domenica, 19 Aprile 2026
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Marlene Kuntz ad Agliana

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Dopo due anni di concerti, i Marlene Kuntz hanno realizzato un album destinato a scardinare i comuni parametri della musica italiana. Prodotto dall’amico Gianni Maroccolo, Uno, che prende spunto da una celebre citazione di Nabokov, riesce a conciliare alla perfezioni le diverse anime storiche del gruppo piemontese e convogliarle con naturalezza verso nuovi e ambiziosi traguardi artistici preclusi alla maggior parte dei colleghi.

La “poetica sonica” dei Marlene Kuntz si stempera in un nuovo e inedito corso, inaugurato dall’uscita di Uno, il settimo capitolo della storia di una delle band più amate e influenti dell’ultima decade. Le raffiche noise che fecero gridare al miracolo ai tempi di Catartica, in questo nuovo lavoro, virano verso le atmosfere intime e raccolte della canzone d’autore. Cristiano Godano e soci hanno scelto di portare, per la prima volta, i nuovi brani nei teatri, in un tour diverso e affascinante, che spoglia la bella Marlene e ne scopre i lati più lievi e sognanti.

Super Fiorentina Baseball

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Due vittorie che confermano la squadra del Manager Marco Duimovich al vertice della classifica con 13 partite vinte ed una persa. Stesso ruolino di marcia dell’Arezzo che ha battuto Montefiascone con un doppio 4-9. Contro il Padule la Fiorentina ha un po’ sofferto nella prima gara, terminata 4-2 per i biancorossi con l’ex di turno, il lanciatore Lenzerini che ha messo un po’ in difficoltà i fiorentini. Partita bella e combattuta con Di Mattia molto bravo alla battuta  ed un fuoricampo di Attriti. Sul monte si sono alternati Magnelli e Coppi.

Seconda partita senza storia, conclusasi con un secco 10-0 all’8° inning per manifesta superiorità. “Il primo lanciatore Scirab ha ben lanciato per il Padule nei primi inning – commenta Duimovich – ma poi, alla distanza siamo venuti fuori ed abbiamo vinto”.

Sabato il match clou del girone: Arezzo-Fiorentina. “A questo punto Arezzo e Fiorentina hanno dimostrato di essere superiori alle altre squadre – spiega ancora Duimovich. Le terze, Viterbo e Messina, hanno quattro partite di distacco avendone vinte solo 9. Le prime due del girone vanno ai play off promozione e quindi, al di là del risultato, noi e l’Arezzo siamo ben messi per questo traguardo. Non mi preoccupa nemmeno giocare le partite in trasferta. Certo, sarà in palio il primato del girone a metà campionato ma l’importante è proseguire con questo ritmo”.

Il Pegaso per lo Sport 2008

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Un premiato è stato scelto dall’USSI, l’associazione che rappresenta i giornalisti sportivi, in una rosa di nome indicati dai cittadini; un secondo premiato è scaturito, invece, da chi naviga su internet. L’assessore regionale allo sport Gianni Salvadori, insieme al Presidente del Coni regionale Ernesto Rabizzi ed il Presidente dell’Ussi Toscana Franco Morabito, ha consegnato i due riconoscimenti: alla campionessa di marcia Milena Megli dell’Atletica Assi Banca Toscana, il premio della giuria e a Lorenzo Bicchi, allenatore della Virtus Siena basket, il premio del web. La cerimonia di premiazione si è svolta al termine della “Giornata Nazionale dello Sport”, promossa dal Coni. A rappresentare i toscani che saranno a Pechino era presente l’olimpionico Andrea Benelli. Un riconoscimento è andato al proprietario dei cantieri Filippi di Donoratico, Lido Filippi.

Il Passatore parla italiano

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Calcaterra ha corso da Firenze a Faenza in 6h37’45”: 7’39” in meno rispetto al suo precedente personale e ben 11’17” in meno rispetto al “Passatore” 2007, con 22’58” di vantaggio sul secondo classificato, il veneziano Marco Boffo (4° nel 2007), che si è migliorato di oltre 14 minuti, e di 15’05” sul 3°, il russo Alexey Izmailov (5° nel 2007), a sua volta miglioratosi di circa 27’ rispetto alla 35° edizione.

