mercoledì, 25 Novembre 2020
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Quando a Firenze c’era il re

Centocinquanta anni fa, nel 1865, la capitale del Regno d’Italia si spostava in riva all’Arno

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Oggi sarebbe una Firenze diversa se alla fine del 1864 le cose fossero andate in un altro modo. Centocinquanta anni fa (erano i primi mesi del 1865) Firenze diventava ufficialmente la capitale del Regno d’Italia. E oggi, a distanza di un secolo e mezzo, si celebra quel momento storico.

cosa è cambiato

Un momento che ha cambiato la geografia e gli equilibri politici del bel paese per un lustro, ma che ha soprattutto cambiato definitivamente l’aspetto di una parte importante della città. Sarebbe potuta essere una città per certi aspetti molto diversa se nel protocollo della convenzione firmata a Parigi il 15 settembre 1864 non ci fosse stato scritto a chiare lettere che la Francia avrebbe messo fine all’occupazione di Roma (cominciata nel 1849), ma che la capitale del regno si sarebbe dovuta spostare da Torino. Il nome della città del giglio fu fatto fin da subito, ma era altrettanto chiaro che sarebbe stato un trasferimento temporaneo, ovvero che Firenze sarebbe stata una capitale a scadenza.

giuseppe poggi

Per quella capitale “a tempo determinato”, però, furono pensati molti “aggiustamenti” che avrebbero dovuto dare alla città un aspetto (e una funzionalità) pari ad altre capitali europee. È per questo che, al netto dei principali attori di quella stagione politica, il protagonista assoluto del periodo fu Giuseppe Poggi, architetto incaricato di rivoluzionare in toto la viabilità fiorentina e l’assetto di alcuni quartieri. Il 7 febbraio 1865, su La Nazione, si legge del cambiamento “indispensabile per le mutate condizioni della nostra città. Firenze (deve) far lungo cammino prima d’agguagliare taluna (altre città) in ciò che attiene alla capacità di soddisfare ai bisogni del viver moderno”, ed è con questo impeto che la rivoluzione urbanistica viene pianificata nei dettagli.

Via le mura trecentesche progettate da Arnolfo di Cambio, spazio a viali alberati larghi quaranta metri (pensati sulla falsariga dei boulevard parigini), benvenute piazze dove far confluire il traffico di carrozze e pedoni in arrivo dai quattro angoli della città. E poi via libera al proseguimento del viale di circumvallazione che, inerpicandosi su per la collina di San Miniato, è andato a creare la terrazza panoramica del piazzale Michelangelo, scorcio privilegiato sui monumenti del centro. Ma non è tutto, perché la svolta funzionale non era l’unico dettaglio a stare a cuore ai “rottamatori” della seconda metà dell’Ottocento.

il cuore di Firenze

Un altro pezzo molto importante della rivoluzione urbanistica riguarda il cuore vero di Firenze, quella che oggi si chiama piazza della Repubblica (all’epoca piazza Vittorio Emanuele) e che un tempo era il ghetto ebraico della città. Un dedalo di vie e viuzze strette, palazzi medievali, una chiesa e uno slargo occupato da banchi e barrocci dove si svolgeva il mercato e dove sorgeva, oltre alla colonna dell’abbondanza (unica superstite di tutta la piazza), la loggia del pesce progettata dal Vasari su commissione di Cosimo I nel 1567, quando i pescivendoli furono fatti spostare dal lungarno degli Archibusieri (dove stava nascendo il loggiato che avrebbe sostenuto il Corridoio Vasariano) alla piazza.

Dell’antico ghetto oggi non rimane più niente, spianato da una piazza dallo scarso allure ottocentesco che, come molti fiorentini avranno ben presente, recita in cima all’arco che la collega a via Strozzi: “L’antico centro della città da secolare squallore a nuova vita restituito”. Palazzo Vecchio divenne la sede della camera dei deputati e del ministero degli Esteri, il ministero dell’Interno prese casa a Palazzo Medici Riccardi, mentre parte del convento di Santa Maria Novella divenne sede della corte di Cassazione. Piano piano tutti i ministeri si trasferirono sulle rive dell’Arno, e per cinque anni dalla città del giglio vennero prese decisioni, varate leggi, annunciate la guerra e la pace, organizzate cerimonie solenni (come quella in onore di Dante nel maggio del 1865, in occasione della quale viene collocata la statua dedicata al poeta in piazza Santa Croce).

da Firenze a Roma

Fino a quando, il 1° luglio 1871, Firenze “cessa di essere ufficialmente capitale” e gli uffici, i dirigenti, i ministri e tutta la macchina politica del regno si spostano definitivamente a Roma. Firenze non fu nient’altro che una parentesi nel tragitto dell’Italia unita. Una parentesi bellissima e cruciale, ma nient’altro che una parentesi.

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