giovedì, 24 Settembre 2026
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Il cimitero ebraico di Firenze torna a nuova vita

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Era un cimitero fantasma, sconosciuto ai più, distrutto dal peso degli anni, ferito dai vandali e inglobato dalla vegetazione. Adesso ha iniziato a rivivere. Nel vecchio cimitero ebraico di Firenze, per ricomporre 150 lapidi andate in frantumi è arrivato anche un team di undici studenti israeliani. Armati di buona pazienza hanno ricomposto le pietre sepolcrali come in un puzzle fatto di marmo e scritte in ebraico da decifrare.

Cippi e monumenti con la stella di David

Ci sono voluti sette anni per completare la prima fase di recupero, tanto rimane da fare, ma i 235mila euro spesi per gli interventi nel cimitero monumentale ebraico di viale Aristo, poco fuori porta San Frediano, ai confini del Quartiere 4 di Firenze, hanno dato i primi risultati.

È irriconoscibile rispetto a com’era qualche anno fa”, commentano i rappresentanti della comunità ebraica fiorentina che ricordano ancora i sopralluoghi prima del cantiere-laboratorio. “Le erbacce e le piante si erano mangiate tutto – raccontano – il tempo e i vandali avevano disfatto il resto”. Adesso restano da svolgere lavori per 250mila euro e da installare un sistema di allarme per tenere alla larga i malintenzionati.

Come visitare il vecchio cimitero ebraico di Firenze

Da qualche anno l’area è visitabile, ma le persone che chiedono di varcare il cancello al civico 16 di viale Ariosto sono ancora poche. Le prenotazioni sono così rare che le visite, previste inizialmente una volta al mese, oggi sono si tengono solo su appuntamento. Il sogno della comunità ebraica è  quello di far entrare questo vecchio cimitero, aperto nel 1777 e attivo per un secolo, nelle guide turistiche, trasformandolo in una meta che attragga turisti e fiorentini. “Un po’ come succede per il cimitero ebraico di Praga”, dice l’architetto Renzo Funaro che segue le attività di recupero.

La piramide dell’Oltrarno

Ci sono tante storie nascoste dietro a ogni sepoltura, 1.400 quelle catalogate dopo un lungo lavoro certosino. Come la vicenda della signora Fortunata Lusena sepolta qui nel 1944, quando il camposanto era già chiuso, perché era impossibile tumularla all’interno del nuovo cimitero ebraico nella zona occupata dai nazisti. E poi c’è una delle piramidi di Firenze: la tomba monumentale costruita nell’Ottocento in memoria del cavaliere David Levi e disegnata da Marco Treves, del gruppo di architetti che hanno firmato la sinagoga di Firenze.

Durante il primo lotto di lavori nel vecchio cimitero ebraico di Firenze, sono venute alla luce 450 lapidi, i monumenti funebri sono stati sistemati. La ricetta per riportare in vita le tombe in pietra serena? Un bell’impacco di carbonato di ammonio per fermare la formazione di muschio, un’aggiunta di sostanze protettive e resine per consolidare la struttura e per finire la stuccatura con polvere di pietra.

La senologia Ispo cambia look: niente più muri bianchi nei corridoi

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Nuovo look per i corridoi della senologia. A Careggi, niente più muri bianchi per chi dovrà attendere il proprio turno di visita. A riempire il vuoto delle pareti delle originali e colorate foto d'autore. Ecco alcuni scatti.

5 aperitivi con vista. Sull’Arno

È ufficiale, l'estate è arrivata. Anche troppo velocemente, con tutto il carico di gradi in eccesso che caratterizzano le calde giornate made in Florence. Durante il giorno è meglio evitare di stare all'aperto, come raccomandano esperti e dottori, ma la sera, quando la temperatura si abbassa un po',  quali sono i posti migliori dove bere un drink e magari godersi un tramonto vista fiume?

Ce ne sono diversi, un po' per tutti i gusti: dalla terrazza più chic al chiosco meno formale, fino ai luoghi dove l'attenzione alla qualità del cibo la fa da padrona. E allora? Ecco la top five  dei 5 locali fiorentini dove godersi un aperitivo in riva (o con vista) sul fiume.

L'APERITIVO HIPSTER

Rari sull'acqua, è certamente tra i locali più hipster della città del giglio, ideale per un pranzo, una cena o anche un brunch. Ma il momento più speciale, a nostro avviso, è l'happy hour.

