mercoledì, 2 Dicembre 2020
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Martina Trevisan, gioia e rinascita

Era la promessa del tennis italiano. La lotta all’anoressia l’ha tenuta lontano dai campi per quattro anni. È tornata e si è presa i quarti di finale del Roland Garros: oggi, a quasi 27 anni, per la fiorentina inizia una nuova vita

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Nessuna era brava come lei sui campi da tennis della Valdera. La mamma insegnava ai ragazzini della sua età, lei intanto vinceva già contro le adulte. Il tennis era il suo futuro, doveva esserlo per forza. Ottobre 2020: tutti i quotidiani parlano di Martina Trevisan.

Ha raggiunto i quarti di finale del Roland Garros partendo dalle qualificazioni. Fiorentina, classe 1993, per godersi la sua prima ribalta ha dovuto aspettare quasi i 27 anni di età: non sempre il futuro segue la strada breve.

Storia di una rinascita

Quella di Martina Trevisan è la storia di una rinascita. Nel 2009 la grande speranza del tennis femminile italiano di anni ne ha sedici e gira l’Europa per tornei. Deve giocare, le dicono, deve voler vincere. Poi arriva l’inverno e porta con sé il buio. Le pressioni in campo, i genitori che si separano. Lei non regge. “Quando mi guardavo allo specchio non mi piaceva niente. Non stavo bene con me stessa”. L’anoressia la riduce a 46 chili. Vuole solo scappare.

“Avevo il rigetto del tennis. Odiavo l’ambiente e tutto quello che ci girava attorno. Odiavo il campo da gioco, odiavo correre. Mi sembrava che non ne valesse più la pena”. Nel registro delle sue gare c’è un vuoto di quattro anni, proprio all’età in cui le promesse sportive o si mantengono o si dimenticano per sempre. Torna a scuola, esce con gli amici, fugge dal tennis. Quattro anni senza racchetta, quattro anni in cui Martina inizia a conoscere Martina. “Pensavo di poterne uscire da sola, ma mi sbagliavo”. Con l’aiuto della psicoterapia comincia a ricostruirsi. Torna in campo, ma solo per insegnare ai bambini. “Quando mi sono riavvicinata al tennis mi piaceva molto fare la maestra. Ero serena. Col tempo però ho sentito che quella non sarebbe stata la mia professione, non in quel momento. Era troppo presto”.

Ormai ha scelto. È il febbraio 2014: «A new beginning» scrive su Facebook. Un nuovo inizio, una rinascita. A maggio gioca il primo torneo della sua seconda vita, gli Internazionali di Caserta. Si ferma ai quarti di finale contro Isabella Shinikova. Passano tre mesi, ritrova la bulgara a Innsbruck, semifinale dell’Itf. È già un’altra Martina: questa la vince lei. Ora come in certi film romantici verrebbe da far scorrere il nastro veloce in avanti e arrivare subito al finale strappalacrime. Ma di prosaico non c’è niente nel lungo elenco delle stazioni che ancora separano quel «ricomincio» dalla terra rossa del Roland Garros. Santa Margherita di Pula, Aschaffenburg, Biarritz, Bratislava, Grado, Rabat. Tornei rispettabili ma minori. Quando rientra nel ranking mondiale deve partire dalla posizione 893, più indietro di dove fosse a 16 anni. E quelle son sabbie mobili, vinci e scatti avanti, ma una brutta sconfitta ti butta giù di 200 posti. Un purgatorio affollato di meteore, enfant prodige, campioncine locali, gente venuta da lontano a giocarsi la sola carta della vita. Centinaia di storie di cui si perderà il finale.

Di vittoria in vittoria

Lei guarda alla cima della montagna. “Era il momento di riprovarci”. Vuole uno Slam. Un paio di tentativi a vuoto nell’estate 2017, pochi passi in avanti nella successiva. Wimbledon, Us Open, Roland Garros. Continua a sbattere sul muro delle qualificazioni. Arriva un’altra estate, quella australe. A Melbourne, nel gennaio 2019, contro la cinese Lin Zhu si porta a due punti dall’ingresso nel tabellone principale. Perde, ma ora è solo questione di tempo. Passa un anno, è sullo stesso campo contro Eugenie Bouchard, la canadese che cinque anni prima era la numero 5 al mondo negli stessi giorni in cui Trevisan riprendeva in mano la racchetta dopo lo stop. Pochi mesi di differenza d’età tra le due, traiettorie opposte. Martina vince e si qualifica al suo primo Slam.

A 25 anni compiuti è il suo new beginning. Soltanto un inizio, appunto. Si arriva al settembre scorso, le qualificazioni al Roland Garros non sono più un problema. “La Martina del 2020 è cresciuta e maturata”, dice. “Si è formata uno scudo”. Entrata nel tabellone incontra subito Camila Giorgi, numero 75 al mondo, numero 1 tra le italiane. Pronostico scontato, la produzione tv non ha nemmeno preparato una fotografia della Trevisan per la grafica in sovrimpressione. Giorgi serve il primo set point. Lo sbaglia, ne ha un altro, sbaglia anche quello. Trevisan è impassibile. Ha uno scudo, lei. Ribalta il punteggio, si prende il set, scappa sul 3-0 nel secondo parziale. L’avversaria ne ha abbastanza, decide di ritirarsi. È la prima vittoria a uno Slam. Al secondo turno c’è Cori Gauff, grande speranza del tennis americano, 16 anni e già numero 51 del ranking mondiale, una che ha esordito tra le professioniste battendo sua maestà Venus Williams a Wimbledon, ricevendone in premio una partitella con Michelle Obama. Mai affrontata un’avversaria così forte. All’americana viene tutto facile nelle prime battute. È senza dubbio un fenomeno ma è pur sempre un’adolescente. Commette qualche errore, accusa il colpo, si lascia spaventare, sbaglia sempre di più: saranno 19 doppi falli alla fine. Per presenza mentale la partita è già decisa. La Trevisan continua ad attaccare, rimonta, vince. “È la vittoria più bella della mia carriera”, dirà a fine gara. In quella stessa settimana potrà pronunciarlo un altro paio di volte. Vince in rimonta contro Maria Sakkari, la numero 24, e accende i riflettori del tennis mondiale su di sé quando batte anche l’olandese Kiki Bertens che quel giorno occupava il posto numero 5 del ranking. Va ai quarti di finale del Roland Garros.

 

Consapevolezza

Il viaggio è stato lungo ma per la prima volta Martina è dove da sempre voleva essere. Zhu, Bouchard, Bertens: “Sono le partite più importanti per me fino a qui. Tutte e tre mi hanno dato molto. Alcune grandi sofferenze, come la sconfitta con la Zhu. Altre grandissime gioie”. Nel taoismo della tradizione cinese il respiro del mondo è una somma di luce e oscurità, gioia e dolore. La rinascita un mutamento del loro equilibrio. “Ho lavorato molto per accettare sia la sconfitta che la gioia. Continuerò a lavorare duramente per far sì che ci saranno altre gioie, ma sarò pronta ad accettare anche le sconfitte”. Oggi Martina Trevisan è la numero 83 al mondo, la 2 in Italia. Ed ha un’arma in più per tutto quello che le accadrà d’ora in avanti “La consapevolezza – dice – sia dentro che fuori dal campo”. Una cosa, però, non è mai cambiata, dai primi palleggi sui campi della Valdera alle lacrime sulla terra del Roland Garros: “La forza di non mollare mai”.

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