lunedì, 13 Aprile 2026
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Vaccino Covid, prime dosi in Europa il 27 dicembre: a chi spetta in Italia

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Le prime dosi di vaccino anti Covid saranno somministrate in Europa il 27 dicembre: quello del “Vaccine Day” sarà il vaccino prodotto dalla Pfizer, in arrivo anche in Italia dove ci si prepara all’inizio della campagna di distribuzione. A chi spetta la prima dose di vaccino?

Vaccino Covid, l’Europa parte il 27 dicembre con il “Vaccine Day”

Ad anticipare la data del 27 dicembre come quella di inizio della somministrazione del vaccino anti Covid in Europa è stato il ministro della Salute tedesco Jens Spahn. Come riporta il quotidiano britannico The Guardian, “In Germania cominceremo, se l’approvazione arriverà come previsto, dal 27 dicembre”, ha detto prima di un incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel e alcuni dirigenti della BioNTech, l’azienda tedesca di biotecnologia e biofarmaceutica che ha sviluppato il vaccino insieme a Pfizer. “Gli altri paesi dell’Unione Europea – ha aggiunto – intendono essere pronti per partire e partire effettivamente dal 27 dicembre

L’approvazione del vaccino Pfizer – BioNTech è attesa per il 23 dicembre, o comunque prima di Natale.

Vaccino Covid, a chi spetta in Italia

In Italia sono in arrivo 1.833.975 dosi prodotte dalla Pfizer per la prima sessione di vaccinazione, prevista per metà gennaio.

Una fase durante la quale è già chiaro a chi spetta il vaccino anti Covid: sarà riservato a medici, operatori sanitari e sociosanitari, personale operante nei presidi ospedalieri, pubblici e privati, ospiti e personale delle residenze per anziani. È quanto stabilisce il Piano Vaccini approvato dal governo e dalle regioni. I vaccini saranno distribuiti in misura pari al 90% delle richieste che le stesse regioni hanno presentato al governo, prevedendo che non sarà il 100% degli aventi diritto a chiedere di vaccinarsi.

Il Vaccine day del 27 dicembre sarà una giornata soprattutto simbolica. Verranno somministrate poche migliaia di dosi in contemporanea in tutti i paesi d’Europa, quasi come buon auspicio per l’anno nuovo, prima che la campagna di vaccinazione di massa possa partire dopo un paio di settimane.

Dove vedere Fiorentina Verona in tv: Sky o Dazn?

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La Fiorentina incontra il Verona sabato 19 dicembre alle 15.00, allo Stadio Artemio Franchi: ma dove vederla in tv, su Sky o Dazn?

Dove vedere Fiorentina Verona in tv: sky o dazn?

La partita sarà trasmessa in diretta e in esclusiva dai canali satellitari Sky: Sky Sport  (numero 252 del satellite) anche in 4K HDR per i clienti Sky Q. 

Dove vedere Fiorentina Verona in streaming

Gli abbonati Sky potranno seguire la partita anche su Sky Go, l’app di streaming in diretta per seguire i programmi del proprio pacchetto Sky anche su pc, tablet e smartphone.
Fiorentina Verona sarà trasmessa inoltre anche su NowTv, la piattaforma di streaming a pagamento.
La radiocronaca in diretta sarà trasmessa da RadioRai.

Fiorentina Verona in chiaro? 

Non ci sono opzioni per vedere Fiorentina Verona in chiaro.

Segnali di ripresa tra i viola ma è solo un pari col Sassuolo

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Finalmente si torna a vedere giocare la Fiorentina. Il faccia a faccia coi tifosi, il ritiro, la strigliata da parte della società ha avuto i suoi effetti. La squadra viola gioca una buona gara contro un Sassuolo davvero in forma e che merita la posizione in classifica. Alla fine un pareggio giusto con la Fiorentina che recrimina per una traversa colpita da Ribery che poteva regalare i primi tre punti a Prandelli. Rimane, comunque una prestazione positiva, la migliore da quando il tecnico di Orzinuovi è tornato in panchina. Prandelli inserisce Venuti al posto di Callejon con l’attacco affidato a Ribery e Vlahovic. De Zerbi recupera Caputo che entrerà nella ripresa schierando Raspadori davanti con Berardi, Traore e Boga a supporto. Fuochi d’artificio da fuori della Curva Fiesole da parte dei tifosi che hanno così mostrato la loro vicinanza.

