domenica, 12 Aprile 2026
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Supermercati a numero chiuso: ordinanza della Regione Toscana (pdf)

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Con una nuova ordinanza firmata il 30 ottobre 2020 dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani cambiano le linee guida anti-Covid per il commercio, dai piccoli negozi ai supermercati: per ora non ci sarà la chiusura dei centri commerciali la domenica, ma torna – come ai tempi del lockdown – uno stretto contingentamento degli ingressi, con il numero di persone che possono entrare dimezzato rispetto alle regole stabilite dal Dpcm nazionale, e l’indicazione di permettere l’accesso soltanto a una persona per famiglia nei punti vendita alimentari dove si fa la spesa con cestini e carrelli.

Già nei giorni scorsi il governatore aveva chiesto alle catene della grande distribuzione un maggiore rigore per quanto riguarda lo scaglionamento degli accessi, pena la chiusura durante il weekend dei centri commerciali. Adesso arriva un aggiornamento del protocollo di sicurezza, visto che i contagi di coronavirus in Toscana continuano a crescere. Hanno sfondato la soglia dei 2.000 casi in più al giorno.

In quanti si può entrare al supermercato e in negozio in Toscana

La nuova ordinanza, firmata da Giani e in vigore dal 31 ottobre 2020, stringe le maglie per le attività del commercio in Toscana, rispetto a quanto previsto a livello nazionale: in particolare è vietato sostare all’interno dei negozi “più del tempo strettamente necessario agli acquisti” e nei punti vendita a prevalenza alimentare dove la spesa viene fatta con cestini o carrelli (come i supermercati) l’ingresso è consentito a una sola persona per famiglia. In questo caso quindi la spesa si può fare esclusivamente da soli, eccezion fatta per chi ha bambini e per le persone non autosufficienti.

Ma quante persone possono entrare in un negozio, secondo la nuova ordinanza della Regione Toscana? All’ingresso di ogni esercizio deve essere esposto un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse, per poi contingentare gli ingressi, e in Toscana il calcolo va fatto in base a questo parametro: 1 cliente ogni 10 metri quadri di superficie di vendita. Una norma più stringente dei protocolli nazionali anti-Covid, allegati all’ultimo Dpcm, che prevedono come criterio generale il solo mantenimento della distanza di sicurezza di un metro (e quindi basterebbero 4 metri quadri per cliente).

Negozi, centri commerciali e supermercati, le altre regole anti-Covid dell’ordinanza toscana

Nell’allegato 1 all’ordinanza del 30 ottobre della Regione Toscana è previsto sempre l’obbligo di indossare la mascherina e di rispettare la distanza di sicurezza di 1 metro dalle altre persone, anche se si consiglia di stare a 1,8 metri dagli altri, dove possibile. E poi: dispenser di gel disinfettanti all’ingresso, cartelli informativi e pannelli di plexiglass alle casse e ai banconi per proteggere i lavoratori (in alternativa il personale deve indossare la mascherina FF2 senza valvola).

Novità per i centri commerciali, le medie e grandi strutture di vendita come i supermercati per cui l’ordinanza della Regione Toscana prevede l’utilizzo all’ingresso di rilevatori della temperatura corporea, segnaletica a terra per indicare i percorsi di entrata e di uscita delle persone (anche nei parcheggi) e la giusta distanza da tenere quando si è in fila, contingentamento degli ingressi pure per l’uso dei bagni.

Allegato 1 alla nuova ordinanza della Regione Toscana, l’aggiornamento delle linee guida sul commercio (pdf)

Tutti i dettagli sono riportati nell’allegato 1 all’ordinanza n° 100 del 30 ottobre 2020, firmata dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e in vigore dal 31 ottobre 2020: a questo link è possibile scaricare il pdf del nuovo protocollo di sicurezza per negozi, supermercati e centri commerciali pubblicato sull’albo pretorio regionale.

La Fiorentina alla prova Roma

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Archiviata la brutta vittoria in Coppa Italia contro il Padova, che non è piaciuta neppure al presidente Rocco Commisso, la Fiorentina torna a giocare in campionato, domenica alle 18 all’Olimpico contro la Roma.

