domenica, 24 Maggio 2026
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A “scuola” per diventare mimi

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Queste rientrano nel progetto “Laboratori Amici”, una delle tante attività di “Una casa a Caldine”. La struttura, ospitata nei locali della Fratellanza Popolare Valle del Mugnone (piazza dei Mezzadri, 7 – Caldine, Fiesole), raccoglie numerose attività organizzate dalla Cooperativa Silver del Consorzio CO&SO in collaborazione con la Pubblica Assistenza Valle del Mugnone e rappresenta uno spazio dove prendono vita una sinergia di idee per persone diversamente abili.

Il primo incontro del percorso di attività di mimo, curato da Bianca Francioni, è fissato per giovedì 15 ottobre alle 16.30, mentre sabato 17 ottobre alle 15 parte il laboratorio di arte curato da Chiara Bondielli. Entrambe le iniziative sono gratuite e comprendono otto incontri, che si svolgeranno nella sede di “Una casa a Caldine”.

Per maggior informazioni: Fratellanza Popolare Valle del Mugnone, Piazza dei Mezzadri n.7 Caldine-Fiesole Tel. 055.549166, cell. 328/6612660, e-mail: [email protected].

Nel carcere dei minorenni

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Viaggio dentro il carcere dei ragazzi

L’entrata è un grande portone di legno chiaro, al numero 18 di via degli Orti Oricellari. Il cellulare va lasciato all’ingresso, non può esserci – una volta dentro – nessun contatto con l’esterno che non sia rigorosamente sotto controllo. Siamo nell’istituto penale minorile “Gian Paolo Meucci”, in quello che una volta era un convento e, prima ancora, un ospedale per infermi e bambini abbandonati. Un bell’edificio, che porta però con sé i segni del tempo.

Entriamo. Dietro la portineria c’è subito la sala dei colloqui, dove i giovani “ospiti” incontrano le famiglie, quando queste vengono a trovarli. Non capita sempre, a volte sono troppo lontane per raggiungere Firenze, e allora ci si parla solo per telefono. Una sala rettangolare, né grande né piccola, sedie rosse tutto attorno alle pareti. Dietro si apre un grande chiostro. I muri bianchi, gli archi, un silenzio che ricorda più un convento che non un carcere. Solo una rete a fare da “tetto” e a dividere l’aria del cortile dal resto del cielo, ricordando che la libertà è là fuori. Da un lato del chiostro si aprono le stanze “di comando”, quelle da cui il direttore Fiorenzo Cerruto e il vicedirettore Paolo Pecchioli mandano avanti l’istituto.

Poi, oltre l’immancabile porta blindata, c’è la “sezione detentiva”. Dopotutto siamo sempre in un carcere, anche se per minori, e anche se l’aria che qui si respira non è nemmeno paragonabile a quella di una prigione “per adulti”. Ed è qua, dietro la porta blindata, che ci sono le camere (tutte con finestre, niente letti a castello e ognuna con il suo bagno) sistemate su due piani, anche se uno è attualmente chiuso per carenza di personale. Sempre qui ci sono le mense, il “cinema” (la sala proiezioni così battezzata da una grande scritta sopra la porta d’ingresso) e l’area ricreativa. Uno spazio, quest’ultimo, di oltre cinquemila metri quadri, con un campo da calcio che sicuramente ha visto giorni migliori, un giardinetto con le panchine, un calcio balilla da cui i ragazzi sembrano essere molto presi.

Tutto intorno ci sono i laboratori e le aule. In una di queste si sta tenendo un corso di alfabetizzazione, mentre in un’altra Franca, un passato da artigiana, porta avanti il laboratorio di pittura, cornici e arteterapia che qui viene chiamato “Arte e natura”. Le pareti sono traboccanti di quadri, tutti dipinti dai ragazzi: molti ritraggono i loro paesi d’origine, moschee e paesaggi marocchini, una nave con la bandiera rossa e verde dello stato nordafricano che lascia o raggiunge un porto, una riproduzione dell’Urlo di Munch, un volto alla cui bocca è stata attaccata una sigaretta (“bello, vero?”, lo guarda Franca). Tre ragazzi, tutti magrebini, sono impegnati a dipingere, la testa bassa, non si lasciano distrarre. Proprio come bambini.

Fuori, altri parlottano a gruppetti nel giardino. Sembrerebbero giovani qualsiasi in qualsiasi parco del mondo, se non ci fosse una guardia a ricordare che devono essere sempre controllati. Sono vestiti “alla moda”, jeans e scarpe da ginnastica, come i loro coetanei là fuori. Appena scorgono il vicedirettore lo circondano: “Vogliamo il parrucchiere, quando viene?”. Sul giardino svettano le case di via Palazzuolo. Sembrano attaccate al carcere, farne quasi parte. Ma ci pensa un alto muro a dividere il dentro dal fuori, questi ragazzi e le loro colpe dal resto della città.