Primo Tempo

Viola subito pericolosi al 6’ con Biraghi che ha la palla buona per segnare davanti a Consigli ma spreca malamente. Al 13’ il Sassuolo va in gol. Berardi serve Traore che sfrutta l’errore di Milenkovic per battere Dragowski. Al 17’ ci prova Berardi ma Milenkovic riesce a neutralizzare l’azione. Al 32′ Ribery viene colpito in area di rigore da Locatelli. Vlahovic trasforma spiazzando Consigli e pareggiando si va al riposo.

© Tiziano Pucci – Agenzia Fotografica Italiana

Secondo Tempo

La Fiorentina prova subito a passare in vantaggio. Al 48’ Vlahovic serve Venuti che calcia altissimo. Al 55’ ci prova Traore per il sassuolo ma la difesa della Fiorentina riesce a recuperare. Al 60’ Ribery serve Castrovilli ma Consigli respinge. All’83’ Ribery riesce a superare tutta la difesa emiliana e va al tiro colpendo la traversa dopo un tocco di Consigli. Finisce con un punto per uno. Il Sassuolo si conferma nelle zone alte della classifica, i viola fanno l’ennesimo passettino anche se la classifica resta sempre delicatissima.

L’allenatore

A fine gara Prandelli è più soddisfatto. “Sono felice sempre quando la Fiorentina fa gol, specie se con un ragazzo giovane su cui credo molto. C’è stata una bella reazione, vuol dire che ce lo abbiamo dentro. Ho avuto le risposte che cercavo da parte di tutti”.

Anche Franck Ribery ha commentato la gara. “La mia forza è la testa, questa è la mia mentalità, è importante far vedere ai giovani che hai voglia di lavorare a 37 anni, dare l’esempio. Ci è mancata un po’ di fortuna stasera. Sono contento a Firenze e voglio aiutare la mia squadra, la mia società e la mia città. È difficile, ma voglio far vedere che ci sono. Dobbiamo continuare a lavorare. Oggi abbiamo giocato con più tranquillità e meno paura, questo è importante”.

Toscana, vaccino Covid: quando si prenota e come funziona

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In Toscana il vaccino anti Covid della casa farmaceutica Pfizer arriverà tra fine dicembre e gennaio, quando inizierà la fase 1 della campagna di somministrazione in tutta Italia, ma intanto la Regione ha già attivato sul sito dedicato alla Sanità il servizio “Prenota il vaccino“: solo in mezza giornata sono state quasi 39.000 le persone che hanno fatto la prenotazione per farsi iniettare “l’antidoto” contro il coronavirus. Le prime dosi però non saranno per tutti ma per delle categorie specifiche della popolazione, come stabilito dal piano nazionale. Ecco come funziona e quando si prenota il vaccino anti Covid in Toscana.

Toscana: quando si prenota il vaccino anti Covid e chi lo può fare

Come succede nel resto d’Italia, anche in Toscana si partirà da 61 categorie professionali tra cui medici, personale sanitario e dipendenti delle Rsa con la somministrazione a gennaio del vaccino anti Covid della Pfizer-Biontech che tra il 21 e il 29 dicembre diventerà il primo ad essere approvato dall’Ema, l’Agenzia europea del farmaco. Ecco chi in questa fase può fare la prenotazione della vaccinazione anti coronavirus:

  • dipendenti del servizio sanitario regionale
  • personale socio-sanitario e ospiti delle Rsa
  • dipendenti della sanità privata toscana
  • medici e pediatri di famiglia, medici della continuità assistenziale
  • volontari che operano nell’emergenza – urgenza
  • dipendenti delle ditte che hanno servizi appaltati in Sanità

Dalla Regione Toscana è già partita una lettera a tutto il personale sanitario in cui si chiede di esprimere il proprio orientamento in merito. Il vaccino anti Covid, infatti, in tutta Italia non è obbligatorio, ma volontario ed è a costo zero per gli utenti. Chi però non si prenota entro le ore 12.00 del 18 dicembre 2020 non accederà alla fase 1 e potrà fare il vaccino anti Covid solo quando in Toscana scatterà la seconda finestra, quella aperta a tutta la popolazione.

