lunedì, 21 Settembre 2020
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Assenze/Presenze al Museo Marini

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I lavori scelti per dialogare con l’opera di Marini rappresentano quattro artisti, quattro punti di vista, quattro idee diverse di lavoro, di ricerca, che entrando all’interno dello spazio dedicato completamente alla sua scultura possono farci sentire metaforicamente i muscoli, il sangue dell’essere che è all’interno dell’opera.
Il grande grido è un’opera del 1962, periodo in cui Marino Marini aveva già raggiunto fama internazionale; da molti anni il tema del cavallo e cavaliere era, assieme alle Pomone e alla ritrattistica, il fulcro della sua ricerca. Il 1962 è anche un momento nel quale attorno a lui la ricerca di molti artisti è virata verso linguaggi diversi: sono gli anni dell’informale, dell’arte intesa anche come espressione del gesto.
Marini è come intrappolato dentro la sua grande scultura: soffre, attacca la materia, disgrega la forma, fino ad arrivare più avanti negli anni a separare definitivamente cavallo e cavaliere. Per l’artista, le sue sculture rappresentavano anche il tormento degli avvenimenti del secolo scorso, e l’inquietudine dei suoi cavalli aumentava sempre più, stremando il cavaliere fino a fargli perdere il controllo sulla bestia.
La forma e la materia diventano una sorta di prigione delle idee, dove lo strazio della rappresentazione, ma non dell’artista, sempre sereno e fortemente consapevole della propria ricerca, tenta di portare la scultura di Marini verso nuove connotazioni.
Tale processo non investe solo il soggetto, bensì affonda anche nella materia, nei passaggi della realizzazione della scultura, nella meccanica della fusione.
Il lavoro di Berlinde de Bruyckere, Lichaam (Corps,) prende allora fisicamente il posto del grande grido, si pone alla presenza dei visitatori come una rielaborazione del tema del cavallo lacerato e disteso, rappresentazione di una sofferenza, di una contorsione della condizione naturale, metafora della morte attualizzata sulle tragedie contemporanee.
Berlinde de Bruyckere innesca così la prima analogia tra Marino e la contemporaneità, esprimendo la voce originaria di un’ideale coro.
La Fusione della campana di Diego Perrone, seconda voce, dialoga con il grido attraverso un linguaggio che è quello del processo, del divenire in diversi momenti di un’idea, di un’opera, attraversando sia le fasi concettuali sia quelle legate alla realizzazione dell’opera stessa: in questo caso la riproduzione tridimensionale del processo di fusione. La scultura ci svela le vene e i muscoli della campana, l’estruso della fusione ci rende possibile percepire i passaggi nascosti, il processo fisico che renderà possibile la realizzazione della campana: l’identità tra i muscoli della statua e quelli del corpo umano.
La terza di queste voci è quella di Paola Pivi con Old is gold, una scultura composta da un numero altissimo di lamelle color oro e argento formanti un parallelepipedo apparentemente monolitico ma intrinsecamente frammentato. Questo lavoro di Pivi ci svela uno dei temi centrali della ricerca dell’artista: la ripetizione e la singolarità, creato in questo caso dalla presenza di uguali elementi, singolarmente leggerissimi, come frammenti di un insieme determinanti l’unicità di una scultura: processo intrinseco all’opera e alla ricerca di Marino Marini.
Infine l’assoluto – l’essenza – di una forma condotta ad un singolo punto, dove tutte le direttrici, dove tutte le forze confluiscono: il lavoro di Bruna Esposito Filo a piombo con perla.
Il filo a piombo indica un punto esatto dove la concentrazione degli elementi convergono, si scaricano a terra, definendo la collocazione delle forze messe in campo e i rapporti stabiliti dai diversi lavori. Il tutto impreziosito ancora una volta da un elemento, la perla, che si ripete, data la somiglianza di una con un’altra, ma che invece singolarmente esprime un’unicità, per definizione irripetibile e irriproducibile.
La presenza di quattro opere di artisti contemporanei vuole essere l’inizio di una serie di dialoghi, dal titolo assenze/presenze, che avvicinano l’arte di diversi periodi a Marino Marini, che nella coerenza di una vita spesa tra pietre e bronzo non ha mai smesso di cercare la sua fonte.
Museo Marino Marini Piazza San Pancrazio Firenze
AssenzePresenze: il grande grido

3 aprile- 23 maggio 2009

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