venerdì, 3 Dicembre 2021
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Cooplat compie settant’anni

Nata nel dopoguerra per iniziativa di nove ex-partigiani, 70 anni dopo la cooperativa "Lavoratori ausiliari del traffico" è un'azienda da 3mila addetti e 100 milioni di fatturato che opera in 12 regioni italiane. Stamani la cerimonia. Enroco Rossi: "Siete un bell'esempio"

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Il 1 febbraio 1946, in una Firenze ancora ferita dalla guerra, nove ex partigiani si costituiscono in cooperativa per iniziare un'attività “autonoma, senza padroni” nel settore delle pulizie. Cinquecento lire di capitale sociale, racimolate con grande fatica in tempi di carestia: nasce la “Lavoratori ausiliari del traffico”: L.a.t., poi meglio conosciuta come Cooplat. Settant'anni dopo, quell'azienda conta quasi tremila addetti di cui oltre 1.400 soci, attivi in 12 regioni d'Italia nei settori del facility management e dell'ecologia, delle manutenzioni e dell'energia. Un'impresa cooperativa che ogni anno fattura, con una crescita continua, circa 100 milioni di euro. Stamani Cooplat ha festeggiato il suo 70° compleanno con un a cerimonia al Teatro del Sale.

Erano presenti, tra gli altri, il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti e il governatore della Toscana Enrico Rossi, per rendere omaggio ad una lunga storia di lavoro, impegno e solidarietà.

Il futuro che viene da lontano

“Festeggiamo un traguardo importante – dice il presidente di Cooplat Fabrizio Frizzi – e sapere che non ci sono in Italia molte aziende così longeve con la stessa ragione sociale, ci carica di grande responsabilità. Dal '46 ad oggi è cambiato il mondo, ma Cooplat ha saputo rendersi protagonista nel cambiamento: è riuscita ad innovarsi, espandersi, diversificare la sua attività. Lo ha fatto senza mai tradire i valori delle origini. Intergenerazionalità, solidarietà, legalità e partecipazione sono i fari che seguiamo da sempre. E la buona cooperazione genera buona impresa, che nella realtà delle cose si traduce in qualità del lavoro e del servizio offerto. La continua innovazione di un’organizzazione solidale per natura, flessibile per scelta, competitiva per qualità e orgogliosa della propria libertà, può rappresentare un valore aggiunto sia per l’economia che per la dinamica sociale del Paese. Un traino nella crisi economica, finanziaria e per certi versi anche morale di questi ultimi anni”.

“Siete un bell'esempio – ha detto il presidente Rossi –, una realtà d'eccellenza che brilla in Toscana e che deve rappresentare un punto di riferimento per molti. Faccio i miei complimenti ai dirigenti e se possiamo considerare finita la stagione delle ideologie, non dobbiamo fare lo stesso con i valori e con la centralità del lavoro, perché se c'è arretramento sul fronte dei diritti sul lavoro, su questo voi e il movimento cooperativo state facendo e potete fare ancora molto, con un'azione importante di bonifica e di ristabilimento della legalità”.

L'alluvione e la rinascita

La storia di Cooplat è da sempre strettamente legata a quella di Firenze, la città in cui è nata. Nel 1965 ad esempio Cooplat perse l'appalto con Ferrovie che per quasi venti anni ne aveva caratterizzato l'attività. Un periodo davvero buio per i soci lavoratori, a cui da lì a breve avrebbe fatto seguito la terribile alluvione del 4 novembre '66. Ma è proprio da quel drammatico frangente che Cooplat riuscì a rinascere. I soci della cooperativa, da alcuni mesi senza lavoro, si presero cura fin da subito dei volumi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze gravemente danneggiati, prima come “angeli del fango” volontari, poi con un incarico specifico: dopo essere stati formati da esperti nazionali e internazionali, nel 1967 dettero vita al Laboratorio di restauro del libro, ancora oggi riconosciuto come uno dei maggiori al mondo, che nel 1976 divenne un organismo permanente della Biblioteca.

Da lì in poi inizia il percorso di crescita della cooperativa, che acquisisce negli anni una importante serie di appalti, dagli Uffizi alle Poste fino alla Regione Toscana, e si espande con la sua attività fuori dal territorio fiorentino. Prima a Siena, dove approda grazie all'assorbimento di Pulicoop, un piccola cooperativa di sole donne impegnata nelle pulizie, poi sulla Costa e a Grosseto, dove si avvicina al settore socio – sanitario vincendo un appalto al locale Ospedale. Nel 1975 Cooplat muove i primi passi fuori dai confini regionali, acquisendo un importante appalto in Liguria presso l'Arsenale della Marina Militare. Dalla fine degli anni '70, inoltre, una scelta strategica nuova e che in seguito risulterà vincente: la diversificazione delle attività. Se fino a quel momento la cooperativa si era sempre occupata di pulizie, movimentazione merci e restauro, dal 1978 in poi si cimenta nel settore delle manutenzioni, dell'ecologia, della gestione dei rifiuti urbani e del verde, ampliando le proprie competenze e la competitività.