Per richiedere di essere sottoposti all’iniezione è possibile collegarsi al sito prenotavaccino.sanita.toscana.it. Per gli anziani ospiti delle residenze sanitarie, i responsabili delle strutture dovranno comunicare il numero degli aderenti.

Come funziona la campagna di vaccinazione anti coronavirus

Quando arriverà la prima partita di vaccini anti Covid, la Toscana avrà a disposizione 116.240 dosi e sarà la settima regione italiana per quantità di siero. Spuntano intanto le prime informazioni su dove avverrà la distribuzione del vaccino anti Covid in Toscana. C’è un gruppo di lavoro composto da 45 membri, molti dei quali sono professionisti delle aziende sanitarie toscane, che stanno predisponendo le regole, i modelli e i tempi che determineranno il calendario della vaccinazione.

Di certo, i vaccini anti Covid in Toscana saranno distribuiti nei 12 principali presidi ospedalieri: Aou Careggi, ospedale nuovo San Giovanni di Dio a Firenze; ospedale San Iacopo a Pistoia; ospedale Santo Stefano a Prato; ospedale San Giuseppe a Empoli; Aou Pisana; ospedale di Livorno; presidio ospedaliero San Luca di Lucca; ospedale delle Apuane a Massa; Aou Senese; ospedale San Donato di Arezzo e ospedale della Misericordia di Grosseto. Oltre a questi ospedali, i vaccini arriveranno anche in altri presidi territoriali, per garantire l’approvvigionamento nelle aree più lontane dai grandi ospedali, ha assicurato l’assessore regionale alla sanità Simone Bazzini. Questo impegno arriva dopo una campagna di vaccinazione anti-influenzale senza precedenti.

Italia zona rossa da quando: dal 19 o dal 24 dicembre regole più severe

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Ormai è certo: con l’avvicinarsi delle feste scatteranno nuove restrizioni. Resta da capire se tutta Italia sarà zona rossa o arancione e da quando scatteranno le nuove regole se il 24 dicembre, giusto in tempo per la vigilia di Natale, o già il prossimo weekend, da sabato 19 o domenica 20 dicembre. Proprio in queste ore il governo sta discutendo le possibili misure da introdurre con un nuovo Dpcm o con modifiche al decreto legge sugli spostamenti già in vigore.

La stretta arriva dopo gli inviti degli esperti del Cts, il comitato tecnico scientifico sul Covid-19, che ha evidenziato come i maggiori contatti sociali del periodo natalizio espongano l’Italia al rischio di una terza ondata già a gennaio: per questo servono limitazioni da zona rossa o arancione, ma gli esperti non si sono sbilanciati sulla strada da intraprendere, e da quando introdurre le misure in tutta Italia, passando la palla al governo.

Rossa o arancione: la differenza, cosa si può fare e cosa vuol dire

Prima di vedere le differenze, vediamo cosa hanno in comune la zona rossa e quella arancione: in entrambi i casi, qualsiasi delle due fasce sia decisa per le regioni in tutta Italia, scatterà lo stop agli spostamenti tra regioni e anche tra comuni all’interno della stessa regione, se non per motivi di lavoro, salute e necessità. Non si può quindi andare nelle seconde case fuori regione o fuori comune. Sia in zona rossa che in fascia arancione bar e ristoranti sono chiusi al pubblico e possono restare aperti solo per lil take away e le consegne a domicilio, fino all’ora del coprifuoco.

Se e quando tutta Italia andrà in zona rossa, bisognerà avere validi motivi anche per uscire di casa all’interno del proprio comune: questo vuol dire in pratica tornare alle regole del lockdown. A differenza della zona arancione, in quella rossa inoltre sono chiusi tutti i negozi di beni non essenziali e possono restare aperti solo alimentari, supermercati, tabacchi, edicole, farmacie e parafarmacie, lavanderie e parrucchieri. I centri estetici invece devono tirare giù il bandone.

Da quando tutta Italia è in zona  rossa:  dal 24 dicembre al 6 gennaio? Solo i festivi?

Nel governo è in corso il braccio di ferro tra i ministri più “rigoristi” e gli “aperturisti”, tra chi vorrebbe restrizioni molto forti e i membri dell’esecutivo che preferirebbero invece salvare ristoranti e negozi dalla stretta. Al momento sembra prevalere l’ala che chiede norme più restrittive. Si discute anche su quando in Italia dovrebbe scattare questa zona rossa: alcuni governatori del Nord chiedono che le restrizioni vadano dal 24 dicembre al 6 gennaio, ma c’è anche l’ipotesi di anticipare le limitazioni al weekend del 19 e 20 dicembre, un giorno prima del preventivato blocco degli spostamenti tra regioni.