Dove vedere Roma Fiorentina in tv. Sky o Dazn?

Rocco Commisso è tornato negli Stati Uniti

Ufficialmente per affari urgenti sul fronte Mediacom, per altri invece i motivi sono da ricercare anche nella paura delle restrizioni legate alla pandemia. Comunque sia, Rocco Commisso ha anticipato di qualche giorno il rientro negli Stati Uniti. La gara contro la Roma la vedrà dal New Jersey, anche perché fortemente deluso dalla prestazione dei viola contro il Padova in Coppa Italia. Il presidente nei 45 giorni di permanenza in Italia ha visto sbloccarsi i permessi per il centro sportivo a Bagno a Ripoli ma non è riuscito a concretizzare nulla sul fronte stadio. Nessuna decisione per un nuovo impianto a Campi Bisenzio, nessuna decisione su una ristrutturazione dell’Artemio Franchi.

Iachini in bilico

Il presidente ha confermato Beppe Iachini in panchina ma lo stesso allenatore è consapevole che le prossime due gare saranno decisive per il suo futuro. Due trasferte, all’Olimpico e poi a Parma, potrebbero cambiare gli scenari. Maurizio Sarri, il candidato numero uno all’eventuale successione, è vicinissimo ad un accordo per svincolarsi dalla Juventus ma è chiaro che ogni decisione verrà presa, se sarà presa, durante la nuova sosta per la Nazionale in programma a metà novembre. Tutto verrà deciso, sentito Rocco Commisso, dal direttore generale viola Joe Barone.

Le probabili formazioni

All’Olimpico Iachini dovrà fare a meno di Pezzella che verrà sostituito, molto probabilmente, da Quarta con Milenkovic e Caceres in difesa. Ribery torna a guidare l’attacco, con lui Kouamé. Lirola e Biraghi sulle fasce. Nella Roma Fonseca dovrebbe schierare sulle fasce Bruno Peres e Spinazzola. In difesa da valutare Smalling. In attacco Dzeko sostenuto da Pedro e Mkhitaryan.

Fase 4 Covid, cosa significa e cosa prevede in Italia lo scenario di tipo 4

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Fase 4 per Covid, ci siamo: in Italia si va verso la massima allerta per i contagi da coronavirus, il tanto temuto “scenario di tipo 4” indicato dall’Iss, l’Istituto superiore di Sanità, ecco cosa prevede il documento realizzato dagli esperti in caso di alto rischio e cosa significa nella pratica questa classificazione in fasi diverse.

Cosa dice il documento dell’ISS

Il dossier, pubblicato a metà ottobre dall’ISS e dal Ministero della Salute, ha cercato di prevedere quanto potranno reggere gli ospedali italiani tra l’autunno e l’inverno in base a diversi scenari, numerati da 1 (basso rischio) a 4 (rischio molto alto), indicando anche le possibili misure per ogni fase: dalla chiusura mirata delle attività, alle zone rosse comunali, fino all’ipotesi di un nuovo lockdown generalizzato se la situazione degli infetti sfuggisse di mano come già successo a marzo.

Lo studio è stato effettuato per valutare l’impatto sul sistema sanitario nazionale di una situazione inedita e potenzialmente molto pericolosa soprattutto per i soggetti più fragili: la circolazione in contemporanea di due patologie con sintomi molto simili, il virus SARS-CoV-2 e la “normale” influenza.

Scenario di tipo 4 in Italia: cosa significa?

È proprio la “fase 4” del Covid a preoccupare di più, ossia la situazione peggiore prevista dagli esperti dell’ISS in Italia. Ecco cosa significa scenario 4: circolazione incontrollata del coronavirus a livello nazionale, valori di Rt nelle diverse regioni sopra l’1,5 e l’impossibilità di tracciare i nuovi contagi. In questo caso si prevede il rischio del collasso degli ospedali nel giro di un mese o di un mese e mezzo al massimo, per la crescita esponenziale dei ricoverati.

