domenica, 12 Aprile 2026
Home Blog Pagina 489

“Diciamo no alla chiusura delle palestre”, in 100 mila firmano la petizione

0

“Ci rifiutiamo di serrare ancora una volta le saracinesche delle nostre strutture poiché considerate luoghi a rischio! C’è il lavoro di milioni di persone dietro quelle saracinesche!”. È perentoria la richiesta dei promotori della petizione “Diciamo no alla chiusura delle palestre, delle piscine e delle scuole di danza“: lanciata online nei giorni precedenti all’ultimo Dpcm, dopo la firma del decreto la raccolta di firme ha superato le 100 mila sottoscrizioni.

Chiusura delle palestre per Covid, una petizione chiede lo stop

Non sono le palestre, le piscine e le scuole di danza i luoghi in cui si rischia il contagio del Covid-19“, si legge nel testo della petizione lanciata dal “Movimento Salva Palestre – Le palestre non si toccano!” e indirizzata al presidente del consiglio Giuseppe Conte e ai ministri dello sport Vincenzo Spadafora e della salute Roberto Speranza. “I protocolli imposti con il Dpcm del 17 maggio 2020 – proseguono i promotori facendo riferimento alle regole stabilite per la prima riapertura dopo il lockdown della primavera scorsa – garantiscono i requisiti di prevenzione e tutela“.

Chiusura ristoranti, lo chef Simone Cipriani: “Reagiamo, ma no alle marce”

Diciamo no alla chiusura delle palestre: partita la raccolta di firme

“Abbiamo già subìto un danno notevole – proseguono – e, nonostante i bonus ai collaboratori ed il sostegno alle palestre, con la riapertura le difficoltà a portare il pane sulla tavola per i nostri figli sono tante, enormi, troppe. Chiudere ancora una volta sarebbe un terremoto devastatore dal quale solo pochi riusciranno a sopravvivere”.

Nuovo Dpcm: si può uscire dalla regione, dal comune o dopo le 18?

La petizione “Diciamo no alla chiusura delle palestre” ha superato le 100 mila firme e tanti sono i commenti di sostegno alla causa lasciati da operatori del settore, ma anche da comuni cittadini.

Pulizia strade a Firenze “sospesa” per Covid, non bisogna spostare l’auto

0

Da domenica 1° novembre 2020 chi non sposta l’auto per la pulizia strade a Firenze non rischia la multa per divieto di sosta: con l’aggravarsi dell’emergenza Covid, da questa data il Comune ha infatti sospeso l’obbligo di muovere le vetture e gli altri veicoli, come moto e scooter, in occasione dello spazzamento della carreggiata da parte dei mezzi di Alia, la società di servizi ambientali della Toscana centrale.

La decisione è stata presa dal sindaco di Firenze Dario Nardella dopo il nuovo Dpcm del 24 ottobre 2020.

Perché non è più obbligatorio spostare l’auto a Firenze per la pulizia strade

Il nuovo decreto della presidenza del Consiglio infatti raccomanda fortemente a tutti i cittadini di non uscire di casa, se non per motivi di lavoro, studio, salute, per necessità o per assoluta urgenza. Allo stesso tempo – si legge in un comunicato ufficiale del Comune di Firenze – con questa misura si vuole venire incontro anche alle persone che si trovano in isolamento perché positive al coronavirus o in quarantena per aver avuto contatti diretti con positivi, e che quindi sono impossibilitate a lasciare la propria abitazione per spostare la macchina.

La pulizia strade non sarà sospesa a Firenze, verrà effettuata dagli addetti di Alia, ma come già successo durante il lockdown per il Covid, non verranno fatte multe a chi non rispetterà il divieto di sosta. Per conoscere il giorno in cui viene effettuato il lavaggio delle strada nella propria zona è possibile consultare il sito di Alia.

Emegenza Covid: cosa dice il Dpcm del 25 ottobre

Il nuovo Dpcm di fine ottobre non vieta espressamente gli spostamenti, ma contiene una forte raccomandazione a tutti i cittadini: si fa appello al buonsenso di ogni persona perché si limitino al massimo le uscite di casa, solo per le esigenze strettamente necessarie, in modo da arginare la diffusione del coronavirus.