Altra opzione è quella di prevedere la zona rossa solo nei giorni festivi e prefestivi (in questo modo si salverebbero solo  il 28, 29 e 30 dicembre e il 4 gennaio) o ancora introdurre la zona arancione nelle giornate prefestive e quella rossa i festivi. Una decisione è già attesa nella serata di oggi, 16 dicembre, poi domani mattina ci sarà il confronto con i governatori delle Regioni per arrivare forse a un Dpcm già nella giornata del 17 dicembre.

Cts: qual è il significato della sigla, cosa fa e chi sono i componenti

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Cts è uno degli acronimi più utilizzati dall’inizio della pandemia di Covid, ma qual è il significato di questa sigla, cos’è il Cts, cosa fa e chi sono i componenti? Spesso prima delle decisioni del governo per i nuovi Dpcm sul coronavirus oppure per il “cambio di colore” delle Regioni da zona rossa ad arancione o gialla, si parla di “Cts” o Comitato Tecnico Scientifico, ecco cosa significa questo acronimo.

Emergenza Covid 19, qual è il significato della sigla Cts, cos’è e cosa fa?

La sigla, o più propriamente  l’acronimo, sta per Comitato Tecnico Scientifico, ecco il significato di “Cts”: si tratta del team di esperti che ha il compito di offrire consulenza e supporto per aiutare a superare l’emergenza dovuta al diffondersi del Covid in Italia. Il Cts è stato istituito dal capo dipartimento della protezione civile il 5 febbraio 2020, all’inizio dell’emergenza sanitaria, ed è coordinato da Agostino Miozzo.

Il Cts si occupa di dare consulenza, prima di tutto al capo della protezione civile nazionale e poi anche al governo, sulle restrizioni e sulle misure da adottare per fronteggiare l’emergenza sanitaria causata dal coronavirus: questo significa che i pareri della squadra di scienziati non sono vincolanti, ma devono essere valutati dall’esecutivo. In sostanza gli esperti sono dei “consiglieri speciali”. Le loro indicazioni vengono discusse a livello politico per poi essere inserite o meno nei vari decreti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, come il Dpcm di Natale.

Chi è Agostino Miozzo, a capo del Comitato Tecnico scientifico sul Covid: la biografia

Ora, dopo aver appurato qual è il significato di Cts, vediamo da chi è composto: i membri sono 26, selezionati tra esperti rappresentati degli Enti e Amministrazioni dello Stato, e i componenti del Comitato Tecnico Scientifico sono coordinati da Agostino Miozzo, già coordinatore dell’Ufficio Promozione e integrazione del Servizio nazionale della protezione civile.

Agostino Miozzo, classe 1953, è un medico con un curriculum di livello: chirurgo specializzato in ginecologia, ha girato il mondo e si è occupato a più riprese di gestione delle emergenze, dai terremoti alle catastrofi naturali fino alle guerre. Ha ricoperto carica di responsabile dei programmi di cooperazione socio-sanitaria in Africa. E’ stato inoltre direttore generale della protezione civile per anni, dal 2002 al 2010, ha guidato l’ufficio sulle emergenze internazionali dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, e ha lavorato anche per Emergency. Da qualche mese Miozzo è in pensione e coordina, a livello gratuito, gli scienziati membri del CTS – Comitato tecnico scientifico sul Covid-19.

Chi sono i componenti del Cts: la lista dei membri

Gli altri componenti del Cts sono dirigenti che già lavorano nella pubblica amministrazione: il significato di questo è che non percepiscono gettoni di presenza o compensi per la loro consulenza. Oltre al coordinatore Agostino Miozzo, il Cts è composto da:

• Il Presidente dell’lstituto superiore di sanità Silvio Brusaferro
• Il Direttore Generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute, Claudio D’Amario
• Il Direttore dell’Ufficio di coordinamento degli Uffici di sanità marittima-aerea e di frontiera del Ministero della salute Mauro Dionisio
• Il Direttore Generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico del Ministero della salute Achille Iachino
• Il Direttore del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’INAIL Sergio Iavicoli
• Il Direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” Giuseppe Ippolito Giuseppe Ippolito 
• Il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità del Ministero della salute Franco Locatelli
• Il Direttore Generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco Nicola Magrini
• Il Segretario Generale del Ministero della salute Giuseppe Ruocco
• L’Ispettore Generale della sanità militare del Ministero della difesa Nicola Sebastiani
• Il Direttore Generale della programmazione sanitaria del Ministero della salute Andrea Urbani
• Il rappresentante della Commissione salute designato dal Presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome Alberto Zoli
• Il Direttore del Dipartimento emergenze, anestesiologia e rianimazione del Policlinico Universitario “A. Gemelli” Massimo Antonelli
• Il Direttore del Dipartimento Scienze dell’invecchiamento, neurologiche, ortopediche e della testa – collo del Policlinico Universitario “A. Gemelli” Roberto Bernabei
• Il dirigente medico della Polizia di Stato, esperto di medicina delle catastrofi – con compiti di segreteria del Comitato Fabio Ciciliano
• Il rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Ranieri Guerra
• Il Direttore dell’Ufficio prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale del Ministero della salute Francesco Maraglino
• Il Presidente della Società italiana di pneumologia Luca Richeldi
• Il Presidente della Società italiana di pediatria Alberto Villani

Le quote rosa del Cts, i componenti donne

Inoltre, con un’ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione del 15 maggio 2020, il Comitato è stato integrato con altri 6 componenti, tutte donne, ovvero:

• Il Presidente del Centro studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere Giovannella Baggio
• Il Membro del Consiglio Superiore di Sanità del Ministero della salute Elisabetta Dejana
• Il Professore Patologia Generale presso l’Universita’ “Federico II” di Napoli Rosa Marina Melillo
• Il Presidente della Federazione Nazionale degli ordini dei chimici e dei fisici Nausicaa Orlandi
• Il Professore Settore Scientifico Disciplinare – Anestesiologia – Dipartimento di Scienze Mediche Orali e Biotecnologiche dell’Università degli Studi G.d’Annunzio (Ud’A) di Chieti-Pescara Flavia Petrini
• Il Direttore Generale Cura della Persona e Welfare della Regione Emilia-Romagna Kyriakoula Petropulacos

Cinema Nervi, un talk online per presentare la mostra dedicata al grande ingegnere

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Un incontro virtuale per presentare la mostra dedicata al grande ingegnere italiano Pier Luigi Nervi. Si chiama “Cinema Nervi” il talk in streaming dal vivo su Facebook giovedì 17 dicembre alle ore 18 organizzato da Manifattura Tabacchi che prossimamente ospiterà l’esposizione.

L’inaugurazione della mostra Pier Luigi Nervi, la Struttura e la Bellezza era prevista per il 9 novembre scorso ma è stata rimandata a data da destinarsi per l’entrata in vigore delle normative anti Covid. Sarà comunque allestita, non appena possibile, negli spazi di Manifattura Tabacchi. La mostra, che raccoglie le principali opere del grande ingegnere italiano, è parte del ciclo itinerante Pier Luigi Nervi, Architettura come sfida, progetto di Associazione Pier Luigi Nervi Research and Knowledge Management Project (Bruxelles) e Laboratorio Nervi Politecnico di Milano (Lecco). È co-prodotta da Manifattura Tabacchi in partenariato con Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato.

L’incontro Cinema Nervi nasce in occasione della mostra come omaggio sperimentale e contemporaneo al grande Maestro. È un progetto realizzato in collaborazione con Parasite 2.0, collettivo con base a Milano, Londra e Bruxelles che indaga lo stato dell’habitat umano attraverso un ibrido di architettura, design e arte. Nel dare forma a una rilettura dell’opera di Nervi e del percorso espositivo allestito negli spazi dell’ex-complesso industriale, l’obiettivo è quello di declinare il lavoro in chiave contemporanea e interdisciplinare attraverso i linguaggi del digitale. Un approccio che affonda le sue radici nella sperimentazione sui linguaggi esplorata da NAM – Not A Museum, il programma dell’arte contemporanea di Manifattura Tabacchi.

