lunedì, 29 Novembre 2021
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Luca Carboni a teatro, come cantautore: l’intervista

L'album è ''Senza titolo''. La tournée pure. Luca Carboni porta in viaggio per l'Italia il suo nuovo ''bambino'' e lo fa scegliendo il palco più intimo dei teatri, come quello del Puccini di Firenze.

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L’album è “Senza titolo”. La tournée pure. Luca Carboni porta in viaggio per l’Italia il suo nuovo “bambino” e lo fa scegliendo il palco più intimo dei teatri, come quello del Puccini di Firenze, dove il cantautore bolognese arriverà il 15 dicembre per il “Senza Titolo tour”.

Un live a teatro, perché?

La decisione di fare un tour teatrale è fi glia di questo ultimo album in cui coesistono due anime: da  una parte quella più elettrica ed elettronica, dall’altra momenti più intimi e acustici. Il teatro mi permette di passare dal minimalismo dell’unplugged allamusica più “suonata” ed elettronica, valorizzando molto l’alternanza dei “piani” e dei “forti”.

Il tuo ultimo lavoro si apre con una riflessione su questo particolare momento storico.

Stiamo vivendo grandi trasformazioni. Penso però che bisogna liberarsi di questa cappa di negatività passiva legata  all’odierna crisi. È proprio questo il momento di osare, uscire dagli schemi, improvvisare, non dare niente per scontato e trovare nuovi stimoli a livello personale e sociale.

Sembra quasi un manifesto politico, da far invidia al sindaco Renzi…

L’esperienza fiorentina, a livello politico, mi sembra interessante. Dalla vostra città arrivano segnali molto forti di una generazione giovane. La mia speranza è che non ci si appiattisca sui vecchi schemi: è venuto il giorno di vedere in Parlamento 30enni e 40enni con un nuovo spirito. Io stesso nel brano “Riccione – Alexander Plazt”, critico la mia generazione , i giovani degli anni Ottanta. Se ci guardiamo trent’anni dopo, vediamo che abbiamo infl uito pochissimo sulla sfera politica.

Nel mondo della musica c’è chi si “autorottama”, come Vasco e Fossati, che annunciano l’addio ai live.

Essere musicisti non vuol dire soltanto concerti. Essere musicisti è come fare il prete: è una vocazione. Non credo che sia possibile andare in pensione dalla creatività. Forse ci sono artisti che sentono la necessità di fare a meno della vita frenetica della “star”. Essere musicista vuol dire anche prende la penna in mano e scrivere canzoni. Per quanto mi riguarda continuerò a fare dischi, ma sono attratto anche da una via diversa: scrivere canzoni per altri interpreti.

Il Cerca-eventi: l’agenda di dicembre, tra concerti e teatri

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