L’Rt è l’indice di contagio, ossia la capacità che ha un virus di replicarsi nel corso del tempo, e dà informazioni su quanto si può diffondere il contagio: un Rt sopra 1,5 – come quello indicato nello scenario di tipo 4 – significa che un positivo in questa fase può infettare in media una persona e mezzo. In tale situazione è molto difficile protegge i più fragili, come gli anziani, dice l’Istituto Superiore di Sanità.

Cosa prevede il documento per la fase 4 del Covid

In base a questo grave scenario, gli esperti suggeriscono anche delle possibili restrizioni anti-Covid per limitare la circolazione del virus nella fase 4, modulando le scelte in base al grado di rischio: si va da ulteriori chiusure delle attività, fino – nel caso più preoccupante – di un nuovo lockdown generalizzato.

Ecco nel dettaglio le misure consigliate:

  • Rischio settimanale moderato:  misure più stringenti anche su territori limitati (come in province o regioni specifiche), maggiori controlli sul rispetto delle regole, chiusura di attività commerciali e limitazioni degli spostamenti in aree mirate, come in province o comuni specifici;
  • Rischio Covid settimanale alto o molto alto: per questo tipo di scenario, i suggerimenti per la fase 4 prevedono attività e scuole chiuse con ricorso alla DAD (didattica a distanza), zone rosse, blocco degli spostamenti a livello provinciale e regionale dove i contagi sono fuori controllo o su larga scala, smart working al 100% e – in ultimo – anche un nuovo lockdown

Si tratta di suggerimenti degli esperti, che non sono però vincolanti: è il governo a prevedere le misure idonee per la fase 4, con una valutazione politica dello scenario epidemiologico e con strumenti come quelli dei Dpcm (decreti del presidente del Consiglio) finora adottati.

Fuori dalla fase 4, gli altri scenari in Italia

Prima di arrivare allo scenario 4 della pandemia di Covid, ci sono altre 3 fasi con un grado di rischio minore per la tenuta del servizio sanitario nazionale. Lo scenario di tipo 1 è sostanzialmente quello che si è verificato in estate, tra luglio e agosto, con focolai molto localizzati, l’Rt sotto 1 e bassa incidenza del virus Covid-19. Lo scenario 2 è in pratica quello a cui abbiamo assistito all’inizio dell’autunno, in cui il numero di contagi aumenta in modo significativo (Rt tra 1 e 1,25) ma i ricoveri in ospedale e in terapia intensiva – seppur in crescita – sono ancora limitati e la situazione è gestibile nel breve e medio periodo.

Maggiori rischi per la tenuta degli ospedali sono quelli dello scenario di tipo 3 con il Covid che circola in modo molto sostenuto portando l’Rt tra 1,25 e 1,5 causando il possibile sovraccarico del sistema sanitario nel giro di 2-3 mesi. Qui è possibile scaricare il documento dell’ISS (pdf), con la definizione dei 4 diversi scenari e delle diverse fasi.

Careggi si prepara all’inverno del Covid: intervista a Stefano Grifoni

“C’è un elemento che ci fa ben sperare e un altro che desta un po’ di preoccupazione”. È così, spiega il dottor Stefano Grifoni, che a Careggi ci si prepara alla seconda ondata. La pandemia non accenna ad arretrare e quelli che stanno per arrivare saranno – lo ha detto l’Organizzazione mondiale della sanità – mesi duri. Con il direttore del Pronto soccorso del principale ospedale di Firenze e della Toscana cerchiamo di capire come li si affronteranno dal punto più caldo dell’emergenza.

“Partiamo da ciò che fa ben sperare, l’elemento qualitativo. I pazienti colpiti dal Covid-19 che vediamo oggi sono meno compromessi rispetto a quelli che arrivavano a febbraio e marzo scorsi. C’è però anche un elemento quantitativo: oggi ne arrivano molti di più. Per due ragioni. Non c’è il lockdown, e dunque la gente circola, e si fanno molti più tamponi. Per l’ospedale significa più lavoro”.

È questo che preoccupa?

