lunedì, 10 Agosto 2026
Home Blog Pagina 482

Saldi 2021: a Firenze l’inizio (ufficiale) degli sconti invernali. Ma quando finiscono?

A guardar bene i primi saldi del 2021, a Firenze come in Toscana, sono iniziati già all’inizio di gennaio con la possibilità per i negozi di fare sconti anticipati, ma ora arrivano le svendite invernali ufficiali. E se molte boutique e grandi catene di abbigliamento avevano già “tagliato” i cartellini, adesso i consumatori attendono nuovi ribassi, anche fino al 70%, per dare la caccia all’occasione perfetta, tra giacche, scarpe e accessori.

Inizio dei saldi invernali 2021 a Firenze: la data

Secondo il calendario stilato dalla Regione Toscana, l’inizio ufficiale dei saldi invernali 2021 – anche a Firenze – è fissato per sabato 30 gennaio 2021: la partenza è stata posticipata di 3 settimane rispetto al normale, per effetto della zona rossa natalizia e dall’emergenza Covid. Fin dal 1° gennaio però i negozi hanno avuto la possibilità di  fare promozioni e sconti, con una sorta di anticipo dei saldi. Così in molte vetrine sono comparsi ormai da settimane cartelli con riduzioni di prezzo allettanti per chi deve rinnovare il guardaroba.

Secondo Confesercenti Firenze, quest’anno l’inizio dei saldi non porterà grandi affari per i negozi: i fiorentini spenderanno più della media italiana (115 euro a testa contro i 110 delle stime nazionali), ma meno rispetto all’anno scorso quando il budget per gli sconti invernali era stato di 160 euro. Gli articoli più ricercati per i saldi invernali 2021 a Firenze sono giacche pesanti, piumini, scarpe di marca.

Sconti fino al 70%, ma i negozi dei centri commerciali e degli outlet non sono sempre aperti

Da Zara a Intimissimi, da Benetton a Guess, fino ai piccoli negozi di abbigliamento, da sabato 30 gennaio le percentuali di sconto saranno alte fin da subito, dal 40% in su, in alcuni casi anche fino al 70%. In molti approfitteranno poi del 10% di “sconto extra” del cashback, per chi paga con le carte elettroniche. Discorso diverso per l’assortimento: viste le promozioni delle ultime settimane, la scelta si è via via ristretta, quindi è meglio sbrigarsi per trovare ancora delle occasioni.

Non bisogna poi dimenticare che anche nella zona gialla Toscana i negozi dentro i centri commerciali sono aperti dal lunedì al venerdì, mentre devono stare chiusi il sabato e la domenica (ad eccezione dei punti vendita di beni essenziali, come i supermercati): questo vale anche per i parchi commerciali, come l’outlet di Barberino e The Mall, chiusi nel fine settimana. Via libera invece all’apertura durante il weekend dei negozi del centro storico di Firenze e per quelli in periferia, sempre che non facciano parte di centri commerciali, come quello di San Donato a Novoli che è chiuso sabato e domenica. Insomma, tra Dpcm, limiti su quante persone possono entrare in un negozio e regole anti-Covid, quest’anno lo shopping per il saldi invernali assomiglia più a una caccia al tesoro.

Saldi 2021 a Firenze: quanto durano e quando finiscono

Quest’anno diminuisce anche il tempo a disposizione per i saldi invernali (ufficiali) a Firenze: gli sconti finiscono a febbraio, perché nel 2021 durano solo 30 giorni (normalmente continuano per 60 giorni). Dunque, secondo le date ufficializzate dalla Regione, i saldi invernali iniziano il 30 gennaio e durano fino al 28 febbraio 2021.

Come funzionano le elezioni in Italia: cosa succede in caso di voto

0

Quale sarà l’esito della crisi di governo in corso è al momento impossibile saperlo. Un terzo incarico a Giuseppe Conte con una maggioranza allargata, un nuovo premier, un governo tecnico, un governo di unità nazionale. Altrimenti resterà solo il ritorno alle urne: nel caso, ecco come funzionano le elezioni in Italia e quali sarebbero le differenze rispetto alle ultime elezioni politiche del 2018.

Cosa dice la Costituzione

Prima di tutto, l’Italia è una Repubblica parlamentare. Ciò significa che i cittadini eleggono i loro rappresentanti nei due rami del Parlamento: la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. Il Parlamento ha il potere di nomina del Presidente della Repubblica e il potere di concessione della fiducia al governo.

Quella del Presidente del consiglio e dei ministri membri del governo non è una carica elettiva: non sono cioè i cittadini a nominarli con delle elezioni. Diverse parti politiche negli ultimi anni hanno denunciato un capo del governo a loro inviso come “Presidente non eletto dal popolo”, ma è una frase che di fatto non ha fondamento giuridico in Italia.

