Si tratta di 200 opere tra fotografie, dipinti e raffronti iconografici, che, in un mix di linguaggi e canoni estetici, raccontano una storia divisa in cinque capitoli. “Roma e la formazione di un codice visivo comune: i modelli fotografici per gli artisti“, “Firenze e la cultura visiva dei Macchiaioli: modelli, luoghi e personaggi”, “Banti, Cabianca, Signorini e la fotografia“, “Un fotografo per i Macchiaioli“, “La Marsiliana, luogo d’incontro tra pittura e fotografia”.

“La capacità dell’obiettivo di captare i chiaroscuri – spiega Monica Maffioli, tra i curatori della mostra – consente all’artista di isolare gli elementi portanti dell’immagine e di mettere in evidenza le qualità dei volumi. La fotografia ha infatti dalla sua uno strumento linguistico formidabile: non deve, come la pittura, separare gli oggetti con linee di contorno, giacché procede per giustapposizioni di macchie di colore e di contrasti luci/ombre”.

“Le celebrazioni fattoriane – dice il Presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze Edoardo Speranza – si completano con questa bella iniziativa che ci aiuta a capire meglio fenomeni artistici della seconda metà dell’Ottocento. Nel complesso, Firenze per Fattori ci ha fatto riflettere sulla tradizione figurativa del secolo XIX in Toscana e ci ha consentito di apprezzare un passato ricco di talenti e di suggestioni cromatiche con tutta la sua intatta capacità di suscitare emozioni”.