 

Le tante storie di vite già difficili

Anche al “Meucci”, come in molte altre carceri italiane, i conti non tornano. È stata un’estate calda, la scorsa, per molte prigioni italiane, segnata dalle proteste dei detenuti per sovraffollamento e condizioni di vita. E anche se i numeri – quello dei reclusi, ma anche della dimensione della struttura – non lo rendono paragonabile a Sollicciano, l’istituto minorile di via degli Orti Oricellari deve fare i conti con le sue “emergenze”. La struttura può accogliere fino a 28 ragazzi, ma da circa tre anni le camere del primo piano (che ne possono ospitare 8) sono chiuse per mancanza di personale: la sua capienza, dunque, scende a 20 posti. E attualmente i minori al suo interno sono 23. “Ma in primavera erano anche di più, 26 o 27 – racconta il vicedirettore Paolo Pecchioli – qui siamo sempre in difficoltà”.

Difficoltà che non derivano solo dal numero di “ospiti” in eccesso. “Nel pieno della nostra attività dovremmo avere due corsi di alfabetizzazione, di primo e secondo livello, e un percorso di scuola media – spiega Pecchioli – ma questi corsi non sono tenuti da insegnanti di ruolo, e ogni volta rischiamo di restare senza. Quest’anno abbiamo iniziato con un solo docente”. Ma non solo. Perché c’è anche il problema dei laboratori. “Per il momento ne abbiamo due fermi – continua – con una perdita, in totale, di 45 ore settimanali di attività trattamentali. È una situazione gravissima, anche perché questo non è un carcere per adulti, durante il giorno i ragazzi devono fare attività, in cella non può restare nessuno”. Così, senza corsi a disposizione, può finire che il tempo trascorso a “fare niente” sia più di quello impegnato nelle varie attività. E la rieducazione diventa ancora più difficile.

Perché, al Meucci, la vita trascorre sempre in comune, tutti insieme (“affratellati”, dice Pecchioli), senza percorsi differenziati per età o tipologia di reato commesso. E dire che qua passano ragazzi che di reati ne hanno commessi di tutti i tipi – da omicidi a spaccio, da furti a rapine – e delle nazionalità più disparate: si va dai magrebini ai rumeni, dai rom agli italiani, soprattutto del sud. Anche l’età è varia: per legge, l’istituto può accogliere ragazzi dai 14 ai 21 anni, ma capita che qualcuno rimanga anche dopo il ventunesimo anno, o che al suo interno siano presenti extracomunitari senza documenti di cui stabilire l’età diventa molto difficile. “Ma la cosa più devastante è la presenza di giovani che sono già stati nelle carceri per adulti – dice il vicedirettore – fanno pesare la loro ‘esperienza’, gestirli diventa difficile. Così come difficile è gestire le differenze culturali: manca un mediatore, lo chiediamo da anni. I magrebini hanno atteggiamenti ostili, di scarsa fiducia nei confronti degli operatori, spesso dovuti a esperienze di vita negative – prosegue – ma un grosso problema ora è rappresentato dai ragazzi del sud Italia: vedono il carcere come farebbe un adulto, hanno già i comportamenti tipici delle associazioni criminali a cui fanno riferimento, come la camorra”.

Ognuno, poi, ha la sua storia, i suoi fantasmi. Ne passano e ne sono passate tante, di storie, qui dentro. Storie belle “come quella di un ragazzo albanese accusato di concorso in omicidio che, dopo diverso tempo passato da noi, è riuscito a trovare un lavoro, si è fidanzato con una ragazza italiana e quando può viene a trovarci”, racconta Pecchioli, ma anche storie brutte. “Ricordo un magrebino in semidetenzione, veniva qui a dormire – ripensa – faceva uso di sostanze, e un giorno è stato trovato morto sulla carrozza di un treno. O un omicida napoletano completamente distrutto da quello che aveva fatto, aveva dentro fantasmi che lo mangiavano. Un giorno chiese di confessarsi: il cappellano, dopo, venne da me a piangere”.

 

Prima ospedale, poi convento. Ma solo in pochi lo conoscono

“Ma quale istituto penale minorile, il Mario Gozzini?”. Capita spesso, a chi lavora al “Meucci”, di sentirsi porre questa domanda, da parte di chi pensa che in città, oltre a Sollicciano, ci sia solo la struttura conosciuta anche come “Solliccianino”. Perché Firenze sembra non conoscere il “suo” carcere per minori, più propriamente chiamato istituto penale minorile. Eppure è lì da anni, a due passi dalla stazione di Santa Maria Novella. Un grosso portone, una targa, due telecamere e le bandiere dell’Italia e dell’Europa sopra l’ingresso, davanti a cui passano ogni giorno centinaia di persone, tra chi va e chi viene dalla stazione. Ma, nonostante questo, sono in molti a ignorare la sua presenza.