In Toscana ormai si registrano numerosi contagi, tra i mille e i duemila casi in più ogni giorno, cifre mai registrate, neppure ai tempi duri della pandemia della scorsa primavera.

Chiusura ristoranti, lo chef Simone Cipriani: “Reagiamo, ma no alle marce”

Quando le indiscrezioni sui contenuti del Dpcm 24 ottobre, quindi anche la chiusura dei ristoranti causa Covid, sono state confermate dal presidente del consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa, Simone Cipriani quasi non voleva crederci. “Per l’ennesima volta ti casca il mondo addosso”, racconta. “E dire che noi avevamo aspettato a lungo prima di riaprire perché volevamo guardarci intorno, essere sicuri che quando avremmo riaperto lo avremmo potuto fare rispettando tutte le regole”.

Cipriani è lo chef di Essenziale, in piazza Cestello, uno dei ristoranti gourmet di riferimento nel panorama fiorentino e nazionale. E che, come tutti i ristoratori d’Italia, si trova ad affrontare le preoccupazioni e le difficoltà di un settore già provato dalla prima chiusura generale e che ora deve fare i conti con la seconda.

Covid, chiusura dei ristoranti: la reazione degli chef

Com’erano andati i mesi di riapertura?

Siamo rimasti chiusi in totale per sei mesi. Quando siamo ripartiti abbiamo lavorato molto, eravamo praticamente sempre pieni. Avevamo nuove regole sugli orari, organizzati in tre turni per contingentare gli ingressi: sette e mezzo, otto e mezzo, nove e mezzo. Avevamo distanziato un bel po’ i tavoli. Facevamo sempre osservare la regola della mascherina quando i clienti si alzavano dal tavolo, ma per l’esperienza che ho avuto da parte della clientela c’è stata un’accettazione completa delle regole. Noi indossavamo mascherine con tecnologia U-Mask, le stesse che usano in Formula 1. Ci sentivamo tranquilli, il cliente era tranquillo. Non credo che fossimo una categoria a rischio.

Cinema chiusi per Covid, film già visto: “No al Dpcm, sì a misure locali”

Allora perché richiudere proprio i ristoranti?

Non saprei proprio dire qual è la regola che i ristoratori non hanno seguito. Anzi, noi abbiamo anche cavalcato l’onda, già che dovevamo cambiare tutto abbiamo fatto alcune scelte radicali come togliere il menù alla carta: chiedevamo prima ai clienti cosa volessero mangiare in modo da poter preparare dei menù ad hoc per ogni tavolo. Abbiamo fatto di un problema una forza. E quando ti dicono che devi chiudere un’altra volta, specie per noi che siamo aperti solo la sera, ti resta solo una domanda: “e ora?”

Già, e ora?

La notte del decreto non ho dormito, l’ho passata pensando che stavolta qualcosa voglio fare, voglio contribuire a una reazione. Ma una reazione positiva, non negativa.

Tra i suoi colleghi però c’è molta rabbia.

Molta, molta rabbia. Troppa rabbia. La reazione di violenza è sempre la prima. Secondo me però non servono a nulla le “marce su Roma”, non servono a nulla le sfuriate per strada, le urla, contro chi? Chi ci governa sta cercando, sbagliando o no, di arginare l’emergenza. Non credo, obiettivamente, che abbiano la capacità di farlo. Forse neanche è davvero possibile fermare il contagio. Si sta parlando di un virus, una cosa incontrollabile che ha il suo corso. Ti puoi avvilire, arrabbiare, ma una soluzione la possiamo trovare solo tutti insieme.

Nuovo Dpcm ottobre 2020: il testo in Gazzetta Ufficiale (pdf)

Ristoranti, chiusura anti Covid. Intervista allo chef Simone Cipriani

Cosa farete?

La prima cosa che ho fatto è stata chiamare i colleghi di San Frediano, che è il mio quartiere. Cercando di mandare un messaggio: facciamo squadra. Ho detto “dormiamoci sopra un paio di giorni e poi proviamo a fare capire che San Frediano c’è, San Frediano è aperta. Tutti insieme”. Apriamo a pranzo, dato che almeno fino alle 18 si può essere aperti. Creiamo un polo dove si può trovare dalla pizzeria al ramen, passando per Essenziale.

