In un’epoca di caos legato al traffico, la Giunta comunale a Firenze ha deciso di dare l’ultimo via libera al parcheggio di Ponte a Mensola. È infatti stato approvato il progetto esecutivo della nuova area di sosta, tra via D’Annunzio e via della Torre, nei pressi delle scuole elementari e materna Diaz di via Madonna delle Grazie. L’area è grande circa 4000 metri quadrati: su piani sfalsati troveranno posto 100 stalli per la sosta delle auto e 30 nuovi alberi ad alto fusto che, una volta arrivati a completa maturazione, garantiscano l’ombreggiatura nei mesi estivi. La spesa prevista è di 854mila euro.
Un’area di sosta… green
Se sul lato sud e ovest saranno collocate delle siepi, anche l’area di sosta sarà verde. Oltre agli alberi per le corsie e le rampe, sarà utilizzato il cosiddetto “acciottolato erboso”, ovvero una pavimentazione composta da elementi in muratura dalla forma di sassi, posati su uno strato di graniglia e tra i quali cresce l’erba. Le corsie di ingresso saranno due, su via D’Annunzio e via della Torre mentre l’uscita sarà su via della Torre. Il progetto prevede inoltre la realizzazione del marciapiede in via della Torre, nel tratto tra via D’Annunzio e il parcheggio sul lato delle abitazioni.
Attraversamento pedonale
Tra le novità anche un nuovo attraversamento pedonale. A lavori ultimati sarà poi realizzato un percorso protetto per i pedoni tra la scuola Diaz e il nuovo parcheggio. L’opera sarà realizzata dall’Amministrazione utilizzando la monetizzazione di una quota degli standard urbanistici relativi al piano di recupero del complesso abbandonato di via D’Annunzio.
La Flog di Firenze non chiude, ma rilancia: concerti, eventi e feste torneranno e ci saranno i lavori di adeguamento dell’auditorium di via Mercati, nella zona del Poggetto. Ancora non è chiaro quando. È lo stesso consiglio di amministrazione a scacciare le nubi di una possibile chiusura. Nei giorni scorsi erano stati i vertici della Fondazione che gestisce la struttura a sollevare dubbi, anche a causa del lungo stop per la pandemia con il rischio di restare fermi per buona parte del 2022 visti gli alti costi.
Perché la Flog di Firenze non chiude
L’auditorium Flog di Firenze è chiusa ormai da un anno e mezzo per l’emergenza Covid. A mettere a tacere le voci su uno stop definitivo è adesso il cda eletto dalle lavoratrici e dai lavoratori della ex-Galileo, che gestisce la struttura attraverso la Fondazione lavoratori officine Galileo, con un comunicato pubblicato su Facebook.
“La Flog è più che viva nonostante 2 anni di pandemia e 1000 difficoltà e ha voglia di essere la versione migliore di sé – si legge nel post – il cda non si tira indietro alle richieste di adeguamento dell’Auditorium Flog del Comune di Firenze. Ovviamente i lavori sono onerosi, ma la decisione fuga molti dubbi di questi giorni: testimonia la volontà di non cambiare destinazione d’uso alla sala“.
Quando riapre l’auditorium Flog
Dunque l’arena del Poggetto in futuro continuerà a ospitare concerti, serate ed eventi, ma ancora non è chiaro quando riaprirà. “Vi chiediamo di avere pazienza per poter ballare e vivere l’auditorium”, scrive il consiglio di amministrazione che si è impegnato a riaccendere la macchina della produzione di eventi musicali “dalle cose più banali, come le pulizie, all’amministrazione, dalle manutenzioni, alle predisposizioni dei dispositivi d’emergenza fino all’assunzione dei fantastici baristi, guardarobieri, biglietteria, all’appalto di fonica e luci, buttafuori, e non ultima la direzione artistica”.
Intanto sono numerosi i messaggi di solidarietà arrivati alla Flog dopo che sui giornali e sui social sono circolate le ipotesi di una chiusura. “Ringraziamo per le manifestazioni d’affetto, le offerte di sostegno economico, la solidarietà del sindacato, ma siamo confidenti di farcela così come ce l’abbiamo fatta per 76 anni”.
