sabato, 8 Maggio 2021
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Melting Pot alla forentina

Paese che vai, usanza che trovi. No no. Il vecchio proverbio non serve più a un fico secco. Adesso si dovrebbe dire “Paese che vai, tutte le usanze ci trovi”.

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A Firenze per esempio – che non si può certo definire città dalle aspirazioni cosmopolite – se si vuol sapere come festeggia il capodanno un cinese basta fare capolino nel triangolo tra Brozzi, Peretola e Campi. Se a suscitare interesse è la cultura maghrebina basta fare un salto in piazza Santa Croce, a Santo Spirito e in San Lorenzo. L’osservatore fortunato potrebbe anche incappare in una vera e propria chicca, ovvero qualcuno che prega inginocchiato su un tappeto, rivolto verso La Mecca.

Senza andare troppo lontano, lo studioso improvvisato che vuole saperne di più della quotidianità dei cugini dell’Est Europa, basta che alzi la cornetta e componga il numero di una delle tantissime ditte di costruzioni sparse per la città. Dall’altra parte del filo risponderà quasi sicuramente un preparatissimo signore dall’accento albanese.

E le famose usanze di queste parti? Il vecchio fiorentino si è fatto veramente fagocitare dalle “orde degli invasori”? No, non propriamente. Si è seduto da una parte ed è rimasto a guardare. Talvolta cercando di capire, tal altra chiudendosi a riccio. Il risultato è che “l’homus becerus”, la specie indigena un tempo più diffusa, va cercata con attenzione. Dove? Impresa ardua. Qualcuno si trova ancora dalle parti di Gavinana o all’Isolotto. Ma affrettatevi, sono esemplari in via di estinzione.

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