Lei ha avuto successo per il modo in cui ha saputo reinventare la cucina della tradizione. È reinventandosi che i ristoranti si potranno salvare?

Non saprei, per Essenziale probabilmente sì. Ma non puoi chiedere ai nostri colleghi del Mad, un locale che fa cocktail, di diventare una sala da tè. Semmai, ripeto, l’unione fa la forza. Se io mi metto a fare il brunch chiamo una volta loro, una volta un altro locale che fa cocktail la sera e che così continua a essere attivo, vivo. Ce n’è bisogno, anche solo a livello emotivo.

Si possono fare cene in casa con amici e familiari? Cosa prevede il Dpcm

0

Lo stop obbligatorio interessa le feste private, all’aperto o al chiuso che siano, come anche i ricevimenti per i matrimoni o le feste di laurea. Ma per quanto riguarda le abitazioni private, si possono fare cene in casa tra amici, stando al nuovo Dpcm anti-Covid pubblicato il 25 ottobre 2020? Il decreto non prevede espressamente divieti, ma una forte raccomandazione a non ospitare nella propria abitazione persone diverse dai conviventi: dal testo è stato tolto quindi il suggerimento a ospitare al massimo 6 persone, previsto nei vecchi decreti, ma ai cittadini viene caldamente richiesto di evitare l’ingresso in casa di soggetti diversi da quelli che vivono nell’alloggio.

Il nuovo provvedimento non introduce però controlli nelle case da parte delle autorità pubbliche per verificare il rispetto delle norme.

Non si possono fare cene in casa con amici e familiari non conviventi: cosa dice il nuovo Dpcm Covid

Non arriva dunque un divieto assoluto di cene e ritrovi in casa tra amici, ma solo una raccomandazione, ecco cosa c’è scritto nel testo del Dpcm pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 ottobre, che riporta le nuove misure per limitare i contagi da Covid:

Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza

Nel caso in cui ci si trovi comunque in presenza di persone con cui non si vive sotto lo stesso tetto, l’invito è  quello di usare la mascherina, anche nel privato della propria abitazione.

Il nuovo decreto, la cena in casa con amici e lo stop alle tavolate al ristorante

Quindi il nuovo decreto sconsiglia di accogliere in casa propria, anche per brevi periodi, familiari con cui non si abita insieme e amici, anche per una cena condivisa: secondo quanto osservato dagli esperti, i contagi di Covid sono infatti più frequenti in ambito familiare e tra amici, proprio perché in contesti conosciuti le persone tendono ad abbassare la guardia (e la mascherina).

Stop poi al pranzo e alla cena al ristorante con le tavolate di amici: secondo il Dpcm di fine ottobre il numero massimo di persone consentito per ogni tavolo è di 4 commensali, eccezion fatta per i conviventi.

No ai controlli nelle case

Il nuovo Dpcm non introduce i  controlli nelle case per verificare il rispetto delle norme su cene tra amici e simili. Erano state le parole dello stesso ministro della salute Roberto Speranza a preannunciare nelle scorse settimane forme di controlli nelle case. Parole accolte però con reazioni molto contrarie per un provvedimento giudicato troppo invasivo. Così il governo ha deciso di contare solo sul buon senso degli italiani, senza la necessità di introdurre controlli nelle case o addirittura forme di segnalazione che ricordavano fin troppo la pratica della delazione.

Palestra artistica alle Murate: un luogo dove “allenare” il talento

Durante il lockdown, palestre più o meno improvvisate sono comparse in quasi tutte le case. Giovanna Cardini, fisioterapista, counselor e fondatrice della galleria Merlino Bottega d’Arte, realtà culturale attiva da circa dieci anni a Firenze presso il complesso de Le Murate, ha pensato però che benessere non significa soltanto prendersi cura del proprio corpo e ha creato la Palestra artistica.

