SULL’ALTARE

MONTOLIVO
Che senta l’aria di un imminente primavera. Che si sia ricordato di essere una delle più luccicanti promesse del calcio italico. Che si sia scosso dalle feroci critiche che gli sono piovute addosso.

Insomma, sia quello che sia, ma il Montolivo visto con l’Everton e con il Siena è quello che vorremo vedere sempre.

Sa dove stare in campo, come pressare l’avversario, come costruire gioco, come inventare e liberare il compagno e come tirare.

In alcuni frangenti entusiasma e ci fa stropicciare gli occhi ricordando alcuni fantastici numeri 10 che hanno indossato la maglia viola.

Una malignità: ma non è che gli dia noi la presenza al suo fianco di Liverani. Sarà un caso, ma lui è cresciuto da quando l’altro è in infermeria.

NELLA POLVERE

PAZZINI

Non me ne voglia di nuovo il buon Pazzo, ma devo di nuovo buttarlo nella polvere.

Come calciatore non demerita mai. In campo ci mette l’anima e non solo. Su di lui sempre i più grossi colossi della difesa avversaria e non si risparmia mai nonostante gomitate e tacchettate.

Spizzica per i compagni, difende la palla, fa salire la squadra. Ma ripeto, di mestiere fa il centravanti.

Non segna da due mesi, in tutto l’anno ne ha fatti solo sei, e il gol sbagliato a Siena sa solo lui come ha fatto a buttarlo fuori. Un passo in più ed entrava in porta palla al piede. Erede di Toni?

Si è scusato con i tifosi? Grazie, ma sono solo chiacchiere che anzi confermano che se l’è presa più del dovuto. Dopo un’occasione così sciagurata le scuse un centravanti vero le puoi fare solo in campo, magari con una bella doppietta.