Non tanto adesso, ma in vista di quando si uniranno i due virus, quello del Covid-19 e quello dell’influenza stagionale. È questo che ci preoccupa molto perché indubbiamente avremo delle difficoltà a distinguere l’uno dall’altro, anche se abbiamo oggi metodologie utili a farlo.

Per questo serve il vaccino antinfluenzale.

Sarà di grande aiuto, ma dobbiamo puntare in alto. Negli anni scorsi la campagna vaccinale ha raggiunto il 50% circa di copertura, che pure è molto sotto l’obiettivo minimo del 75% fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Oggi non possiamo accontentarci.

Ospedale Careggi Firenze Covid

A che punto siamo?

In questo momento tutti si vogliono vaccinare ma le dosi stanno arrivando lentamente. Ci vogliono circa tre settimane dall’iniezione prima che il vaccino garantisca la copertura. Se il virus influenzale si comporterà come negli anni passati, pensiamo che il picco dell’epidemia sarà tra i mesi di dicembre, gennaio e febbraio. Sarà quello il periodo più difficile, fino ai primi mesi dell’anno prossimo. Aggiungo che la vaccinazione di per sé non garantisce necessariamente che una persona non possa sviluppare qualche sintomo di tipo influenzale. Il vaccino però protegge dalle complicanze dell’influenza, come ad esempio le polmoniti. Sapere se un soggetto che arriva in ospedale è stato vaccinato contro l’influenza aiuterà a superare alcune difficoltà interpretative dei quadri clinici.

Anche i medici sono più pronti rispetto alla primavera scorsa.

Certamente. All’inizio ci siamo trovati di fronte a un nemico di cui nessuno sapeva niente. I medici che operavano in trincea hanno visto tutti i giorni, per settimane, i tanti modi in cui aggrediva, lo hanno visto per primi. Abbiamo imparato a conoscerlo, riconoscerlo e individuarlo anche in situazioni più complesse dal punto di vista clinico. A scovarlo, in certi casi. Oggi possiamo arrivare alla diagnosi molto più in fretta.

Vi sentite pronti, quindi, per quello che arriverà nei prossimi mesi?

L’organizzazione ormai è rodata. C’è un sistema che opera a pieno regime con i percorsi separati, terapie intensive, terapie sub intensive disponibili per ventilare i pazienti, un numero di letti sufficiente nel reparto malattie infettive e negli altri reparti. Careggi ha creato il centro Covid che sarà a disposizione nel momento ce ne fosse bisogno. Siamo organizzati bene e la fiducia è sempre necessaria.

Intanto i medici sono quasi usciti dal discorso pubblico. Dalla retorica degli eroi, degli angeli, delle canzoni cantate in terrazza siamo arrivati a non parlarne quasi più. Non vi vengono più riconosciuti gli stessi meriti?

Il personale sanitario ha svolto il proprio lavoro nell’interesse pubblico senza chiedere niente. E senza nemmeno ricevere niente. In primavera si è tanto parlato di adeguarne gli stipendi, oggi quelli che lavorano negli ospedali guadagnano quanto un impiegato di banca. Poi nessuno se ne è più interessato. Un mio vecchio amico medico, quando le persone gli chiedevano come potessero ricompensarlo per quello che faceva, rispondeva: ‘Col sistema più antico del mondo: la moneta’. Forse davvero siamo in una società che rispetta le persone solo in base a quanto guadagnano.

Torna Firenze Home Texstyle e Immagine Italia & Co.

Sarà un’edizione speciale con importanti novità quella che aprirà i battenti alla Fortezza da Basso dal 6 all’8 febbraio 2021. In scena l’eccellenza del tessile per la casa, nautica, spa, contract & hotellerie insieme alla presentazione delle collezioni 2022 underwear, lingerie e homewear dei più prestigiosi brand a livello internazionale.

Buyer di department store, concept store, distributori, key player dei due comparti produttivi, ma anche opinion leader, giornalisti, influencer e blogger di settore potranno visitare al padiglione Spadolini le proposte 2021 di Firenze Home Texstyle (organizzata da Firenze Fiera) e Immagine Italia & Co, un’edizione speciale che segna l’inizio di un sodalizio tra i due saloni B2B, che per la prima volta uniscono know how e competenze specifiche per un progetto comune e speciale: diventare la più importante piattaforma di riferimento in Italia per tutti gli operatori delle due filiere.