Cos’è la Palestra artistica alle Murate di Firenze

“Il lockdown – spiega Cardini – è stato per me un momento di crisi, come per tutti, ma anche di opportunità e creazione, in cui ho potuto mettere a punto alcuni progetti che avevo in mente da tempo e andavano concretizzati”. Tra questi, la Palestra artistica, “un luogo aperto a tutti in cui si impara ad esprimersi liberamente e al cento per cento nel lavoro, nelle relazioni e a mettersi in gioco in un progetto personale. Attraverso esercitazioni mirate è possibile riconoscere e manifestare il proprio talento, cambiare ottica e creare qualcosa di nuovo, originale e unico, proprio come è successo a me”.

“Corpo e movimento sono da sempre stati miei interessi – spiega Giovanna Cardini –, finché nel 2005 ho riscoperto anche la mia passione per l’arte, ho ricominciato a scrivere e a tenere laboratori di scrittura. Nel 2008 ho aperto la mia galleria d’arte contemporanea nel cuore di Firenze”.

Il potere maieutico dell’arte

Il principio alla base del progetto è il potere maieutico dell’arte, che stimola il fruitore dal punto di vista creativo, esistenziale e relazionale. Lavorando su questi aspetti Giovanna predispone dei percorsi individuali o di gruppo lavorando sugli ostacoli di espressione del sé. “La paura e il desiderio sono i due poli su cui si gioca la partita del riconoscimento e dell’espressione di se stessi. Quello che cerco di fare è far emergere i talenti, valorizzandoli.

Questo vale sia per un artista che desidera approfondire aspetti di se stesso e del proprio lavoro ma anche e soprattutto per una persona che magari si sente bloccata in un ruolo, in un lavoro, in una relazione che non sente propri e vuole cambiare o migliorare. In generale per tutti coloro che sentono l’esigenza di conoscersi e comprendersi meglio”. L’arte intesa come creatività e capacità di mettersi in gioco è il mezzo a disposizione di ogni essere umano, artista e artefice di se stesso, per plasmare la propria vita.

“Per dipingerla, scriverla, scolpirla come la si vuole affiancando necessariamente al pensiero l’azione e il movimento: non a caso questo mio progetto si chiama Palestra artistica, perché è uno spazio aperto a tutti che opera anche insieme ad altre realtà”, conclude Cardini.

Teatro del Maggio: l’ultimo Barbiere di Siviglia (prima dello stop)

Quando Gioacchino Rossini musicò “Almaviva, o sia l’inutile precauzione”, questo il titolo originale del Barbiere di Siviglia, aveva già composto 16 opere sebbene fosse in procinto di compiere appena 24 anni. L’opera gli fu commissionata da Francesco Sforza Cesarini che voleva un’opera buffa da rappresentare nel teatro di famiglia, l’attuale teatro Argentina di Roma, per il carnevale del 1816.

La storia del celebre Figaro

La scelta di Sforza Cesarini ricadde sul libretto di Cesare Sterbini, ispirato a “Le Barbier de Séville” di Baumarchais, per accelerare l’approvazione dei censori papali in quanto la storia era già stata messa in scena molti anni prima. Nel 1782, infatti, Giovanni Paisiello aveva riscosso grande successo con il suo Barbiere di Siviglia e la riproposizione della stessa storia da parte di un così giovane compositore fu considerata un vero e proprio affronto dai sostenitori del musicista napoletano che riuscirono a boicottare la prima al teatro Argentina. Rossini aveva però composto un vero e proprio capolavoro e già dalla seconda replica il successo fu clamoroso e rinnovato ad ogni rappresentazione fino ai giorni nostri.

Il libretto

La vicenda dell’opera si svolge in un solo giorno: il Conte di Almaviva si reca a Siviglia con l’intento di rivedere la giovane e bella Rosina incontrata a Madrid e di sposarla. Si finge un giovane di belle speranze ma poche sostanze, per capire se i sentimenti dell’amata siano sinceri, e con l’aiuto e i consigli di Figaro, il barbiere e factotum della città, riesce a sposare Rosina sottraendola alle grinfie del suo vecchio e geloso tutore Don Bartolo. Anche Don Bartolo infatti concorre pateticamente e inutilmente alla mano della giovane aiutato, senza successo, da Don Basilio insegnante di musica di Rosina.

