sabato, 4 Aprile 2026
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Uno sponsor per i giardini

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I soggetti pubblici o privati interessati potranno prendersi cura delle aree verdi sia attraverso un impegno economico diretto, sia con la fornitura di beni e servizi.. Il nuovo regolamento per la sponsorizzazione delle aree verdi pubbliche (che sostituisce quello del 1997) ha avuto il via libera in Consiglio comunale, e prevede un vero e proprio contratto di sponsorizzazione con il quale il Comune si impegna a veicolare il nome o il marchio dello sponsor che, in cambio, effettuerà a proprie spese la manutenzione del giardino prescelto.

Lo sponsor può offrire anche una donazione in denaro o fornire servizi o attrezzature (giochi, panchine e arredo urbano). Prima di stipulare il contratto è necessario partecipare al bando e avere i requisiti richiesti. Il bando (che sarà pubblicato entro maggio in rete civica) conterrà l’elenco delle aree oggetto di sponsorizzazione e il programma manutentivo minimo richiesto.

AREE VERDI IN CITTA’ – A Firenze il complesso delle aree verdi si estende su oltre 5,2milioni di metri quadri e rappresenta circa il 5% della superficie urbana. Ci sono circa 300 giardini e 30 parchi pubblici. Il regolamento approvato è frutto di uno studio svolto dai tecnici dei quartieri e della direzione decentramento insieme a quelli della direzione ambiente. Con il nuovo regolamento lo sponsor si potrà avvalere della facoltà di diffondere la sua collaborazione tramite i mezzi di comunicazione indicati nella proposta di sponsorizzazione, come impianti per la segnalazione dello sponsor nell’area verde, diffusione in rete civica degli interventi realizzati e altre possibilità.

Il Comune concederà l’utilizzo di alcuni spazi per l’affissione di impianti per la segnalazione della sponsorizzazione secondo le tipologie specificate negli allegati del bando. Gli obblighi dello sponsor sono quelli di rendere al Comune il corrispettivo per il ritorno di immagine del proprio nome e marchio, realizzando a propria cura e spese gli interventi oggetto del contratto di sponsorizzazione servendosi, a questo scopo, di ditte qualificate.

Calcio storico, si riparte

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Il regolamento è stato approvato ieri all’unanimità dalla quinta commissione: la seduta si era aperta con la relazione della presidente del comitato del calcio storico, che ha confermato la volontà dell’amministrazione comunale di rilanciare la manifestazione con lo svolgimento del torneo 2008 partendo dalla definizione delle nuove regole.

La presidente ha ricordato che i fatti accaduti durante il torneo 2006 avevano avviato un percorso di riflessione, che si è concluso con questa proposta di riorganizzazione frutto dell’impegno e della collaborazione continua di tutte le componenti del calcio storico, a cominciare dalle associazioni di colore. Per questo, oltre che per salvaguardare la tradizione, le principali modifiche riguardano anzitutto i rapporti tra le associazioni di colore: è stato definito un sistema più trasparente di vincoli nei confronti delle associazioni nonché di controlli più efficaci nei confronti di queste ultime facendo leva sul regime di contribuzione.

Quanto ai calcianti dovranno avere non più di 40 anni, essere residenti a Firenze o provincia oppure essere nati nel capoluogo toscano. Inoltre sarà obbligatorio il tesseramento, da almeno due anni, per una federazione affiliata al Coni o ad un ente di promozione sportiva riconosciuto. Il nuovo regolamento, infine, pone limiti più severi per quanto riguarda i requisiti di natura penale, la ridefinizione del sistema della disciplina e delle sanzioni con quella sportiva ordinaria e il rafforzamento dei rapporti tra calcio storico e territorio.

Il Rinascimento cinese a Palazzo Strozzi

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La mostra “Cina. Alla corte degli imperatori. Capolavori mai visti” propone oltre duecento opere che testimoniano il fasto e il cosmopolitismo delle corti imperiali della dinastia Han Orientale (23-220) fino all’impero Tang (617-907).

Entrando nel cortile di Palazzo Strozzi si può ammirare la stupefacente statua di Maitreya, il Buddha del Futuro (alta 240 cm), la cui esecuzione è direttamente collegata all’unica imperatrice della storia cinese, la formidabile Wu Zetian. Ma l’esposizione propone, soprattutto, importanti opere in stile militare come riproduzioni di carri, cavalli e soldati in bronzo.

Una significativa sezione della mostra è riservata all’arte buddhista. Sono 27 le imponenti sculture presenti, databili dalla fine del V al IX secolo e provenienti da siti importanti quali le grotte di Maijishan, nella regione del Gansu.

Interessanti gli oggetti che testimoniano l’opulenza della corte Tang. Finissimi reperti in oro e in argento e splendide sculture di terracotta, invetriate o dipinte.

