

Il nome di questa popolarissima straduccia di Oltrarno ricorda che nella vicina “via di Piazza” (oggi piazza Pitti) e nello sdrucciolo dei Pitti ebbero le case i Toscanelli, di antichissima famiglia fiorentina detta anche “del Pozzo” perché in vicinanza delle case trovatasi un pozzo pubblico.

Infatti, Via Toscanella, che dallo sdrucciolo dei Pitti sbocca in borgo San Jacopo, fi n dal 1282 fu appellata Via publica justa puteum Toscanelli, connotando da subito il nome di questa strada, proprio con la presenza del “pozzo” puteus, associato alla famiglia Toscanelli.

Il pozzo di via Toscanella

Il “pozzo” fu talmente noto e importante da essere aggiunto al cognome dei Toscanelli che si dissero, appunto, Dal Pozzo Toscanelli, e figura addirittura nel loro stemma, così descritto da Vittorio Spreti nella sua Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana: D’oro, al pozzo di rosso, sostenuto da due draghi di verde, alati, affrontanti e controrampanti, linguati di rosso, con le code attorcigliate e passate in croce di Sant’Andrea.

Certamente si trattava di un grande pozzo privato e pubblico alimentato dalla falda acquifera sotterranea proveniente copiosamente dalla sorgente sulla sovrastante collina di Boboli, e certamente situato nella proprietà della famiglia Toscanelli.

Tornando a parlare del pozzo dei Toscanelli, osserviamo il curioso toponimo della vicina via Sguazza, che potrebbe derivare proprio dallo “sguazzare” dei bambini e degli animali da cortile nelle pozzanghere create dall’acqua proveniente dal canaletto di scolo del “troppo pieno” del vicino pozzo di via Toscanella che, per la favorevole pendenza, scendevano appunto in via Sguazza a formare le pozze. Chissà se a sguazzare nell’acqua, certamente un po’ fangosa di questa pittoresca strada, non ci sia stata anche Lisa Gherardini, detta Lisa del Giocondo e, più popolarmente conosciuta come Monna Lisa.

La gentildonna fu ritratta nella Gioconda, commissionata a Leonardo da Vinci da suo marito, Francesco del Giocondo, infatti Lisa era nata proprio in via Sguazza il 15 giugno 1479. Sposata giovanissima fu, a sua volta, madre di sei bambini. Rimasta vedova si ritirò nel Convento di Sant’Orsola dove morì il 15 luglio 1542. A secoli di distanza Monna Lisa, ritratta nel celeberrimo quadro della “Gioconda” da Leonardo, è ancora l’opera più famosa del mondo.

Il mistero del pozzo scomparso

Per anni ricercatori e studiosi hanno cercato invano l’ubicazione dell’antico pozzo senza poterlo trovare in quanto coperto dopo che i Toscanelli lasciarono le loro proprietà. Probabilmente ai Ridolfi di Piazza si attribuisce, nel Trecento, la chiusura del pozzo, quando costruirono il loro palazzo in via Maggio, con l’estensione nel retrostante giardino che terminava con una loggia in via Toscanella.

pozzo via Toscanella Firenze - osteria

Ai giorni nostri l’interessante e inaspettata scoperta dell’esistenza dell’antico pozzo, è avvenuta grazie a Marco Conti e al ristoratore Fabrizio Roberto Gori, titolare della “Toscanella Osteria” i quali, durante i lavori di ristrutturazione del locale in Via Toscanella da adibire a ristorante, hanno scoperto l’esistenza del famoso pozzo, sapientemente riportato alla luce.

Il Conti scrive in un articolo intitolato Il pozzo dei Toscanelli, pubblicato sulla rivista L’Universo dell’Istituto Geografico Militare di Firenze n° 140 del 2012:

La scoperta risale ad alcuni mesi fa, quando sono iniziati i lavori di recupero estetico dell’antica Loggia dei Ridolfi. Fin dall’inizio del restauro della loggia, a chi scrive, si presentò subito il problema dell’eventuale rinvenimento dell’antico pozzo, sul quale si erano affannati nella ricerca gli storici in passato.

Un primo indizio è stato suggerito dall’allineamento della strada, che proprio nel punto
corrispondente alla loggia suddetta presenta un piccolo slargo, e tale caratteristica è riscontrata anche nelle antiche piante della città, in particolare nella pianta di Stefano Buonsignori, disegnata nel 1584, dove il tratto di stradale interessato al pozzo, presentando un maggiore spazio fa presumere come ancora, alla data, il pozzo fosse di uso pubblico. E’ stata grande la sorpresa quando, rimosso il
pavimento della loggia, è venuta in luce una lapide o tombino in pietra, che nascondeva i resti di un pozzo.