Barbiere di Siviglia, la rappresentazione del Maggio Musicale Fiorentino

La regia e la scenografia di questo Barbiere al Teatro del Maggio, a firma di Damiano Michieletto, non sono certo una novità per gli spettatori fiorentini, visto che il Teatro l’aveva precedentemente proposta altre sette volte negli ultimi anni.  L’aspetto che colpisce di più di questa messa in scena è l’assenza totale delle scene stesse: il palcoscenico e vuoto ma Micheletto riesce a dare l’illusione dei vari ambienti utilizzando solo alcuni oggetti, come sedie e cuscini. I personaggi vestono costumi variopinti e bizzarri, curati da Carla Teti, che richiamano l’estetica dei moderni film di animazione e si muovono secondo una regia che sottolinea in maniera efficace e briosa tutti i passaggi e i caratteri del libretto. Ne viene fuori uno spettacolo sinceramente comico e felicemente chiassoso.

Il cast musicale, anche in questa occasione, si è rivelato tutto all’altezza delle parti. Massimo Cavalletti che veste i panni di Figaro, canta con un bel volume e non fatica mai nemmeno sul registro più acuto anche se alcune volte manca di eleganza nell’emissione. Il tenore russo Ruzil Gatin è un Almaviva che convince, così come la Rosina della sua connazionale Vasilisa Berzhanskaya che sorprende per estensione e agilità. Russo è anche Don Basilio, ovvero il basso Evgeny Stavinsky. Carlo Lepore, che dà voce a Don Bartolo, regala la prova più riuscita dal punto di vista sia vocale che interpretativo. Completano il cast Carmen Buendía (Berta) e Matteo Guerzé (Fiorello/un ufficiale).

Alla guida dell’orchestra del Maggio c’è Michele Gamba che già aveva diretto a Firenze il Barbiere a marzo dell’anno scorso. La sua direzione, in sintonia con la messa in scena, è energica ma mai tale da mettere in difficoltà o sovrastare i cantanti; e l’orchestra del Maggio, che conosce a memoria l’opera, riesce sotto la guida di Gamba a sottolineare i passaggi virtuosistici della partitura.

Le impressioni del pubblico della galleria

Ai vecchi abbonati della galleria pare siano bastati due soli appuntamenti della nuova stagione per abituarsi al nuovo livello di qualità degli spettacoli proposti al Teatro del Maggio. Questo sarebbe stato uno spettacolo molto apprezzato solo la scorsa stagione e probabilmente acclamato un paio di stagioni fa. Trovo quindi ingiuste le critiche che alcuni hanno mosso a cast ma sopratutto a regia e scenografia. E’ noto comunque che le regie di Michieletto non siano sempre apprezzate dal pubblico, specialmente quello di lungo corso, che  ha ritenuto questa in particolare al limite del circense.

Più in generale sembra che una buona parte del pubblico non abbia adeguatamente valorizzato gli sforzi che tutto l’organico del Maggio ha profuso nei primi mesi post lockdown, dimenticandosi che quello di Firenze è stato il primo teatro in Italia a riprendere le rappresentazioni dal vivo e uno dei pochi a presentare un’intera e ricca stagione sia lirica che sinfonica.

Proprio in ragione di questi sforzi dispiace ancora di più il nuovo stop imposto dal governo all’attività dei teatri almeno fino a fine Novembre, che farà sicuramente saltare oltre a metà tutte le repliche del Barbiere di Siviglia (salva quella di domenica 25 Ottobre) anche la produzione di Madama Butterfly. La speranza è che questo ulteriore stop non affossi definitivamente una stagione che, dopo molti anni, si annunciava invece di grande livello.

Cinema chiusi per Covid, film già visto: “No al Dpcm, sì a misure locali”

Lo spettacolo non deve andare avanti? La decisione di lasciare cinema e teatri chiusi almeno fino al prossimo 24 novembre ha preso alla sprovvista gli addetti ai lavori, molti dei quali non si aspettavano uno stop ai film e alle rappresentazioni in tempi così brevi. Tanti avevano riaperto i battenti da poco più di un mese. Gli stessi spettatori, anche a Firenze, domenica si sono precipitati in sala pur di sfruttare l’ultima serata di apertura dei cinema.