Come funzionano le elezioni in Italia

Si vota a suffragio universale: tutti i cittadini che abbiano superato i 18 anni di età votano per la Camera, tutti quelli che abbiano superato i 25 anni di età votano anche per il Senato. Il voto si svolge lo stesso giorno per entrambi i rami del Parlamento, su schede elettorali diverse.

È la legge elettorale che stabilisce come funzionano le elezioni politiche in Italia. Ad oggi il sistema elettorale per le elezioni politiche è il cosiddetto “Rosatellum bis”, in vigore dal 2017 (qui il testo completo della legge elettorale).

Prevede lo stesso sistema sia per la Camera che per il Senato. Un sistema “misto”, che assegna il 61% dei seggi disponibili con un meccanismo proporzionale e il 37% con meccanismo maggioritario uninominale a turno unico.

Il maggioritario uninominale a turno unico prevede in pratica che il territorio nazionale sia diviso in un certo numero di collegi elettorali. Per ciascun collegio viene eletto il solo candidato che risulta più votato degli altri. Il sistema proporzionale assegna invece i seggi disponibili alle liste in gara in modo, appunto, proporzionale al totale dei voti che hanno raccolto. La quota proporzionale del Rosatellum prevede uno sbarramento del 3% delle preferenze: chi non lo supera, resta fuori dal Parlamento. In questo sistema non è prevista la possibilità di esprimere preferenze per un candidato.

Il Parlamento così eletto resta in carica per cinque anni, a meno che le Camere non vengano sciolte a seguito di una crisi politica o di qualche altra ragione. Un’eventualità che in Italia, in epoca repubblicana, si è verificata in 9 delle 17 legislature precedenti a quella in corso.

La legge elettorale e il Parlamento in Italia

Ad oggi il Parlamento italiano conta 630 seggi alla Camera e 315 al Senato. A questi si aggiungono poi 12 deputati e 6 senatori eletti dai cittadini italiani residenti all’estero e sei senatori a vita.

Dalla prossima legislatura, ovvero dalla prossima volta che si terranno elezioni politiche in Italia, il numero dei parlamentari sarà ridotti a 600 in totale: 400 alla Camera e 315 al Senato, più un massimo di 5 senatori a vita. È l’effetto del taglio dei parlamentari votato nel corso di questa legislatura e confermato poi dal referendum costituzionale del settembre 2020.

Si è parlato spesso, soprattutto negli ultimi giorni, della possibilità di riformare il sistema elettorale italiano in senso totalmente proporzionale. Nel caso in cui la crisi di governo in corso portasse allo scioglimento anticipato delle Camere, si tornerebbe però al voto con il Rosatellum, il sistema attualmente in vigore.

Le ultime elezioni politiche del 2018

Si è votato per le ultime elezioni politiche in Italia nel 2018. Il risultato vide la netta affermazione del Movimento 5 stelle, con una percentuale di voti raccolti superiore al 32% sia alla Camera che al Senato. A seguire, il Partito democratico con il 19% circa, poi la Lega sopra al 17%. Forza Italia al 14%, Fratelli d’Italia al 4%, Liberi e uguali al 3%, + Europa sopra al 2%. La composizione dei seggi ha riflettuto i risultati delle urne.

Da Firenze a Mauthausen: una storia da non dimenticare

È successo qui, lungo le strade di Firenze: il tempo ne ha lavato via i segni ma per riscoprirne la memoria basta arrampicarsi appena un ramo più in alto sull’albero genealogico. Laura Piccioli, fiorentina, 35 anni, collaboratrice di lunga data de Il Reporter, si è fatta carico di questa eredità. A ottobre è stata eletta presidente della sezione di Firenze dell’Aned, l’associazione nazionale degli ex deportati, per continuare a testimoniare la storia dello zio Mario.

“Era il 7 marzo del 1944”, racconta.  “Aveva 17 anni, abitava con i genitori e il fratello a San Frediano, lavorava in una pizzicheria del quartiere. La sera prima sua madre non era tornata a casa. C’era stato uno sciopero alla Cartiera Cini dove lei lavorava e girava voce che gli operai erano detenuti alle Scuole Leopoldine. Lui esce di casa per cercarla. All’ingresso trova due carabinieri che non lo fanno entrare, viene allontanato ma poco dopo un fascista in borghese lo raggiunge e gli dice di seguirlo all’interno delle Scuole. Lì vede la mamma: ancora non sa che potrà vederla di nuovo solo 15 mesi dopo”.

Da Firenze a Mauthausen, la storia di Mario Piccioli

L’8 marzo Mario viene caricato su un convoglio in partenza dalla stazione di Santa Maria Novella. “Un carro bestiame chiuso col filo spinato. Non aveva idea di cosa stesse succedendo, ma tutto sommato era tranquillo, sapeva di non aver fatto niente di male”. Arriva a Mauthausen dopo un viaggio da incubo durato quattro giorni, chiusi nel vagone senza un bagno, senza mangiare. Dalla stazione al campo di concentramento sono cinque chilometri.

