La storia si sviluppa intorno a tre cardini:  l’elemento popolo, rappresentato dalla banda, che impersona la voce della gioia e del dolore del paese; la figura di un vecchio contadino collezionista di pinocchi, ispirato ad Ettore Guatelli, maestro elementare che nella sua cascina in Val padana ha raccolto una quantità enorme di oggetti appartenenti alla vita quotidiana dei contadini (morto da pochi anni, adesso la sua casa è diventata un museo www.museoguatelli.it); ed una legge nata per la salvaguardia e lo sviluppo dei piccoli comuni, depositata al senato il 20 aprile 2007, e rimasta poi lettera morta.

A partire da questi ingredienti si sviluppa la trama del Teatro Povero, sospesa tra realtà – la condizione dei piccoli paesi – e sogno – la trasfigurazione della vicenda in quella celeberrima di Pinocchio – tra i balocchi e i b(a)locchi, alla ricerca di una conciliazione tra tradizione e modernità difficile da rintracciare, ma che resta uno degli intenti fondamentali di questa esperienza teatrale unica.

Finché non si trova il modo di compiere il miracolo di materializzare un oggetto della memoria, ricomponendo e dando nuova vita alle “sparse membra” di un pinocchio contadino gelosamente custodito dal nostro collezionista

Anche quest’anno l’intero paese, circa 150 persone dal 6 agli 86 anni, è coinvolto, tra palcoscenico, supporto tecnico e cucina. Da non trascurare infatti i piatti tipici della tradizione val d’orciana cucinati in contemporanea al periodo dello spettacolo, nella Taverna di Bronzone, attigua alla piazza del teatro.