Il pubblico è il nostro vero capitale, dobbiamo dirlo: tanti ci hanno telefonato e scritto subito per sapere come aiutarci”, dice Federico Babini, presidente dello Spazio Alfieri, una delle piccole realtà d’essai di Firenze che è anche un simbolo di “resistenza cinematografica”, visto che è risorta nel 2013 dopo anni di abbandono.

Cinema chiusi e Covid: un colpo di grazia per il settore?

Ancora nel pieno della crisi delle sale di quartiere, questo fragile mondo – 55 cinema d’essai censiti solo in Toscana – è stato travolto dall’onda lunga della crisi per l’emergenza Covid. Se tra settembre e ottobre i piccoli se la sono cavata meglio dei grandi multiplex, visto che per loro natura sono abituati ad avere numeri di pubblico più limitati e produzioni di nicchia, questa ennesima battuta di arresto rischia di essere un colpo di grazia per il settore.

“Chiediamo una revisione della misura del nuovo Dpcm – spiega Babini – la speranza è che il governo deleghi alle Regioni la decisione sul lasciare chiusi o meno i cinema, in modo tale che si possano fare scelte selettive, in base ai diversi territori”. In soldoni chiudere solo lì dove ci sono maggiori contagi o focolai, perché i cinema – assicurano i gestori – sono sicuri.

“I luoghi dello spettacolo sono sicuri”

“Siamo in un’emergenza sanitaria e questo è evidente a tutti, anche a noi esercenti, ma non vediamo l’utilità pratica di questa chiusura se non quella di limitare la circolazione delle persone nelle ore serali. La sicurezza c’entra poco. La chiusura dei cinema e dei teatri porta con sé un messaggio sbagliato, come se i luoghi dello spettacolo non fossero sicuri. Una cosa falsa, lo dimostrano i dati sui contagi”. Lo Spazio Alfieri, con la riapertura di settembre, ha più che dimezzato la capienza: da 232 a poco più di 50 posti, con la decisione di lasciare una fila in più libera, nonostante le linee delle poltroncine siano distanti 1 metro e 10, “per rendere più sereni gli spettatori”.

L’urgenza ora è tutelare i lavoratori del settore. “Se iniziamo a licenziare, è finita. I livelli salariali devono però essere dignitosi: non si può dire a un lavoratore dello spettacolo di stare in cassa integrazione per un anno, non si vive, sono pochi spiccioli, una somma più bassa della soglia di sopravvivenza”. E ora che si fa? C’è chi teme che i cinema restino chiusi ben oltre la fine di novembre, intaccando anche il tradizionale periodo d’oro natalizio. “La nostra missione è il cinema in sala, questo è quello che facciamo, il piano B non ce l’abbiamo. Siamo stati presi alla sprovvista dal decreto, ma qualcosa si può fare”.

Cinema chiusi, ma sale virtuali aperte. Anche a Firenze

Una prima soluzione d’emergenza sono le sale virtuali, come quelle che un altro cinema d’essai di Firenze, La Compagnia, ha attivato negli ultimi mesi e che lascerà ora attive per permettere al pubblico di appassionati di gustarsi da casa e online i titoli dei festival internazionali in genere ospitati in città.

Anche lo Spazio Alfieri pensa a riaccendere il suo proiettore web. “Così colmiamo un vuoto – osserva Babini –  sulle piattaforme online si trovano le grandi produzioni, ma non c’è il cinema d’autore di qualità, con gli approfondimenti e la cura che le piccole sale indipendenti mettono nel loro lavoro. Il cinema è una cosa diversa, però le sale virtuali possono mantenere il rapporto con il pubblico che rischia di disaffezionarsi a seguito di questa ennesima chiusura”.

Nuovo Dpcm ottobre 2020: il testo in Gazzetta Ufficiale (pdf)

0

Dopo la firma del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il testo del nuovo Dpcm di ottobre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (anche in pdf) ed è entrato in vigore il 25 ottobre: il decreto prevede di fatto un “semi-lockdwn” con la chiusura di palestre e piscine, di cinema e teatri, sale gioco e centri scommesse, di impianti sciistici e terme, un “coprifuoco” anticipato alle 18 per bar e ristoranti, mentre è “fortemente raccomandato” evitare spostamenti (ma non c’è il blocco dei movimenti tra regioni).