“Attraversano a piedi la cittadina, che a mio zio rimane impressa: un paese fantasma,
spettrale, nessuno per le strade, nessuno alla finestra. Eppure era abitato”. Arrivato al campo viene spogliato, rasato e disinfettato “da tre delinguenti: li ha sempre chiamati così, con la «g». Gli danno un paio di mutande e una camicia usata. Gli indicano una montagna di zoccoli di legno, i deportati dovevano prenderne un paio il più in fretta possibile. Senza provarli, quindi era facile ritrovarsi con due scarpe destre o due numeri diversi. Per lui fu il primo forte trauma”.

I mesi nei campi di concentramento

Poi la divisa col triangolo rosso dei deportati politici e un numero, 57344. Dovrà presto imparare a conoscerlo. “Venivano fatti appelli infiniti in tedesco, due o tre volte al giorno. Le SS chiamavano il tuo numero, se non rispondevi venivi massacrato di botte. Mi diceva «non so come ho fatto a impararlo» ma poi non lo ha più dimenticato, continuando a pronunciarlo in un modo che era anche buffo da sentire”. Qualche tempo dopo Mario viene
trasferito ad Ebensee, un sottocampo di Mauthausen all’epoca ancora in costruzione.

“Gli chiedevo sempre: «come hai fatto a salvarti?». La sua risposta è sempre stata la stessa: «ho avuto fortuna»”. La fortuna, ad Ebensee, ha le sembianze di una malattia
“falsificata” che ti concede qualche giorno di isolamento in infermeria. O quelle di un
nazista – si fa per dire – compassionevole: “Una volta doveva spingere una carriola
carica. Un ufficiale delle SS gli urlava di fare in fretta. Lui si gira e fa segno di non farcela, di essere esausto. I militari avevano con sé dei cani addestrati a fare due cose. La prima, afferrarti alla caviglia e trascinarti a terra. La seconda, mordere alla gola per uccidere. Il nazista glielo aizza contro, il cane prende mio zio alla caviglia e lo getta a terra. Poco dopo però il soldato richiama il cane in un atto inatteso di pietà che, di fatto, lo risparmiò”.

L’anno della Liberazione e lungo viaggio di ritorno

Viene liberato il 5 maggio del 1945 dagli americani. La solita fortuna, o l’istinto di sopravvivenza, lo riportano a Firenze, prima con un viaggio in treno, sempre in un vagone per il bestiame ma in direzione contraria, stavolta senza filo spinato. Scende a Bolzano,
da lì prosegue su un camion fino a Forlì e poi in autostop. Arriva a Firenze quasi un
mese dopo. Mario era un ragazzo alto più di un metro e ottanta. Quando arriva pesa
31 chili.

“Torna a casa e racconta cosa gli è successo, ma nessuno gli crede. Erano storie oltre l’immaginabile, talmente disumane da risultare incredibili”. Lui, come molti altri deportati, si chiude nel silenzio e per molti anni dovrà sopportare da solo anche la condanna del ricordo. Fino agli anni Sessanta, quando con le fotografie e i filmati degli americani comincia una presa di coscienza collettiva su cosa siano stati i campi di sterminio. “È allora che inizia anche il suo percorso all’interno dell’Aned, gli incontri nelle scuole e come accompagnatore degli studenti nei viaggi della memoria ai campi di concentramento. Ha portato la sua testimonianza fin quando ha potuto, poco prima della morte”.

Firenze e la memoria della deportazione: “La radice del male esiste ancora oggi”

Ora tocca a chi resta. “È un problema che mi pongo. Mio zio è morto nell’agosto 2010, io sono entrata nell’associazione a settembre. L’ho fatto anche per un senso di dovere. La mia è l’ultima generazione che ha avuto una relazione diretta con queste storie, i ragazzi di oggi non ce l’hanno. Quando vado nelle scuole a parlare della deportazione
ne restano turbati. Gli studenti che partecipano ai viaggi della memoria cambiano. Ma, nonostante tutto, lo sentono come un qualcosa di estremamente lontano da loro.

Questo è il punto: far capire da cosa è nato, che la radice del male è la stessa ed esiste
ancora oggi. Le immagini che arrivano dalla Bosnia, dai campi di Lipa, con ragazzi
che camminano in ciabatte sulla neve, in qualche modo mi hanno riportato ai racconti
dello zio con i suoi zoccoli sulla neve. Sono circostanze diverse ma non dobbiamo
ignorarle”. Né dimenticare che il male, ottant’anni fa, era sul portone di casa nostra.

