martedì, 3 Novembre 2026
Home Blog Pagina 3325

In città si gioca (e si fischia) straniero

0

Se l’arbitro viene da (molto) lontano

Se è cosa risaputa che tanti giovani stranieri, a partire dagli africani, vengano in Italia con il sogno di diventare famosi calciatori emulando le gesta dei vari Weah ed Eto’o, meno noto è invece il fatto che molti di loro, una volta arrivati qui, decidano di “armarsi” di casacca nera e fischietto e calcare i campi non per segnare o evitare gol, bensì per segnalare fuorigioco e tirare fuori cartellini. Questo, almeno, è quanto succede a Firenze, da sempre fucina di grandi arbitri, da Gino Menicucci ai più “recenti” Rocchi e Pierpaoli, passando per Cristina Cini, prima assistente donna nel calcio professionistico italiano.

Sarà forse per quest’aria da grandi fischietti che si respira in città (e che ha portato, ai tempi di Menicucci, al record di sette fiorentini ad arbitrare contemporaneamente, la stessa domenica, altrettante partite di serie A), fatto sta che, una volta qui, anche i giovani venuti da fuori decidono di tentare la carriera arbitrale. Così, capita che nei campetti di tutta la provincia e non solo si vedano camerunensi e senegalesi, albanesi e rumeni intenti a far rispettare le regole di gioco a calciatori di ogni età e categoria. “Sì, tra i nostri arbitri ci sono molti stranieri, provenienti da ogni parte del mondo: la maggior parte dall’Africa, a partire da Camerun, Senegal e Burundi, ma anche da Albania e Romania o da Francia e Spagna”, conferma Paolo Tepsich, presidente della sezione fiorentina dell’Aia, l’associazione italiana arbitri. Sono circa una ventina, ogni anno, i fischietti stranieri in attività in città, sui 395 tra arbitri e assistenti affiliati all’Aia di Firenze, una delle più grandi a livello nazionale (“ma invito tutti i ragazzi e le ragazze a provare a diventare direttori di gara, a fare quest’esperienza nuova che li può molto arricchire: per partecipare al corso servono solo tanta passione e un’età di almeno 15 anni”, aggiunge Tepsich): un numero costante da un po’ di tempo a questa parte, dovuto a un’alta “mobilità” tra chi viene e chi va. “Anche all’ultimo corso, su 37 partecipanti, tre o quattro non erano italiani – racconta il presidente della sezione fiorentina dell’Aia – molti di loro sono studenti universitari che, durante il periodo di permanenza da noi, un po’ per la passione per il calcio, un po’ perché spinti dal rimborso che offriamo, decidono di diventare arbitri. Ma ci sono anche gli studenti Erasmus e i fissi”.

Se questi sono dunque i motivi che spingono ad avvicinarsi al mondo dei fischietti, al resto ci pensa il passaparola: due chiacchiere con il compagno di studi, magari connazionale, ed ecco che un altro aspirante arbitro bussa alla porta di Tepsich. “E poi qui si integrano bene con gli altri, per loro diventa una sorta di seconda famiglia”, rivela. Il segreto, quindi, è presto svelato. Ma come si comportano una volta sui campi da gioco? “Possono avere un po’ di difficoltà con la lingua, ma atleticamente sono davvero forti, soprattutto gli africani – dice il presidente dell’Aia fiorentina – c’è chi è arrivato a dirigere partire a livello regionale, di Prima categoria o di C1 di calcio a cinque. E c’è anche chi continua una volta tornato nel proprio Paese”.

E se qualcuno pensa che il fatto di essere straniero, e magari di pelle nera, possa sottoporre l’arbitro di turno (figura spesso già non troppo amata da calciatori e spettatori) a un rischio eccessivo di insulti, anche di stampo razzista, questo qualcuno si sbaglia – fortunatamente – di grosso. “In tanti anni c’è stato solo un caso clamoroso di offese razziste a un direttore di gara, a cui sono seguite tutta una serie di scuse anche a livello istituzionale – conclude Tepsich – per il resto non ci sono mai stati problemi: per fortuna, si dimostra più maturità a livello dilettantistico che professionistico”. Forse, negli stadi di serie A, qualcuno dovrebbe prendere esempio.

