Olimpiadi, candidatura di Firenze e Bologna per il 2032

La prossima estate a Tokyo le gare dell’arrampicata sportiva, disciplina al suo debutto
olimpico ma certo poco avvezza a richiamare le folle, si disputeranno in una struttura
temporanea con spalti per 8.400 persone. Più del Mandela Forum. A Los Angeles, per i Giochi del 2028, già oggi sono a disposizione nove impianti sopra ai 20 mila posti e si sta costruendo un nuovo stadio olimpico da oltre centomila. Se Firenze, insieme a Bologna, vuol provare ad aggiudicarsi l’edizione successiva di Olimpiadi e Paralimpiadi, quelle del 2032, con qualche speranza di successo – e se, prima ancora, vuole dar senso a tutta l’operazione in una città che di uno stadio olimpico non saprebbe che farsene – dovrà indicare un’altra strada.

La concorrenza è fortissima e dispone di soldi e forze umane sconfinate. Sul piano muscolare la partita non comincia nemmeno. Per fortuna la si può giocare su un altro terreno.

Olimpiadi 2032 a Firenze e Bologna, l’ipotesi della candidatura

A luglio il Comitato Olimpico Internazionale ha modificato le linee guida per l’assegnazione dei Giochi, stabilendo che proprio dall’edizione 2032 non sarà più necessariamente al centro l’idea della città ospitante, aprendo alle proposte di collaborazione fra le città, le regioni, persino i paesi interi. E alla costruzione di nuovi impianti verrà preferito l’uso di quello che c’è già, sempre previa presentazione di un piano per la sostenibilità futura. Così si prova a lavare l’onta del consumo di suolo e dell’indebitamento che da anni accompagna chi organizza le Olimpiadi.

Olimpiadi 2032, l’alternativa di Firenze

Firenze ha la grande occasione di indicare al Cio la strada che da anni il Cio dice di voler prendere, mettendo sul tavolo un progetto radicale – la mezza misura non farebbe che favorire i piani faraonici di qualche economia più intraprendente della nostra – per un grande evento nel pieno rispetto dei territori, del paesaggio e delle comunità. Che incoraggi lo sviluppo, crei lavoro e azzeri l’impatto ambientale.

Con strutture snelle e sostenibili, rigenerazioni urbane fuori e dentro le arene, mobilità verde e un piano dettagliato di riconversione per quando la fiamma olimpica lascerà la città. Idee concrete, per una volta preoccupandosi di promuovere il futuro più che di magnificare il passato. Mostrando al mondo che è possibile farlo anche senza tirar su monumenti che altrove hanno finito per celebrare il trionfo degli sprechi.

Le Olimpiadi resterebbero quello strumento geopolitico potentissimo che darebbe a Firenze, Bologna e a tutta l’Italia centrale la proiezione internazionale giustamente ambita dal sindaco Nardella. Il nostro è un paese di candidature olimpiche, con qualche storia di successo (Milano-Cortina 2026 l’ultima) e molte avventure sconclusionate.

Per non aggiungersi alla lista è bene lavorarci da subito, magari creando commissioni dedicate di esperti cui vengano riconosciuti responsabilità, legittimità e strumenti istituzionali. Sarà comunque durissima, ma solo così può funzionare.