c'mon tigre
foto: Maurizio Anzeri

In attesa della data alla Flog il prossimo 23 marzo, abbiamo fatto due chiacchiere con uno dei due? tre? mille C’mon Tigre. Tra mescolanze culturali e sintesi musicali “Racines” raccoglie la memoria del vissuto e la trasforma in arte.

Ascoltando Il vostro nuovo album mi vengono in mente funk, afrobeat, jazz, folk, hip hop e soul frullati insieme per ottenere qualcosa di nuovo, bellissimo. Come nasce la musica dei C’mon Tigre?

Grazie. La nostra musica nasce nel primo capitolo del primo disco (C’mon Tigre – n.d.r) nato a sua volta alle spalle di un viaggio fisico in Nord Africa e in America. In questo secondo album ci sono anche influenze asiatiche ma l’ispirazione “madre” viene proprio dalla memoria di musiche “mischiate” nel corso dei viaggi. Tutte le influenze non sono altro che il risultato di una crescita costante sempre immersi in musiche diverse e complementari. Quando parli di “hip hop” sicuramente viene dai nostri ascolti negli anni ’90; il Jazz lo abbiamo incontrato nella cultura africana-etiope che abbiamo lasciato naturalmente evolvere in funky e così via. Più che scelte di genere si è sempre messo in prima persona il vissuto e la memoria a fare da collante.

E così ci siamo bruciati la seconda domanda… che provo a farti ugualmente nel caso spuntasse qualcosa di non-detto: pensando all’etichetta (BDC/!K7) o all’incredibile lista di collaboratori, in “Racines” è evidente una costante sinergia tra Italia e panorami internazionali. Quanto del nostro Paese è presente lì dentro e quanto avete assorbito dalle vostre esperienze in giro per il mondo?

Io sono cresciuto in una città di mare e quando cresci in una città di mare dove c’è un grande porto, sei naturalmente portato a vivere scambi di vario genere, in primis quelli culturali. Mare significa varietà ad ogni sbarco, continue sfumature da cogliere al volo; siamo cresciuti con influenze balcaniche, dalla Turchia, dalla Grecia…per quanto riguarda l’Italia, bè, non si può certo parlare di tradizione o musica folkloristica, non tanto per volontà quanto per un fattore generazionale. Siamo cresciuti a cavallo tra epoche diverse e in un momento in cui lo scambio di influenze e la mescolanza di generi – anche musicali – era ormai assodata. Non prendiamo spunto da musiche tradizionali italiane come la pizzica o la taranta…per noi la musica italiana è la musica del bacino mediterraneo.

Nei vostri dischi è sempre presente tantissima roba che immagino non sia facile ricreare in una dimensione live. Cosa ci dobbiamo aspettare dal concerto di Firenze alla Flog?

Una Bomba Umana [ride, n.dr]. Il nostro live è “speciale” o quantomeno, passami il termine, atipico. Ci siamo concentrati sullo snellire l’organico quindi sul palco ci sono meno musicisti di quelli incontrati per collaborare nel disco. Abbiamo dato alla parte live una spinta sintetica in ogni senso; tutti i musicisti hanno un sintetizzatore oltre a suonare il loro strumento-madre. Siamo con le mani ben piantate sulla sintesi e una pancia più ruvida e più elettronica.

Grazie mille, allora ci vediamo il 23 alla Flog!
Bene! Grazie a voi.

C’Mon Tigre
23.03.2019
Auditorium Flog
Biglietti: € 17,50