Il trionfo italiano è stato completato dal podio femminile, tutto azzurro, con la splendida vittoria a suon di record personale della podista trentina Monica Carlin, già vincitrice del “Passatore” nel 2006. Il suo tempo – 7h39’43” – è anche la miglior prestazione della 100 Km del Passatore. Seconda la bergamasca Paola Sanna (1° nel 2005 e 2007, 2° nel 2006), in 8h38’49”, davanti alla bolognese Roberta Monari con il tempo di 8h41’35”.

Due grandi mostre in arrivo a Firenze

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Dopo le mostre dedicate ai pittori “primitivi”, cioè a Giotto, all’Arte a Firenze nell’Età di Dante, a Puccio di Simone e a Lorenzo Monaco, la Galleria dell’Accademia di Firenze rende omaggio ad uno straordinario pittore “straniero”, Giovanni da Milano, che fu protagonista della scena fiorentina toscana alla metà del Trecento, negli anni caratterizzati tristemente dalla terribile peste nera del 1348. Il 10 giugno si apre quindi la mostra “Giovanni da Milano. Capolavori del gotico tra Lombardia e Toscana”. Nativo di Caversaio, un paese del comasco, Giovanni iniziò la propria attività in Lombardia, nei territori dominati dalla potente signoria dei Visconti, alla cui corte soggiornarono fra gli altri Giotto, intorno al 1335, e Francesco Petrarca, nel 1353. In questo clima colto e sofisticato avvenne probabilmente la formazione di Giovanni da Milano, che seppe armonizzare la lezione giottesca con influenze gotiche di provenienza transalpina. Gran parte dell’attività venne tuttavia svolta dal pittore a Firenze, dove egli figura nel 1346 fra i maestri stranieri presenti in città, e dove lasciò i suoi maggiori capolavori, fra i quali il polittico per la chiesa di Ognissanti, gli affreschi della Cappella Guidalotti-Rinuccini nella chiesa di Santa Croce, la Pietà firmata e datata 1365 della Galleria dell’Accademia.
La mostra, la prima di taglio monografico dedicata a Giovanni da Milano, mira a ricostruire nel modo più esaustivo possibile il percorso artistico del maestro, il cui catalogo annovera circa 25 opere, e a far conoscere al grande pubblico le doti straordinarie del pittore, evidenti sia in opere monumentali come il Polittico del Museo Civico di Prato, che in lavori di destinazione privata.
Partendo dal catalogo messo progressivamente insieme da Pietro Toesca (1912), cui va il merito di aver riportato in luce i caratteri lombardi del suo linguaggio, e, fra gli altri, da Miklòs Boskovits (1966) e Mina Gregori (1980; 1995), si cercherà di riavvicinare i frammenti dei polittici dispersi oggi fra collezioni diverse, offrendo l’occasione irripetibile di una verifica tecnica e stilistica delle ipotesi.
Si rimanda alla mostra “gemella” degli Uffizi il compito di illustrare i riflessi dell’attività di Giovanni da Milano a Firenze e documentare le influenze reciproche, ma anche le profonde differenze, che intercorrono fra il pittore lombardo e i coevi maestri fiorentini,
Così legate, le due mostre offrono una eccezionale panoramica sulla pittura fiorentina del tardo Trecento e sulla ricchezza e varietà di quella che possiamo considerare l’eredità di Giotto non solo a Firenze, ma anche in Italia settentrionale, consentendo un bilancio complessivo alla luce dei numerosi studi usciti sull’argomento negli ultimi anni.

