domenica, 5 Febbraio 2023
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Tabella aumento pensioni 2023: come cambia la perequazione

Le modifiche previste dalla manovra per la perequazione 2023: quanto cresceranno le pensioni il prossimo anno e per chi sarà il taglio

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La tabella per l’aumento delle pensioni nel 2023 cambia con il ritocco della perequazione che è sarà conteggiata dal 1° gennaio, come previsto dalla legge di bilancio (ma in alcuni casi pagata in ritardo): la manovra è stata approvata il 29 dicembre al Senato ed è entrata quindi in vigore a Capodanno influendo sul netto del cedolino. Il Parlamento ha fatto alcune variazioni al testo presentato dal governo Meloni, anche in merito ai trattamenti pensionistici. Sono state modificate le percentuali del taglio alla rivalutazione, ossia l’adeguamento delle pensioni all’inflazione, con novità per le minime e anche per la tabella degli aumenti sopra i 2.100 euro lordi. Vediamo le novità.

Come cambia la perequazione delle pensioni nel 2023: il calcolo dell’aumento

Prima di definire nel dettaglio la tabella pdf dell’aumento delle pensioni, partiamo dal chiarire quanto sarà la rivalutazione piena dal 1° gennaio 2023: l’Inps, con la circolare n° 135 del 22 dicembre 2022, ha confermato il valore definitivo della rivalutazione al +7,3%, al netto del conguaglio “da effettuarsi in sede di perequazione per l’anno successivo”. Questo significa che se l’inflazione definitiva registrata dall’Istat a fine 2022 risultasse più alta di questa percentuale (come effettivamente sarà), ai pensionati verrà riconosciuto nel cedolino un conguaglio degli “arretrati”, un po’ come successo tra novembre e dicembre 2022.

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Ovviamente bisogna subito chiarire che l’aumento delle pensioni non spetta a tutti indistintamente, ma la parte di perequazione riconosciuta durante il 2023 sull’assegno previdenziale dipende dal proprio reddito pensionistico. La percentuale più alta di incremento viene riconosciuta alle minime e poi si riduce progressivamente con il crescere dell’ammontare delle pensioni. È proprio questo il punto che è stato criticato dai sindacati, perché al vecchio sistema a tre fasce di reddito se ne sostituisce uno nuovo con 7 diversi scaglioni, modello che va a sfavore di chi ha una pensione sopra i 2.100 euro lordi.

Come cambiano le fasce per la perequazione 2022: l’aumento al netto delle pensioni

Siamo quindi alle novità sull’aumento delle pensioni dal 1° gennaio 2023, con la nuova tabella della perequazione stabilita dalla legge di bilancio. La buona notizia è l’aumento delle pensioni minime, che possono godere di una rivalutazione maggiorata. La cattiva riguarda invece una buona fetta di popolazione. La manovra prevede tagli più corposi alla perequazione 2023 delle pensioni sopra i 2.100 euro lordi. Ecco la nuova tabella della rivalutazione (in verde le variazioni favorevoli, rispetto alle regole precedenti):

  1. pensioni minime (525,38 euro)
    120% della rivalutazione (finora era al 100%)
    aumento +8,76%
    Le pensioni minime degli over 75 aumentano a 600 euro (597 euro per l’esattezza, ossia +13,7%)
  2. pensione mensile lorda fino a 4 volte il minimo (fino a 2.102 euro)
    100% della rivalutazione (finora era al 100%)
    aumento +7,3%
  3. pensione mensile lorda tra 4 e 5 volte il minimo (da 2.102 a 2.627 euro lordi)
    85% della rivalutazione (finora era il 90%)
    aumento +6,20%
  4. pensione mensile lorda tra 5 e 6 volte il minimo (da i 2.627 a 3.152 euro)
    53% della rivalutazione (finora era il 75%)
    aumento +3,87%
  5. pensione mensile lorda tra 6 e 8 volte il minimo (tra i 3.152 a 4.203 euro)
    47% della rivalutazione (finora era il 75%)
    aumento +3,43%
  6. pensione mensile lorda tra 8 e 10 volte il minimo (tra i 4.203 a 5.254 euro)
    37% della rivalutazione (finora era il 75%)
    aumento +2,7%
  7. pensione mensile lorda oltre 10 volte il minimo (oltre 5.254 euro)
    32% della rivalutazione (finora era il 75%)
    aumento +2,34%

La nuova tabella sull’aumento delle pensioni (pdf): il taglio alla rivalutazione 2023

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La nuova tabella della perequazione influisce quindi sull’aumento netto delle pensioni dal 1° gennaio 2023, visto che l’adeguamento all’inflazione non è uguale per tutti. Fatti due conti, saranno le pensioni medio-alte a perdere più soldi rispetto all’incremento che avrebbero ricevuto in base alle norme precedenti.

Tabella aumento pensioni perequazione 2023 gennaio

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Qui è possibile scaricare il pdf della tabella sull’aumento delle pensioni nel 2023.

Il pagamento della perequazione della pensione a gennaio o febbraio 2023

Intanto l’Inps nella circolare del 22 dicembre ha comunicato che a gennaio 2023 il pagamento dell’adeguamento pieno all’inflazione (quindi con l’aumento del 7,3%) solo per le pensioni fino a quattro volte minimo dell’anno scorso (2.101,52 euro), mentre per le altre la perequazione sarà versata a febbraio, in modo tale da recepire le modifiche fatte con la legge di bilancio. La decisione, spiega l’istituto, è stata presa per evitare di versare somme di cui non si potrebbe aver diritto per il cambio di normativa e che quindi dovrebbero poi essere recuperate.

Bisogna tenere in considerazione che in alcuni casi – nonostante la tabella degli aumenti – le pensioni di gennaio e febbraio 2023 saranno più basse per effetto dei conguagli fiscali e delle addizionali Irpef. Se le ritenute per l’Irpef nazionale dell’anno appena concluso risultano inferiori a quanto dovuto, la differenza viene scalata a gennaio e febbraio (a eccezione di chi ha una pensione annua fino a 18.000 euro e un debito con l’erario superiore a 100 euro, per i quali la legge stabilisce una rateizzazione fino a novembre 2023). Inoltre le addizionali regionali e comunali a saldo vengono scalate dalle pensioni che vanno da gennaio a novembre 2023, mentre le addizionali comunali in acconto vengono trattenute da marzo a novembre.

L’Inps ha comunicato anche l’aumento delle pensioni minime e di invalidità per effetto della perequazione 2023, in particolare:

  • la pensione minima nel 2023 salirà da 525,38 a 563,74 euro mensili (7.328,62 euro annuali);
  • l’assegno sociale aumenterà da 469,03 a 503,27 euro mensili (6.542,51 euro l’anno). Il tetto di reddito per beneficiarne sarà di 6.542,51 euro per i singoli, 13.085,02 euro per i coniugi;
  • l’assegno vitalizio mensile cresce da 299,49 a 321,36 euro;
  • per le pensioni di invalidità e per i sordomuti nel 2023 è previsto un aumento a 313,91 euro al mese; per i ciechi parziali a 217,64 euro; per i ciechi assoluti 339,48 euro.
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