Il Castello di Sammezzano si trova a Leccio, nel comune di Reggello, a circa trenta chilometri da Firenze. Un capolavoro che nei secoli ha visto il passaggio, al suo interno, di Carlo Magno, della famiglia fiorentina dei Gualtierotti, dei Medici, degli Ximenes d'Aragona e dei Panciatichi. Trasformato poi, nel dopoguerra in hotel di lusso, nel 1999 è stato venduto all'asta ad una società inglese. Da allora, è in stato d'abbandono.

LE ORIGINI. Sembra che il Castello di Sammezzano abbia ospitato al suo interno, nel 780, Carlo Magno accompagnato dalla moglie e dal figlio ma anche il Re Umberto I. Molti secoli più tardi l'edificio passò in mano alla famiglia fiorentina dei Gualtierotti fino al 1488. Successivamente passò tra le proprietà di Bindo Altoviti e tra quelle di Giovanni de' Medici. Nel 1564 il Granduca Cosimo I creò la cosidetta bandita di Sammezzano, un vasto territorio corrispondente a gran parte dell'attuale territorio del comune di Reggello, all'interno del quale era proibito pescare o cacciare senza permessi. Cosimo I lo donò poi al figlio Ferdinando, futuro Granduca.

I PANCIATICHI. Nel 1605 il castello di Sammezzano fu acquistato dagli Ximenes d'Aaragona e passò poi in eredità nel 1816 ai Panciatichi. L'aspetto attuale del Castello, lo si deve a Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona, nella duplice veste di committente ed architetto che, dal 1853 donò all'edificio lo stile moresco. Infatti la facciata ricorda molto il Taj Mahal e all'interno, le sale decorate da stucchi, sono ispirate all'Alhambra di Granada. Anche la Casa Guardia situata nel parco di Sammezzano, è stata progettata sempre dal Panciatichi mantenendo lo stile del castello.

IL CASTELLO VISTO DALL'ESTERNO.

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LE SALE. All'interno del castello sono presenti 70 sale, sebbene una leggenda popolare parli (erroneamente) di 365 stanze. Tra le sale troviamo la Sala Bianca, la Galleria fra la Sala degli Specchi e l'ottagono del Fumoir, la Sala dei Pavoni, dei Gigli, delle Stalattiti, dei Bacili spagnoli, degli Amanti e anche una piccola cappella. In questi spazi, concatenati e ampi, si nascondono nicchie, angoli e aperture. E ancora finestre, colonne e percorsi labirintici. Ma anche capitelli, archi, volte a ventaglio e cupole. Ogni stanza è diversa dall'altra, nessuna si ripete e mostra la propria originalità.

IL PARCO. Ma le meraviglie non si esauriscono all'interno. Il castello è infatti circondato da un parco, considerati tra i più vasti e belli della Toscana. Fu sempre Panciatichi che vi piantò alberi esotici e rari. Oggi, molte delle pante originali non esistono più. Ciò che caratterizza questa vasta area verde è la presenza di un gruppo di sequoie giganti, alte più di trentacinque metri, una delle quali ha un tronco di circa dieci metri. Panciatichi abbellì il parco con opere in stile moresco. Un ponte, una grotta con l'acqua dentro la quale era collocata una statua di Venere che, durante la guerra, venne portata via dai tedeschi, vasche, fontane ed altre opere in cotto. Alcune statue furono poi trasferite a Firenze nel palazzo Ximenes di Borgo Pinti. Il parco, attualmente è l'unica parte visitabile di Sammezzano.

L'HOTEL E LA VENDITA. Nel dopo guerra, il castello fu trasformato in un hotel di lusso con ristorante e camere in cui poter soggiornare. All'esterno, negli anni, fu aperto anche un piccolo bar, luogo di ritrovo domenicale per molte famiglie e giovani del posto che raggiungevano il parco per godersi una merenda sul prato di fronte al castello. Nel 1990 però, l'edificio venne chiuso perchè l'hotel cessò la sua attività e nel 1999, fu acquistato da una società inglese. Da allora, non è più visitabile ed è in totale stato di abbandono. Basta visitarlo dall'esterno per vedere i danni provocati dai vandali e dal tempo. Una bellezza inimitabile destinata a svanire ed essere dimenticata se non verrà salvata da nessuno.

IL ''MOSTRO''. Prima di arrivare al castello, passando da ''Sociana'', tra gli alberi svetta una gru arrugginita. Avvicinandosi sempre di più, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio ''mostro'' di cemento: piani e colonne e pavimenti tra il verde della natura. La struttura venne progettata intorno agli anni '70 e, una volta finita, sarebbe dovuta divenire un palazzo di congressi e albergo. Il ''mostro'' però, non fu mai completato e lasciato li, in mezzo al bosco. Una colata di cemento e una gru pericolante deturpano il luogo da oltre trent'anni. Nessuno che lo rimuove o lo recupera. Anche la gru, insieme agli alberi e alla vegetazione, sembra aver messo le radici.

GLI SCIACALLI. E come ogni cosa che viene abbandonata, anche Sammezzano è stato visitato dagli sciacalli. Molte finestre sono rotte, i lampioni esterni cadono a pezzi, le persiane crollano, le inferriate sono state tagliate. All'interno hanno portato via di tutto, dai lampadari ai rosoni. E dall'esterno, nel 2005, è stato rubato anche uno dei due ''leoni piangenti'' di terracotta risalenti al 1887. Sui leoni, si narra che gravi un'antica maledizione che predice a chi li viola, una morte analoga a quella subita dal padrone Ferdinando, deceduto nel 1897 per una paralisi progressiva. I leoni furono messi a guardia della cripta e vennero chiamati piangenti proprio perchè aspettavano il ritorno delle spoglie del padrone. Una fattucchiera predisse che chi avesse profanato le statue, sarebbe morto della stessa malattia. E sembra proprio che qualche anno fa, i ladri che hanno rubato il leone in questione, sian morti della stessa malattia. Ma forse, questa, è solo una leggenda.

Leggi la lettera di due direttori de il Reporter ai curatori del sito Save Sammezzano