Frequentato da non troppa gente (la maggior affluenza è concentrata all'ora di cena) e con una offerta sfiziosa di cibi da assaggiare  – dalle classiche uova sode, ai baccelli, dalla verdura in pinzimonio alle pizzette appena sformate – da questo punto del lungarno Ferrucci, con un po' musica swing o jazz di sottofondo ci si gode uno degli aperitivi più piacevoli della città.

EVERGREEN DELL'ESTATE FIORENTINA

Easy living, alias La spiaggina, è il punto di ritrovo per eccellenza dell'estate fiorentina. Dai tavolini che fanno un po' Formentera sotto gli alberi del giardino, ci si gode la brezza che la sera accarezza il fiume. Frequentato da una clientela super variegata, dalle famiglie con bambini ai giovani usciti dal lavoro fino agli universitari, offre un aperitivo non tanto ricco, ma in compenso ci si può fermare per la cena a prezzi abbastanza modici.

Chalet arno

In alternativa, da quest'anno, chi vuole può bere un drink anche sulla spiaggia (al “piano di sotto” per intendersi) dove è stato aperto un bar-chiringuito con tanto di tende per riposarsi a fine giornata e illudersi di essere davvero al mare.

LA LOCATION PIU' BELLA

Ha cambiato tanti – troppi? – nomi, ma la location rimane una delle più suggestive, sul lungarno Corsini. Il Rivalta, al tramonto, mentre si sorseggia un mojito appoggiati alla spalletta è il non plus ultra. Sembra di guardare la scena finale di una commedia romantica, praticamente perfetto.

LA TERRAZZA SU PONTE VECCHIO

Anche l'hotel ha la terrazza, di nome e di fatto, in cima alla torre che ospita l'Hotel Continentale, che guarda dall'alto il Ponte Vecchio. Anche in questo caso, una prospettiva inedita, ottimi drink e la sensazione di toccare la Torre di Arnolfo con un dito. Perfetto per un selfie speciale con gli amici.

Hotel Continentale

IL PIU' PANORAMICO

Si scopre una città diversa se si sale all'ultimo piano dell'hotel Westin Excelsior di piazza Ognissanti, al Sesto on Arno. La terrazza quasi a trecentosessanta gradi regala degli scorci bellissimi e dei giochi di luce tra i campanili e le cupole dell'Oltrarno che rischiano di far venire ai più attenti una sindrome di Stendhal.

In 80 all’Orticoltura, per fare yoga

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Un boom inatteso. “All’inizio ero da sola a condurre la lezione, non mi aspettavo un tale successo. Ora mi aiutano due ragazze”. È ancora incredula Emanuela, 41 anni. Fino al termine di luglio, una volta a settimana, guida delle speciali sedute di yoga nel giardino dell’Orticoltura di Firenze.

Speciali perché sono all’aria aperta (meteo permettendo) e gratuite. Speciali anche per la massiccia partecipazione: in alcuni appuntamenti si è sfiorata quota 100 allievi.

Tante persone pronte a sperimentare le asana (le posizioni dello yoga), all'aria aperta: uomini e donne. Giovani e meno giovani. Tutti con l’attrezzatura d’ordinanza: abiti comodi e tappetino.

Yoga sull’erba

“È difficile dare un numero preciso – spiega Emanuela – siamo riusciti a contarne un’ottantina,  forse un po’ di più.  L'ultima volta c'era pure una bambina, ma si arriva fino ai 60enni. Non ci sono limiti di età“. Il colpo d’occhio è unico: un variopinto esercito in maglietta e pantaloncini che per un’ora e un quarto “assedia” l’area verde. L’appuntamento è ogni lunedì, fino al 28 luglio (con una lezione straordinaria mercoledì 16), alle ore 20.00, ma visto il successo l’iniziativa, promossa dall’associazione fiorentina Druma Yoga insieme a “Statuto in Transizione” (un gruppo di giovani impegnati a rendere più solidale il quartiere), sarà replicata a settembre.

3 insegnanti-volontarie

Emanuela è una volontaria ed è aiutata da altre due persone, Sara e Benedetta. Mentre una mostra la posizione da assumere, le altre girano lungo il giardino, tra gli adepti, per dare suggerimenti e spiegare nel dettaglio gli “esercizi”.

