domenica, 27 Settembre 2020
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Recensione Album Raphael Gualazzi “Reality and fantasy”

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La vera rivelazione dell’ultimo Festival di Sanremo è stato il vincitore tra i Giovani, Raphael Gualazzi. Il ragazzo di Urbino è personaggio fin da come si presenta, nel suo incedere impacciato e con l’aria svagata in volto.

Il brano Follia d’amore, oltre a piazzarsi al primo posto all’Ariston ha vinto il Premio della Critica Mia Martini, il premio della Sala Stampa Radio e Tv e il Premio Assomusica per la migliore esibizione live.

Da febbraio ad oggi il nome di Gualazzi inizia quindi a circolare con forza nell’ambiente musicale italiano, ma non pensate che questo fantastico musicista-cantautore sia sbucato fuori dal nulla.

E’ infatti del 2005 il suo primo album Love Outside The Window,  che ora è stato rimesso in circolazione. Straordinaria la sua versione di Georgia on my mind, tanto che viene inserita nella compilation del 2008 Piano Jazz pubblicata da Wagram in Francia. Con lui in questo album troviamo, tanto per fare dei nomi, Nora Jones, Dave Brubeck, Duke Ellington, Nina Simone, Ray Charles. Sembrava quindi che Gualazzi rappresentasse il solito “nemo propheta in patria” condanna dei veri talenti italiani, ma per fortuna, classifica degli album più venduti alla mano, sembra che questa volta il talento stia avendo il successo che merita.

Reality and fantasy, questo il nome del suo secondo lavoro è un disco di livello, dove si denota una grande cura nel progetto di realizzazione. I musicisti che vi prendono parte  ( la tromba di Fabrizio Bosso per esempio) sono talenti riconosciuti che si mettono in gioco per valorizzare ancora di più Raphael che dimostra personalità e maturità inconsuete e quasi d’altri tempi. Talentuoso, bravo, intenso: sono questi alcuni aggettivi che vengono in mente già dal primo ascolto di questa musica di diversa provenienza, ma legata da un filo conduttore che è Guelazzi stesso. 

Se Follia d’amore era un mix di swing e pop, in Reality and fantasy troviamo anche blues, rhythm and blues, funk, rock e jazz in un allegoria di brani che offrono anche momenti di puro e semplice, ma non banale, intrattenimento. I riferimenti musicali per quest’artista sono molti, ma riconoscibili in un Paolo Conte e nella scuola jazz song italiana, nelle jam band americane, in Tom Waits e Fred Buscaglione, in Jamiroquai e nella black music. Tutto questo ed altro ancora è Guelazzi, che da maestro quale si dimostra, passa indifferentemente dall’italiano all’inglese, con grande naturalezza.

In Three second breath troviamo il pop e in Calda estate un omaggio se non un richiamo a Paolo Conte. Loves goes down slow è musica come dovrebbe essere, dove una canzone dall’apparenza facile è al suo interno intensa sia per l’aspetto melodico che nell’interpretazione. In Empty Home Guelazzi richiama il coetaneo inglese, acclamato dalla critica e più fashion del ragazzone urbinese, Jamie Cullum. C’è anche il rock in questo disco  e Scandalize Me con i suoi riffs ne è la riprova, e il pop ( ovviamente filtrato dall’ottica jazz) in Icarus e in Don’t stop, cover dei  Flatwood Mac. Vera chicca dell’album e Sarò Sarai dove la musica e le parole si fondono in giochi poetici da far rimanere come sospesi e la frase che viene in mente è: incredibile che per una volta le persone che spendono per i dischi siano riuscite ad apprezzare qualcosa oltre al melodico pop – popolare! Bene. Fa davvero ben sperare!

Reality and fantasy si fa realmente apprezzare in maniera valida e convincente. Chissà chi diventerà Rapahel Guelazzi.

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