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Quando allo Space recitava Dario Fo

Correva l'anno 1969 quando in un ex garage alluvionato di via Palazzuolo nasceva lo Space Electronic. Non la discoteca fiorentina come la si conosce oggi, ma uno spazio di ricerca e sperimentazione che ha visto tra i suoi più assidui frequentatori Dario Fo, Julian Beck e Judith Malina con il loro Living Theatre e poi Van Der Graaf Generator, Rory Gallagher e Canned Heat, Equipe 84, Area di Demetrio Stratos e Formula Tre.

I 9999: l'architettura radicale a Firenze

Di questa scena progressista e proiettata nel futuro si parla in Rivoluzione 9999 (al Museo Novecento dal 27 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018), la prima esposizione di materiali esclusivamente dedicata al gruppo di architetti radicali 9999, attivo a Firenze dal 1968 al 1972 e fondato da Giorgio Birelli, Carlo Caldini, Fabrizio Fiumi e Paolo Galli.

Gli architetti al Museo Novecento

Lo spazio, situato accanto alla sezione monografica dedicata dal Museo Novecento all'architettura radicale, vuole essere un tributo a questo gruppo di giovani architetti che Giorgio La Pira volle orgogliosamente come “ambasciatori di Firenze” in Oriente, come lo stesso Carlo Caldini amava testimoniare.

Il materiale in mostra

Documenti, videointerviste e fermo immagine su un passato che guardava alla Firenze del futuro, questi i materiali esposti in un evento, organizzato da Museo Novecento e Fondazione Architetti Firenze e curato da Marco Ornella ed Emanuele Piccardo con la direzione scientifica di Valentina Gensini, che ha l’obiettivo di restituire in forma cronologica i temi della ricerca dei 9999: i viaggi formativi in Nord America, India e Londra, l’happening e la discoteca Space Electronic.

L'esposizione costituisce un’importante occasione per presentare materiali inediti, come gli scatti e i filmini in Super8 realizzati da Mario Preti, le fotografie del Living Theatre, le interviste ai membri del gruppo 9999 raccolte da Elettra Fiumi all’interno del film A Florentine man dedicato al padre Fabrizio, le sequenze fotografiche realizzate da Giorgio Birelli durante la costruzione della barca ideata da Paolo Galli, atto comunitario finale del gruppo prima del suo dissolvimento.
 

I ristoranti di Firenze premiati dalla Guida Espresso 2018

Tanto di cappello. L’Enoteca Pinchiorri di Firenze si conferma al top, è tra i 10 ristoranti d’Italia che secondo la Guida dell’Espresso 2018, si aggiudicano il “Cappello d’Oro”, novità che distinguere i “nuovi classici” della cucina italiana, quei simboli che sono “fuori concorso” perché non possono essere giudicati con il metro di tutti gli altri. Il non plus ultra, in poche parole.

Per trovare la prima tra le altre eccellenze della ristorazione fiorentina segnalata dall'edizione 2018 della Guida ai Ristoranti d'Italia dell'Espresso, presentata proprio a Firenze, bisogna “scendere” fino ai tre cappelli,  che vanno all’Hotel Four Seasons con il suo “Il Palagio”, una conferma rispetto all’anno scorso. 6 ristoranti di Firenze si trovano un gradino sotto, sempre stando al giudizio degli esperti dell’Espresso, con due cappelli, mentre altri 8 si “accontentano” di un cappello.

Chi entra e chi esce: la guida e i ristoranti di Firenze

In città crescono i riconoscimenti della guida 2018 rispetto all’edizione precedente. Ci sono conferme per Borgo San Jacopo, La Bottega del Buon Caffè, Ora d’Aria e per il Winter Garden by Caino dell’Hotel Saint Regis che si aggiudicano due cappelli. Sale in classifica, con due cappelli, il Cibreo e migliora il suo “rating” anche Se.sto on Arno del Westin Excelsior, passando da uno a due cappelli.

Ci sono 6 new entry tra chi ha guadagnato un capello. Si tratta di:  Essenziale, Gran Hotel Minerva con “La Buona Novella”, l’Hotel Brunelleschi con “Santa Elisabetta”, Konnubio, La Leggenda dei Frati e Oliviero. A loro si aggiunge la riconferma di Gurdulù e del Pasha dell'Hotel Villa Cora.

Guida ai ristoranti Espresso 2018: la lista dei “cappelli” a Firenze

Ecco quindi la lista dettagliata:

Cappello d’oro
Enoteca Pinchiorri

Tre cappelli
Hotel Four Seasons “Il Palagio”

Due cappelli
Borgo San Jacopo
Cibreo
La Bottega del Buon Caffè
Westin Excelsior – Sesto on Arno
Ora d’Aria
Winter garden by Caino Hotel Saint Regis

Un cappello
Essenziale
Gran Hotel Minerva – La Buona Novella
Gurdulù
Hotel Brunelleschi – Santa Elisabetta
Hotel Villa Cora – Pasha
Konnubio
La Leggenda dei Frati
Oliviero