Yoga nel giardino dell'Orticoltura - associazione Druma Yoga

Yoga nel giardino dell'Orticoltura: la lezione-tipo

“È un modo per avvicinare le persone allo yoga – dice Emanuela – in particolare a una parte di questa pratica, le asana. Lo yoga comprende anche la respirazione, la meditazione e un'intera filosofia”. La lezione di yoga nel giardino dell'Orticoltura inizia con un breve momento di silenzio, per raggiungere la concentrazione necessaria. Poi si passa alle posizioni (non semplici esercizi di stretching avvertono le insegnanti). Per concludere, il rilassamento e il saluto finale: l’Om intonato tutti insieme.
 

Una “casa” per Diop e Samb

Inaugurata venerdì mattina la residenza universitaria in via del Mezzetta, residenza che oltre ad ospitare gli studenti universitari dell'ateneo fiorentino, avrà l'onore e l'onere di tener vivo il ricordo dei due ragazzi senegalesi che persero la vita nella folle strage di piazza Dalmazia del 13 dicembre 2011.

LA STRUTTURA

La residenza di via del Mezzetta è composta da 4 piani e offre 82 posti letto per un totale di 54 camere: 28 doppie e 26 singole, di quest'ultime 4 attrezzate per ospitare persone diversamente abili. Al suo interno, oltre alle camere, ci sono le cucine che gli studenti utilizzeranno in condivisione, sale studio, lavanderia, area realx e una piccola palestra utilizzabile da tutti gli alloggiati. Inoltre la struttura è dotata di tutti i sistemi di sicurezza, con tanto di telecamere interne  necessarie per tutelare gli studenti. Il presidente del Dsu Toscana Marco Moretti, si dice soddisfatto della collaborazione col l'Ateneo, che ha portato all'apertura della residenza. “In passato non c'era molta collaborazione – ha detto Moretti – sono felice che ora con il rettore Alberto Tesi le cose siano cambiate”. “L'aperura di questa struttura – commenta il rettore Alberto Tesi – rappresenta concretamente la possibilità che viene data a tutti di studiare, indipendentemente da storie personali, etnine o quant'altro”.

DIOP MOR E SAMB MODOU

Il 13 dicembre 2011 in piazza Dalmazia, Gianluca Casseri, uccise i due senegalesi a colpi di pistola. “Avere la forza di dare risposte positive a gesti negativi non è da tutti. Firenze ha invece dimostrato di saperlo fare”. Questo il commento di Diye Ndiaye, assessore alla pubblica istruzione del Comune di Scandicci, nonché presidente dell'Associazione dei senegalesi. “Il nome è qualcosa che rimane  – ha continuato Ndiaye – intitolare questa struttura a loro significa lasciare un'impronta per sempre”. Lo stesso Moretti ha da subito sottolineato che “l'aspetto più importante della struttura è proprio il nome”. “Legare il ricordo dei due ragazzi a questa struttura è davvero un bel gesto” ha fatto eco il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci. Intitolare la residenza ai due senegalesi vittime innocenti di un gesto sconsiderato, “è un modo per creare forti rapporti, creare dei ponti che portino all'incontro delle persone di nazionalità diverse” ha detto Eraldo Stefani, console della Repubblica del Senegal a Firenze. Anche il vicesindaco Cristina Giachi ha commentato in modo positivo ribadendo che “la memoria è indispensabile per insegnare alla popolazione a non commettere gli stessi errori”.

VERSO IL FUTURO CON COLLABORAZIONE

L'apertura della struttura – ha spiegato Moretti – è stata possibile solo grazie alla collaborazione costante. È infatti grazie al grande “sconto” fatto dala provincia fiorentina, pari a 250 mila euro, che è stato possibile acquistare il terreno in cui si trova la struttura. Inoltre, grazie alla disponibilità del rettore Tesi e al contributo finanziario della regione è stato possibile arrivare ad offrire a Firenze 82 posti letto in più, raggiungendo così un totale di 1512 posti letto. “Nei prossimi mesi – spiega ancora Moretti – verranno aperte altre strutture  anche a Calenzano e Sesto, prova di come lo studio sia davvero un diritto”.