L’8 gennaio 1336 moriva a Firenze Giotto di Bondone, l’artista al quale già i contemporanei attribuivano il merito di un completo rinnovamento della visione artistica dell’epoca. Anche gli studiosi dei nostri giorni concordano nell’assegnare al grande patriarca dell’arte fiorentina un ruolo di assoluta preminenza nell’orientare i caratteri fondamentali della pittura in quello che il grande storico dell’arte Roberto Longhi definì “il più gran secolo dell’arte italiana”.
Ancora oggi, soprattutto in sede divulgativa, gli esemplari di pittura trecentesca diffusi capillarmente nelle più lontane contrade della penisola, sia su tavola che ad affresco, sono sovente etichettati come di ‘scuola giottesca’. Eppure si deve allo stesso illustre critico la formulazione di un paradosso di straordinaria intelligenza critica, oltretutto sostanzialmente vero, secondo il quale “di giotteschi nel Trecento non vi fu che Giotto stesso”. L’affermazione della dirompente e rivoluzionaria visione giottesca fu accolta sulla scena artistica fiorentina tra la fine del Duecento e l’inizio del secolo seguente in maniera assai articolata e stimolante. Il primo quarto del secolo è ritenuto dagli storici dell’arte – non soltanto in ambito fiorentino ma più in generale per tutta l’arte italiana -, una fase storica di eccezionale vitalità creativa.
Il periodo successivo alla scomparsa del grande caposcuola è stato invece interpretato per lungo tempo come un‘epoca di ineluttabile decadenza, dominata dall’arte ‘glaciale’ e accademica dei fratelli Orcagna, una decadenza che poi sarà sancita in maniera straordinariamente terribile e simbolica ad un tempo dalla Peste Nera del 1348. Secondo l’interpretazione critica tradizionale, invalsa poi per lungo tempo, l’arte fiorentina della seconda metà del Trecento avrebbe presentato solo pochi motivi d’ interesse, in attesa di un faticoso e modesto ‘risveglio’ registratosi nell’ultimo quarto del secolo, all’insegna in primo luogo di un rigido recupero di temi iconografici e formali di fonte giottesca.
In epoca più recente quest’assunto storiografico è stato sensibilmente mutato da una serie di interventi critici, tutti volti a recuperare la varietà e vitalità creativa dell’articolato contesto artistico fiorentino dopo la morte di Giotto. In quest’ultimo si trovarono ad operare le personalità artistiche che i critici ritengono da sempre seguaci diretti del pittore (Bernardo Daddi, Taddeo Gaddi, Maso di Banco), insieme ad altri artisti formatisi anch’ essi nel primo Trecento che riuscirono tuttavia a mantenere una relativa autonomia dal caposcuola (il cosiddetto Maestro di Figline, Lippo di Benivieni, il Maestro delle Immagini Domenicane). Recenti ipotesi critiche (Boskovits) hanno fornito nuovi contributi alle indagini intorno alla ricostruzione dell’affascinante e per molti versi ancora misteriosa figura di Stefano, con ogni probabilità nipote di Giotto, in quanto figlio di una sua figlia, Caterina, che andò in sposa ad un altro pittore fiorentino noto soltanto attraverso le menzioni documentarie, Ricco di Lapo. Si tratta del pittore fiorentino cui spetta, secondo il Vasari, il merito di aver avviato la terza tendenza della pittura fiorentina trecentesca, quella del “dipingere dolcissimo e tanto unito”, che sarà adottata e portata poi a livelli eccelsi da suo figlio, Giotto di maestro Stefano, detto Giottino, lodatissimo dallo storico aretino. In ambito assai prossimo a Stefano sembra muoversi anche il cosiddetto Maestro di San Lucchese, un’ artista fiorentino al centro dell’interesse della critica in anni recenti, che sembrerebbe proporre una sorta di ponte ideale con la cultura di stretta ascendenza orcagnesca.
Nella prima metà degli anni quaranta prende avvio anche l’attività dei due più celebri fratelli Orcagna, Andrea e Nardo di Cione, entrambi artisti di notevole levatura, in maniera particolare il primo, oltre che pittore, scultore e architetto. A lui spetta il merito di aver promosso il primo e più
antico recupero dei temi formali giotteschi, in netto anticipo sulla più complessa e articolata tendenza neogiottesca che si sviluppò in maniera trasversale in ampi settori della pittura fiorentina dell’ultimo quarto del secolo.
In questo quadro, a cavallo della metà del secolo o poco dopo, dovette giocare un ruolo chiave la figura di Giottino, in assoluto uno dei più grandi artisti italiani del Trecento, come indicato nel fondamentale e appassionato saggio di Carlo Volpe (Il lungo percorso del “dipingere dolcissimo e tanto unito”, 1983), che certamente dovette giovarsi anche degli apporti provenienti da un ‘forestiero’ del calibro di Giovanni da Milano.
Tuttavia, non meno interessante appare l’arte fiorentina degli anni intorno al 1370, che sembra sospesa tra il tema sempre più presente del recupero della cultura giottesca, la riproposizione – questa davvero ripetitiva e ‘accademica’ – delle istanze orcagnesche e le iniziali aperture verso il linguaggio tardogotico. In questo periodo di passaggio appare fondamentale l’apporto di due artisti di primissimo piano quali Antonio Veneziano, per il versante neogiottesco, e Agnolo Gaddi per le precoci aperture verso la costituzione di un linguaggio tardogotico di marca fiorentina.
L’obiettivo della mostra, che si pare alla Galleria degli Uffizi il 10 giugno, è quello di documentare, attraverso gli esemplari qualitativamente più alti, gli sviluppi dell’arte fiorentina in questo periodo, che certamente è meno noto al pubblico più vasto. Le opere esposte illustrano anche la varietà dei committenti e la diversità delle tipologie morfologiche, ma soprattutto le tendenze della pittura, il notevole livello qualitativo raggiunto dagli scultori fiorentini sulla scia della forte personalità di Andrea Orcagna, i fermenti neogiotteschi che sembrano prevalere nella miniatura dell’epoca e i vertici di raffinatezza raggiunti nell’oreficeria sacra.