Fu Cione di Lapo Pollini, fiorentino, artigiano diventato poi console dell’Arte della Lana, a fondare nel 1313, all’angolo con via Polverosa (allora così si chiamava l’attuale via degli Orti Oricellari) lo Spedale di Santa Maria della Scala (che dà il nome alla strada), per infermi, pellegrini poveri e bambini abbandonati. Quando poi lo Spedale venne unito a quello degli Innocenti, nato con lo stesso scopo, e quindi soppresso, i locali vennero concessi alle monache di San Martino al Mugnone, che si erano viste demolire il loro convento in occasione dell’assedio di Firenze del 1529/30. Ed è questo storico edificio che oggi ospita l’istituto penale per minori Gian Paolo Meucci.

In pieno centro, quasi nascosto tra le case, così da passare spesso inosservato tra i frettolosi passanti diretti a Santa Maria Novella. Ma per i residenti è diverso. Loro il carcere lo conoscono bene, tanto che recentemente, dopo l’ultima evasione di un detenuto dalla struttura, avevano ritirato fuori la questione dell’opportunità della sua presenza in una zona tanto centrale, e tanto vicina alle case. Ma a rassicurarli ci pensa il vicedirettore Paolo Pecchioli. “Dopo quell’episodio c’è stato un rafforzamento delle misure di sicurezza – spiega – il quartiere può stare tranquillo. Il problema invece è stato, nel tempo, la poca capacità di far conoscere quest’istituto, che per la cittadinanza è un emerito sconosciuto. E purtroppo, anche in Toscana, la devianza giovanile – conclude – non è una questione marginale: i numeri sono significativi, ci sono molti ragazzi a rischio”.

Arte, riunione della commissione di esperti

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Si insedia domani, giovedì 15 ottobre, la commissione di esperti voluta dall’assessore da Empoli, per decidere sulle donazioni di opere d’arte al Comune.

Presidente della commissione è il curatore d’arte Francesco Bonami affiancato da Alberto Salvadori, direttore artistico del Museo Marino Mariani, e da Franziska Nori, direttrice del Centro di cultura contemporanea di Strozzina.

All’incontro non partecipera l’assessore che ha spiegato così la sua assenza: “La commissione lavorerà in piena autonomia occupandosi della valutazione di donazioni di opere d’arte, della loro eventuale accettazione e collocazione, dei siti dove è auspicabile e artisticamente valido ospitarle”. 

Sul tavolo delle decisioni anche la collocazione della statua Two rivers dell’artista americano Greg Wyatts, che attualmente si trova accanto a Palazzo Vecchio, in piazza Signoria per una mostra.

 

 

 

 

 

Un osservatorio per combattere l’omofobia

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A settembre, dopo le ultime violenze e i gesti di intolleranza contro gli omosessuali accaduti anche a Firenze, l’assessore Fragai aveva annunciato l’intenzione di costituire un osservatorio per la lotta alla discriminazione sessuale che coinvolgesse associazioni e istituzioni.

La giunta regionale ha così approvato una delibera che fissa i criteri generali per la concessione di un contributo finanziario per la costituzione dell’osservatorio che aiuterà la Regione nel monitoraggio e nello studio di casi di discriminazione.

Per realizzare l’osservatorio sono stati stanziati 20mila euro che potranno essere usufruiti da associazioni di promozione sociale, senza scopo di lucro e iscritte nel registro regionale con sede operativa in Toscana.

“Contro l’omofobia serve un impegno costante, anche in Toscana” commenta Fragai. “I recenti episodi di intolleranza – aggiunge – ci ricordano che non occorre mai abbassare la guardia. Con l’istituzione di questo osservatorio vogliamo proseguire e rafforzare il lavoro già avviato negli anni scorsi, nelle scuole e tra i cittadini”.

“La Toscana sta facendo la sua parte. Non altrettanto purtroppo può dirsi dell’Italia” conclude l’assessore, riferendosi alla bocciatura di questi giorni alla Camera del disegno di legge proposto dalla deputata Paola Concia. La legge avrebbe fissato aggravanti nel caso di violenze omofobe, ma il Parlamento l’ha di fatto bloccata.

“La lotta contro le discriminazioni e l’omofobia dovrebbe essere patrimonio comune di tutte le forze politiche – sottolinea Fragai – quello che è successo  alla Camera ci dimostra che non è così ed è doloroso e sbagliato”.

