domenica, 20 Settembre 2020
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Conte in Europa: cosa ha ottenuto e cosa ha concesso nell’accordo per il Recovery fund

Recovery fund, accordo da 750 miliardi per superare la crisi coronavirus in Europa: cosa ha ottenuto Giuseppe Conte nella trattativa?

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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte l’ha definita la “migliore intesa possibile”. Alle prime luci del mattino di Bruxelles il Consiglio europeo ha raggiunto l’accordo sul cosiddetto Recovery fund e sul bilancio pluriennale dell’Unione europea per il settennato 2021-2027. Quattro giorni di trattative febbrili, snervanti, più volte sul punto di saltare ma che hanno portato a un risultato storico per le istituzioni europee. Cosa ha ottenuto e cosa invece ha concesso il presidente del consiglio Giuseppe Conte in Europa al termine delle trattative che hanno portato all’accordo sul Recovery fund?

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Cos’è il Recovery fund

Recovery fund è in realtà il nome col quale è stato informalmente ribattezzato il piano “Next Generation Eu”. Si tratta di un nuovo strumento temporaneo per la ripresa creato in risposta all’emergenza coronavirus. Ad approvarlo all’unanimità è stato il Consiglio europeo, l’organismo che riunisce i capi di stato e di governo dei 27 paesi membri dell’Unione europea.

Quali sono le caratteristiche del Recovery fund? Il piano ha una capacità finanziaria di 750 miliardi di euro. Di questi, 390 miliardi sono sussidi a fondo perduto, che quindi gli stati non dovranno restituire. I restanti 360 miliardi sono invece prestiti.

Il Recovery fund si fonda su tre pilastri:

  1. Strumenti che servono a finanziare i piani nazionali di ripresa e superamento della crisi elaborati dai singoli Stati membri
  2. Misure volte a stimolare gli investimenti privati e sostenere le imprese in difficoltà
  3. Iniziative per “trarre insegnamenti dalla crisi“: prevenzione, tutela del mercato unico, transizione verde e digitale

Nel corso delle trattative sono stati inserite alcune condizionalità inizialmente non previste per il Recovery fund. Da una parte, il rispetto delle raccomandazioni specifiche per ciascun paese del semestre europeo. Ovvero, un’indicazione di massima su quali sono i settori e le procedure critiche sui quali ciascun paese deve intervenire con maggiore urgenza.

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Il Super freno di emergenza: come funziona

E poi il “Super freno di emergenza“, un meccanismo di sicurezza aggiunto al Recovery fund su proposta del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Se un paese ritiene che una delle misure presentate da un altro degli stati membri presenti di gravi criticità, può “tirare il freno” e congelare l’erogazione dei fondi comunitari per quella misura. Se ciò avviene, la misura incriminata viene portata con urgenza sul tavolo del Consiglio Europeo o dell’Ecofin (Consiglio economia e finanza, al quale partecipano tutti i ministri dell’Economia dei paesi Ue) per essere ridiscussa.

Quello sul Recovery fund è un accordo storico. Mai prima d’ora l’Unione europea aveva accettato di creare debito comune per finanziare trasferimenti fiscali ai propri paesi membri. L’idea di un debito comune europeo appariva inimmaginabile, ad esempio, per la Germania quattro mesi fa o per i paesi nordici appena poche settimane fa. Le risorse per finanziare il Recovery fund saranno in gran parte raccolte sui mercati finanziari attraverso l’emissione titoli di stato europei.

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Cosa ha ottenuto Giuseppe Conte in Europa

Centrale è stato il ruolo di ciascuno dei 27 capi di stato e governo impegnati nella lunga e difficile trattativa, la seconda più lunga di sempre per un Consiglio europeo.

Il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte si è reso protagonista in particolare per l’aspro scontro con l’omologo olandese Mark Rutte, alla testa dei paesi cosiddetti “frugali”: ma cosa ha ottenuto e quali concessioni ha fatto per arrivare all’accordo sul Recovery fund?

L’Italia ha dovuto riequilibrare la ripartizione tra fondo perduto e prestiti della propria quota. Rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea sono scesi – di poco – i sussidi a fondo perduto, da 81,8 a 81,4 miliardi di euro. È aumentata considerevolmente la quota di prestito, da 90,9 a 127,4 miliardi. Per un totale di 208,8 miliardi di euro: l’Italia sarà il maggior beneficiario del Recovery fund.

L’accordo prevede tra l’altro che i fondi del Recovery fund possano essere utilizzati anche retroattivamente, sulle misure adottate dal 1° febbraio 2020 che rispettano i criteri.

Paesi del sud contro paesi frugali? Il compromesso

L’accordo finale è un compromesso che si colloca più o meno a metà strada tra le posizioni “estreme” emerse subito dopo l’annuncio franco-tedesco della volontà di lavorare a un piano comune per la ripartenza. Da una parte i paesi del sud, compresa l’Italia, che chiedevano soldi a fondo perduto. Lo stesso Giuseppe Conte il 18 maggio scriveva che i 500 miliardi a fondo perduto della proposta franco-tedesca erano “un primo passo importante”, ma che c’era ancora bisogno di “ampliare il #RecoveryFund”. Nell’accordo conclusivo i miliardi a fondo perduto, come detto, sono 390.

D’altra parte i paesi frugali – Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Austria e Finlandia – che inizialmente chiedevano di non concedere risorse a fondo perduto e di utilizzare soltanto i prestiti, con forti forme di controllo da parte degli altri paesi membri su come venivano spesi. L’olandese Rutte si è speso molto per l’introduzione del diritto di veto per ciascun paese membro. Al posto della quale è stato introdotto il più moderato meccanismo del freno di emergenza.

Conte e l’accordo sul Recovery fund in Europa

Non c’è il veto ma ci sono comunque meccanismi di controllo molto stringenti, cosa che l’Italia non voleva. I piani nazionali di riforma dovranno passare per l’approvazione del Consiglio a maggioranza qualificata. E il testo finale prevede il raggiungimento degli obiettivi – chiamati milestones e targets – durante il percorso per poter continuare a usufruire delle risorse. L’Italia ha ottenuto tanto, quantitativamente. Ma anche una serie di patti da rispettare: piani di riforma conformi alle condizionalità, prestiti da rimborsare secondo il calendario condiviso, obiettivi da raggiungere.

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