Un’estate… all’Orto

L’Orto botanico, nato come Giardino dei piante medicinali (i Semplici) nel 1545, è fra i tre Orti più antichi al mondo insieme con quelli di Pisa e Padova e raccoglie le specie botaniche comuni e quelle più rare – che vengono raccolte con missioni nei luoghi di origine – la maggioranza delle quali è coltivata in vaso nelle serre o nelle aiuole all’aperto. Accanto alla coltivazione l’Orto si occupa di raccogliere, conservare e catalogare i semi.

Nei mesi estivi l’Orto sarà anche la sede per alcune iniziative temporanee. La prima, da sabato 7 a domenica 22 giugno, è una mostra di orchidee tropicali che proporrà al pubblico circa 50 specie botaniche provenienti da varie regioni geografiche del pianeta, fornite da Francesco Piga, uno dei maggiori collezionisti privati in Europa (orario di apertura: da lunedì a venerdì, ore 9-13; sabato e domenica ore 9-13 e 15-17; chiusa mercoledì).

Negli stessi giorni, grazie alla collaborazione tra il Museo di Storia naturale e l’Accademia delle Belle Arti, sarà allestita Orto artistico, una mostra di lavori e prodotti artistici a soggetto botanico. La mostra di orchidee tropicali e l’esposizione sull’Orto artistico saranno inaugurate in contemporanea  sabato 7 giugno alle ore 10,30 presso le serre dell’Orto (via P.A.Micheli, 3). Giovedì 26 giugno sempre nelle serre prenderà il via l’esposizione di fotografie di Lorenzo Carlomagno “Il cammino di Santiago. Magico è il viaggio che unisce l’ordinario all’impossibile”, aperta fino a giovedì 31 luglio.

Da martedì 1 a martedì 15 luglio, infine, il Museo di Storia naturale riproporrà presso l’Orto “Gold rush”, il percorso ludico e didattico che riproduce il lavoro dei cercatori d’oro: saranno allestite per il pubblico le vasche per lavare la sabbia aurifera e fare l’esperienza del ritrovamento di pagliuzze e piccole scaglie d’oro nativo e pirite che verranno poi analizzate e studiate al microscopio (per partecipare occorre prenotare telefonando allo 055-2346760). L’estate dell’Orto botanico è anche su internet su www.msn.unifi.it.

Viale Volta cambia look

In questo tratto, già a senso unico, scatteranno divieti di sosta e restringimenti di carreggiata. Nella seconda fase, che sarà effettuata da giovedì 5 a sabato 7 giugno, i lavori si sposteranno nel tratto di viale Volta compreso tra via Mossoti (ma l’incrocio sarà percorribile) e via Pacinotti.

