martedì, 24 Novembre 2020
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A Brozzi le Missionarie della carità di Madre Teresa di Calcutta

Accolgono i più poveri tra i poveri, vivendo insieme a loro senza chiedere mai niente in cambio. Chi sono le suore dell’Ordine di Madre Teresa di Calcutta

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Alla periferia di Firenze, nel rione di Brozzi, una casa modesta affacciata su piazza Primo Maggio ospita da non più di cinque anni le Missionarie della carità, suore dell’ordine religioso fondato da Madre Teresa di Calcutta. Sono in tutto quattro, pochissime, a vivere in questa struttura.

I poveri tra i poveri. Chi si prende cura degli “invisibili”

Poche del resto, sono le suore di quest’ordine presenti in Italia: appena 135. Perché? Perché siamo un paese ricco e di loro, qui, c’è meno bisogno che in altri posti del mondo. Siamo un paese ricco? Ma davvero? E tutti i poveri che le statistiche ci riportano? Le famiglie che hanno perso il lavoro, che soffrono la svalutazione degli stipendi e che vedono la loro capacità di acquisto diminuire anno dopo anno?

Pensate a cosa significhi essere poveri, a essere gli ultimi della società, i più fragili. Ebbene, l’ultimo scalino della piramide sociale, in realtà, non è occupato da queste persone, ma dagli invisibili, individui talmente indigenti, disperati, così soli e abbandonati che per loro il recupero sociale non è nemmeno immaginabile. Sono quelli che non vuole nessuno, quelli di cui talvolta nemmeno si sente parlare perché nella loro caduta hanno perfino perso l’identità, il nome. Sono questi, gli ultimi degli ultimi, gli esseri umani a cui tendono una mano le Missionarie della carità.

Missionarie della carità a Firenze e l’insegnamento di Madre Teresa di Calcutta

Eppure, sebbene tutti conoscano la figura carismatica che è stata Madre Teresa, delle sue suore sul nostro territorio non si sente parlare mai. Non hanno un bollettino postale sul quale poter fare un’offerta, non promuovono raccolte benefiche, non si espongono, non parlano e non rilasciano nemmeno interviste. Tengono un basso profilo, si muovono in silenzio, senza clamore, invisibili come coloro che aiutano e dai quali non pretendono né gratitudine né riconoscimento di alcun tipo. Questa è loro regola, questo è il loro credo: è la Provvidenza che fa arrivare a loro ciò di cui hanno bisogno per sostenersi e per aiutare gli altri, loro non chiedono niente.

Abitano una casa che definire essenziale è riduttivo, ma che ospita persone che non sarebbero ospitate da nessun altro, che qui cercano di raccogliere i cocci della loro esistenza e di ritrovare la dignità, negata, di essere umani.

Ogni giorno, silenziosamente, raggiungono le zone più lontane della città, portando cibo e generi di conforto ai più disperati, accompagnate da un manipolo di volontari altrettanto silenziosi e discreti. Non si dedicano a nessun “marketing della beneficenza”, attività necessaria per qualsiasi altra associazione e ordine religioso che abbia bisogno di raccogliere risorse per assistere gli altri. Aspettano solo qualcuno che bussi alla loro porta, quasi sempre per chiedere aiuto, più di rado per lasciare qualcosa, grande o piccolo che sia, e permettere loro di continuare la loro opera. È la Provvidenza che tenderà loro una mano per andare avanti. Ed è proprio perché le vie della Provvidenza sono infinite e imperscrutabili, forse saranno poche parole su un giornale di quartiere a smuovere gli animi di qualcuno che vorrà offrire loro tempo o risorse.

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