Nonni e nipoti zappano insieme

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Generazioni diverse, stessa passione per la terra. Nonni e nipotini fianco a fianco per seminare pomodori, patate e zucchini. Pronti a condividere la fatica del lavoro e la soddisfazione che solo un buon raccolto sa dare.
 

NONNI E NIPOTI ZAPPANO INSIEME

C'è tutto questo nel nuovo orto condiviso di Calenzano, un laboratorio di orto-giardino a cui da oggi lavoreranno insieme bambini, genitori e nonni. Un progetto di educazione ambientale e upcycling dal titolo “Cocomeri in salita”, promosso dalle cooperative sociali di Sesto Fiorentino Convoi e Socialeinrete. La materia prima è stata fornita da Leroy Merlin di Campi Bisenzio che ha donato tutto il necessario per dare “il la” all'orticello situato alla ex ludoteca di Settimello.

L'ORTO A MISURA DI BIMBO

Promuovere il rispetto dell'ambiente attraverso il riutilizzo creativo dei materiali di scarto delle aziende del territorio è l'obiettivo principale di “Cocomeri in salita”, in grado di coinvolgere i più piccoli e le loro famiglie con un'attività che richiede sudore, sì, ma all'insegna del divertimento.  I bambini infatti potranno seguire veri e propri corsi per lavorare la terra ed imparare a prendersi cura delle piante. Per loro sarà l'occasione di “sporcarsi le mani” prendendo piano piano confidenza con i ferri del mestiere, ovviamente “fatti su misura” e a portata di bimbo. Inoltre, grazie al laboratorio d'arte “Altremani”, apprenderanno come dare nuova vita agli oggetti di scarto e quindi le buone pratiche del riciclo.

 

Residenza universitaria “Diop Mor e Samb Modou” in via del Mezzetta

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Ecco la nuova casa dello studente in via del Mezzetta da poco inaugurata. 54 camere per un totale di 82 posti.

Nonni e nipoti si “sporcano le mani”, con l’orto condiviso

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A Calenzano l'orto – laboratorio pensato per le famiglie. 

Il cinema Universale diventa un film

Tommaso, Marcello e Alice. Sono i tre ragazzi che nel nuovo film di Federico Micali faranno rivivere la storia del  mitico cinema Universale di via Pisana a Firenze, un luogo di cultura, di incontro e di arte che ha segnato la storia della città e dell'Italia intera.

MICALI, CLET E LA BANDABARDÒ

Il primo ciak a settembre. Ad accompagnare la pellicola, un manifesto firmato dall'artista Clet,  famoso per i cartelli stradali “personalizzati”, e le musiche alternative composte dalla Bandabardò. Ma l'ingrediente principale sarà l'atmosfera che solo un vecchio cinema come l'Universale, con le sue seggioline in legno che cigolano un po', sa ricreare. “L'idea di un film di questo genere nasce dalla voglia di raccontare la storia della città in quegli anni, vista dalla finestra dello schermo – spiega Micali – in un certo senso mi sono ispirato allo stile di “Ovosodo”, un tipo di cinema cui in un certo senso mi piacerebbe il film potesse ispirarsi”.

Il film sarà dunque un prodotto di assoluta originalità, come si può capire dalle parole del regista. I tre protagonisti, le storie e gli oggetti del film sono stati pensati e scritti grazie all'aiuto di Cosimo Calamini, giovane sceneggiatore fiorentino, e Heidrun Schleef, una delle più note sceneggiatrici italiane.

PRODUZIONE E FINANZIAMENTI

Originale è anche il modo in cui il film sarà prodotto e finanziato. La produzione sarà affidata a “L'occhio e la luna”, società di produzione indipendente nata con lo scopo di realizzare film e documentari di qualità e respiro internazionale. Per quanto riguarda i finanziamenti, sia la Regione che il ministero hanno dato il loro supporto. “È importante – ha detto Sara Nocentini, assessore alla cultura della regione – segnare il sostegno alla produzione di quello che è un modo nuovo di produrre contenuti culturali”. I finanziamenti ministeriali però, hanno subito dei tagli segnando la necessità di trovare un'alternativa.