Per quanto riguarda la circolazione, sarà istituito un senso unico in direzione piazza delle Cure con chiusura di via Caselli. In questa seconda fase è prevista anche la deviazione della linea 7 dell’Ataf: i bus provenienti dal cavalcavia delle Cure procederanno su viale dei Mille, svolteranno in via Marconi, percorreranno via mossoti per poi rientrare su viale Volta.

Si consiglia ai veicoli provenienti da Fiesole o da viale Righi e diretti verso il centro città di utilizzare la direttrice via Lungo l’Africo-viale De Amicis-cavalcavia di piazza Alberti.

La Costituzione nel mondo

Circa 300 persone, tra giovani, anziani, partigiani, commercianti, studenti, volontari di associazioni, detenuti, ma anche cittadini mentre si recano a fare la spesa o al lavoro, hanno dato il loro contribuito alla lettura degli articoli della Costituzione in varie lingue: italiana, inglese, araba, cinese, filippina, spagnolo, tedesco, somalo, albanese, cinese e portoghese. Le letture degli articoli della Costituzione sono già visibili sul sito www.lacostituzioneitaliana.eu. Il progetto di far conoscere il più possibile, e con varie modalità, la Costituzione italiana è nata nel giugno del 2006, quando è stata tradotta in cartaceo, in 8 lingue straniere, ed è stata realizzata una versione in braille per i non vedenti. Le letture di tutti gli articoli sono state raccolte in un video, dal titolo “La Costituzione italiana per tutti”, che verrà presentato lunedì 2 giugno alle 17,30, in occasione della Festa della Repubblica, nel Salone de’ Cinquecento.

Lavori notturni in via Faentina

Chi proviene da Fiesole e vuole entrare a Firenze all’altezza di Ponte alla Badia dovrà percorrere via Salviati e dirigersi su via Bolognese. Chi proviene da via Caracciolo o dal Ponte alle Riffe-via Madonna della Querce dovrà tornare indietro in via Cuoco per via Faentina nella parte a valle e risalire comunque dal Ponte Rosso e via Bolognese.

“Vele Blu, Toscana leader”

“Dopo il riconoscimento delle Bandiere blu arriva un ulteriore primato per la Toscana del mare: anche le Vele Blu 2008 ci vedono infatti come leader del mare di qualità. E’ l’ennesimo trionfo della nostra Regione che del suo ambiente naturale può farsi vanto in tutto il mondo. Questi riconoscimenti ci riempiono d’orgoglio ma aumentano anche le nostre responsabilità per il futuro dove conterà sempre di più la grande industria legata al turismo ecocompatibile e alla qualità del territorio, alle produzioni tipiche e alla gestione del patrimonio culturale, settori che da sempre garantisco gran parte della ricchezza toscana”. Questo il commento di Erasmo D’Angelis (Pd), presidente della commissione Ambiente e Territorio del Consiglio Regionale all’assegnazione delle Vele Blu 2008, scelte da Legambiente e Touring Club Italiano, che vedono la Toscana in testa insieme con la Sardegna, ma con l’Isola del Giglio a guidare la classifica.

“Il successo del nostro mare – spiega D’Angelis – dovuto all’ottima sostenibilità, alla tutela dell’ecosistema terrestre e costiero e alla particolare attenzione al verde pubblico, alla raccolta differenziata e alla mobilità sostenibile, deve spingere le nostre amministrazioni a fare ancora meglio e a mantenere l’ambiente al centro dell’agenda politica e di Governo. Dobbiamo migliorare la depurazione, le raccolte differenziate dei rifiuti, le aree pedonali nelle città, le piste ciclabili, le aree verdi, il divieto assoluto di accesso alle spiagge per gli autoveicoli, la cura dell’arredo urbano e l’abbattimento delle barriere architettoniche”.

“Questa è la grande forza della Toscana nel mondo – conclude D’Angelis – e riconoscimenti ormai diventati un’abitudine per le nostre coste come le Vele Blu lo dimostrano ancora una volta”.