I lavori e l’incontro con Nardella
Sul fronte dei lavori di adeguamento della Flog, struttura degli anni Settanta che necessita di interventi costosi, il sindaco di Firenze Dario Nardella ha dato la disponibilità dell’amministrazione a dare un supporto, per quanto possibile, in questo passaggio delicato. Nei prossimi giorni sono previsti incontri tra il primo cittadino e i vertici dell’auditorium.
Portare il percorso della linea 2 della tramvia di Firenze fino al polo scientifico di Sesto Fiorentino: sì, no, forse. Il dibattito sul prolungamento della T2 entra nel vivo. Dopo un iniziale stop alle due fermate del tram dentro il campus sestese, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani cerca una mediazione aprendo alla possibilità di un passaggio dei binari al nuovo liceo Agnoletti, più vicino al grande isolato che comprende anche università, Cnr e istituti di ricerca. Nelle settimane scorse il governatore si era detto contrario a un percorso a “zig zag” dentro il polo, suscitando la levata di scudi di molte forze politiche, compresi gli esponenti del PD presenti nel Consiglio Comunale di Firenze.
Il percorso della tramvia di Firenze fino al polo scientifico di Sesto Fiorentino
Nel progetto iniziale il prolungamento del percorso della linea 2 avrebbe dovuto portare la tramvia dall’aeroporto di Firenze fino a Castello e Sesto Fiorentino, con due fermate all’interno del polo scientifico e tecnologico. Questo tracciato all’interno del campus universitario è stato però bocciato da Giani, per rendere il viaggio del tram più lineare e rapido, accorciando così i tempi di percorrenza e permettendo la fermata dei convogli direttamente nella centrale piazza del Mercato e non solo vicino all’istituto Calamandrei, come previsto finora.
Questo, in sostanza, il ragionamento: meglio lambire il campus, che passarci nel mezzo, per portare la tramvia fino al cuore di Sesto fiorentino e risparmiare minuti preziosi che spingeranno i cittadini a lasciare a casa l’auto. La questione però ha creato polemiche e Giani ha avanzato un’ulteriore ipotesi.
Il tracciato alternativo per il polo universitario e tecnologico
Una delle idee su cui stanno lavorando i tecnici è modificare il progetto della linea 2.2 della tramvia per allungare il percorso fino al centro di Sesto Fiorentino (come indicato dal presidente della Regione), ma aggiungendo una biforcazione dei binari più a nord del progetto originario, con un breve braccio di andata e di ritorno che faccia arrivare i vagoni più vicino al polo scientifico.
Giani ha dato la sua disponibilità a un tracciato alternativo, “più lineare e appetibile”. “Basta un collegamento a una staffa a servizio del Polo, per l’appunto dove si sta costruendo, e la Regione ci sta mettendo 10milioni di euro, il nuovo liceo Agnoletti – ha detto il governatore -. Con questa fermata attraverso un collegamento di staffa che potremmo chiamare Agnoletti in omaggio al Liceo, ecco che si può trovare una soluzione che diventa la sintesi fra i sindaci, la Regione che in quel tratto mette le risorse, e l’università”.
Tramvia fino al polo scientifico di Sesto: discussione ancora aperta
Di fatto il tratto nel campus sarebbe accorciato, ma non lo lascerebbe sfornito del tutto, dando la possibilità di prevedere diversi tipi di percorrenza: tram veloci per il centro di Sesto senza fermate intermedie (e senza passaggio nel polo scientifico) e corse con tempi di viaggio leggermente superiori che invece servono anche l’area universitaria.
Certo è che la tramvia fino al polo scientifico di Sesto Fiorentino viaggia adesso solo nel campo delle pure ipotesi: il percorso è ancora lungo, serviranno verifiche tecniche e confronti tra Comune di Firenze, amministrazione sestese, Università e Regione Toscana.
Usare un green pass falso o il certificato verde di un’altra persona costa caro, oltre alle sanzioni e alla multa, fare i furbetti comporta conseguenze penali. Da settimane le cronache riportano casi di certificazioni pirata, che si trovano su internet a prezzi tra i 200 e i 400 euro e che funzionano grazie a chiavi di generazione sottratte in altri Paesi dell’Unione Europea. Un fenomeno che crea problemi di sicurezza alle norme anti-Covid, tant’è che sono scattate le indagini delle forze dell’ordine. Ma cosa si rischia se si è sorpresi a usare un green pass falso o quello di un’altra persona, quale multa è prevista?