La grande attrazione sono, infine, quattro straordinari affreschi e quattro dipinti su pietra, tutti di epoca Tang, alcuni di recentissima scoperta e mai visti in occidente e che insistono su diversi aspetti del costume nella società cinese di quel periodo: la presenza straniera, i cavalli, la moda femminile, le acconciature.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 20. Il giovedì apertura fino alle 23. Biglietti: intero € 10,00; ridotto € 8,50; € 8,00; € 7,50. Scuole € 4,00.

Candidati Pd, Billi: “Una bella pattuglia”

Ora, il segretario fiorentino Giacomo Billi può illustrare con tutta calma i nomi che, il 13 e 14 aprile, gli elettori del Pd si troveranno stampati sulla scheda.

Come sono stati scelti i candidati fiorentini del Pd?

“In tutta la Toscana abbiamo scelto di fare liste in cui tutti i territori fossero rappresentati a dovere. Questo principio, naturalmente, è valso anche per Firenze. Qualcuno ha detto che nelle liste la città è sottorappresentata, ma a me non sembra. Anzi, la pattuglia dei candidati fiorentini mi pare un bel mix di competenze, provenienze ed esperienze diverse”.

Ci sono tre conferme: Vittoria Franco, Michele Ventura, Massimo Livi Bacci.

“Sì, e mi sembra una cosa molto significativa. Ventura ha una grande esperienza amministrativa e parlamentare. Vittoria Franco ha fatto un percorso diverso, viene dal mondo della cultura e dell’università ed ha avuto un’esperienza parlamentare che è stata molto apprezzata. Livi Bacci è considerato uno dei più grandi demografi del mondo: è un rappresentante della società civile fiorentina che, con le sue competenze, potrà essere molto utile al partito. Al Senato abbiamo come capolista Vannino Chiti, che è pistoiese ma nel 2001 è stato eletto a Firenze e ha un legame forte con la città. Poi Achille Serra, un altro non fiorentino che però è molto attaccato alla città perché è stato prefetto per qualche anno, il magistrato Silvia Della Monica, la dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Rosa de Pasquale. Come ho detto, è un bel mix”.

E i giovani?

“Effettivamente non ci sono giovanissimi e mi rendo conto che su questo aspetto non siamo stati molto brillanti. Però voglio ribadire l’impegno preso al congresso del Pd: per le elezioni comunali del 2009, il 20 per cento dei nostri candidati avrà meno di 30 anni e saranno scelti dai giovani democratici. E’ una promessa che manterremo”.

Da Latina al Cto per operarsi

Un ragazzo di 13 anni di Latina è stato operato nella notte di sabato nel reparto di chirurgia e microchirurgia della mano del CTO di Careggi. Il giovane si era ferito gravemente ad un braccio e alla mano con un attrezzo agricolo ed è stato portato al centro del CTO perché era l’unico disponibile fra quelli tecnicamente attrezzati ad accogliere il piccolo paziente.

Il ragazzo è stato portato nel reparto fiorentino diretto dal dottor Massimo Ceruso e l’intervento è stato eseguito dal dottor Prospero Bigazzi. “In questi casi – precisa Ceruso – è fondamentale intervenire tempestivamente dal momento dell’incidente per intraprendere le complesse procedure per salvare l’arto lesionato e la disponibilità del personale sanitario resta sostanziale nel trattamento dell’urgenza”.

Il ragazzo è arrivato a Firenze dopo che a Latina erano state stabilizzate le fratture che si era procurato con l’incidente. Il coordinamento fra i centri ospedalieri di riferimento, gestito dalla Società Italiana di chirurgia della mano, che ha allestito un numero verde nazionale per lo smistamento dei pazienti, ha permesso che il trasferimento avvenisse senza problemi. Il CTO di Careggi conferma così il suo ruolo di prim’ordine nell’efficienza e nell’organizzazione.

Attualmente le condizioni del tredicenne sono discrete, ma nei prossimi giorni dovrà affrontare altri interventi per la ricostruzione della mano.

Ciao gatto magico

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Era quella l’Italia misera, ma orgogliosa che usciva dalla guerra, quella in cui la televisione non esisteva ed entusiasmarsi per il calcio era anche scacciare brutti ricordi ancora troppo freschi.

A Firenze nel 1948 arrivò per non partire più un giovanotto del sud, classe 1921, che volle, fortissimamente volle Firenze.
L’amava da sempre anche se di lei aveva visto solo qualche ingiallita cartolina. Ha sempre raccontato che non fu la Fiorentina a scegliere lui, ma lui a scegliere Firenze.
Un personaggio originale, sopra le righe, additato come burbero ed estroverso, un po’ presuntuosetto e con la fama da duro.

