venerdì, 26 Febbraio 2021
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Alla GAM il “Ruggito” di Antonio Ligabue

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La mostra è curata da Augusto Agosta Tota, presidente del Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue di Parma. A vedere i film originali di Raffaele Andreassi o di Pier Paolo Ruggerini, che lo riprendono nelle golene e sulle rive del Po, si fa fatica ad immaginare un Ligabue diverso da un animale strano, selvatico. Cappellaccio calato sulla testa in qualche modo, naso più aquilino di un’aquila, panni più simili a stracci, e giù urli e versi gettati in faccia ad uno specchio che forse gli restituiva la sua vera natura libera e selvaggia: sicuramente gli restituiva le immagini delle sue belve viste nei libri e ai circhi e trascinate dalla sua fantasia nei boschi del Po. Così, prima ancora che i critici diversi anni dopo, è per primo lui che vede nella sua faccia la tigre, il lupo o il leone, e in questi la sua immagine di animale selvaggio, costretto a schivare gli umani per salvarsi.
E’ così anche ora, quando si guardano con un minimo di compassione gli autoritratti o le tele del suo bestiario: ecco perché la mostra di Firenze coglie uno degli aspetti più intimi e importanti dell’opera di Ligabue, e lo annuncia in modo straordinario con una sola parola, ‘ruggito’: il suo ruggito, il ruggito dell’animale ritratto. Un lungo grido riportato da tela a tela e che sta a significare l’asprezza del mondo.
Ligabue con le belve e l’autoritratto riporta agli arcaici, preistorici significati del figurare: dipingere qualcosa significa possederla, in un certo senso, appropriarsene o almeno cercarne il possesso, evocare, esorcizzare, propiziare l’acquisizione. Ligabue sembra dipingere per possedere, lui che era privo di tutto. Anche l’autoritratto, vertice e rivelazione di un uomo che si presenta senza difese al dramma dell’esistenza, viene il sospetto possa essere stato così spesso dipinto per dimostrare di possedersi o per poter affermare di possedere, o almeno favorire, il dominio di sé che spesso gli sfuggiva.

RUGGITO
ANTONIO LIGABUE
Mostra di pittura, scultura e grafica
a cura di Augusto Agosta Tota
Firenze, Palazzo Pitti Galleria d’Arte Moderna
Fino al 16 gennaio 2011

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