Le sanzioni per chi non ha il green pass: multa da 400 euro
Partiamo dalle cosiddette sanzioni amministrative ossia la multa che rischia chi non rispetta l’obbligo di green pass nei luoghi dove è previsto: dai 400 ai 1.000 euro, a seconda della gravità del fatto. La verifica può essere effettuata dagli addetti delle attività commerciali e produttive o da quelli individuati dal datore di lavoro, mentre la multa viene elevata dalle forze dell’ordine.
Dai ristoranti (al chiuso) ai trasporti fino al posto di lavoro, il passaporto anti-Covid è richiesto in molti ambiti della vita civile e la lista delle cose da fare senza il certificato verde ormai è ridotta al minimo. Inoltre il governo sta pensando ad ampliare la durata dell’obbligo del green pass dal 31 dicembre 2021 fino al mese di giugno 2022 ed è anche in discussione l’eventuale taglio della validità della certificazione da 12 a 9 o 6 mesi, per incentivare le somministrazioni della terza dose di vaccino.
Cosa si rischia con un green pass falso, le sanzioni
La situazione si complica se viene mostrato un green pass falso, perché alle normali sanzioni amministrative, si aggiungono anche le conseguenze penali: il cittadino che mostra un certificato fasullo a un pubblico ufficiale rischia di essere accusato del reato di uso di atto falso. La denuncia può essere fatta anche dai semplici addetti al controllo o da altri cittadini perché questo reato è procedibile d’ufficio.
In sostanza il QR code è considerato come un normale certificato: chi lo falsifica rischia il carcere da 6 mesi a 3 anni (pena che può essere ridotta fino a un terzo), mentre per chi lo usa la pena è ridotta ulteriormente di un terzo.
Usare il green pass di un’altra persona espone a rischi penali
Rischia grosso anche chi, al posto di un certificato falso, mostra un green pass valido ma di un’altra persona. È possibile ravvisare il reato di sostituzione di persona, che nel nostro ordinamento viene punito con il carcere fino a un anno. Chi “presta” invece il suo certificato può essere accusato di concorso al reato principale.
Due anni segnati dal Covid, complessi, in cui molte certezze sono di colpo svanite. Ora però è il momento della ripresa e anche il Premio Architettura Toscana (PAT) torna, con la terza edizione. La manifestazione riconosce e promuove quelle opere architettoniche, sia private che pubbliche, capaci di stimolare una riflessione sulle esigenze di valorizzazione e insieme di rinnovamento del territorio toscano: è promossa da Consiglio regionale della Toscana, Ordine degli Architetti PPC di Firenze, Federazione degli Architetti della Toscana, Ordine degli Architetti PPC di Pisa, Fondazione Architetti Firenze e Ance Toscana, con il patrocinio del Consiglio nazionale degli Architetti. Le iscrizioni si apriranno alle ore 12 del 3 dicembre per chiudere alle ore 24 dell’11 febbraio 2022. L’obiettivo è premiare la ricerca e la qualità del fare progettuale.
Le caratteristiche del bando
Il PAT è rivolto alle opere realizzate in Toscana nei cinque anni precedenti alla pubblicazione del bando. Possono essere candidate al premio opere realizzate da singoli architetti o in gruppo, da dipendenti pubblici o privati. A presentare la candidatura possono essere sia il progettista che la committenza, ma anche l’impresa esecutrice dei lavori. Il premio si articola in cinque categorie: opera prima; opera di nuova costruzione; opera di restauro o recupero; opera di allestimenti o interni; opera su spazi pubblici, paesaggio o rigenerazione. I partecipanti possono candidare una sola opera per ciascuna categoria. Una singola opera può essere candidata in più categorie.
La categoria opera prima, destinata alle opere realizzate da progettisti che non abbiano compiuto 40 anni alla data della pubblicazione del bando e unica con un premio in denaro di 5mila euro, vuole specificamente valorizzare la realtà e l’attività dei giovani progettisti e aprire un focus sulle loro opportunità di crescita nel nostro territorio.
