lunedì, 1 Giugno 2020
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Italia, America e ritorno: Narciso Parigi e Lorenzo Andreaggi

Uno è il padre nobile della tradizione melodica italiana, l'altro un giovane cantante. Dal loro incontro è nato un album in bilico tra passato e futuro

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Italia, America e ritorno è il titolo del nuovo progetto musicale di Lorenzo Andreaggi, con la direzione artistica di Narciso Parigi e prodotto da Larione 10. Un vero e proprio gioiello in cui si incastonano la storia di un’amicizia, un sogno che si avvera e un passato che torna più attuale che mai. “È stato un vero passaggio di testimone, da Narciso Parigi a me – racconta Lorenzo Andreaggi – proprio come facevano un tempo nelle vecchie botteghe a Firenze, quando i maestri passavano il testimone agli allievi”.

Andreaggi – Parigi: come è cominciata questa avventura?

“Scrissi una lettera a Narciso Parigi nel 2013. Dicendogli che ero un appassionato della musica neomelodica italiana e delle canzoni fiorentine e che mi sarebbe piaciuto conoscerlo. Non ebbi risposta e passarono cinque o sei mesi. Poi un giorno mi telefonò, scusandosi per non aver risposto: la lettera era finita dietro la cassetta della posta. Andai a trovarlo a casa, lui si mise al pianoforte e io cantai. Così mi propose subito di incidere quelle canzoni che aveva portato in America e che non sono mai arrivate in Italia. Finora. Lo ringraziai ma la cosa morì lì. Passarono anni e nel 2016 misi su lo spettacolo Canta Firenze dove cantavo le canzoni di Spadaro. Dopo lo spettacolo finalmente mi decido e con Sergio Salaorni andammo a casa di Narciso”.

Inizia l’avventura: “Abbiamo ascoltato più di 200 canzoni (Parigi ne ha incise più di seimila, ndr) e ne abbiamo scelte 16”. Poi è stata la volta degli ospiti: “Irene Grandi, Saverio Lanza, che è il suo produttore e chitarrista, alcuni membri della Bandabardò, Marco Bachi al basso, FinazStefano Bollani che ha accettato subito con un pezzo incredibile. Fabrizio Mocata al piano, Bruno Scantamburlo arrangiatore e compositore brasiliano che ha fatto gli arrangiamenti di tutti i brani. Tra gli ospiti c’è anche il tenore genovese Fabio Armiliatole Signorine, un coro di tre ragazze che ricorda il Trio Lescano. Il disco è sponsorizzato in parte dalla Fondazione Fiorentina”.

È stato più un passaggio di consegne o un recupero del passato?

“Non è così tanto passato, perché la musica italiana, come dice Narciso, non esiste più: c’è bisogno di qualcosa di nuovo, ma che abbia ancora il sapore della canzone italiana, della melodia, di quelle imperfezioni che l’hanno sempre resa unica. Queste sono canzoni italiane veramente belle, e riarrangiate possono andare oltre”.

Cosa ha insegnato Narciso Parigi a Lorenzo Andreaggi?

“Narciso mi ha sempre insegnato a cantare nel modo più naturale possibile, a esprimere i sentimenti, cosa che oggigiorno non capita più. Anche il nostro orecchio non è più abituato alle imperfezioni. Narciso è una persona umilissima che mette l’amicizia al primo posto. Gli devo davvero tanto”.

E le canzoni cosa raccontano?

“Alcune sono più nostalgiche, altre potrebbero essere state scritte oggi. Penso ad esempio a “Va’ ja Firenze” che racconta la storia del capoluogo toscano da Fiesole, quindi dalla sua nascita, fino ai giorni nostri. Oppure “It is Christmas” che insieme a “Non ritornar” venne scritta da Narciso per Dean Martin. C’è anche un inedito inno per la Fiorentina che si intitola “I magnifici 11”, scritto insieme a Mogol negli anni ’60. Sembra fatto apposta per Rocco Commisso, perché anche il titolo del disco Italia, America e ritorno ricorda un po’ la nuova proprietà americana del club viola”.

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