Nardino Costagliola è stato una costola della Fiorentina. Lasciata Bari era corteggiatissimo dalle più grandi società dell’epoca: il presidente Dall’Ara lo voleva a Bologna, il suo amico Valentino Mazzola lo spingeva a scegliere il Torino.
Ma lui, caparbio, voleva solo Firenze e così fu!

“Firenze mi ammaliava e non dimenticherò mai che mi ha anche salvato la vita! Se avessi dato retta al mio amico Mazzola adesso sare insieme a loro, poveretti, finito contro la Basilica di Superga”.

Come dargli torto.

Come non incontrarlo allora per un ‘intervista con quel misto di reverenza che si deve sempre ad un grande che ha fatto la storia e lai paura alimentata dai colleghi che raccontavano della fama di burbero che si portava dietro.

Nardino forse era solo un vecchio signore brontolone e intristito del fatto che Firenze, la sua Firenze si fosse dimenticata di lui. Sulle prime mi scrutò sospettoso dalla terrazza di casa, con quei suoi occhioni attenti, ma poi si sciolse a parlare, parlare, parlare quando capì che volevo solo sentire la sua storia: di calcio e di vita.

Mi raccontò del suo appoccio con l’amata Firenze, il suo rapporto fantastico con i tifosi, i suoi originali metodi d’allenamento i suoi non proprio iddiliaci rapporti con presidenti, allenatori, insomma la fama del suo caratteraccio…

Lui poco più alto di 170 centimetri che diventò portiere per caso, ma che fu uno dei primi ad interpretare il ruolo in modo moderno. “Non importa l’altezza, la porta è piccola se quello che ci sta nel mezzo ci sa stare, ed io ci sapevo stare. Ricorda, un portiere deve saper parare prima che l’attaccante tiri”. Al portiere servono: doti innate, senso della posizione, grande elasticità, scatto felino e grande coordinazione”.

Mi entusiasmò Nardino. Rimasi imbambolata dai suoi racconti e decisi che la sua intervista, sul libro che stavo scrivendo, doveva essere “sbobinata” in originale. Sì, dovevo lasciare integro il sapore di quelle poche ma efficaci parole contornate da lui che, all’improvviso, zompava dalla poltrona per mimare con le sue ancora magre ed agili gambe tutto ciò che raccontava.

Ormai gli anni erano tanti per Nardino, ma la mente lucidissima e i ricordi che affioravano tantissimi. Belli e brutti. Passai due ore con lui e mi raccontò Il suo sentirsi sempre un leader in campo, l’essersi tolto la soddisfazione di dire no alla nazionale del mitico Vittorio Pozzo, l’orgoglio di essere stato lui a scoprire Giuliano Sarti, Miguel Montuori, Romeo Benetti e Giovanni Galli, l’aver visto crescere davanti alla sua porta la difesa d’acciaio del primo scudetto: Chiappella, Rosetta, Cervato e Segato.

E poi il cruccio, quello più grande. Quello che nemmeno ad ottant’anni e passa riusciva a scacciare. Lo scudetto… quello scudetto! Sfiorato, ma non vinto. “Andai via proprio quell’anno…” ricordò immalinconendosi.

Il finale fu poi tutto un crescendo. Confessò di essere stato sempre un tipo sulle sue, di aver frequentato poco i compagni, di ridere dei giocatori di oggi che vanno in giro con i macchinoni mentre a lui bastava solo la sua bicicletta, di non condividere gli allenamenti di oggi raccontando che a lui, per allenarsi bastava solo una corda. “Ero maniacale: non capivo a cosa servisse stare lì in porta a prendere le pallonate. Io mi allenavo da solo. Come? Prendevo il pallone, lo legavo con un filo a diverse altezze e poi mi tuffavo per vedere dove e come potevo arrivare a prenderlo. Io fra i pali volavo…”

Ora sei volato davvero caro Nardino. La tua Firenze stai pur certo non ti scorderà caro brontolone di un portiere… A me rimarranno per sempre, quelle due orette in tua compagnia che mi concedesti…

Il “Città di Firenze” di Tennis

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Inserito nel circuito internazionale ITF il torneo, nel corso degli anni, ha consolidato la sua fama, divendo tra i più famosi ed importanti a livello mondiale con un Albo d’Oro di tutto rispetto e che annovera i nomi di Rosset, Capriati, Mauresmo, Hingis, Martinez, Safina, Clijster e Roger Federer. L’anno scorso il tabellone maschile è stato vinto dall’olandese Roy Bruggeling mentre la rumena Simona Halep ha avuto la meglio in quello femminile.

