Leonardo Fabbri

Leonardo Fabbri, classe ‘97, è una delle stelle nascenti dello sport individuale a Firenze. O, forse, sarebbe meglio dire in Italia e nel mondo. Un predestinato proveniente da una famiglia di sportivi. Lui ha scelto la disciplina più idonea alle sue caratteristiche fisiche, ma anche una delle più difficili: il lancio del peso. Inutile ricordare i suoi record italiani o le sue prestazioni da campione navigato nei meeting internazionali, sarebbe solo un lungo elenco della spesa.

Leonardo, quanto ha influito la tua famiglia?
“È stata molto importante, perché in famiglia abbiamo sempre respirato aria di sport e fin da piccolo mi hanno trasmesso voglia e passione”.

E nella scelta del lancio del peso?
“L’ho iniziato a capire quando ho cominciato a fare i primi lanci in allenamento e ho visto che era una specialità per la quale ero molto portato. Guardando le gare in tv i lanci mi hanno sempre colpito di più rispetto alle altre specialità”.

Qual è stato il tuo approccio all’atletica?
“Mi sono approcciato all’atletica grazie a mio padre. Lui era un velocista e ci teneva molto a farmi praticare questo sport fin da piccolo in modo che potessi imparare a muovermi, a correre e a usare bene i piedi, per qualsiasi sport che eventualmente avessi voluto praticare”.

Quanto hai appreso dai tuoi coach?
“Dal mio primo allenatore, Franco Grossi, ho imparato ad avere molta fame per raggiungere gli obiettivi e soprattutto a non accontentarmi mai. Dal secondo e attuale allenatore, Paolo Dal Soglio, ho imparato la serietà che serve ad affrontare le 24 ore giornaliere, non solo quelle tre-quattro ore che spendo ad allenarmi. E ho avuto da lui anche molti consigli per la tanta esperienza che porta sulle spalle”.

Con tutte queste medaglie sei cambiato?
“Sono sempre il solito ragazzo, solo che adesso vedo che i miei sogni stanno diventando realtà. Ma soprattutto so di non aver ancora raggiunto l’obiettivo e non posso e né voglio sedermi sugli allori”.

Sei molto giovane, ma qual è stato il momento più bello e quello meno positivo della tua carriera?
“Il più bello, la gara in Svezia a Gävle. Ero quarto accreditato nella graduatoria e nonostante la gara di altissimo livello sono riuscito a conquistare il secondo posto, ma soprattutto sono riuscito a mettere in difficoltà Konrad Bukowiecki, uno tra i migliori pesisti al mondo. Ci sono stati anche diversi momenti brutti nella mia carriera, ma tutti questi momenti mi sono serviti per crescere e maturare. Il peggiore è stato l’infortunio all’adduttore dello scorso giugno che mi ha fatto star fermo quasi due mesi in un periodo in cui stavo lanciando molto lontano. Ho durato un po’ fatica a riprendermi, più che altro per la paura di farmi male di nuovo”.

Come allenti la tensione pre-gara?
“Porto sempre con me la PlayStation, in qualsiasi posto cui vado, e prima della gara mi rilasso un po’ giocando a Fifa”.

Ti è mai capitato di spingere il peso anche con la mente?
“Sì, mi è capitato quando per la prima volta ho superato i 20 metri, perché era una misura che sapevo di valere. In quella giornata non stavo lanciando bene, eppure ci tenevo a fare i 20 metri perché era la misura che serviva per ottenere il pass per gli Europei dello scorso anno. Ho cercato con tutto me stesso di fare questi 20 metri e mi è parso di spingere il peso anche con lo sguardo. Nel momento in cui l’ho visto superare la linea dei 20 metri mi è parso davvero come se l’avessi spinto non solo con il braccio”.

Senti l’affetto dei tuoi tifosi?
“Certo, sento molto affetto”.

Quali sono i tuoi hobbies?
“Giocare alla Play, ascoltare la musica, andare al cinema”.

Conclusioni?
“Continuate a seguirmi e a fare il tifo perché il lancio del peso è tornato finalmente in Italia”.