giovedì, 21 Ottobre 2021
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Anticorpi monoclonali: cosa sono, a che punto siamo in Italia (e in Toscana)

Da Siena arriva una promettente terapia per battere il Covid: gli anticorpi monoclonali: cosa sono, come funzionano e quando saranno disponibili in Italia. L'intervista a uno dei ricercatori che ha individuato un potente anticorpo monoclonale

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A Siena, nel laboratorio della Fondazione Toscana Life Sciences, la luce resta accesa fino a tardi. Qui è stata sviluppata una delle “armi” che promette di curare il Covid dopo una semplice iniezione: gli studi clinici sugli anticorpi monoclonali italiani stanno per iniziare, ma davanti al microscopio si lavora ancora.

“Il virus è un organismo vivo che continua a cambiare. Non solo dobbiamo stare al passo con le varianti, ma cercare di anticiparle”. Emanuele Andreano ha 30 anni e da due fa parte del Mad Lab di Tls, fondazione sostenuta anche dalla Regione Toscana. Il team di 17 giovani ricercatori guidato dal professor Rino Rappuoli ha individuato un anticorpo monoclonale molto efficace contro il virus e lo ha riprodotto in laboratorio, sottoponendolo poi a test in vitro e in vivo.

Cosa sono gli anticorpi monoclonali anti-Covid, come funzionano e quando saranno disponibili

Se tutto filerà liscio con le prove cliniche sull’uomo, il farmaco, prodotto da Menarini Biotech per conto di Tls, potrebbe essere disponibile prima dell’estate. Ma cosa sono gli anticorpi monoclonali e come si è svolta questa ricerca sul Covid? Le armi del nostro sistema immunitario sono le cellule B, globuli bianchi capaci di produrre moltissimi anticorpi diversi. La “pallottola” è l’anticorpo monoclonale, la risposta specifica contro una singola minaccia, come un virus o un batterio. Riproducendo in vitro questi anticorpi
sono già state create terapie sicure, ad esempio per i tumori.

“Il corpo umano sviluppa una quantità di varianti di anticorpi monoclonali superiore a mille miliardi – spiega Andreano – questo fa capire quanto possano essere differenti l’uno dall’altro”. Il Mad Lab ha iniziato la ricerca sul coronavirus Sars-CoV-2 l’anno scorso isolando 4.000 cellule B nel sangue dei pazienti guariti dal Covid all’ospedale Spallanzani di Roma e alle Scotte di Siena. Dei 450 anticorpi monoclonali riprodotti in laboratorio, ne sono stati selezionati prima quattordici e poi, a luglio, tre. Nell’ottobre scorso il cerchio si è stretto attorno al più potente, chiamato con una sigla: MAD0004J08.

Emanuele Andreano, laureato in biotecnologie all’Università di Siena e in immunobiologia all’Università di Newcastle, svolge un post-dottorato nel MAD Lab (Monoclonal Antibody Discovery) della Fondazione Toscana Life Sciences di Siena. A lui abbiamo chiesto di chiarire alcuni dubbi comuni sugli anticorpi monoclonali: cosa sono, come funzionano e quando saranno disponibili dati clinici sulla loro efficacia.

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Nella foto Emanuele Andreano, ricercatore del MAD Lab. Foto: © Toscana Life Sciences

A che punto siamo in Italia: quali sono gli ostacoli da superare?

Gli studi clinici e l’iter di approvazione. Durante queste fasi si devono verificare la sicurezza e l’efficacia del nostro anticorpo. Siamo molto fiduciosi, perché molecole analoghe sono già usate per altre patologie e hanno dato risultati incoraggianti. In laboratorio questo anticorpo monoclonale risulta essere molto potente. Se ciò fosse confermato, questo significherebbe ottenere un’efficacia migliore con un dosaggio minore.

Inglese, brasiliana, sudafricana: questo anticorpo monoclonale è efficace contro le varianti del Covid?

In laboratorio l’anticorpo risponde in modo ottimale al ceppo originario e alle tre varianti. Siamo sempre al lavoro per cercare di anticipare il virus, esaminandone i meccanismi di evoluzione, questo significa che la nostra ricerca continua. Inoltre abbiamo lavorato su un pannello ampio di 450 anticorpi monoclonali, che possiamo ritestare sulle eventuali mutazioni. Un anno fa dovevamo correre, serviva qualcosa che funzionasse bene
e il prima possibile. Ora possiamo valutare più attentamente i soggetti di cui analizzare il sangue. Insomma, sappiamo meglio cosa cercare.

Qual è la differenza tra anticorpi monoclonali e vaccino anti-Covid? Qual è il meccanismo di azione?

Il vaccino crea un’immunizzazione attiva, stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi protettivi, ma sono in genere necessarie due dosi e alcune settimane per sviluppare un livello di difese robusto. Gli anticorpi monoclonali sono sia una terapia
sia un’immunizzazione passiva: se in una persona sana viene iniettato un anticorpo,
questo è subito attivo ma la copertura rispetto al vaccino ha una durata inferiore e non si ha una memoria immunitaria.

Quanto dura la protezione degli anticorpi monoclonali italiani?

Sarà valutato con il trial clinico. Al momento possiamo dire che gli approfondimenti su altri
anticorpi monoclonali contro Sars-CoV-2 hanno dimostrato una durata dai 3 ai 6 mesi.

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Foto: © Toscana Life Sciences

Un anno fa il Mad Lab studiava i batteri resistenti agli antibiotici. Dopo il paziente 1 di Codogno si è concentrato sul Covid-19. Cosa avete pensato davanti ai primi anticorpi efficaci?

Stavamo usando per la prima volta alcune metodiche, mancavano i saggi sperimentali e i reagenti. Era tutto nuovo, ma dovevamo essere veloci. È stata un’emozione enorme vedere che gli anticorpi neutralizzavano il virus.

Forse uno dei pochi effetti positivi della pandemia è stato quello di mettere in luce la ricerca.

Tutti ci auguriamo che si sia aperta una nuova stagione per la ricerca, in particolare in Italia. Si è acceso un riflettore su questo mondo, non spegniamolo. Perché se stiamo riuscendo a combattere così prontamente il virus è grazie ai progressi scientifici, senza i quali probabilmente il danno provocato dalla pandemia sarebbe stato molto peggiore.

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