 

Uno straniero per compagno di squadra

Un rumeno in porta, un marocchino e un peruviano fianco a fianco a centrocampo, un albanese come centravanti. Non stiamo parlando di una selezione “resto del mondo”, di quelle che giocano nei vari tornei di beneficenza, ma di come potrebbe facilmente presentarsi una qualsiasi squadra giovanile fiorentina. Se infatti in serie A, tanto per fare l’esempio più noto, l’Inter è da molti considerata un’eccezione (essendo Internazionale di fatto, oltre che di nome), pur non arrivando a una percentuale così alta di stranieri in formazione – anche se qualche caso “estremo” non manca e non è mancato – nelle baby squadre di casa nostra, dai pulcini agli juniores, gli stranieri non sono più una rarità. Anzi.

Certo, non si tratta di campioni strapagati fatti arrivare da ogni angolo del mondo, ma di bambini e ragazzi che l’universale (o quasi) passione per il calcio unisce nella stessa formazione, su ogni campetto di centro città e periferia. Dove – e chi conosce l’universo del pallone giovanile lo sa bene – la multietnicità è ormai una realtà, e l’integrazione non una chimera impossibile da raggiungere, ma un qualcosa di concreto costruito allenamento dopo allenamento, partita dopo partita. I numeri parlano chiaro: in Toscana, il settore giovanile e scolastico della Figc (la Federazione italiana gioco calcio), quello per intendersi che comprende bambini e ragazzi dai primi calci agli juniores, conta 43.655 tesserati (a Firenze sono 10.541). Di questi, 2.651 sono stranieri, una gran parte dei quali (2.160) extracomunitari. “E il loro numero è in continuo aumento – spiega Antonio Torelli, segretario della delegazione provinciale fiorentina – spesso infatti si verifica quasi una ‘corsa allo straniero’ da parte delle società, e in qualche caso abbiamo dovuto bloccare i tesseramenti per mancanza di documenti o per situazioni irregolari. Ma il loro è un inserimento tranquillo nelle squadre, non ci sono grossi problemi di integrazione”.

Per quanto poi riguarda le nazionalità più rappresentate sui nostri campetti da calcio, sono due gli elementi da tenere in considerazione: le comunità più numerose e la loro “cultura” calcistica. Così, a farla da padrone sono i giovani albanesi (ben 1.009 tesserati in Toscana), seguiti da marocchini (392) e rumeni (368). Comunità da anni presenti nella nostra regione, e la cui passione per il pallone spinge bambini e ragazzi a tesserarsi nel club più vicino a casa, proprio come i giovani “autoctoni”. “Queste sono da sempre le tre nazioni più rappresentate – continua Torelli – ma sono tanti i Paesi presenti”. Per fare qualche esempio, i tesserati peruviani sono 82, i macedoni 50, i polacchi 38 e i filippini 21. E ancora: 23 brasiliani, 22 indiani, 40 ucraini e 48 senegalesi. Non mancano nemmeno i rappresentanti di Cina (11), Usa (10) e Giappone (1), anche se la minore popolarità del calcio in quei Paesi fa sì che, una volta in Italia, siano meno coloro che decidano di darsi al pallone.

Ma, quali che siano le nazioni più rappresentate, la strada è ormai tracciata: oltre che a stoppare la palla e a tirare in porta, nelle società di casa nostra si impara anche altro. Come a stare tutti insieme.

Flachi, nuova tegola: ancora positivo alla cocaina

0

L’incubo sembrava finito, con il ritorno in campo dopo la squalifica di due anni per cocaina. Ma così non sembra essere. La tegola è arrivata ieri, con un annuncio del Coni: Francesco Flachi è stato trovato nuovamente positivo a un metabolita della cocaina, la Benzoilecgonina.

L’attaccante sarebbe risultato positivo all’antidoping in un controllo dopo la partita di serie B Brescia-Modena del 19 dicembre scorso. Un fulmine a ciel sereno per tutti, a partire dallo staff del Brescia, squadra in cui Flachi giocava attualmente.

Il giocatore  era già stato condannato a due anni di squalifica dopo essere stato trovato positivo a un metabolita della cocaina dopo la gara tra Sampdoria (in cui giocava) e Inter del 28 gennaio 2007. Poi, dopo un periodo difficile per quell’episodio, il ritorno in campo. Ora la nuova, triste vicenda.

 

3 euro per 11 ore di lavoro, arrestato un indiano

0

L’uomo è il titolare di un opificio nell’aretino, specializzato nella lucidatura di fibbie metalliche di grandi griffe della moda. La paga riservata ai connazionali, rigorosamente a nero, era di 3 euro per 11 ore di lavoro.

