SULL’ALTARE

Martin Jorgensen

Ben vengano occasioni come queste in cui è difficile scegliere chi riempire d’incenso sull’altare perchè le nomination sono molte.

Dura sceglierne per forza solo uno fra Martin Jorgensen, il crescente Kuzmanovinc e l’uomo del giorno Papa Waigo.

Scelgo il mitico Martino e mi perdonino i due giovanotti. Scelgo Martino per il bel premio ricevuto prima del match e per questioni anagrafiche. Gli altri due sono pischelli e mi auguro occasioni per confermarsi a questi livelli ne abbiamo molte ancora.

Dare il premio a Martino è una sorta di Oscar alla carriera. Trentadue primavere sulle spalle e anni di onorata carriera pedalatoria spesa sui campi di mezza Europa.

Un uomo sempre corretto, educato, al servizio della squadra, mai una parola o un gesto fuori posto. A Udine lo rimpiangono ancora e i suoi connazionali danesi spendono bene soldi in torpedone (della Jorgensen family) per macinar chilometri e venirselo ad ammirare dalla fredda Danimarca nella patria del Rinascimento.

Un giocatore di quelli veri che se solo avesse avuto meno fastidiosi, piccoli, ma continui infortuni in carriera avrebbe potuto dare molto di più. Non è celebrato come merita perchè non ha addosso una maglia a strisce, di qualunque stumatura esse siano, ma trovatemene un altro come lui in giro per il mondo. Un jolly così completo che sta bene e senza fiatare in ogni centimetro del campo in cui il suo Mister decida di piazzarlo.

Forse solo in porta non ha mai giocato, ma c’è da giurarci che sarebbe perfetto anche lì.

Il tuo nome è già mitologia caro Martino. Altre 300 di queste e sempre in maglia viola.

 

 

NELLA POLVERE

Osvaldo

OsvaldoUn po’ di polvere, anche in bocca di quella che fa bruciare forte la gola non ti guasterebbe.

Sei arrivato a Firenze con il pedigreè firmato e sigilillato dal Corvo. Ti sei presentato facendo lo spaccone e dicendo che ti prendevi la maglia numero nove perchè non temevi certo il confronto col tuo grande connazionale Batigol.

Non so se ti hanno informati che a Firenze siamo diffidenti per natura, di spacconi ne abbiam visti passare tanti sui lungarni…

Ti abbiamo aspettato al varco con quel tuo nome da barbiere di periferia e in quella mite serata d’autunno livornese appena mossa dalla brezza di salmastro ci hai fatto pensare che forse, avevi ragione tu.

Due pappine servite a casa del Livorno e tutti a casa!

I titoloni si sono sprecati, tu hai gonfiato la coda da pavone ed hai ribadito che eri un grande e l’avevi solo dimostrato.

Li per lì ci hai illuso, ma non per le due pippe, ma per quel tuo saper manovrare così bene coi tuoi piedini la sfera fatata.

Poi se sparito. Scelte tattiche (il Mister ha capito bene che ti serviva un bel bagno d’umiltà) ed un piccolo infortunio. Ti se rivisto solo a sprazzi e continuavamo a dire solo: mah…

Ieri hai confermato tutti i nostri mah… Devi sostituire il fenomeno rumeno. E’ arrivata la tua occasione di dimostrare chi dici di essere con i piedi e non solo con la lingua.

Che tristezza ieri. Sei parso solo un frullino a vuoto, un tanghero stanco. Quei vecchi marpioni della difesa del Livorno ti hanno fatto a pezzi, anzi non te l’hanno fatta proprio vedere quella sfera fatata che ti piace tanto.

Sveglia presuntuosetto!