 

 

Prato, rubati 12mila kg di filato

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E’ successo nella notte tra domenica 11 ottobre e lunedì 12 in una ditta tessile di Montemurlo, in provincia di Prato. I ladri anno asportato oltre 12mila chili di filato, rubando anche il camion della piccola azienda, la Texfilo.

Secondo la denuncia presentata ai carabinieri, il furto ha provocato un danno di 80mila euro oltre alla perdita di una commessa da parte di un’azienda di pronto moda che aveva prenotato il filato.

 

 

 

Aereo dirottato a Pisa per sospetto caso di influenza A

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Il comandante dell’aereo Lufthansa con 57 passeggeri, proveniente da Monaco di Baviera, ha segnalato alla torre di controllo di avere a bordo un passeggero con febbre alta per sospetta influenza A.

L’aereo, atterrato nel pomeriggio di ieri, 13 ottobre, all’aeroporto di Firenze, è stato fatto ripartire  per Pisa  senza che venissero aperti i portelloni e senza che i passeggeri scendessero.

Questo perchè l’aeroporto di Pisa è dotato di struttara Usmaf, cioè di un “presidio sanitario marittimo, aereo e di frontiera” che a Firenze non c’è.

Per Pisa sono state rinnovate procedure di controllo e piani di volo.

 

 

 

La poesia di Sergio Talenti

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L’eclisse della metropoli è al centro della narrazione poetica di questo libro di un autore che, dopo aver vissuto da protagonista un’importante stagione della cultura fiorentina, torna in veste di narratore poeta, soffermandosi sul mosaico artefatto e anonimo della città-gabbia, labirinto carico di malesseri e degenerazioni.
Il volume sarà presentato al pubblico giovedì 15 ottobre alle 21.30 nella serata inaugurale dell’edizione 2009 di deGustiBooks, all’interno della programmazione del Festival Creatività, dedicato quest’anno al tema delle città del futuro. La presentazione sarà seguita dalla proiezione di un video realizzato dall’autore e da Synthesis, performance coreografica della compagnia Movimentoinactor Teatrodanza di Flavia Bucciero creata appositamente per l’opera di Talenti.

Audi Firenze per Polimoda

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“Il settore della comunicazione è in continua evoluzione – commenta Maristella Giannini, Capo Dipartimento Marketing Polimoda – cambiano le strategie e i mezzi per raggiungere il consumatore e per trasmettere l’immagine aziendale. La moda, da sempre pioniera di nuove strategie e di modi alternativi di comunicare, da tempo è consapevole dell’importanza della percezione visiva e della rappresentazione di immagini. Web, multimedia, grafica pubblicitaria e di prodotto, grafica editoriale, studio di marchi e logo, comunicazione visiva, sono gli strumenti utilizzati in un settore che deve continuamente rinnovarsi e rilanciarsi in tempi brevissimi. Il nostro compito è porre le basi per formare figure qualificate, giovani professionisti aggiornati sugli ultimi strumenti di marketing e sulle nuove tecniche di comunicazione e con una visione globale del mercato, che quindi possano legarsi anche con realtà non strettamente legate al mondo della moda. La partnership stretta con Audi Firenze nasce proprio in questo senso e ci auguriamo che possa essere la prima di una lunga
serie di collaborazioni.”

La borsa di studio è stata consegnata oggi presso la sede Audi di via Pratese a Firenze, nel corso di una breve cerimonia, da Giuseppe Tartaglione, Presidente e Amministratore Delegato di Volkswagen Group Italia, che ha voluto personalmente congratularsi con la vincitrice e salutare i rappresentanti di Polimoda.

“La consegna di questo attestato – ha detto Tartaglione – ha per noi un triplice valore. Innanzitutto perché da sempre noi crediamo nella formazione dei giovani, poi perché questa occasione ci dà ancora una volta la possibilità di fornire un contributo allo sviluppo di un settore trainante dell’economia italiana, di cui Polimoda è un’eccellente rappresentante, e nel quale proprio il marchio Audi condivide già altri, importanti progetti. Infine, perché ci permette di rafforzare la nostra presenza nella città di Firenze, dove Volkswagen Group Italia è attiva da tre anni con una Filiale che rappresenta tutti i suoi cinque marchi”.

Via Roccettini chiusa al traffico

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Il tratto di strada interessato è quello fra il Ponte alla Badia e l’incrocio con via delle Palazzine all’altezza dell’Università Europea.

Polveri sottili in calo a Firenze

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Il merito, secondo la ricerca, è del “progressivo ricambio del parco veicoli pubblico e privato con modelli più nuovi ed efficienti e la sostituzione di quasi tutti gli impianti per il riscaldamento a gasolio con quelli a metano”.