Viaggiava con 43 chili di droga, arrestato a Montepulciano

0

Quattro borsoni di tela, comodamente sistemati nel bagagliaio e sui sedili posteriori, riempiti da diversi sacchetti di cellophane trasparente contenenti marijuana e hashish.

L’auto è stata notata dai finanzieri vicino al casello autostradale di Montepulciano. La velocità e la targa straniera hanno insospettito le fiamme gialle che si trovavano sul posto per eseguire un controllo del territorio.

Intimato l’alt, l’uomo, incensurato di nazionalità olandese, è sceso dall’auto e con un inglese abbastanza stentato ha esibito una patente rilasciata dalle autorità italiane. Al suo interno le stesse generalità del passaporto, ma l’indicazione di una residenza romana ha incuriosito ulteriormente i finanzieri.

Interrogati via radio i terminali di polizia il documento è risultato falso. Quella patente, con quel numero, non è stata mai rilasciata da alcuna Prefettura.

A quel punto sono scattati altri e più serrati controlli. Il mezzo è stato perquisito e l’uomo è stato così arrestato per traffico internazionale di droga, la macchina e la droga sono state sequestrate. Rischia fino a 30 anni di reclusione.

A dirigere le indagini la Procura della Repubblica di Montepulciano. Lo stupefacente, secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, sarebbe stato acquistato in Olanda per poi essere dirottato sul mercato toscano e laziale.

Arte, la rivelazione del 2009 è il Lu.C.C.A.

0

Il 2010 per il Lu.C.C.A. comincia dunque nel migliore dei modi. Nel corso della celebrazione, che si svolgerà a partire dalle 10.30 all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Maurizio Vanni terrà una lezione agli studenti presenti dal titolo: “Il museo contemporaneo. Showbusiness, impresa e cultura”.

Via Fortini chiusa fino al 30 gennaio

0

Il tratto interessato dal divieto di transito è quello compreso fra via del Paradiso e via delle Cinque Vie (eccetto frontisti fino al numero civico 111 con revoca della corsia preferenziale con direzione via del Paradiso).

Previsto anche un divieto di sosta con rimozione forzata lato numeri civici dispari. In via del Paradiso (nel tratto via Benedetto Fortini-via San Marcellino) è stato istituito un senso unico verso via Erbosa.

Fiorentina, dal Partizan arriva il “gioiellino” Ljajic

0

Sulle sponde dell’Arno arriva Adem Ljajic, giovane promessa del calcio serbo. La Fiorentina annuncia infatti di aver “definito l’accordo con il Partizan Belgrado per l’acquisizione a titolo definitivo del calciatore esterno offensivo Adem Ljajic, classe 1991″.

Diciannovenne, il giocatore è considerato una promessa nel suo Paese. La sua acquisizione – precisa la Fiorentina – verrà formalizzata dopo l’esito delle visite mediche.

Il segreto del Cupolone? Il cemento armato

0

Brunelleschi, infatti, utilizzò anche il ferro, mescolato ad altri materiali. È uno dei risultati della ricerca su Santa Maria del Fiore, che sarà presto pubblicata dall’editore Pontecorboli, anticipato oggi dagli autori, Roberto Corazzi professore ordinario di Fondamenti ed applicazioni della geometria descrittiva e Giuseppe Conti professore associato di istituzioni matematiche presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, in Palazzo Vecchio.

10 ANNI DI STUDI. Gli autori dello studio, costato anni di lavoro, si sono avvalsi degli strumenti tecnologici più avanzati, che hanno permesso di comprendere l’esatta configurazione spaziale della Cupola.

“L’applicazione di strumentazioni finora non usate in questo ambito – spiega il preside della facoltà di Architettura Saverio Mecca – ha consentito di ottenere analisi più approfondite e di verificare la bontà delle teorie formulate in passato sulla Cupola e sul modo con cui è stata costruita. Si tratta del frutto di un lavoro di dieci anni di cui la Facoltà va molto orgogliosa”.

DUE CUPOLE E UN MISTERO. La Cupola, in realtà, è formata da due cupole: una interna, che è la struttura principale e ha uno spessore di circa 2,2 metri, ed una esterna, più sottile (circa 0,9 metri), la quale, come disse il Brunelleschi, serve a proteggere la cupola interna dalle intemperie ed a renderla “più magnifica e gonfiante”. Ed è proprio l’analisi della cupola interna, composta da tre strati (due spessi 70 centimetri e uno centrale 80 centimetri), che ha riservato una sorpresa.