Uno spin-off intergenerazionale che per l’occasione ha coinvolto cinque studi di architetti, designer e artisti internazionali. Lucia Tahan (Berlino), Clube (San Paolo), Alessio Grancini (Los Angeles), The Pleasure Paradox (Milano, Amsterdam, Amburgo, Rotterdam) e Anabel Garcia-Kurland (Londra) sono stati chiamati a reinterpretare cinque delle architetture in mostra – il Palazzo del Lavoro a Torino, l’Ambasciata Italiana a Brasilia, Manifattura Tabacchi e lo Stadio G. Berta (oggi Artemio Franchi) a Firenze, e la Sede Unesco a Parigi – attraverso uno strumento insolito per la progettazione nel periodo di Nervi, il video. La struttura di Cinema Nervi sarà quindi prima un’architettura digitale che avrà come funzione quella di trasmettere i contributi video e, successivamente, un dispositivo fisico da fruire all’interno della mostra.

Prendendo ispirazione da una delle opere più care al Maestro, il Cinema-Teatro Augusteo di Napoli, Cinema Nervi nasce come un invito a guardare da una nuova prospettiva e a riscoprire l’importanza culturale di Pier Luigi Nervi, la cui lunga attività è stata guidata dall’idea di architettura come forma d’arte, una visione che si ritrova nel patrimonio storico che ha lasciato in eredità.

Il progetto viene presentato in anteprima durante il talk Cinema Nervi, giovedì 17 dicembre alle ore 18:00, e vede la partecipazione di: Andrea Pessina (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città di Firenze e le province di Pistoia e Prato), Elisabetta Nervi (Associazione Pier Luigi Nervi Research and Knowledge Management Project), Alessandro Colombo (Comitato Scientifico Pier Luigi Nervi, Architettura come sfida), Parasite 2.0 (curatori Cinema Nervi). Introduce e modera Michelangelo Giombini, Head of product development di Manifattura Tabacchi, con Caterina Taurelli Salimbeni, curatrice NAM – Not A Museum.

 

Covid Toscana: 489 nuovi casi. Dati e il bollettino del 16 dicembre

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Sono 489 i nuovi casi di coronavirus rilevati in Toscana oggi, 16 dicembre: dati in risalita rispetto al bollettino Covid di ieri ma a fronte di un numero maggiore di tamponi analizzati.

I tamponi analizzati sono infatti 12.190, ai quali si aggiungono 4.569 test rapidi. Ad anticipare i contenuti del bollettino Covid di oggi, 16 dicembre, è stato, come d’abitudine, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani su Facebook.

Covid, il bollettino della Toscana (16 dicembre)

Il totale dei casi registrati in Toscana da inizio epidemia sale a 113.610, così divisi per provincia:

  • 31.686 a Firenze (119 in più rispetto a ieri)
  • 9.945 a Prato (20 in più)
  • 10.062 a Pistoia (33 in più)
  • 7.300 a Massa (49 in più)
  • 11.612 a Lucca (80 in più)
  • 15.854 a Pisa (66 in più)
  • 7.937 a Livorno (41 in più)
  • 10.116 ad Arezzo (41 in più)
  • 4.600 a Siena (30 in più)
  • 3.943 a Grosseto (10 in più)

A questi si aggiungono poi 555 casi positivi notificati in Toscana ma che riguardano residenti in altre regioni.

Scende il numero dei ricoverati, oggi 1.303 (67 in meno rispetto a ieri) e scende anche quello dei pazienti in terapia intensiva. Un dato da tenere in particolare considerazione visto che da questo dipende buona parte della possibilità della Toscana di passare in zona gialla. Oggi i pazienti in terapia intensiva sono 202, complessivamente 12 in meno di ieri.

I decessi registrati oggi sono 47, 22 uomini e 25 donne con un’età media di 81,3 anni. Aumentano i guariti, 1.671 in più da ieri.

Covid in Toscana 16 dicembre, i dati di oggi sui contagi

Giani ha poi annunciato il primo traguardo della prenotazione del vaccino anti Covid riservata a medici, personale sanitario e delle Rsa. La piattaforma Prenota vaccino, lanciata ieri, ha già superato le 20 mila prenotazioni.ù

Più di 20.000 operatori sanitari toscani hanno già prenotato il vaccino anticovid“, scrive Giani. “Per una #ToscanaSicura stiamo mettendo in campo un piano vaccinale che possa permetterci al più presto di ripartire!”.

