Home Rubriche C'era una volta Firenze San Miniato al Monte e lo stratagemma di Michelangelo per salvarla

San Miniato al Monte e lo stratagemma di Michelangelo per salvarla

Anche Michelangelo ha messo il suo zampino nella storia della Chiesa di San Miniato al Monte. L'artista del Rinascimento salvò il campanile con 1800 balle di lana

San Miniato al Monte michelangelo
La Collina di San Miniato al Monte in una stampa del 1876

Il toponimo di questa antica strada fiorentina risalente al Mille, prese il nome dall’antica chiesa dedicata al martire fiorentino Miniato verso la quale si dirige.

La chiesa di San Miniato, che racchiude tanta storia fiorentina e tesori d’arte, sembra sia lì, a portata di mano della città, estesa in posizione sottostante, con l’Arno che la divide fra cupole, campanili, torri e palazzi emergenti fra una miriade di tetti rossi. Dedicata al primo martire cristiano di Firenze, la sua costruzione, con l’annesso monastero benedettino ora dei padri Olivetani, sulla sommità del poggio conosciuto oggi come Monte alle Croci, è un magnifico esempio di architettura romanica fiorentina del Mille. Sulla cuspide svetta un’aquila dorata che artiglia un “torsello”, stemma dell’Arte Maggiore di Calimala, che ricorda come questa importantissima corporazione ne ebbe il patronato.

La sfortuna della torre campanaria di San Miniato

Assai prossimo dalla chiesa, fra gli antichi bastioni difensivi, ricordi di un glorioso momento di storia fiorentina in quanto eretti da Michelangelo, architetto delle fortificazioni che nel 1529 aveva trasformato il colle in avamposto, si erge la massiccia torre campanaria di San Miniato. Costruita nel 1207. Si ha notizia che l’Arte di Calimala nel 1316 la dotò di una campana di 375 libbre; nel 1325 a seguito della scarica di un fulmine, parte della torre crollò danneggiando anche il tetto della chiesa. Quattordici anni dopo, sempre a spese dell’Arte, fu “riassettato” il campanile e nel 1398 fu collocata una grossa campana del peso di 2180 libbre fusa dal campanaio Riccio di Lapo.

Ma l’inclemenza degli agenti atmosferici perseguitò ancora la torre seriamente danneggiata a seguito di un altro fulmine caduto nel 1413, tanto da rendere precaria la sua condizione statica. Nel 1499, nel tentativo di ripristinarlo, il vecchio campanile crollò; fu ricostruito nel 1524 su disegno di Baccio d’Agnolo.

Lo stratagemma di Michelangelo per salvare il campanile di San Miniato al Monte

Su questa torre si concentrò anche il fuoco delle artiglierie nemiche nell’assedio del 1529-30 da parte dell’imperatore Carlo V, quando la città era minacciata e spasmi d’agonia si vivevano oltre le sue mura insanguinate. Nella tragedia di una eroica ma vana resistenza, Firenze scrisse alcune delle sue più luminose pagine di storia. Fu proprio in quella funesta circostanza che Michelangelo ebbe l’idea di proteggere il campanile, divenuto il principale obiettivo dei nemici, con 1.800 balle di lana (messe prontamente a disposizione da quell’Arte Maggiore), pendenti dalla cima ed ammassate al suolo intorno alla base, per attutire i colpi e salvare la sua staticità. Inoltre, dall’alto di questa torre-campanile il bombardiere fiorentino Giovanni d’Antonio, detto Lupo, spargeva terrore fra le file nemiche cannoneggiandole con due “sagri”, e meritandosi per tali epiche gesta, il diritto di intitolargli, nel 1871, una strada accanto al palazzo Serristori nel quartiere di San Niccolò.

San Miniato oggi: un luogo di incontri nazionali

Cinque sono i grossi bronzi sacri che suonano dalla cella campanaria alla quale si accede dopo aver salito 65 comodi scalini dello storico campanile; suoni che si diffondono sul sottostante viale dei Colli immersi nel verde, a due passi del piazzale Michelangelo luogo d’incontri nazionali ed internazionali dove la veduta è aperta per ammirare il suggestivo gioiello rilucente della città; contro l’orizzonte il profilo delle colline.

 

Leggi le altre storie di C’era una volta Firenze

Curiosità, personaggi, leggende e buffi aneddoti dalla storia di Firenze, raccontati ogni mese da Luciano e Ricciardo Artusi, i più importanti studiosi e divulgatori della storia fiorentina. La vita popolare e gli intrighi di palazzo, le tradizioni, le arti e gli antichi mestieri della Firenze che fu