intervista a Cecilia Del Re, assessora al turismo di Firenze

Intervista a Cecilia Del Re, assessora a urbanistica, ambiente, agricoltura urbana, turismo, fiere e congressi, innovazione tecnologica e sistemi informativi del Comune di Firenze. L’intervista è stata pubblicata su Il Reporter di settembre 2019 all’interno di un approfondimento sull’overtourism a Firenze.

Nelle prossime settimane sarà a Bruxelles per il primo tavolo operativo delle capitali del turismo. Con quali obiettivi?

Sì, il 26 settembre, insieme a Barcellona, Parigi, Amsterdam e Atene. Affronteremo il fenomeno degli affitti turistici esploso con portali online come Airbnb. L’obiettivo è trovare una proposta comune da presentare al Parlamento europeo perché legiferi in questa materia, aiutando così queste città a salvaguardare l’identità e la vivibilità dei loro centri storici e le imprese del settore turistico a non subire una concorrenza per taluni aspetti “sleale”.

È possibile conciliare turismo e residenza nei centri storici?

Innanzitutto occorre ora mettere un freno al dilagare degli affitti turistici, e quindi alla rendita dei proprietari di immobili. Per incentivare la residenza si deve agire su più livelli: prevedere agevolazioni fiscali per i residenti, destinare gli immobili pubblici ad housing sociale, anche con la previsione di affitti a canone calmierato per giovani coppie. Lavorare sui servizi, dai trasporti al verde pubblico, per rendere più agevole la vita di chi vi risiede.

Firenze e la questione overtourism

Le città d’arte avrebbero bisogno di poteri speciali?

Senza dubbio presentano delle peculiarità dovute agli ingenti flussi turistici, da cui sono interessate in misura sempre crescente. Questo di per sé giustificherebbe maggiori poteri per regolare i flussi e porre in essere serie politiche di delocalizzazione e destagionalizzazione. In altri paesi europei ciò è avvenuto, anche se per talune questioni non è stato sufficiente. Per questo chiediamo una normativa europea che funga da fondamento ai nostri atti nazionali. Con il network delle città d’arte italiane (Roma, Firenze, Venezia, Napoli e Milano), sotto la vigenza del precedente governo, avevamo intrapreso un cammino in tal senso. Che con il ministro Centinaio si è però interrotto.

Intervista a Cecila Del Re: “No al numero chiuso per i turisti”

Limitare il numero degli accessi turistici in città può essere una soluzione all’overtourism?

No. Prima di arrivare a mettere il numero chiuso ritengo più giusto e democratico lavorare per mettere in atto politiche che regolino i flussi e che incrementino la qualità del turismo in città, scoraggiando invece il cosiddetto “turismo mordi e fuggi”. Attualmente, per esempio, stiamo lavorando per frenare l’arrivo dei crocieristi, che affollano in massa il centro storico per poche ore senza però lasciare nulla alla città. Stiamo lavorando invece per sostenere il turismo congressuale, che ha una permanenza in città superiore alla media.

Cos’è che, a Firenze, distingue il turismo sostenibile da quello che non lo è?

L’attenzione e il rispetto alla nostra città, che abbiamo condensato nella nostra campagna di comunicazione #EnjoyRespectFirenze. È un turismo sostenibile quello curioso, che non si ferma alle attrazioni più note ma si spinge anche oltre i confini del centro storico. Quello che acquista dalle botteghe di artigiani o va a scoprire i negozi storici. Quello che si rivolge a guide munite di patentino e non a offerte turistiche irregolari. Quello che visita i parchi e giardini cittadini, facendo anche uso delle biciclette e delle ciclabili. Quello che pernotta più a lungo in città e si sposta poi nell’area metropolitana, approfittando delle iniziative che stiamo promuovendo congiuntamente con i comuni contermini.

Il prossimo anno scade lo stop alla concessione di nuove licenze per bar e ristoranti in centro. Ritiene che la misura contro il “mangificio” abbia funzionato in questi tre anni? Il divieto verrà prolungato?

Siamo stati la prima città italiana a varare questo blocco nel 2017 dopo aver chiesto una norma al Governo che ci ha permesso di reagire alle conseguenze negative delle liberalizzazioni. Dopo di noi, anche città come Roma e Venezia hanno adottato la medesima misura. Il blocco delle nuove aperture di bar, ristoranti, gelaterie e minimarket ha assolutamente funzionato, e prodotto molti effetti positivi, il primo tra i quali l’aumento di nuove aperture di attività artigianali in centro storico. Nel 2018, in vigenza del divieto, sono state ben 144 le nuove attività artigianali che hanno aperto, più del doppio rispetto al 2016. Anche solo questo dato ci dice che abbiamo intrapreso la strada giusta e su questa strada vogliamo continuare ad andare, se del caso, come già annunciato dall’assessore Gianassi, che ora ha la delega al commercio, con qualche piccolo correttivo che ci viene dall’esperienza di questi primi tre anni di blocco.

A settembre iniziano anche i lavori per il nuovo Piano operativo, lo strumento che delinea il futuro della città, turismo compreso. A quali principi sarà ispirato?

A quelli della sostenibilità, giustappunto. Le tematiche ambientali rappresenteranno il cuore del nuovo Piano e la crescita della città sarà parametrata rispetto agli obiettivi dell’agenda 2030 per uno sviluppo urbano sostenibile. Siamo ad un momento di svolta tanto per le questioni connesse al turismo quanto per quelle legate all’ambiente, e dovremo affrontarle anche in questo nuovo Piano con coraggio e determinazione.