Toscana zona gialla, niente anticipo: resta zona arancione fino al 20 dicembre

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I tempi non saranno affrettati. Nonostante la richiesta formale del presidente della Regione Eugenio Giani al governo, la Toscana non sarà zona gialla fino a domenica 20 dicembre, quando scadranno le due settimane di zona arancione. Con lo spettro che questa zona gialla possa durare meno di 24 ore, viste le restrizioni agli spostamenti in vigore a partire da lunedì 21 dicembre.

La Toscana resta arancione

Se già dallo scorso fine settimana, quando Giani inoltrò la richiesta al governo, le possibilità di una promozione anticipata sembravano basse, adesso sono praticamente ridotte a zero. In meno di una settimana l’orientamento del governo è passato dal guardare con un certo favore alla possibilità di allentare le restrizioni al mettersi al lavoro per introdurne di nuove e più stringenti. Complici le scene viste in tutta Italia domenica scorsa: dove è stato permesso di uscire e riaprire i negozi, la gente si è precipitata a fare shopping. Più di quanto il governo si sarebbe aspettato.

Toscana zona gialla, ecco quando: da domenica 20 dicembre

Giunti ormai al mercoledì, con il nuovo rapporto dell’Istituto superiore di sanità in arrivo venerdì 18 dicembre, uno scatto in avanti solo per la Toscana è ormai escluso. “Il dossier della Toscana non sarà rivalutato prima di venerdì” hanno dichiarato dal Comitato tecnico scientifico al Corriere Fiorentino. Sarà l’ordinanza che il ministro della Salute firmerà proprio venerdì a riportare la Toscana in zona gialla: quando? Da domenica 20 dicembre.

Anche Giani, ieri, aveva fatto un mezzo passo indietro: “Mi sono messo nelle condizioni di avere fornito tutti i dati obiettivi della situazione, aver approfondito con Brusaferro (Silvio, presidente dell’Istituto superiore di sanità, ndr) e Speranza i nostri dati: la competenza è loro, abbiamo visto che non c’è nemmeno da ipotizzare una concertazione con il presidente della Regione come sembrava possibile nella legge”. Così aveva detto Giani intervistato da Radio Bruno Toscana. “La competenza – aveva poi insistito – è loro, loro decidono come cabina di regia e come Ministero, è inutile che io mi metta ad assumere posizioni: io devo fornire loro i dati, gli argomenti, perché venga riconosciuto alla Toscana il livello che io ritengo giusto, che è la zona gialla, ma io mi fermo lì“.

Un giorno solo in zona gialla: il rischio del 20 dicembre in Toscana

Va anche ricordato che il passaggio della Toscana in zona gialla non è automatico. Tutti i 21 indicatori dovranno rientrare entro i limiti previsti per la fascia di rischio inferiore. A preoccupare è il dato delle terapie intensive, che ancora ieri contavano 214 pazienti.

C’è poi la questione del possibile grande esodo del 20 dicembre. Dal 21 dicembre sarà infatti vietato spostarsi tra regioni. E dunque chi vorrà raggiungere la famiglia fuori regione per le feste avrà tempo dalle 5 della mattina di domenica, quando finisce il coprifuoco, fino alle 22 dello stesso giorno, quando scatta il coprifuoco successivo. Con il rischio di vedere grandi folle riversarsi nelle stazioni ferroviarie.

La cultura online vale quanto quella in presenza? Intervista a Sergio Givone

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Musei chiusi, sale da concerto vuote, teatri sprangati. Così come cinema, biblioteche, auditorium. Il Covid-19 ci ha fatto velocemente abituare (o rassegnare?) a una cultura vissuta in diretta ma a distanza, online, seduti comodamente sul divano di casa, fruita attraverso uno schermo, un monitor, un dispositivo digitale. E allora ecco un profluvio di opere d’arte filtrate da pixel, di concerti in streaming, di festival a cui partecipare online. È stata una risorsa poter continuare a godere della cultura, anche se da lontano. Un espediente che, grazie al tempo dilatato del lockdown, ha consentito – dati alla mano – a tanti di riprendere contatto con il vastissimo patrimonio di cui disponiamo.

Quali sono i pro e i contro della cultura online, un sapere vissuto attraverso il filtro di un monitor?