I progetti di Aned Firenze per la memoria

“Stiamo lavorando alla creazione di alcuni percorsi della memoria in giro per Firenze. Degli itinerari guidati, in collaborazione con altre associazioni, per raccontare la storia della deportazione direttamente nei luoghi in cui è nata. La casa dove abitava l’ex deportato, il posto in cui è stato preso. Ce ne sono tanti. Un conto è dire che c’è stata la deportazione. Un altro dire che è successa a questa persona, proprio davanti a casa tua”.

Quante persone possono entrare in un negozio: come calcolare il numero massimo

Nei negozi il numero massimo di clienti ammessi deve essere riportato su un cartello all’ingresso, come dal Dpcm anti-Covid del 16 gennaio 2021. Va detto subito che per calcolare quante persone possono entrare in un negozio o in un bar per metro quadro vanno presi in considerazione diversi fattori: bisogna valutare le caratteristiche della singola attività commerciale, se si tratta di vendita al dettaglio oppure se c’è anche consumo di alimenti al tavolo, come succede in bar, caffetterie e ristoranti, senza dimenticare la grandezza dei locali e la presenza di scaffali, banconi, espositori e via dicendo.

L’accesso deve essere contingentato in base alle indicazioni delle linee guida e l’obbligo del “numero chiuso” vale sia per le piccole botteghe sia per i grandi supermercati affinché siano evitati assembramenti.

Covid, obbligatorio il cartello sulla capienza massima

Come già successo a novembre e dicembre, anche il Dpcm del 16 gennaio 2021 in vigore fino al  marzo obbliga a esporre fuori dall’entrata del negozio un cartello che indichi la capienza massima del locale perché possano essere seguite le regole anti-contagio sul distanziamento fisico. Ecco cosa dice il nuovo decreto della Presidenza del Consiglio al 6° comma del primo articolo:

È fatto obbligo nei locali pubblici e aperti al pubblico, nonché in tutti gli esercizi commerciali di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti.

Quante persone possono entrare in un negozio o in un bar secondo il Dpcm? L’allegato 9

Facile a dirsi, un po’ più difficile a farsi. L’allegato 9 al Dpcm riporta i protocolli di sicurezza per le attività di commercio al dettaglio, ma le singole Regioni o i Comuni possono adottare misure locali con maggiori restrizioni rispetto al quadro nazionale. Succede ad esempio in Toscana, dove un’ordinanza regionale ha stabilito un tetto più basso per il contingentamento delle persone e norme stringenti sui controlli di sicurezza.

Ecco però la regola generale nazionale su quante persone possono entrare in un negozio, riportata nelle linee guida: il numero massimo ammesso deve permettere ai clienti di mantenere la distanza di almeno un metro, “in modo da evitare assembramenti”, si legge nella scheda dell’allegato 9, dedicato al commercio al dettaglio.

Come calcolare quante persone possono entrare in un negozio: il calcolo per metro quadro

Fatti due calcoli quindi per rispettare la distanza di sicurezza servono almeno 4 mq per cliente (1 metro a destra, un altro metro a sinistra, uno davanti e l’altro dietro), ma per calcolare quante persone al massimo possono stare in un negozio bisogna tenere conto di quali sono le superfici effettivamente calpestabili: dal computo vanno tolti ad esempio banconi, tavoli, scaffali, le zone dietro la cassa accessibili solo agli addetti, ecc.

Inoltre per i negozi più piccoli (meno di 40 metri quadrati) viene raccomandato di far entrare al massimo una persona per volta e di prevedere la presenza di non più di 2 addetti alle vendite, mentre nei locali più grandi come quelli dei supermercati l’accesso regolamentato e scaglionato deve essere fatto “in proporzione alla relativa superficie aperta al pubblico”. Come detto però vanno controllati i protocolli regionali e le regole comunali. In Toscana la Regione ha stabilito un parametro diverso per calcolare il numero massimo di persone ammesse: 1 cliente ogni 10 metri quadri di superficie di vendita (una persona per volta nei negozi più piccoli di 40 metri quadrati).

Al bar e al ristorante: quante persone possono entrare in negozio e stare al tavolo?

Per quanto riguarda i servizi di ristorazione ci sono poi delle restrizioni in più da tenere a mente, che complicano il conteggio. Per il calcolo del numero massimo di clienti per mq, da riportare sul cartello da esporre all’entrata, bisogna considerare anche quante persone possono stare sedute al tavolo (al massimo 4 se non sono conviventi, dice anche l’ultimo Dpcm) mantenendo tra loro la distanza di 1 metro.

Tra i clienti seduti e la zona di passaggio dei camerieri deve poi rimanere sempre un metro. E così anche per la consumazione in piedi al bancone: tra gli avventori e il personale deve essere rispettato il distanziamento interpersonale di un metro. Per aiutare la clientela nell’osservanza delle regole è bene attaccare a terra degli adesivi che indichino dove posizionarsi in modo da rispettare le distanze.