Gli anni della crescita

Cooplat continua a crescere negli anni '80 e '90. Crescono i cantieri e il fatturato ma soprattutto la forza lavoro, la base sociale della cooperativa. Che acquisterà piano piano alcuni tratti salienti che ancora oggi mantiene. Innanzitutto la presenza di un'alta, prevalente componente femminile. Oggi, su circa tremila addetti in totale tra soci e lavoratori, quasi 2.000 sono donne (di cui un migliaio socie). Consistente, inoltre, la presenza di personale straniero, pari al dicembre 2014 a 383 persone, di cui 295 provenienti da Paesi extra Cee. Una cooperativa “in rosa” e multietnica che da sempre ha messo in campo misure e progetti a sostegno del suo corpo sociale variegato ed eterogeneo. A partire dalla ricerca sul personale straniero affidata nel 2011 al Ceuriss fino a quella sulle donne immigrate impiegate in Cooplat presentata nel 2014 dall'Istituto Dirpolis della Scuola Sant'Anna di Pisa. Finalizzate ad accrescere le occasioni di integrazione del corpo sociale, entrambe fanno emergere il senso di appartenenza alla cooperativa sviluppato dal personale immigrato, che nel lavoro in Cooplat – seppur duro, umile e faticoso – rintraccia prima di tutto uno strumento di inclusione sociale.

A testimoniare l'importanza accordata da Cooplat alla qualità del lavoro, non c'è solo l'alto tasso di contratti a tempo indeterminato (su un totale di circa tremila, sono poco più di un centinaio i contratti a tempo determinato e soli 3 i Co.co.pro). Il riconoscimento del lavoro come sinonimo di dignità e occasione per il riscatto sociale si riflette anche nel protocollo di intesa raggiunto nel giugno 2014 con il Centro antiviolenza di Firenze “Artemisia” per l'inserimento lavorativo delle donne vittime di maltrattamenti. Un'intesa fortemente voluta dai soci della sezione fiorentina della cooperativa che ha condotto all'assunzione di alcune donne precedentemente accolte nelle case rifugio di Artemisia che con il lavoro in cooperativa hanno potuto riacquistare una autonomia precedentemente perduta.

Qualità del lavoro è la parola d'ordine anche sul fronte della sicurezza. Dal 2012 al 2014, gli infortuni in Cooplat passano da 221 a 195, l'indice di frequenza scende da 63,7 a 57,4 e l'indice di gravità da 168,7 a 145,3, ben sotto la media nazionale degli infortuni nei settori di riferimento. A chiusura dell'iniziativa per i 70 anni una tavola rotonda dedicata al tema “C'è futuro nella cooperazione”.

 

“All’inizio – dice il presidente nazionale di Legacoop Mauro Lusetti – c’erano 9 ex partigiani, oggi Cooplat conta 1.400 soci che in 12 regioni danno lavoro quasi a 3mila persone: i numeri raccontano che in questi 70 anni la cooperativa ha saputo fare bene il proprio mestiere, ma dicono anche che lo ha fatto senza perdere per strada i propri valori, perché qui si realizzano le pari opportunità con 2 occupati su 3 che sono donne, si fa integrazione con il 12% dei lavoratori stranieri e si assicura buon lavoro, con il 95% delle persone assunte a tempo indeterminato. Questa capacità di trasformare i valori nei binari su cui far correre l’impresa è l’essenza della cooperazione e il fatto che voi lo continuiate a fare, ogni giorno, è una buona notizia per il nostro Paese”.

“Cooplat – è il commento dell'assessore al Lavoro del Comune di Firenze Federico Gianassi – rappresenta una realtà fiorentina di successo che può guardare al futuro con fiducia e ottimismo. È significativo il fatto che la cooperativa abbia scommesso su formazione, qualità del lavoro e sicurezza, parole chiave per tutte quelle imprese che oggi vogliono stare sul mercato ed essere competitive”.

“La cooperazione – dice il professor Luca Bagnoli, docente di Economia aziendale all'Università di Firenze – nasce come aristocrazia del lavoro, dove i più avveduti si organizzano per fare impresa, ed è tanto più attuale quanto più ha presente da dove viene. È questo il valore aggiunto di questo tipo di impresa, finché sta sul mercato ma riesce a mantenere un forte legame coi suoi soci, ha raggiunto il suo obiettivo più grande”.

 

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