Si stringono quindi le maglie rispetto a quanto previsto dal decreto del presidente del Consiglio dello scorso 18 ottobre.

Palestre e ristoranti: cosa cambia e cosa no rispetto alla bozza del Dpcm del 24 ottobre

Viene confermata, come ipotizzato in un primo momento, la chiusura di palestre, piscine, centri sportivi, centri benessere, centri culturali e ricreativi, stop anche alle competizioni degli sport individuali e di squadra dei settori professionistici e dilettantistici (ad eccezione di quelli riconosciuti di interesse nazionale). Niente allenamenti per gli sport di contatto, via libera invece all’attività motoria e sportiva di base all’aperto, secondo le regole di distanziamento e senza assembramenti.

Cambiano le regole per bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie e per gli altri servizi di ristorazione: il terzo Dpcm di ottobre 2020 pubblicato in Gazzetta Ufficiale ne stabilisce la chiusura alle ore 18.00 con massimo 4 persone per tavolo, ma fino a mezzanotte sarà possibile l’asporto (con il divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze delle attività) e fare consegne a domicilio. Salta l’ipotesi del blocco domenicale: nei giorni festivi bar e ristoranti potranno restare aperti secondo le regole degli altri giorni, quindi dalle 5.00 alle 18.00. Nulla cambia per lo smart working, il decreto ne raccomanda l’utilizzo.

Nessun blocco degli spostamenti tra regioni e la didattica a distanza a scuola

Nei giorni scorsi a tenere banco, sui giornali e tra le varie anime del governo Conte, è stata anche la discussione su una possibile “chiusura delle regioni”, con il blocco degli spostamenti: nel pdf del testo del nuovo Dpcm di ottobre 2020 non sono previste restrizioni in questo senso, ma viene “raccomandato fortemente” di non spostarsi con mezzi pubblici o privati se non per motivi di lavoro, salute, studio, per necessità o per usufruire dei servizi che non vengono chiusi (come ad esempio anche i musei, i parrucchieri, le estetiste, i negozi, i centri commerciali e i supermercati).

Per quanto riguarda le scuole il nuovo decreto permette la didattica a distanza alle superiori fino al 100% delle ore, mentre alle elementari e alle medie le lezioni saranno in presenza.

Il testo del nuovo Dpcm del 24 ottobre 2020: il pdf della Gazzetta Ufficiale

Il testo del nuovo Dpcm di ottobre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 ottobre 2020 ed è entrato in vigore: qui è consultabile la versione pdf della Gazzetta, qui invece il testo del decreto in versione web.

Il nuovo Dpmc resterà n vigore fino al 24 novembre 2020.

Soffrendo, la Fiorentina torna al successo contro l’Udinese

0

La Fiorentina torna a vincere dopo un mese e appena un punto conquistato nelle ultime tre partite. Al Franchi, contro l’Udinese, finisce 3-2 una sfida chiusa in grande sofferenza. Doppietta di Castrovilli, che ha anche propiziato il gol di Milenkovic, davanti al ct azzurro Roberto Mancini. Doppietta di Okaka per i friulani. Felice il presidente Commisso che, deluso dalle ultime prestazioni, aveva chiesto un regalo alla squadra per il 45° anniversario di matrimonio. Iachini deve fare a meno di Ribéry, in tribuna per i problemi alla solita caviglia, e lancia dal primo minuto Callejon al fianco di Vlahovic. Udinese con Okaka e Lasagna in avanti e De Paul a centrocampo.

Primo Tempo

La Fiorentina, come era successo contro lo Spezia, parte molto bene. Al 10’ Castrovilli scambia con Biraghi, dopo che l’azione era partita da Callejion e Bonaventura, e riceve ancora Castrovilli in piena area di rigore che segna grazie anche all’intervento un po’ goffo del portiere Nicolas. L’Udinese prova a rispondere ma Lasagna, poco dopo, non sfrutta un errore di Dragowski che non trattiene la palla e la lascia scivolare pericolosamente in area. Il giocatore di Luca Gotti non è lesto a segnare. Non sbaglia invece di testa Milenkovic al 20’ su un preciso suggerimento di Castrovilli. E’ il 2-0. La Fiorentina, come successe contro lo Spezia rallenta il ritmo e al 35’ l’Udinese è di nuovo pericolosa con Lasagna che si libera da Caceres e arriva davanti a Dragowski ma il portiere viola si salva parando di piede. Al 42’ i friulani concretizzano gli sforzi. De Paul riesce a liberarsi ed a servire Okaka che sigla il 2-1 di testa. Nel frattempo Pezzella è costretto ad uscire per infortunio favorendo l’esordio di Martinez Quarta.