La giuria e la premiazione
La giuria si compone di professionisti ed esperti del settore: gli architetti Nicola Di Battista, Gianluca Peluffo, Gianpiero Venturini, Sofia von Ellrichshausen e la sociologa Daniela Ciaffi. Di Battista è stato in precedenza direttore della rivista Domus (dal 2013 al 2017) e attualmente dirige la rivista l’Architetto, la storica rivista del Consiglio nazionale degli Architetti italiani; Peluffo, che dal 2017 ha fondato la “GianlucaPeluffo&Partners”, laboratorio di architettura, urbanistica e arte, è stato insignito nel 2003 del titolo di “Benemerito della Scuola e della Cultura” dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Venturini, fondatore di “Itinerant Office” è curatore del Festival New Generations e autore del libro “Atlas of emerging practices”; von Ellrichshausen, architetto argentino, ha fondato lo studio “Pezo von Ellrichshausen”, nella città cilena di Concepcion; Ciaffi svolge attività di ricerca-azione sul tema della partecipazione degli abitanti alle trasformazioni della città e del territorio: è inoltre vice presidente di Labsus, il laboratorio per la sussidiarietà che promuove in tutta l’Italia l’amministrazione condivisa dei beni comuni. La premiazione si svolgerà il 9 giugno.
I protagonisti
Nel corso della conferenza stampa di presentazione il presidente del Consiglio regionale della Toscana Antonio Mazzeo si è detto molto felice di poter tornare a celebrare il Premio Architettura Toscana e farlo, per la prima volta, dal presidente del Consiglio regionale. Per il presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze Pier Matteo Fagnoni il premio permette di avere una panoramica completa dell’architettura in Toscana: possiamo così valorizzare da un lato il talento dei giovani e dall’altro la competenza dei colleghi più esperti. Secondo il presidente del Comitato organizzatore Tommaso Barni ha detto di essere curioso di capire quali segnali emergeranno da questa fotografia in termini di occasioni per i giovani, concorsi, qualità e numero delle opere presentate.
Si intitola “Il legno e la carne” ed è dedicata a Pinocchio la mostra dello street artistSimone Miletta presentata da Street Levels Gallery di Firenze e in programma fino al 28 novembre 2021 negli spazi de l’ARTiglieria. La mostra è realizzata in collaborazione con la casa editrice indipendente Contrabbandiera, ideatrice di una nuova collana dedicata all’arte urbana che vedrà i migliori artisti della scena fiorentina illustrare fiabe e altri classici. “Il legno e la carne” esporrà, nella loro versione originale, le oltre 75 opere realizzate da Simone Miletta, in arte Mìles, per la fiaba di Collodi che inaugurerà la collana.
La mostra dello street artist Mìles dedicata a Pinocchio
Il progetto, nato dall’incontro di Street Levels Gallery, Contrabbandiera Editrice e Mı̀les, rappresenta il punto di congiunzione tra tre realtà – una galleria d’arte urbana, uno street artist e una casa editrice indipendente – accomunati dalla volontà di dare una voce e un volto onesto all’arte cittadina, consegnandole anche uno spazio proprio, fisico e non. La storia di Pinocchio è stata scelta come mezzo privilegiato per dare vita a questo intento, perché a distanza di più di un secolo dalla sua prima pubblicazione, risulta ancora estremamente attuale e le sue innumerevoli sfaccettature consentono di rivolgersi ad una platea ampia e variegata. L’amatissima fiaba di Collodi riesce a trovare la sua forma e il suo senso in quello che c’era una volta e anche in quello che c’è oggi.
Le opere dello street artist Mìles percorrono i momenti salienti della fiaba di Pinocchio e ci mettono davanti alle avventure di un burattino i cui sentimenti non sono lontani da quelli di un uomo. Pinocchio, infatti, si ritrova in un mondo che non sempre sta al ritmo del suo passo, in cui le dinamiche sociali sono complesse e si deve sempre stare attenti a quelli che vogliono ingannarti e ai prepotenti. Quella di Collodi è una lettura magica, che qua e là si colora di tinte fosche per poi lasciare spazio alla luce, e che naturalmente esercita il suo richiamo su un artista che ha messo il rapporto tra l’uomo, il suo tempo e il suo istinto al centro della sua ricerca.
