Un recente intervento di restauro ha consentito nuovi studi e restituito nuova bellezza allo splendido Crocifisso ligneo policromo “grande al vero”, noto alla critica con l’attribuzione a Benedetto da Maiano, conservato in passato in diverse collocazioni all’interno dell’ Educatorio, in quel luogo danneggiato nel 1966 dall’alluvione.

 

GLI SPOSTAMENTI DEL CROCIFISSO. Dopo l’intervento allora eseguito, la scultura aveva trovato posto nel Cenacolo, riaperto nel 1990, ove era rimasto esposto fino al 1999 insieme agli affreschi staccati quattrocenteschi provenienti dal complesso. A seguito dei restauri effettuati nell’Educatorio di Fuligno nel 2000, gli affreschi furono ricollocati in situ e il Crocifisso maianesco riconsegnato alla proprietà. Dal 2005 il Cenacolo di Fuligno ha trovato una nuova destinazione museale con la collocazione, accanto all’ Ultima Cena affrescata dal Perugino, dei dipinti di collaboratori e seguaci del “divin pittore” conservati nei depositi delle Gallerie fiorentine, a testimonianza della diffusione del Peruginismo in Italia ed in Europa.

LA SCULTURA FRAGILE. Un nuovo intervento conservativo al Crocifisso ha nel frattempo evidenziato la particolare fragilità della scultura e riproposto il problema della sua conservazione e valorizzazione, essendo ormai perduta l’originaria funzione religiosa nel contesto di provenienza. Un rapido accordo con la proprietà attuale ha consentito nel 2011 il ritorno dell’opera nel Cenacolo, ove può essere fruita accanto all’ Ultima Cena e alla Crocifissione con la Vergine e San Girolamo del Perugino, nel luogo più importante dell’antico monastero di terziarie francescane, riconfermandone lo stretto legame di linguaggio e clima culturale.

L’ATTUALE COLLOCAZIONE. Nell’attuale collocazione, analoga alla precedente, il capolavoro eseguito da un artista assai vicino a Benedetto da Maiano probabilmente entro l’ultimo decennio del secolo XV, può essere nuovamente goduto nei suoi rapporti di relazione con il luogo e con l’ “arte senza tempo” del suo momento storico, nella quieta e solenne rappresentazione del momento successivo alla morte, di serena meditazione sul suo mistero: una serenità che certo non corrispondeva alla sua epoca turbolenta ma rispecchiava gli ideali savonaroliani di un’arte devota e didascalica contrapposta agli intellettualismi della raffinata corte medicea, alla quale lo stesso Perugino si ispirava.