© Tiziano Pucci – Agenzia Fotografica Italiana

Secondo Tempo

La Fiorentina torna in campo per chiudere la gara. Al 50’ è ancora Castrovilli che, di destro dopo aver fatto una finta per disorientare de Maio, timbra il bis personale. È il 3-1 viola. I friulani non demordono. Al 60’ Dragowski salva il risultato su Okaka e poi, al 71’ sul neo entrato Deulofeu. Nell’assalto finale l’Udinese trova il secondo gol. All’85’ Forestieri serve ancora Okaka che, lasciato libero in area, di testa tiene aperta la partita fino all’ultimo la gara. Alla fine la Fiorentina conquista tre punti importanti e Iachini, sempre sotto esame, tira un sospiro di sollievo.

L’allenatore

Soddisfatto, a fine gara, Beppe Iachini. “Ringrazio la squadra, ci teneva a fare un bel regalo al presidente che ha festeggiato l’anniversario di matrimonio. Castrovilli – aggiunge il tecnico viola – sta raccogliendo i frutti. Deve essere determinato quando arriva in area di rigore. Dobbiamo restare coi piedi per terra. Callejon deve raggiungere la miglior condizione. A volte ha giocato bene dialogando con Vlahovic e Bonaventura, altre volte poteva fare meglio, lo dobbiamo far crescere. Sono convinto la squadra possa fare bene e ritagliarsi lo spazio giusto in classifica. Nelle ultime partite abbiamo avuto le occasioni per chiudere la gara, poi gli avversari ci hanno raggiunti. Abbiamo iniziato bene, è normale che ci sia un po’ di tensione dopo aver subìto gol. E’ stata una partita difficile, per questo ringrazio i ragazzi. Nel pre partita erano tesi, non devono esserlo perché il calcio è divertimento. Spero che questa vittoria ci dia fiducia”.

 

Fiorentina a caccia della vittoria. Al Franchi arriva l’Udinese

0

Si torna allo stadio Artemio Franchi domenica (alle 18) per la sfida tra Fiorentina e Udinese. Beppe Iachini riconfermato in panchina dal presidente Rocco Commisso rimane sotto osservazione. Nonostante il chiarimento con la società si rincorrono voci di un suo possibile esonero nel caso in cui la squadra viola non riuscisse a fare punti contro i friulani e poi nella successiva difficile trasferta a Roma contro i giallorossi. L’ombra di Maurizio Sarri è sempre presente anche se l’allenatore di Figline Valdarno deve ancora liberarsi dalla Juventus.

La Fiorentina con tante incognite

A Iachini, come detto, serve una vittoria, e ripropone il modulo 3-5-2. Davanti a Dragowski saranno confermati Milenkovic, Pezzella e Caceres. Al loro posto anche Lirola e Biraghi sulle fasce. In mezzo la possibile col debutto di Pulgar. In forte dubbio Castrovilli mentre dovrebbero giocare Bonaventura e Amrabat. Davanti incertezza tra Kouame e Vlahovic su chi affiancherà Ribery, Callejon dovrebbe partire di nuovo dalla panchina.

L’Udinese cerca la vittoria bis

Reduce dal successo contro il Parma l’Udinese scende a Firenze senza paure. Il mister Gotti sceglierà solo a poche ora dalla gara di mettere in porta tra Nicolas e Scuffet. Davanti al portiere ci saranno ancora Samir, De Maio e Becao. Sulle fasce confermati Ouwejan e ter Avest. In mezzo solito trio De Paul, Arslan, Pereyra. Davanti Pussetto ha più possibilità di giocare rispetto a Lasagna con Deulofeu in panchina.