Nell’era dei trasporti ultra veloci, a Firenze, si possono vedere una volta all’anno, esattamente nel giorno di Pasqua, quattro buoi impegnati nello sforzo di traino, per le vie del centro storico. Sono due paia di candidi esemplari di razza chianina che, aggiogati in due pariglie, tirano possenti e placidi il Carro del Fuoco Santo per il famoso, tradizionale “Scoppio”, dal piazzale del Prato fino a piazza del Duomo e viceversa.

il carro pasquale

Scortato da 150 fra armati, musici, madonne fiorentine e sbandieratori del Calcio Storico Fiorentino, il festoso carro pasquale, detto affettuosamente dai fiorentini “Brindellone”, si muove dal piazzale trainato dai buoi ornati di fiori, con gli zoccoli e le corna dorati, le rosse moscaiole pendenti sul muso dalle larghe narici umide e nere e con le gualdrappe gigliate sulle possenti groppe. Il faticoso cammino dei pazienti animali è facilitato dalle tante palate di sabbia sparse sul manto stradale, affinché i loro zoccoli sotto sforzo abbiano una maggiore aderenza al suolo. Verso le dieci il carro arriva in piazza del Duomo, posizionandosi esattamente fra il Battistero e Santa Maria del Fiore. I buoi vengono staccati e condotti in piazza della Signoria, distante dalle deflagrazioni che avverranno di lì a poco, mentre si provvede alla stesura del filo di ferro sul quale scorrerà la “colombina”.

lo “scoppio”

Il cavo viene fermato al centro del carro e dall’altra parte alla colonna di legno posta in Cattedrale, appena fuori dell’altar maggiore. Man mano, con il passare dei minuti, aumenta l’ondeggiare della folla incuriosita ed in trepidante attesa. Negli ultimi istanti ognuno cerca il miglior punto di osservazione, magari sulle punte dei piedi, per scorgere l’arrivo della colombina che precede l’assordante spettacolo pirotecnico dello “scoppio”. Alle ore undici in punto, terminato il rito religioso, al canto del Gloria in Excelsis Deo intonato dal Cardinale, il Diacono accende la miccia della colombina che, sibilando per tutta la navata centrale, scorre sul filo metallico e va ad incendiare i mortaretti ed i fuochi di artificio disposti sul carro. La tradizione vuole che, nel caso la colombina percorra senza intoppi il tragitto completo nei due sensi, i raccolti della campagna saranno abbondanti, altrimenti il pronostico sarà molto meno favorevole.

Iniziano così, con fragore, le assordanti deflagrazioni e sia pure in maniera simbolica, la distribuzione a tutta la città del fuoco benedetto. L’imponente mole dell’antico carro si avvolge di nubi e scintillanti scoppi, come se l’aria stessa emettesse scintille sempre più luminose. Gli scoppi raggiungono il massimo della loro potenza man mano che dal basso salgono verso la sommità del carro dove, infine, soffia la girandola che al termine dei suoi sibilanti giri su se stessa, si apre come i petali di un giaggiolo, sprigionando tre piccoli gonfaloni con le insegne di Firenze, dell'Opera del Duomo e della famiglia dei Pazzi. La fine della cerimonia è segnata da tre più potenti detonazioni, ultime delle 1600 cariche. Il momento dello scoppio è l'esaltazione simbolica della pace, è l'augurio e la speranza di unire tutti gli spiriti in amicizia, è simbolicamente la luce del Signore risorto che si estende a tutti i presenti e su tutta la città.

il brindellone

Cessato il fragore assordante degli scoppi, si sentono in tutta la loro intensità i festosi rintocchi delle campane e man mano, con il dissolversi del denso fumo, riappare più nitido il profilo del Brindellone che pian piano torna visibile dopo il caleidoscopico gioco della nebbia lasciata dai mortaretti e una volta dissipato il fumo, sono nuovamente visibili anche i marmi del Battistero, di Santa Maria del Fiore, del campanile di Giotto ed il ritorno volteggiante dei piccioni fuggiti fin dalle prime esplosioni. Mentre la folla lascia lentamente la piazza in un brusio confuso, tornano i quattro buoi per essere nuovamente aggiogati al pesante carro che, con la loro possente forza, lentamente riconducono nella rimessa in via del Prato n° 20, da dove non si muoverà più fino alla Pasqua dell'anno successivo.