mercoledì, 3 Giugno 2020
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Cosa resterà di queste ferie

Tra like e selfie, le vacanze contemporanee non sono più quelle di una volta? Al rientro in città le ferie hanno però lasciato traccia di una lezione importante. L'editoriale di Francesca Puliti

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C’erano una volta le ferie d’agosto, quella mesata in cui Firenze appariva più deserta del Gobi, le periferie assumevano un aspetto post-apocalittico e per trovare un tabaccaio aperto era necessario intraprendere un viaggio verso Santa Maria Novella senza l’ausilio di mezzi pubblici (o quasi).

Oggi non è più così: il 65% degli esercizi commerciali ha alzato il bandone anche nella settimana di Ferragosto (dati Confesercenti Toscana) e l’orda di turisti non si è fermata neanche di fronte a Lucifero; le strutture ricettive cittadine hanno registrato un tasso di occupazione oltre l’85% (stima del Centro Studi Turistici di Firenze). Con buona pace di quanti stanno cercando una soluzione al turismo di massa.

Sì, è vero, un fiorentino su 3 è andato in ferie e ce lo confermano i numeri sulla raccolta dei rifiuti in città, che registravano un generoso 20% in meno la settimana prima di Ferragosto (fonte: Alia). Ma le ferie contemporanee non sono più quelle di una volta. Nei 10 giorni che riusciamo a strappare alla routine dobbiamo raggiungere il posto più strano, recensire ogni ristorante che incontriamo lungo il percorso, scattare centinaia di foto a testimonianza delle nostre imprese. E poi ritoccarle e postarle sui social prima che lo faccia il nostro collega.

Una fatica, da cui adesso è necessario riprendersi per tornare all’amato stress quotidiano. Facendo tesoro della lezione più importante che abbiamo imparato tra un aperitivo e una grigliata: che un’altra realtà quotidiana può esistere. Secondo un recente sondaggio commissionato da Groupon un italiano su 2 in vacanza ha pensato di cambiare lavoro. Personalmente non so quanto sia attendibile come stima, ma ci dà la misura di quanto le ferie siano importanti per aprirci gli occhi e la mente verso altri possibili scenari.

Cerchiamo di mantenere questa apertura mentale, merce preziosa e rara di questi tempi. Almeno fino alla prossima vacanza.

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