Pinocchio visto attraverso gli occhi dello street artist
Sono temi cari all’artista quelli narrati nelle pagine di Pinocchio e Mìles li rappresenta procedendo per sole immagini, in un lungo piano-sequenza in cui coesistono l’uomo e l’animale, la ragione e l’istinto, la realtà e le apparenze, tutto racchiuso in un equilibrio in cui i confini di una cosa e di un’altra si fanno sempre meno definiti.
Parallelamente all’esposizione, è prevista la strutturazione di un evento digitale sulla nuova piattaforma web di Street Levels Gallery. La mostra sul sito si configurerà come un satellite di quella ospitata in via Cittadella: chiunque vi accederà potrà trovare non solo le copie del libro edito da Contrabbandiera, ma anche ulteriore materiale artistico multimediale inerente alla mostra, con la possibilità di acquistare i manufatti artistici presenti nella galleria digitale.
Il tempo della spremitura si è già concluso, non ci rimane quindi che godere a pieno del gusto dell’olionovo, come di solito lo chiamiamo dalle nostre parti. Per farlo non importa uscire da Firenze, anzi è d’obbligo immergersi al punto di arrivare fino all’Olivia Bistrot di piazza Pitti: una piccola chicca in pieno Oltrarno in cui il padrone di casa è proprio l’Olio del frantoio Santa Tea di Reggello.
L’olio a Firenze? È in Oltrarno e si scopre da Olivia Bistrot
In questo piccolo ristorante entri con la scusa del cibo ed esci che hai scoperto il mondo che ruota intorno all’olio, perché tutto riporta lì. A cominciare dall’arredamento di Olivia Bistrot, curato per alcuni dettagli – come il tavolo macina creato con cemento e nocciolo di oliva tritato – dal designer fiorentino Duccio Maria Gambi, passando per i prodotti cosmetici per il corpo – inutile dirlo a base di olio evo -, per poi arrivare ovviamente alla cucina, dove il prodotto trova la sua massima espressione.
Serena Gonnelli, Elena Rindi e Adrine Briz, le tre anime di Olivia,a Firenze
Dal frantoio alla tavola fino ai cosmetici, tutti i segreti dell’olio
Serena Gonnelli, proprietaria del di Olivia Bistrot, è la rappresentante della omonima famiglia che nel 1585 iniziò nel frantoio di Santa Tea, poco lontano da Firenze, a produrre olio artigianale. “Sono nata e cresciuta nel mondo dell’olivicoltura – spiega – e da sempre innamorata di questo settore. Ecco perché voglio condividere col pubblico questa mia passione: Olivia Bistrot nasce a Firenze dal desiderio di unire la tradizione agroalimentare alla necessità di informare il consumatore affinché abbia gli strumenti giusti per acquistare consapevolmente e riconoscere il valore di un olio”. Insieme a lei altre due donne al suo fianco: Elena Rindi, giovane chef con esperienze stellate in passato ed Adrine Briz, la barlady messicana.
Olivia, a Firenze tutte le ricette a base di olio (e non solo)
Per quanto riguarda il menù di Olivia Bistrot, tutto ruota attorno alla valorizzazione dell’olio: dai fritti misti alla bruschetta “spalmabile” fino ai dessert come nel Semifreddo con mela, cetriolo e sedano con gocce di monocultivar di Leccino. Inoltre, spazio a piatti come la Tartare di spigola con gazpacho di pomodoro, burrata, polvere di olio Evo e pomodori confit, oppure Tortelli di burrata con crema di melanzane, pomodoro e basilico. O ancora le Tagliatelle alla barbabietola con crema di mandorle al rosmarino e olive nere, o il rollè di pollo del Valdarno su terra di olive, purè di patate montato all’olio Evo, mostarda di cipolle rosse e tartufo nero.
