sabato, 8 Maggio 2021
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Evelina e il (quasi) lupo mannaro

Da un po' di tempo, nel parco delle Cascine c'è un essere mostruoso: chi l'ha visto giura che è un lupo mannaro. Tutti scappano a gambe levate. L'unica che non sembra aver paura è la piccola Evelina

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Da un po' di tempo, nel parco delle Cascine c'è un essere mostruoso. Enorme e ricoperto di peli: chi l'ha visto giura che è un lupo mannaro. Calato il sole, si aggira tra gli alberi per poi avventarsi sui passanti con grida spaventose. Tutti scappano a gambe levate. L'unica che non sembra aver paura è la piccola Evelina.

Trecce bionde, occhi vispi, Evelina è una bimba vivace e curiosa. Vive con la zia che fa l'estetista in una casa affacciata sul parco. Da lì, da quando sono iniziati gli strani avvistamenti, guarda le chiome delle Cascine, sempre più attratta dai racconti sulla creatura misteriosa che si aggirerebbe là in mezzo. Una notte, mentre la zia dorme, Evelina esce di soppiatto intenzionata a stanare il lupone. Non fa molta strada nel parco quando sente un ululato. Un brividino le attraversa la schiena, ma la curiosità le dà coraggio. Finchè da un viottolo spunta come un fulmine un colosso peloso, le fauci spalancate in un urlo tremendo!

Evelina resta di sasso ma la paura dura un secondo: “Smettila di spaventare tutti, vade retro, lupaccio!”, dice la bimba. “Luuupaccio?! Io!?”, dice la strana creatura. Ma quindi parla! “Chi sei, chi sei se non un lupo?!”, lo incalza Evelina. “Sono il professor Licaone – spiega lui – sono uno scienziato, stavo preparando uno shampoo rinforzante per capelli ma devo aver sbagliato qualcosina e sono diventato irsuto come un orso! Ho provato a chiedere aiuto ma tutti fuggono urlando! Per la vergogna mi sono nascosto nel parco”.

Evelina sorride già. Ha in mente un piano per riportare il lupone, il prof Licaone pardon, al suo aspetto normale. “Seguimi, ho io il rimedio!”, dice. Si precipitano a casa di Evelina. La bimba sveglia la zia, si scusa per essere uscita di casa da sola, le racconta della disavventura del prof Licaone e prepara i sali per non farla svenire alla vista dell'essere peloso. Quando si è riavuta, la zia prende i ferri del mestiere: sfodera una barattolone pieno di sbobba appiccicosa e tante lunghissime strisce adesive. “No, la ceretta no, giammai!”, capisce subito il quasi-lupo. “Che vuoi che sia un piccolo strappetto!”, lo rassicurano Evelina e la zia, che lesta lesta ha già applicato la prima striscia di cera sulle zampe-gambe di Licaone. “Ahiuuuuuuu!”, grida lui. “Però, sembra davvero un ululato!”, ridono zia e nipote. Strappa strappa, la ceretta dura tutta la notte: all'alba sotto la massa di peli spunta un bel giovanotto. Che da lì a breve si innamorerà della zia estetista e insieme a Evelina vivranno tutti e tre allegri e felici. 

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