Al via l’HUB, la prima vetrina virtuale delle nuove collezioni

Al suo debutto, HUB, la prima vetrina virtuale di presentazione delle nuove collezioni che si integrerà con la gestione del salone fisico. La piattaforma digitale sarà resa disponibile a partire dal prossimo mese di gennaio 2021 e permetterà a visitatori e buyer di fissare appuntamenti agli stand e programmare, con largo anticipo, la propria giornata lavorativa in fiera. Un nuovo servizio on line messo a disposizione di tutte le aziende partecipanti dove presentare i propri prodotti con strumenti di networking su misura.

Potenziato anche il portale accrediti che consentirà la creazione in autonomia del biglietto valido per l’ingresso ai due saloni e l’accesso ai contenuti esclusivi della vetrina virtuale HUB.

Parola d’ordine dell’edizione 2021 sarà dunque integrazione. A partire dall’immagine unica e coordinata delle due fiere che per la prima volta confluiscono in un unico evento all’interno del quale le risorse digitali supporteranno e favoriranno il buon esito della fiera fisica.

Grazie al nuovo accordo fra gli organizzatori saranno inoltre 300 i buyer accreditati ospiti in visita ad entrambe le fiere.

Un’edizione, quella 2021, con un concept nuovo e sinergico, programmata e studiata dunque fin nei minimi dettagli per favorire la partecipazione all’evento in assoluta sicurezza, grazie anche al protocollo Firenze Fiera Sicura che garantirà le procedure essenziali e il rispetto delle normative vigenti per la salvaguardia della sicurezza di espositori e visitatori.

Pitti Immagine annuncia le nuove date e la nuova location di Taste 2021

Pitti Immagine ha fissato le date della 15° edizione di “TASTE. In viaggio con le diversità del gusto”, l’evento fieristico dedicato alle eccellenze gastronomiche italiane che presenta le novità di oltre 400 aziende italiane a un pubblico sempre più attento di buyer, operatori del settore, stampa specializzata e food lovers.

Nuova location

Nel 2021 il salone si svolgerà da sabato 10 a lunedì 12 aprile alla Fortezza da Basso di Firenze. “Dopo lo stop imposto dall’emergenza sanitaria nel 2020, torniamo a lavorare a questa nuova edizione con grande entusiasmo e con profonda consapevolezza del momento che stiamo attraversando”, annuncia Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine. “Per questo abbiamo ritenuto necessario compiere alcune scelte di fondo a tutela della salute di espositori e visitatori”.

Innanzitutto, la location. Taste – per questa edizione – lascia la Stazione Leopolda e si sposta alla Fortezza da Basso, luogo in cui gli spazi espositivi e le aree comuni garantiscono il necessario distanziamento fisico e il rispetto delle norme di sicurezza.

“I nostri architetti sono già al lavoro per realizzare un allestimento che rispecchi lo stile che ha sempre caratterizzato Taste. Layout, grafiche e stand si adegueranno alla nuova location riproponendo l’atmosfera elegante e accogliente di sempre”, precisa Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine.

Sempre in tema sicurezza, sarà esteso anche a Taste il pacchetto straordinario di misure e servizi, #SaferWithPitti, progettato da Pitti Immagine in vista dei prossimi saloni fisici.

Nuove date

Altra novità: nel 2021 Taste “slitta” in avanti di un mese: non più marzo, ma dal 10 al 12 aprile.

“Riteniamo che questa sia una scelta strategica nell’interesse dei nostri espositori, oltre che di buon senso per la sicurezza di tutti. Posizionare il salone a primavera inoltrata servirà ad archiviare i mesi invernali e a incentivare la partecipazione”, prosegue Poletto.

Infine, anche per gli espositori di Taste, a integrazione del salone fisico, verrà attivata la piattaforma digitale Pitti Connect.