Non solo il limite massimo delle persone: le altre regole

Restano in vigore tutte le altre disposizioni per limitare la diffusione del coronavirus nelle attività economiche e commerciali: mascherina obbligatoria nei luoghi chiusi e anche nelle porzioni all’aperto (ad esempio ai tavolini fuori dai bar, quando non si consuma), dispenser di gel disinfettanti per le mani a disposizione dei clienti e igiene degli ambienti almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura. Sul sito del governo è possibile consultare in pdf gli allegati al Dpcm di gennaio-febbraio con tutti i protocolli di sicurezza anti-Covid.

Zona rosso scuro: cosa significa per chi vuole viaggiare in Europa e Italia

0

Tra le mille sfumature cromatiche dell’emergenza sanitaria per il Covid-19, adesso arriva un nuovo colore. Accanto alla zona gialla, arancione e rossa che abbiamo imparato a conoscere in Italia, si aggiunge la “zona rosso scuro”, decisa dall’Europa: ecco cosa significa, cosa cambia per chi vuole viaggiare e cosa si può fare.

Cosa significa zona rosso scuro UE: cos’è

La Commissione europea ha appoggiato l’idea lanciata la scorsa settimana dal Consiglio dei leader UE di prevedere una “zona rosso scuro” per le aree dei Paesi del Vecchio continente ad alto rischio per il Covid: diventare zone rosso scuro significa quindi avere sul proprio territorio una circolazione rilevante del virus. Questa classificazione si andrà ad aggiungere ai colori già presenti nella mappa del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECD – European Centre for Disease Prevention and Control) ossia zona verde, gialla, arancione, rossa e grigia.

Attenzione però non bisogna confondere questo “termometro UE della pandemia”, che misura la gravità del contagio nei diversi territori, con la classificazione in colori Covid presente in Italia e che comporta restrizioni diverse a seconda della zona (gialla, arancione e rossa). Si tratta di due cose distinte: ci sono le zone italiane Covid in base a cui sono previste specifiche norme nelle diverse regioni e poi la zona rosso scuro europea che – secondo la proposta della Commissione – potrà prevedere limitazioni per chi vuole viaggiare all’estero in Europa da questi territori a rischio.

I parametri per le diverse zone

Ecco i parametri per le zone colorate europee previste dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie:

  • Verde – tasso di notifica degli ultimi 14 giorni sotto i 25 casi ogni 100.000 abitanti e il tasso di positività sotto il 4%
  • Arancione – tasso di notifica degli ultimi 14 giorni sotto 50 casi ogni 100.000 abitanti ma il tasso di positività pari o superiore al 4%
  • Rosso – tasso di notifica degli ultimi 14 giorni pari o sopra 50 casi ogni 100.000 abitanti e il tasso di positività pari o superiore al 4%
  • Grigio – non ci sono sufficienti informazioni sul tasso di notifica

A queste 4 aree si pensa ora di aggiungere un nuovo colore per i Paesi (o singole regioni all’interno degli Stati comunitari) ad alto rischio: essere in zona rosso scuro vuol dire che nelle ultime 2 settimane l’incidenza del Covid supera i 500 casi ogni 100.000 abitanti.

Quali regioni d’Italia sono in zona rosso scuro e cosa succede: si può viaggiare o no?

La Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen sta pensando a misure comuni, in tutta Europa, per fronteggiare l’emergenza Covid-19, anche prevedendo una zona rosso scuro, ma evitando la chiusura delle frontiere. Prima di tutto la commissione scoraggia tutti gli spostamenti non essenziali tra i paesi dell’UE: si può ancora viaggiare, ma è in arrivo una stretta.

La zona rosso scuro significa anche questo: prevedere per chi parte dai territori ad alto rischio Covid il tampone 72 ore prima della partenza e la quarantena di 14 giorni all’arrivo in un altro Paese europeo con le eccezione dei lavoratori transfrontalieri e di chi lavora nel settore dei trasporti. Secondo una prima simulazione, in Italia finirebbero nella zona rosso scuro 3 regioni e una provincia autonoma: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Provincia autonoma di Bolzano.

Covid in Toscana: contagi in calo il 25 gennaio, l’aggiornamento dei dati

0

Secondo i dati del bollettino di oggi, 25 gennaio, i casi di Covid in Toscana diminuisco, a fronte però un numero molto inferiore di tamponi effettuati per individuare i nuovi contagi, come succede generalmente dopo il weekend. Stando all’aggiornamento dei dati, nelle ultime 24 ore 422 persone sono risultate positive al coronavirus (ieri erano state 526), grazie a 5.913 tamponi molecolari e 1.009 test rapidi (il giorno prima erano stati fatti 9.406 tamponi molecolari e 3.133 tamponi antigenici rapidi).

