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Santa Barbara e il “Diario di un artigliere”

Il 4 dicembre si celebra Santa Barbara, patrona delle Armi dell’Artiglieria e del Genio, dei Vigili del Fuoco e della Marina Militare. In suo onore leggiamo un racconto di guerra dal diario di Giovanni Artusi

Il 4 dicembre, fin dal Medioevo, veniva festeggiata Santa Barbara vergine e martire, da subito invocata a proteggere dai fulmini e, di conseguenza, dalla “mala morte” in quanto un folgorato moriva improvvisamente, all’istante, senza il tempo di prepararsi cristianamente al trapasso.

Con l’avvento della polvere da sparo e delle armi da fuoco pure l’uomo divenne capace di scagliare “folgori”, per cui Santa Barbara fu invocata ed eletta a patrona delle Armi dell’Artiglieria e del Genio, dei Vigili del Fuoco e della Marina Militare.

Santa Barbara e il “Diario di un artigliere alla Grande Guerra”

Proprio perché protettrice degli artiglieri, nello scorso mese di ottobre il Generale di divisione Pietro Tornabene, comandante dell’Istituto Geografico Militare, ha presentato il libro Sempre e dovunque (motto dell’Artiglieria) Diario di un artigliere alla Grande Guerra. Si tratta del diario scritto da Giovanni Artusi, rispettivamente padre e nonno di noi autori dell’articolo.

Era il 27 maggio del 1916, alle 19, quando partì da La Spezia la tradotta militare che portava i nostri soldati al fronte e l’Artigliere Giovanni Artusi su quel diario annotò:
Alcune signorine ci hanno offerto fiori, sigarette ed una medaglietta con l’effigie di Santa Barbara protettrice dell’Artiglieria.

Quella medaglietta, con un nastrino tricolore su cui fu scritta la data, rimase appuntata sulla divisa dell’artigliere per tre lunghi anni di guerra.
Alla coinvolgente presentazione presso l’Istituto Geografico Militare, alla quale hanno partecipato tantissime persone, seguì l’articolo del giornalista Antonio Patruno dal quale ne trascriviamo alcuni passi:
La morte, il sangue, il dolore, il fetore, la consolazione di un fiasco di vino o di una lettera della (o alla) moglie. In due parole, la guerra. Una testimonianza a tratti molto cruda, una specie di racconto dall’inferno, tramandato da chi l’ha vissuto in prima persona e davvero poté considerarsi un miracolato. È il diario di guerra di Giovanni Artusi, Caporal Maggiore d’Artiglieria, babbo di Luciano Artusi, notissimo a Firenze per i suoi libri e per decenni “anima” del Calcio Storico Fiorentino. Lui, assieme al figlio Ricciardo, ha curato Sempre e dovunque – Diario di un artigliere alla Grande Guerra, affidandone la pubblicazione alla casa editrice Scribo di Firenze.

Alla fine della guerra Giovanni Artusi venne decorato di Croce al Valor Militare.
Lo scenario è il fronte del Carso, quello cruciale. Il racconto crudo è fatto di corpi dilaniati, boschi e colline diventati cimiteri, notti insonni passate assieme a topi e scarafaggi, ingrassati in quelle zone e in quei tempi dalle carcasse dianimali e uomini. Tanta crudezza e a tratti grande amarezza: “Un giovane colpito con due pallottole – scrive Artusi il 30 settembre 1916 – una al ventre e una al cuore, è stato lasciato per quattro giorni per terra senza seppellire, nel fango e sotto la pioggia. Non c’è rispetto nemmeno per i morti; siamo delle nullità ed i giornali ci chiamano eroi e dicono tante baggianate”. A volte, sotto un bombardamento austriaco l’ora sembrava arrivata.     

 
Il Diario, rimasto per tanti anni nel silenzio dei ricordi, aiuta oggi a conoscere meglio l’anima e il sacrificio dei nostri soldati sul campo di battaglia, che contribuirono a rendere la Patria libera e grande. Inoltre è pure un ringraziamento a Santa Barbara per la sua protezione che gli consentì il ritorno fra gli affetti familiari. Tra i tanti proverbi legati a Santa Barbara abbiamo scelto questo che è una vera invocazione: Santa Barbara benedetta, liberaci dal fuoco e dalla saetta!

Il libro è disponibile in tutte le librerie. Prezzo di copertina €. 14,90