Azionariato popolare

La soluzione? Una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Limoney per raccogliere i 20.000 euro necessari a far partire le riprese. Le donazioni partono da 5 euro e salgono a cifre più sostanziose. Ad ogni donazione corrisponde una sorta di premio: dalla maglietta col logo di Clet fino alla partecipazione alle riprese del film. Un modo per essere, in un certo senso, co­produttori del film.  Per far fronte alla riduzione del budget è stato anche necessario rivedere la sceneggiatura, revisioni che a detta del regista, hanno contribuito ancora di più a far emergere l'excursus storico che conterrà il film. “Sarà dunque una sorta di romanzo di formazione che passa attraverso il cinema Universale”, dice Micali.

Cinema Universale, il film

La grafica del film realizzata dall'artista Clet

LA TRAMA

Il film racconta la storia dei tre amici Tommaso, Marcello e Alice, dei loro destini che si intrecciano, si lasciano e poi si ingarbugliano di nuovo, in una serie di avventure che attraversano tre decenni – dai favolosi anni '60 ai plasticosi anni '80 – e che incarnano i sogni, le svagatezze, le illusioni e le sconfitte di una generazione. Generazione che in trent'anni di storia italiana, ne ha viste passare di cotte e di crude sotto i suoi campanili: le lotte studentesche, i figli dei fiori, il terrorismo, il riflusso degli anni '80 e la fine di un mondo, di un muro contro un muro dopo il quale niente sarebbe stato più uguale.

IL COMMENTO DEL REGISTA

“Ma questo è anche la storia di un cinema (l'Universale) – spiega il regista Micali – un cinema un po' particolare a dire il vero, dove per una strana congiuntura epocale, rionale e perché no, astrale, per un periodo si sono incontrate la cultura alta, sperimentale e politica del movimento studentesco e quella popolare, sarcastica e disincantata del quartiere fiorentino di San Frediano, creando un meraviglioso cortocircuito che ben presto ha portato a un inatteso e scintillante caos creativo. In sala si poteva dire, fare e creare di tutto e il vero spettacolo non erano più i film, ma il pubblico.”

Il fontanello? All’Anconella è a misura di cane

Contro il caldo il miglior rimedio è bere della buona acqua. Questo vale anche per i fedeli compagni a quattro zampe che ci accompagnano nelle nostre passeggiate. Per dar loro modo di combattere il caldo estivo e la “fatica” dei lunghi giochi nei parchi, arriva in via Villamagna il primo fontanello pensato e realizzato a misura di cane. Il fontanello si trova sulla via che costeggia viale dell'Albereta e il parco dell'Anconella.

Il fontanello ad hoc

È stato realizzato pensando attentamente sia ai materiali utilizzati (principalemente metallici) che alla forma del fontanello stesso, cercando di evitare ogni tipo di pericolo e pensando alle esigenze di cani di ogni taglia. L’erogazione – spiegano dal Comune – avviene facendo pressione su un pulsante temporizzato che eroga una quantità d’acqua sufficiente a riempire la vaschetta, e dalla quale attraverso dei fori sul fondo defluisce lentamente nella griglia in modo da non lasciare ristagni, ma in un tempo tale da consentire al cane di bere. Completa il fontanello una piazzola pavimentata in porfido in modo da eliminare la formazione di zone fangose.

Le aree verdi attrezzate per i cani

Le aree verdi per animali realizzate a Firenze sono ben recintate, arredate con panchine e dotate di acqua per i padroni dei cani.Però, come fa notare l'assessore all'ambiente Alessia Bettini, “pur essendo presente in ogni area cani un rubinetto o un fontanello, l’unico mezzo per far bere gli animali erano e sono le classiche ciotole, che poi si trasformano in recipienti di ogni genere”. Un fontanello per cani, è proprio il caso di dire, sarà la ciliegina sulla torta per questi parchi, che finalmente saranno davvero adatti allo svago dei nostri fedeli compagni. Il fontanello di via Villamagna infatti, è stato installato in via sperimentale per verificarne l'utilizzo e il gradimento.

Il primo di una serie

Altri due fontanelli sono pronti per essere installati nei prossimi mesi in zone analoghe: uno in via Vogel e un altro in piazza Medaglie d'oro. “Uno dei principali problemi è sempre stato, specialmente nei mesi estivi, quello di consentire anche ai cani di bere nel modo più appropriato evitando le ciotole e i conseguenti ristagni d’acqua – ha detto Bettini – si è pensato per questo, di installare a completamento delle aree cani, un fontanello ideato e realizzato esclusivamente per essere usato dagli animali”.