Olivia Bistrot
Piazza de’ Pitti, 14r, 50130 Firenze FI
Referendum, elezioni comunali, regionali o politiche: per essere inseriti nell’albo degli scrutatori e dei presidenti di seggio del Comune di Firenze è necessario fare domanda (per tempo) all’ufficio elettorale che cura questo elenco da cui sono scelti gli addetti ai seggi. C’è infatti una finestra temporale durante la quale è possibile presentare la richiesta, dopodiché scatta l’aggiornamento della lista e bisognerà aspettare il 2022. Ecco come iscriversi nell’albo degli scrutatori di Firenze, come funziona il meccanismo di nomina e come diventare scrutatore.
Iscrizione all’albo scrutatori del Comune di Firenze: come funziona e quando fare domanda all’ufficio elettorale
È possibile richiedere l’inserimento nell’albo degli scrutatori del Comune di Firenze facendo domanda entro il 30 novembre di ogni anno all’ufficio elettorale, mentre l’iscrizione nell’elenco avviene entro il mese di gennaio: quindi il candidato che fa richiesta entro il 30 novembre 2021 farà parte della lista da cui vengono scelti gli scrutatori per le varie elezioni entro gennaio 2022.
Chi desidera invece fare il presidente di seggio deve presentare la richiesta di iscrizione entro il mese di ottobre di ogni anno. Ogni scrutatore però deve rispettare alcuni requisiti:
essere cittadino italiano e godere del diritto di voto
essere residente nel Comune di Firenze
avere frequentato la scuola dell’obbligo
non lavorare per il Ministero dell’Interno, per quello delle Poste e telecomunicazione e per il Ministero dei trasporti
non fare parte delle forze dell’ordine
non essere un medico dell’Usl
non essere candidato alle elezioni per cui si vuole diventare scrutatore
non essere un segretario comunale o un dipendente comunale che lavorano nell’ufficio elettorale
Il compenso degli scrutatori: quanto si guadagna
È una legge nazionale a stabilire quanto si guadagna: lo scrutatore lavora nelle giornate delle votazioni, il giorno prima per allestire il seggio e in quelle in cui è previsto lo spoglio delle schede. Il compenso degli scrutatori varia in base al numero di elezioni che si svolgono in una stessa data o durante un election day che si tiene su più giorni. Ecco i compensi:
Referendum – 104 euro
Elezioni comunali, regionali, politiche, ballottaggio – 120 euro
Elezioni europee – compenso per gli scrutatori di 96 euro
Il compenso degli scrutatori, che è esentasse, viene aumentato per ogni ulteriore elezione coincidente nelle stessa tornata.
Scrutatori, come fare domanda all’ufficio elettorale Comune di Firenze e come vengono scelti
Per presentare la domanda all’ufficio elettorale di Firenze basta compilare il modulo in pdf sul sito del Comune e anche il modello per dichiarare la stato di disoccupazione o un reddito basso. Nelle ultime elezioni la commissione elettorale del Comune di Firenze ha infatti deciso di dare priorità alle persone disoccupate e a quelle seguite dai servizi sociali per la loro situazione di disagio economico.
I moduli, accompagnati da copia del documento di identità, vanno presentati entro il 30 novembre di ogni anno all’Archivio generale del Comune di Firenze (dentro Palazzo Vecchio) oppure spediti via posta, mail o fax all’ufficio elettorale. Ecco i recapiti: viale Guidoni 174, fax 0552768377, mail [email protected], pec [email protected]. La richiesta è gratuita.
La rinuncia alla nomina di scrutatore si può fare solo per validi motivi
Il cittadino può anche rinunciare all’iscrizione all’albo scrutatori, basterà inviare una mail all’indirizzo [email protected], indicando i dati anagrafici, allegando un documento d’identità valido e dichiarando di voler rinunciare a fare parte dell’elenco. Se invece si fa parte della lista e in occasione delle elezioni si viene scelti come scrutatori dalla commissione elettorale del Comune di Firenze è possibile rinunciare alla nomina solo per validi e giustificati motivi, ad esempio per problemi di salute o grave impedimento.
Per le assenze dal posto di lavoro la legge prevede che i lavoratori dipendenti impegnati come scrutatori per le elezioni siano normalmente retribuiti dall’azienda anche nei giorni passati al seggio. In più si ha diritto a una giornata di riposo se si fa lo scrutatore la domenica o in un giorno non lavorativo.