Cresce il tasso di positività: il 6,10% delle persone sottoposte al test è risultato contagiato dal Covid-19. Un giorno fa questa percentuale era al 4,2%. Aumentano i ricoverati negli ospedali e nelle terapie intensive, 14 i morti. I dati positivi sui contagi delle ultime settimane sono valsi alla Toscana la permanenza in zona gialla: ecco i numeri dal bollettino aggiornato a oggi (25 gennaio).

Quanti contagi di Covid in Toscana il 25 gennaio: i dati del bollettino della Regione,l’aggiornamento

  • Nuovi contagi di Covid in Toscana, 25 gennaio: 422 positivi (526 nel precedente bollettino)
  • Tamponi molecolari in 24 ore: 5.913 (ieri 9.406)
  • Test antigenici rapidi: 1.009 (ieri 3.133)
  • Totale test in un giorno: 6.922
  • Tasso dei nuovi positivi: 6,7% (ieri 4,2%)
  • Persone attualmente positivi al Covid-19: 8.460 (+0,5%)
  • Ricoverati nei posti letto Covid della Toscana: 770 (+28 ricoverati)
  • di cui 109 in terapia intensiva (+3)
  • Morti comunicati oggi: 14

Coronavirus in Toscana, totale dei casi e vaccino: l’andamento

  • 131.281 casi positivi al Covid in Toscana da febbraio a oggi (25 gennaio)
  • Guariti totali dall’inizio dell’emergenza: 118.712
  • Decessi totali: 4.109

Questa la situazione dei positivi provincia per provincia: 36.551 contagi complessivi ad oggi a Firenze (131 in più rispetto a ieri), 11.100 a Prato (24 in più), 11.149 a Pistoia (21 in più), 8.272 a Massa (30 in più), 13.535 a Lucca (41 in più), 17.835 a Pisa (30 in più), 10.052 a Livorno (52 in più), 11.854 ad Arezzo (57 in più), 5.966 a Siena (29 in più), 4.412 a Grosseto (7 in più).

Questi i dati sulla campagna vaccinale anti-Covid in Toscana, alle ore 14.00 di oggi, 25 gennaio.

  • 75.5785 persone sottoposte al vaccino in Toscana
  • di cui 12.678 hanno ricevuto il richiamo
  • 88.256 dosi totali somministrate dall’inizio della campagna vaccinale.

Nel pomeriggio di oggi si saprà anche quanti contagiati ci sono in Italia.

Dove vedere Torino Fiorentina in tv: Sky o Dazn?

0

Boccata d’ossigeno per la Fiorentina che torna alla vittoria superando 2-1 il Crotone. Il prossimo incontro, vedrà i viola impegnati contro il Torino venerdì 29 gennaio alle 20.45 allo Stadio Olimpico Grande Torino: ma dove vederla in tv, su Sky o Dazn?

Dove vedere Torino Fiorentina in tv: sky o dazn?

La partita sarà trasmessa in diretta e in esclusiva dai canali satellitari Sky: Sky Sport  (numero 252 del satellite) anche in 4K HDR per i clienti Sky Q. 

Dove vedere Torino Fiorentina in streaming

Gli abbonati Sky potranno seguire la partita anche su Sky Go, l’app di streaming in diretta per seguire i programmi del proprio pacchetto Sky anche su pc, tablet e smartphone.
Torino Fiorentina sarà trasmessa inoltre anche su NowTv, la piattaforma di streaming a pagamento.
La radiocronaca in diretta sarà trasmessa da RadioRai.

Torino Fiorentina in chiaro? 

Non ci sono opzioni per vedere Torino Fiorentina in chiaro.

Duomo Firenze: riapertura per cattedrale (gratis) e cupola, gli orari

Riapertura per la cupola del Duomo di Firenze e per l’interno della cattedrale con nuovi orari nel 2021, mentre per il Battistero, il campanile di Giotto e il museo del Duomo si dovrà ancora aspettare la decisione dell’Opera di Santa Maria del Fiore. La Toscana resta in zona gialla almeno fino a sabato 30 gennaio e, grazie al via libera dell’ultimo Dpcm, anche un altro pezzo da novanta dell’arte fiorentina riapre le porte al pubblico, ma solo durante la settimana.

Dallo scorso ottobre si erano interrotte le visite in questi luoghi, per l’aggravarsi dell’emergenza Covid e il Duomo era rimasto accessibile finora solo per partecipare alla messa e per la preghiera dei fedeli.

La riapertura del Duomo di Firenze e della Cupola: gli orari dal 25 gennaio 2021

Uffizi, Boboli e altri musei di Firenze sono aperti dalla scorsa settimana, adesso si aggiunge anche il Duomo: l’opera di Santa Maria del Fiore ha deciso di spalancare le porte della cattedrale e della celebre cupola progettata da Filippo Brunelleschi a partire da lunedì 25 gennaio 2021 con nuovi orari.