Utilizzando le nuove tecnologie come il georadar, la tomografia, l’endoscopia e il metaldetector, Braccesi ha analizzato il materiale con cui la cupola interna è stata costruita evidenziando la presenza di materiale ferroso nello strato intermedio (o di riempimento) che quindi non è realizzato soltanto in mattoni, come gli altri due. Per confermare questa ipotesi è stato realizzato un modello sperimentale di una porzione di vela della Cupola, che ha permesso di verificare i risultati ottenuti con le indagini eseguiti sulla Cupola medesima.

Una verifica conclusasi positivamente e che consente di affermare la presenza di materiali ferrosi nella muratura dello strato intermedio. “L’utilizzo di ferro era menzionato negli scritti di Brunelleschi che raccontò come Alberti, nel corso di una visita al cantiere, suggerì di usare il metallo – ha spiegato Corazzi –. Ma finora non esistevano prove di questo utilizzo tanto che si pensava che anche lo strato intermedio fosse realizzato in laterizi”.

SCIOLTI GLI ENIGMI. Ma il contributo di questa ricerca non si fema qui. “Le indagini svolte – ha spiegato Corazzi – hanno consentito di sciogliere la matassa di enigmi e di quesiti che, all’indomani della chiusura del cantiere, ammantarono di mistero la Cupola”.

“Con una indagine mirata e precisa è stato possibile determinare l’esatta geometria della Cupola, realizzando così disegni che hanno permesso di identificare errori in disegni realizzati nel passato – ha precisato Conti –. Sono stati inoltre confrontati gli elaborati realizzati graficamente e quelli ottenuti analiticamente. I risultati ottenuti sono molto incoraggianti e hanno aperto delle prospettive interessanti nello studio della tessitura muraria della Cupola”.

I bambini del Kurdistan in cura a Siena

0

L’intesa è stata siglata nel corso della visita condotta a Siena da Saeed, direttore generale dei Servizi Sanitari del Governatorato di Duhok (Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno), nell’ambito di progetti di cooperazione sanitaria in corso.

L’attività è di cooperazione si svolge grazie al Patto di Amicizia e Solidarietà stipulato nel 1999 tra il Comune di Siena e il Comune di Duhok, ed ha come partner senesi l’Azienda ospedaliera universitaria e la Fondazione Monastero.

Sarà questa fondazione a fornire supporto logistico alla permanenza di un familiare per ciascun bambino per la durata necessaria alle cure. L’Associazione Iniziative di Solidarietà provvederà alla presenza di un mediatore linguistico culturale, oltre a curare il trasferimento dei bambini e degli accompagnatori dall’Iraq a Siena e la richiesta dei necessari visti di ingresso.

Il Patto di amicizia e solidarietà, nel corso del biennio 2008-09, ha permesso di effettuare nell’ambulatorio di Duhok attività di valutazione clinica di centinaia di bambini affetti da malformazioni congenite del tratto gastro-intestinale ed uro-genitale da parte del team di chirurgia pediatrica dell’Università degli Studi di Siena, diretto dal professor Mario Messina, che ha individuato casi da trattare direttamente e casi da trasferire a Siena, perché particolarmente complessi.

Un albero per Borsellino in piazza Beccaria

0

Paolo Borsellino, con Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina. Alle vittime della mafia, che trovarono la morte a Palermo il 19 luglio 1992, saranno intitolati gli “alberi degli Eroi civili”.

“Non si tratta della semplice piantumazione di sei nuovi alberi – ha sottolineato l’assessore all’ambiente Cristina Scaletti, promotrice del progetto ‘Gli alberi degli eroi civili’ – ma di un modo particolare per ricordare personaggi del nostro tempo. Il progetto, che consiste nella piantumazione di un albero con dedica in aree, piazze o giardini della città, è stato inaugurato nello scorso mese di settembre con un acero rosso piantato in piazza Beccaria per ricordare Teresa Sarti Strada, fondatrice e presidente di Emergency, e proseguirà con Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta perché la città di Firenze si impone di non dimenticare quanto accaduto nella strage di via D’Amelio”.

La piantumazione degli alberi (pyrus calleriana “chanticleer”) è in programma venerdì 15 gennaio alle 15 in piazza Beccaria (lato via Gioberti) alla presenza di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato. A seguire (ore 16) è previsto un incontro nell’aula “Dario Capolicchio” della facoltà di architettura dell’Università di Firenze (sede di Santa Verdiana, piazza Ghiberti 27).