Dal 15 novembre 2021 è possibile fare on line una quindicina di certificati digitali, da scaricare gratis sul sito dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, senza andare allo sportello e senza pagare la marca da bollo da 16 euro. Un passo in avanti verso la semplificazione della burocrazia. Alcuni comuni più grandi, come ad esempio Firenze, Milano e Roma, davano già la possibilità sui loro portali, ma adesso il servizio viene esteso a livello nazionale. Ecco quali certificati si possono fare on line e come effettuare la richiesta e scaricarli dal portale ANPR, l’anagrafe digitale nazionale della popolazione residente.
Quali certificati anagrafici si possono fare on line gratis: la richiesta all’anagrafe digitale
Dal certificato anagrafico di residenza (gratuito) a quello di nascita: la lista delle attestazioni da poter scaricare on line, senza fare più la fila agli sportelli dei comuni è lunga è comprende 14 tipi di atti diversi. Utilizzando il sito dell’anagrafe digitale nazionale non è più necessario pagare la marca da bollo di 16 euro.
Ecco la lista completa dei certificati anagrafici per i quali è possibile fare richiesta on line:
certificato anagrafico di nascita
certificato di cittadinanza di residenza
stato di famiglia
certificato di stato civile
certificato anagrafico di matrimonio
certificato di residenza in convivenza
certificato anagrafico di unione civile
certificato di stato libero
certificato di contratto di convivenza
certificato di cittadinanza
certificato di esistenza in vita
certificato di cittadinanza di Residenza AIRE
Stato di famiglia AIRE
Stato di famiglia con rapporti di parentela
È possibile fare domanda anche di più certificati in un solo attestato (ad esempio cittadinanza, esistenza in vita e residenza in un unico documento) e anche in modalità multilingua per i comuni italiani con plurilinguismo.
Come richiedere e scaricare il pdf dei certificati anagrafici on line (anche per un familiare)
Per scaricare un certificato on line è necessario collegarsi al portale dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR) all’indirizzo www.anagrafenazionale.interno.it e accedere con le credenziali Spid oppure con la carta di identità elettronica (CIE) o la carta nazionale dei servizi (CNS, ad esempio la tessera sanitaria). Si possono richiedere i certificati on line anche per un familiare stretto, ad esempio un figlio minorenne o per le altre persone presenti nello Stato di famiglia, selezionando “richiedi certificato” e poi “richiedi per la tua famiglia”.
Una volta selezionato quale dei certificati disponibili si vuole scaricare, è possibile selezionare la modalità di ricezione o via mail, all’indirizzo registrato sul sito dell’anagrafe nazionale, oppure in pdf. Prima del download viene mostrata l’anteprima dell’attestazione per controllare l’esattezza dei dati.
Quali sono i comuni aderenti al progetto ANPR
Al momento sono oltre 7.800 i comuni italiani che sono inclusi nell’anagrafe nazionale della popolazione residente, per i quali quindi è possibile fare richiesta on line dei certificati digitali. Mancano all’appello ancora una sessantina di città.
Per controllare se il proprio comune dà questa possibilità, basta scrivere il nome della città nel campo “A che punto è il tuo comune?” sul portale dell’ANPR: se è nell’elenco degli enti per i quali è possibile fare richiesta dei certificati digitali comparirà una spunta verde e la data dalla quale la città è inclusa nel progetto.
Un linguaggio inconfondibile. Semplice, quanto potente e ricco di significati. Le opere di Keith Haring arrivano a Pisa per la grande mostra che Palazzo Blu dedica a uno dei padri della street art. Pur mettendo in vetrina i celebri “omini colorati”, che hanno lasciato un segno indelebile nell’immaginario collettivo, questa esposizione accende una luce su tutto ciò che è nascosto dietro i tratti decisi dell’artista statunitense. L’impegno come attivista, il suo coming out, le battaglie per i diritti, ma anche l’angoscia dopo la diagnosi di AIDS, che lo portò via in meno di due anni.