Il Duomo di Firenze è aperto dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.15 alle 16.00, mentre la Cupola si può visitare sempre dal lunedì al venerdì, ma con orari diversi rispetto agli interni di Santa Maria del Fiore: si può salire sul “tetto” della cattedrale dalle 12.45 – 18.00, con prenotazione obbligatoria dei biglietti. Cupola e Duomo sono chiusi il sabato e la domenica: l’ultimo Dpcm impone infatti per i musei la chiusura durante i weekend.

Biglietti e prenotazione per il Duomo di Firenze e la Cupola del Brunelleschi

Riapertura sì, ma sempre con il contingentamento degli ingressi: per salire sulla Cupola del Brunelleschi la prenotazione è obbligatoria anche online (sono disponibili 50 posti ogni 45 minuti), mentre per entrare nel Duomo di Firenze e vedere gli interni non è necessario prenotare.

La visita nel Duomo di Firenze è gratis (ingresso dalla porta laterale destra), per la Cupola i biglietti costano 20 euro l’intero e 10 euro il ridotto (dai 7 ai 14 anni). Ingresso gratuito per i bambini sotto i 6 anni.

Museo del Duomo, Battistero e Campanile di Giotto

Restano chiusi al momento il Museo del Duomo di Firenze, il Campanile di Giotto e il Battistero. In quest’ultimo sono in corso lavori di restauro che – salvo imprevisti – si concluderanno alla fine del 2021. Aggiornamenti sulla pagina Facebook dell’Opera di Santa Maria del Fiore.

Risorge la Fiorentina, battuto il Crotone

0

Dimenticata la sconfitta di Napoli la Fiorentina torna alla vittoria superando 2-1 il Crotone. Sotto la pioggia, allo stadio Franchi, segnano Bonaventura e Vlahovic, nella ripresa Simy per i calabresi. I viola ‘girano’ a quota 21, come la scorsa stagione, allontanandosi dalla zona calda della classifica. Nel primo tempo predominio dei viola che hanno fatto valere il proprio maggior tasso tecnico e segnano anche le due reti, ripresa con il ritorno del Crotone che riapre la gara ma non riesce a pareggiare. Cesare Prandelli non cambia la squadra con Igor, Pezzella e Milenkovic davanti a Dragowski, centrocampo con Castrovilli, Bonaventura e Amrabat e con Biraghi e Caceres sulle fasce e Ribery e Vlahovic in attacco. Giovanni Stroppa sceglie Djidji Marrone e Luperto in difesa con Cordaz in porta. Zanellato, Eduardo e Vulic con Pereira e Reca ai lati, Simy e Messias in avanti.

Primo Tempo

Dopo un periodo di studio la Fiorentina sblocca il risultato al 20’ Reca respinge in area del Crotone e ne approfitta Bonaventura che da fuori area tira di esterno destro spedisce la palla in rete per l’1-0. La Fiorentina acquisisce sicurezza e al 32’ Vlahovic, alla settima rete stagionale, segna il raddoppio al termine di una bella azione partita da Castroville che serve Ribery per il talento serbo che spiazza Cordaz. Al 33’ ci prova il Crotone con Pereira ma la sfera finisce alta, sopra la traversa. Si va al riposo con i viola avanti per 2-0.

© Tiziano Pucci – Agenzia Fotografica Italiana

Secondo Tempo

Nella ripresa c’è più equilibrio in campo. Al 50’ ci prova Messias ma Pezzella riesce a liberare. Vlahovic sbaglia più volte. Al 51’ si trova davanti a Cordaz ma scivola goffamente e perde la possibilità di tirare a rete.  Al 54’ ci prova ancora Bonaventura ma Cordaz para. Al 56’ il secondo errore di Vlahovic che perde il pallone che finisce sul fondo. Al 63’ Pezzella va a rete ma l’arbitro Piccinini annulla in quanto il capitano viola nello stoppare il pallone lo colpisce di mano. Al 66’ il Crotone riapre la gara. Cross di Pereira dalla destra, il pallone attraversa l’area e Simy approfitta delle disattenzioni della retroguardia per segnare di testa il 2-1. All’84’ è Marrone ad impegnare, di testa, Dragowski mentre nel recupero un tacco di Borja Valero libera Kouame, il cross per Pulgar ma la sfera finisce sul fondo. Si chiude con la vittoria della Fiorentina che torna a respirare.

L’allenatore e il presidente

Sorride Cesare Prandelli. “La vittoria ti porta sempre il sorriso, forse abbiamo giocato la nostra miglior partita. Sul 2-0 dovevamo chiuderla ma in questo momento era importante vincere perché le vittorie portano autostima. Serve la qualità di tutti, ma dobbiamo mantenere la mentalità di una squadra che vuole lottare sempre e deve essere ordinata. La qualità – aggiunge Prandelli –  dobbiamo averla ma non bisogna anteporla allo spirito di squadra. Il centrocampo stasera era molto più equilibrato e ordinato rispetto a quello visto a Napoli”.

