lunedì, 28 Settembre 2020
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Coronavirus, i test: tampone o analisi del sangue e degli anticorpi?

Che differenza c’è tra il tampone e i test sierologici per Covid-19: come funzionano queste analisi e come si fanno

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Tutti a caccia del test: con l’emergenza sanitaria scatenata dal coronavirus si moltiplicano le richieste di analisi per scoprire se si è positivi a Covid-19, tramite il cosiddetto “tampone” o con un esame sierologico per cercare gli anticorpi nel sangue. Innanzitutto va detto che, in caso di dubbio sul proprio stato di salute, è necessario contattare il medico di base e non andare mai autonomamente al pronto soccorso. Sono poi le autorità sanitarie a stabilire i soggetti da sottoporre agli esami, con regole diverse da regione a regione.

Detto questo, spesso c’è un po’ di confusione quando si parla di coronavirus, tamponi e di test sul sangue: ecco come funzionano, a cosa servono e qual è la differenza tra questi due tipi di analisi.

Il tampone, come funziona e a cosa serve

Il tampone per il coronavirus Covid-19, come vi abbiamo spiegato in questo articolo, viene fatto prelevando dalla gola un campione di muco o saliva, oppure dal naso le secrezioni nasali, grazie a un lungo bastoncino simile a un cotton fioc. Dopo essere stato messo in un gel, il tampone viene mandato ai laboratori di analisi della sanità pubblica, che con test molecolari ricercano l’RNA virale.

Nel giro di un arco temporale che va dalle 4 alle 8 ore si ha l’esisto dell’analisi del tampone: se è positivo vuol dire che la persona, anche se presenta sintomi lievi o non presenta affatto le tipiche avvisaglie del coronavirus (tosse, febbre, rinorrea, dispnea), ha un’infezione in corso e quindi può trasmettere agli altri agenti patogeni favorendo il contagio. Sono segnalati falsi positivi dall’1 al 4% dei casi, per questo viene svolto un secondo test dall’Istituto superiore di sanità.

Coronavirus, test sierologici sugli anticorpi (analisi del sangue)

Diverso il discorso per le analisi del sangue che “danno la caccia” agli anticorpi sviluppati a seguito dell’esposizione al coronavirus Covid-19, il cosiddetto test sierologico, che può essere anche rapido. Si tratta di un normale prelievo ematico (poche gocce di sangue nel caso dei kit di rapid test) che permette di esaminare la presenza della risposta immunitaria: per ogni virus il nostro corpo infatti sviluppa una particolare reazione anticorpale e lascia traccia anche a distanza di molto tempo.

In particolare gli esperti guardano due tipi di immunoglobuline, che però sono riscontrabili solo dopo un periodo finestra:

  • le IgM, anticorpi prima di prima classe, indicano una fase attiva del virus e compaiono precocemente ma scompaiono in modo veloce. In sostanza se sono presenti indicano che il soggetto ha un’infezione in corso (anche se asintomatico)
  •  le IgG, al contrario, salgono con il passare del tempo e rappresentano una sorta di “memoria immunitaria” delle infezioni virali. Se sono più delle IgM questo significa che il soggetto è stato affetto in passato da coronavirus (con o senza sintomi).

L’esito di questo tipo di test sierologico sul coronavirus è utile per studi epidemiologici, ma durante l’emergenza deve essere confermato da un tampone, che indica se il soggetto è ancora infetto o se è guarito del tutto negativizzando il virus, come dicono gli esperti. E’ possibile infatti essere guariti clinicamente, ossia non presentare più i sintomi, ma avere ancora il virus attivo nel proprio corpo con il rischio di poter contagiare gli altri. A pesare su queste analisi del sangue anche il periodo finestra, quel tempo ancora non noto che trascorre dall’infezione da coronavirus alla manifestazione degli “indicatori immunitari” nel sangue.

Il test sierologico, e il “kit rapido” per l’analisi del coronavirus

La Regione Toscana ha iniziato uno screening di massa sul personale sanitario e su alcuni pazienti grazie a un test sierologico rapido, che dà una risposta nel giro di 10 minuti, e ha predisposto per i sospetti positivi al coronavirus un tampone dopo l’analisi del sangue.

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