Dal 12 novembre 2021 fino al 12 aprile 2022 questo evento indaga l’intera opera del genio creativo, ecclettico tanto nelle tecniche scelte (pittura, scultura, video, graffiti, disegni, perfino lampade al neon) quanto negli ambiti toccati dal suo lavoro: pubblicità, copertine di dischi, pubblicazioni per bambini, arredamenti per club e arte pubblica. Ecco 3 cose da sapere prima di visitare la mostra su Keith Haring ospitata nel Palazzo Blu di Pisa.
Le opere di Keith Haring in mostra a Pisa arrivano dal Giappone
Questa è un’occasione più unica che rara. Se non visitate la mostra a Pisa, dovrete “rincorrere” le opere di Keith Haring fino in Giappone. I 170 lavori ospitati nelle stanze di Palazzo Blu provengono dalla collezione di Kazuo Nakamura, imprenditore nipponico che iniziò questa singolare raccolta negli anni Ottanta, quando nei suoi viaggi d’affari scoprì quasi per caso l’astro nascente dell’arte di strada newyorkese. È la prima volta che una selezione così corposa di quadri, litografie e sculture lascia il museo giapponese per arrivare in Europa.
Il percorso, composto da 9 sezioni, è un viaggio nella breve ma intensa vita di Haring. Si parte dai primi graffiti tracciati sulla carta nera che copriva i pannelli pubblicitari della metropolitana della Grande Mela, per passare ai dipinti dai colori fluorescenti che brillano sotto la luce nera, tanto in voga nei club degli anni Ottanta. E ancora le classiche icone, diventate un marchio di fabbrica: il bambino radiante, simbolo-feticcio anche della mostra pisana, il cane stilizzato, gli omini danzanti, i disegni essenziali considerati oggi gli antesignani delle emoticon.
A chiudere il percorso 17 litografie, che mostrano un volto meno conosciuto, più tormentato e inquieto, con la rappresentazione dei lati oscuri della società in The Blueprint Drawings. L’ultima edizione su carta delle strisce di fumetti uscì nel 1990. Un mese dopo Haring morì a causa delle complicanze legate all’AIDS.
Guardate sotto la superficie dei colori, a caccia del significato degli “omini” di Haring
Non fermatevi all’apparenza, ma andate oltre. È questo l’invito degli organizzatori. “Dietro ai colori, alle linee in grassetto, alle figure, è possibile trovare sempre un messaggio, anche se non si conoscere l’opera di Keith Haring”, ha spiegato la curatrice della mostra Kaoru Yanase, durante la presentazione dell’evento. “Il significato è però sempre legato all’interpretazione di chi guarda. Per questo la maggior parte delle opere non ha un titolo“.
Le immagini di Haring sono universali e inequivocabili, in grado di parlare a chiunque. “L’arte è per tutti, non solo per i ricchi e i facoltosi. Penso sia questa l’eredità che ci ha lasciato Haring. Puoi essere un bambino, un contadino, un dottore: chiunque tu sia puoi apprezzare l’arte e creare un dialogo con le opere”.
A 10 minuti a piedi dal Palazzo Blu di Pisa si può vedere l’ultima grande opera di Haring
La mostra di Palazzo Blu riporta a Pisa Keith Haring, che proprio qui – un anno prima della sua morte – diede alla luce la sua ultima grande opera: il murale “Tuttomondo” realizzato nel 1989 su una parete del convento di Sant’Antonio. Ancora oggi un luogo che richiama curiosi e appassionati.
Lo stesso Comune di Pisa sta ora pensando a iniziative che possano creare un legame tra l’evento espositivo e il colorato muro a due passi dalla stazione centrale. E in fin dei conti la mostra su Keith Haring invita proprio a far questo: una volta usciti da Palazzo Blu, percorrere 600 metri e tornare a vedere “Tuttomondo” sotto un’altra luce.
Informazioni utili per visitare la mostra “Keith Haring” a Pisa tra il 2021 e il 2022
Keith Haring – Palazzo Blu Pisa
dal 12 novembre 2021 al 17 aprile 2022
orari: dal lunedì al venerdì 10-19; sabato, domenica e festivi 10-20 (fino alle 22 dal 12 al 14 novembre)
Biglietti: intero 12 euro, ridotto 10, studenti universitari 5 euro, dai 6 ai 17 anni 6 euro, gratis fino ai 5 anni www.palazzoblu.it