Commenta a fine gara anche Rocco Commisso. “Io vengo a Firenze a soffrire, ci sono volute tre partite per vederne vincere una. Ho parlato ai ragazzi e hanno fatto quello che gli avevo detto di fare. Dobbiamo andare avanti così. Abbiamo cambiato l’allenatore ma abbiamo gli stessi punti che avevamo la scorsa stagione alla fine del girone d’andata. I ragazzi ce la faranno, abbiamo una buona squadra e un buon allenatore. Quando i ragazzi ce la mettono tutta, vincono”.

Toscana, zona gialla fino a quando. Fascia bianca ancora lontana

0

La Toscana resta gialla sabato 23 e domenica 24 gennaio e nella settimana del 25, si allontana lo spettro di un retrocessione in arancione, ma la zona bianca Covid è ancora distante. Per capire fino a quando la Toscana resta in zona gialla bisogna prendere in considerazione i tempi del monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’arrivo della nuova ordinanza del Ministro della Salute Roberto Speranza che decide il cambio di colore per le aree più a rischio.

Per restare in zona gialla serve un Rt sotto 1. Se l’indice di trasmissibilità supera questa soglia si finisce automaticamente in arancione, mentre con un Rt pari o superiore a 1,25 scatta la zona rossa. Anche il passaggio in uno scenario di rischio più alto, determinato da 21 parametri diversi, impone una retrocessione automatica in una zona con maggiori restrizioni.

L’indice Rt della Toscana oggi: i dati del monitoraggio

Fino a quando i parametri resteranno sotto controllo, la Toscana potrà evitare il cambio di colore e la retrocessione da zona gialla ad arancione. Secondo il nuovo report dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato venerdì 23 e riferito ai dati dall’11 al 17 gennaio, l’indice Rt della Toscana è a quota 0,98: un decimale in più rispetto a 7 giorni fa, ma pur sempre sotto 1, la soglia fatidica che fa scattare la zona arancione.

L’incidenza dei contagi di Covid in Toscana è di 72,12 casi settimanali ogni 100.000 abitanti (uno dei dati migliori a livello italiano), mentre si allenta la pressione sugli ospedali. Cala la percentuale di occupazione delle terapie intensive (la settimana scorsa era al 25% ora è al 22%), lontani quindi dalla soglia critica del 30%), il 14% dei posti letto ordinari sono occupati (la soglia critica è fissata al 40%), la capacità di tracciamento resta alta (99%): grazie a questi dati la Toscana resta gialla, ma è ancora troppo presto per parlare di zona biancaQui il report Covid di questa settimana.

Fino a quando la Toscana resta in zona gialla: può diventare bianca?

Quindi in che zona è la Toscana questo weekend (23-24 gennaio) e la prossima settimana? La nuova ordinanza del ministro Roberto Speranza ha stabilito solo due cambi di zona nel weekend del 24 gennaio, ma questa decisione non tocca la classificazione della Toscana che resta gialla anche nella settimana del 25 gennaio. Quindi fino a quando la Toscana resta in zona gialla? Ufficialmente fino a sabato 30 gennaio (incluso), come stabilito dall’ordinanza, ma i numeri positivi sui contagi degli ultimi giorni fanno ben sperare anche per la prima settimana di febbraio. La decisione arriverà venerdì prossimo in base al nuovo monitoraggio.

“Siamo una grande comunità, consapevole e attenta al rispetto delle regole come abbiamo ampiamente dimostrato in queste settimane – dice il governatore della Toscana Eugenio Giani – Adesso continuiamo così, manteniamo la responsabilità che ci appartiene e impegniamoci per diminuire sempre più i contagi”. Intanto ci si chiede se la Toscana possa diventare zona bianca in futuro, con la riapertura delle principali attività, tra cui anche le palestre. Ebbene per finire in questa fascia di basso rischio Covid serve avere un’incidenza dei contagi inferiore ai 50 casi settimanali su 100.000 abitanti, per 3 settimane consecutive. Il dato attuale della Toscana è di 72 casi ogni 100.000 abitanti, questo vuol dire che la strada per la zona bianca è ancora lunga.

Toscana: le regole della zona gialla, cosa si può fare

Fino a quando la Toscana resta in zona gialla ristoranti e bar sono aperti fino alle 18 ed è possibile uscire dal comune (ma non dalla regione). Dal lunedì al venerdì, sono attivi anche i musei (qui i musei aperti a Firenze), con un contingentamento degli ingressi, secondo quanto previsto dall’ultimo Dpcm. Resta il coprifuoco alle 22, confermato il divieto di asporto dai bar dopo le ore 18.