Ottimi semifinalisti sono stati gli italiani Stefano Valenti e Claudia Givone. Il tabellone maschile 2008 è composto da 48 giocatori. quello femminile da 32. Ventiquattro le coppie del doppio maschile e 16 quelle del femminile. Le semifinali sono in programma domenica 23 marzo, le finali lunedì 24 marzo. Saranno presenti atleti in rappresentanza di 31 paesi e, per la prima volta, sarà presente anche la Cina. Nutrita la pattuglia italiana.

Nel maschile spiccano i più forti under 18, tra i quali i toscani Lorenzo Papasidero e Davide Della Tommasina. in campo femminile spiccano Anastasia Grymalska e la toscana Martina Trevisan. L’inglese Marcus Willis nel maschile e l’olandese Lesley Herkhove, nel femminile, sono le prime teste di serie.

Sesto: “Ci sentiamo soli”

 

Siamo a Sesto Fiorentino, una realtà dove il benessere non manca di certo, una città con una storia di volontariato e impegno civile, una delle roccaforti più solide della sinistra toscana. Forse anche per questo, le polemiche seguite all’occupazione della Donati e alla richiesta di sgombero avanzata dal Comune sono state così dure.

Sindaco Gianni Gianassi, cosa sta succedendo a Sesto?

“Non credo che ci sia un ‘caso sestese’. Penso che queste occupazioni siano avvenute perché in città ci sono alcuni immobili vuoti e quindi la questione non è cosa succede a Sesto, ma l’assenza delle proprietà delle strutture abbandonate. Questi immobili vanno rapidamente messi in sicurezza oppure inseriti nelle previsioni urbanistiche, altrimenti diventano “appetibili” per chi vuole occupare”.

L’altro tema è che gli occupanti della Donati e del Luzzi sono persone bisognose, immigrati che non hanno un tetto. La sinistra la accusa di non volerli accogliere e in sostanza di razzismo.

“Sesto ha offerto casa e lavoro a 3mila immigrati, nelle nostre scuole il 10 per cento degli alunni sono stranieri, così come il 35 per cento di coloro che sono negli alloggi Erp. L’accusa di razzismo è ridicola. Noi siamo per l’accoglienza, ma nel rispetto delle leggi. Attenzione a non mescolare i bisogni reali di queste persone con il plagio a cui sono sottoposte da parte dei professionisti della solidarietà”.

Il centrodestra invece dice: ecco i risultati delle politiche delle amministrazioni “rosse”. Il centrosinistra non ha qualche responsabilità?

“Il centrodestra dovrebbe ricordare che questa situazione è il risultato della legge Bossi-Fini sull’immigrazione. L’errore dell’Unione è stato non riformarla. Il fenomeno immigrazione è complesso e non si può gestire con gli slogan. Serve il contributo di tutti, dalle istituzioni alle associazioni passando per i sindacati e le associazioni”.

Ma in questa vicenda Sesto non è stata molto aiutata, no?

“Non c’è dubbio, abbiamo vissuto un grande isolamento istituzionale. Nei rapporti tra Comuni vicini, Provincia e Regione, invece, bisognerebbe ispirarsi allo spirito di don Milani: I care. Anzi, we care”.

Montolivo su, Pazzini giù

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SULL’ALTARE

MONTOLIVO
Che senta l’aria di un imminente primavera. Che si sia ricordato di essere una delle più luccicanti promesse del calcio italico. Che si sia scosso dalle feroci critiche che gli sono piovute addosso.

Insomma, sia quello che sia, ma il Montolivo visto con l’Everton e con il Siena è quello che vorremo vedere sempre.

Sa dove stare in campo, come pressare l’avversario, come costruire gioco, come inventare e liberare il compagno e come tirare.

In alcuni frangenti entusiasma e ci fa stropicciare gli occhi ricordando alcuni fantastici numeri 10 che hanno indossato la maglia viola.

Una malignità: ma non è che gli dia noi la presenza al suo fianco di Liverani. Sarà un caso, ma lui è cresciuto da quando l’altro è in infermeria.

NELLA POLVERE

PAZZINI

Non me ne voglia di nuovo il buon Pazzo, ma devo di nuovo buttarlo nella polvere.

Come calciatore non demerita mai. In campo ci mette l’anima e non solo. Su di lui sempre i più grossi colossi della difesa avversaria e non si risparmia mai nonostante gomitate e tacchettate.

Spizzica per i compagni, difende la palla, fa salire la squadra. Ma ripeto, di mestiere fa il centravanti.

Non segna da due mesi, in tutto l’anno ne ha fatti solo sei, e il gol sbagliato a Siena sa solo lui come ha fatto a buttarlo fuori. Un passo in più ed entrava in porta palla al piede. Erede di Toni?

Si è scusato con i tifosi? Grazie, ma sono solo chiacchiere che anzi confermano che se l’è presa più del dovuto. Dopo un’occasione così sciagurata le scuse un centravanti vero le puoi fare solo in campo, magari con una bella doppietta.