“Vedo soprattutto contro”. Sergio Givone*, filosofo e ordinario di estetica all’Università di Firenze, ha pochi dubbi. “Per chi fa il mio mestiere, il silenzio e il raccoglimento sono preziosi, è vero. E questo periodo di allontanamento forzato ci ha permesso di riconquistarli. Ma il costo di questa riconquista è altissimo perché contempla l’allontanarsi dai luoghi della cultura”.

In che senso questo rappresenta un handicap?

Perché la cultura è luogo. La cultura ha bisogno di essere vissuta dove la si fa. Nelle biblioteche, nei musei, nei teatri, nelle aule universitarie. Bisogna stare di fronte all’opera d’arte per poterne godere. I libri bisogna poterli scegliere a scaffale aperto. Un libro chiama l’altro. E un’idea nasce da un fallimento. Magari andando alla ricerca di un libro che non troviamo, ci imbattiamo in un altro che ci apre la mente.

I supporti digitali non aiutano in questo senso? O forse non bastano?

Certo, abbiamo i dvd, le cassette, ammesso che si abbia ancora un apparecchio che ci consente di leggerle (ride, ndr), ma non basta. In questi mesi ho rivisto cose che non vedevo da tanto tempo. Ma non è sufficiente, c’è una grande nostalgia per i luoghi della cultura. Per i musei in cui hai un’opera d’arte a poca distanza da te, per le aule universitarie e le sale conferenze, dove ti rivolgi direttamente alla gente; e se hai una persona di fronte, ti accorgi se si sta annoiando o se interagisce con te.

Dunque gli svantaggi della distanza, della cultura online vincono totalmente sui vantaggi…

Qualche vantaggio c’è, non lo nego. A volte persino dimentico che viviamo in questa situazione.  Scrivo, sento musica, guardo film e spettacoli e per certi versi non mi pesa, sto quasi meglio di prima, ma lo svantaggio la vince sul vantaggio. La perdita vince su quello che ho riconquistato, non possiamo fare a meno della cultura dal vivo.

Crede che riusciremo a trarre una lezione da questo periodo di difficoltà?

Tendiamo a imparare così poco dalle disgrazie… Dovremmo farlo, ma non è così. In questo senso, il Covid-19 rappresenta un’occasione. Ci ha permesso di recuperare valori che avevamo perso. Ci ha permesso di riflettere sul fatto che finché abbiamo le cose non ne soffriamo la mancanza. Quello che fa davvero male, la vera povertà culturale, è il non rendersi conto della mancanza. Non sentirne più il bisogno sarebbe il male più grande.

In questo senso spero che il Covid-19 ci lasci un po’ di fame. La mancanza, il non avere a disposizione quello che si vuole, ricrea in gusto, fa rinascere il piacere. Nel momento in cui le cose diventano rare si apprezzano di più. Pensi a un pezzo di pane. Se ce ne fosse meno, ritroveremmo il gusto di quel pane. Lo stesso mi auguro che succeda per le grandi opere. Non ci rendiamo conto di quanto siano rare e importanti fino a quando non ci vengono a mancare.

A proposito di pane, è passata alla storia la triste uscita di quel ministro che disse “con la cultura non si mangia”…

Abbiamo fatto finta di credere che la cultura non fosse essenziale. E invece è importante dal punto di vista economico come moltissimi altri settori. In un’economia come la nostra dove non si vive di solo terziario, anche il cinema, il teatro e i musei sono attività economicamente rilevantissime. Figuriamoci se possiamo considerarle non essenziali.

Noi fiorentini, quale insegnamento dovremmo trarre?

Dobbiamo imparare a tornare nei piccoli musei, nelle chiese di campagna, a frequentare i teatri minori e i luoghi fuori dai soliti itinerari, questo dovremmo imparare. Bisogna vivere Firenze in modo diverso, non pensando di andare a fare una veloce scorpacciata di arte. Non è così, la cultura si conquista con il tempo, la calma, lo studio. Vivendola in modo diverso da come l’abbiamo vissuta fino ad oggi.

Sergio Givone*Sergio Givone è un filosofo e accademico, professore ordinario di estetica all’Università di Firenze. Tra le sue numerose opere: La storia della filosofia secondo Kant (1972), Ermeneutica e romanticismo (1982), Storia del nulla (1995), Eros/ethos (2000), Prima lezione di estetica (2003), Il bibliotecario di Leibniz (2005), Metafisica della peste (2012), Fra terra e cielo. La vera storia della cupola di Brunelleschi (2020)