lunedì, 14 Giugno 2021
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Alla Sangallo Art Station Mario Schifano

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Oltre a una trentina di opere storiche dell’artista, fra i piu’ geniali, originali, trasgressivi e individualisti del secondo dopoguerra, verranno proposti alcuni lavori di Tano Festa e Franco Angeli, amici, complici e compagni di una strada di rivisitazione e ripensamento della pittura che trova nella Roma degli anni ’60 e ’70 uno dei suoi centri piu’ imprevisti ma anche piu’ interessanti.

Mario Schifano non e’ una novità per la galleria: nel 1974 Marcello Secci aveva infatti organizzato una prima mostra dell’artista nella sede storica della Galleria Sangallo, in Viale Don Minzoni, replicata l’anno successivo attraverso una nuova personale. In queste circostanze l’artista presento’ ben cento paesaggi anemici e altrettanti -televisori-, molti dei quali realizzati appositamente per l’occasione. Le opere vennero esposte incorniciate in preziose ma asettiche teche di plexiglas, una soluzione che a Schifano piacque moltissimo, tanto che la riprese spesso in momenti successivi.

In mostra troviamo alcune delle opere realizzate in quel tempo, (alcuni Inventari, i Futurismi rivisitati, le insegne della Esso, ma anche alcune grandi Coca-Cole, Oasi e Paesaggi anemici ma non troppo), che completano l’itinerario nella ricerca artistica di Schifano in quel periodo di crisi personale (in quella fase sono numerosi gli arresti per uso di stupefacenti e possesso di oppiacei) ma anche di importante e solitaria riflessione sulla nuova cultura dell’immagine nata dalla televisione e destinata a stravolgere definitivamente la sensibilità complessiva di un’epoca.

Mario Schifano era nato a Homs, in Libia, il 20 settembre del 1934 ed e’ morto per una crisi cardiaca a Roma il 26 gennaio del 1998. E’ unanimemente considerato uno dei piu’ importanti, trasgressivi ed originali artisti italiani, nume tutelare della Pop italiana e uno dei pochissimi interpreti del moderno, capace di trasformare la pittura in interprete d’eccezione della civiltà dell’immagine mediatica e tecnologica e non il contrario. Gli sono state dedicate centinaia di mostre personali e collettive in musei, gallerie e spazi espositivi fra i piu’ importanti del mondo: fra queste, per citarne soltanto alcune recenti, Tutto (Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, 2001), la serie di retrospettive -per decenni- allestite alla Fondazione Marconi di Milano dal 2005 in poi e America Anemica al Palazzo Pigorini di Parma nel 2008

Catalogo Skira con testo di Martina Corgnati.

Sempre dal 30 aprile presso la Project Room della Sangallo ART station è aperta la prima mostra personale in assoluto di Marco Russo, “ Impre-Visti”.
Il fotografo Marco Russo è nato a Firenze il 02/05/1981 e la passione per la fotografia lo accompagna sin dall’infanzia, quasi la macchina fotografica fosse per lui un complemento necessario all’atto e alle funzioni stesse del vedere.
In fondo, nel suo lavoro, riconosciamo con perfetta chiarezza la distinzione fra “ vedere” e “ guardare” che nella vita di tutti i giorni e di quasi tutti noi resta implicita ed occulta. “ Guardare” è una forma automatica, un mero meccanismo a cui siamo predisposti, nel migliore dei casi una potenzialità o un’intenzione (“Guarda”), “vedere” è una presa di coscienza, un “ sapere”, un comprendere.
Marco Russo, nelle sue fotografie, “ vede”. Rifiutando la vulgata troppo facile e scontata del digitale e l’uso della fotografia praticato da molti artisti contemporanei come forma a metà strada fra trash e diario esperienziale o , talvolta, documentazione di un accaduto con cui l’opera viene fatta coincidere, egli riscopre una valenza più classica e colta del bianco e nero (raramente il colore, che pure esiste anch’esso nella sua ricerca fotografica) a volte “ rialzato” con improvvisi momenti di colore che sottolineano un dato saliente o una connotazione speciale di qualche oggetto.
La sua scuola sembra essere quella dei grandissimi come Cartier Bresson o Robert Frank: la situazione è sempre colta, quasi sorpresa in un accadere tanto imprevisto quanto istantaneo che alla maggior parte degli sguardi passa inosservato. Il giovane artista invece raccoglie, forse la attende pazientemente, in un lungo gioco di corteggiamento, o piuttosto di agguato, che si consuma tutto in un attimo: quello della cecità istantanea prodotta dallo scatto. Nascono così immagini ironiche, ma anche tenere e piene di un’attenzione affettuosa e partecipe a un mondo ancora capace di inventarsi e di regalare momenti pieni di bellezza e di fascino come è quello di un festoso volo di colombi visti tutti insieme in un ampio taglio diagonale che abbraccia cielo e case e strade; oppure le “ scoperte” di paesaggi segreti contenuti nel vano di una porta; o ancora i bersaglieri di un monumento che sembrano sospingere le nuvole con le loro baionette. Qualche volta questa ricerca si concentra su effetti puramente formali, per esempio il contrasto fra la forma di un uovo e il taglio netto e angolato di un piano d’appoggio, e raggiungere effetti quasi astratti. Ma spesso capaci di un’ineffabile classicità.
In mostra verranno presentate circa 28 fotografie inedite realizzate nell’ultimo anno ed il formato non supera i ( 40 x 60) cm. Tiratura 1 di 3.

Galleria Sangallo ART Station
Via Fra’ Giovanni Angelico 5r – Firenze
orario: mar-sab 10:13 15:20
ingresso libero

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