“Pitti Connect si è rivelato uno strumento molto importante per i nostri espositori. Attraverso questa piattaforma, le aziende di Taste vedranno aumentare le possibilità di essere contattate da buyer e operatori, anche quelli non presenti fisicamente in fiera. Potranno pianificare gli incontri, effettuare video chat e raccontare al meglio i propri prodotti e i propri valori”, conclude Poletto.

Bonus ristoro 2020: a chi vanno i 1000 euro Inps di ottobre

Per gli stagionali del turismo, i lavoratori dello spettacolo, i venditori a domicilio e gli stagionali dei settori in difficoltà arriva il “bonus ristoro Covid” da 1000 euro: la nuova tranche delle indennità è stata introdotta il 29 ottobre 2020 dal decreto legge del governo (detto “decreto ristoro” o “decreto ristori”) e sarà pagata sempre dall’Inps direttamente sul conto corrente. Si tratta di un sussidio che segue quelli già introdotti dal decreto agosto e che va in favore dei settori più falcidiati dalla crisi, tra chiusure e crollo delle presenze turistiche.

Lo stesso dl prevede anche misure, come i contributi a fondo perduto, per le società e le partite Iva che gestiscono attività danneggiate dalle restrizioni del nuovo Dpcm: ristoranti, cinema, teatri e quelle individuati dalla tabella dei codici Ateco dell’allegato 1 al decreto ristoro.

Il nuovo bonus ristoro per i lavoratori stagionali e intermittenti: i requisiti

Dopo l’indennità prevista dal decreto agosto, per i lavoratori stagionali del turismo e delle terme arriva anche il “ristoro” per il mese di ottobre 2020, con un bonus da 1000 euro, i cui pagamenti da parte dell’Inps inizieranno probabilmente a novembre.

Ecco i requisiti per cui si ha diritto al nuovo sussidio, una tantum:

  • Aver perso il lavoro per cause indipendenti dalla propria volontà (ossia senza licenziarsi) tra il 1° gennaio 2019 e il 29 ottobre 2020
  • Aver lavorato almeno 30 giornate tra il 1° gennaio 2019 e il 29 ottobre 2020
  • Non godere dell’indennità di disoccupazione (Naspi)
  • Non avere in essere, al 29 ottobre 2020, un contratto di lavoro indeterminato
  • Non essere in pensione
  • Non godere di altri bonus Inps previsti dal decreto ristoro 2020
  • Non percepire il reddito di emergenza

Se si rispettano questi requisiti, hanno diritto al bonus di 1.000 euro deciso a ottobre: i lavoratori stagionali e a tempo determinato del turismo e delle terme (anche in somministrazione), i lavoratori stagionali e intermittenti degli altri settori, gli addetti delle vendite a domicilio (quest’ultimi con un reddito superiore a 5.000 euro), i lavoratori autonomi senza partita Iva iscritti solo alla Gestione Separata dell’Inps (contratto d’opera). Per i collaboratori sportivi è prevista invece un’indennità di 800 euro (qui i dettagli).

1000 euro per i lavoratori dello spettacolo: chi può richiedere i bonus del decreto ristoro

Tra le attività più danneggiate dall’emergenza Covid anche teatri e cinema. Per i lavoratori dello spettacolo, autonomi e intermittenti, il decreto ristoro di ottobre prevede una nuova mensilità del bonus da 1000 euro erogato dall’Inps: spetta a chi è iscritto al Fondo Pensioni lavoratori dello spettacolo (Fpls, ex Enpals) con almeno 30 giornate di lavoro dal 1° gennaio 2019 al 29 ottobre 2020 e con un reddito che non supera i 50.0000 euro oppure con 7 contributi giornalieri nello stesso periodo e un reddito inferiore a 35.000 euro.

Anche in questo caso non si può richiedere l’indennizzo se si gode di altri bonus di ristoro dei danni dell’emergenza Covid, se si è in pensione o si percepisce il reddito di emergenza.

Il nuovo decreto

Le disposizioni sui bonus ristoro dell’Inps sono contenute all’articolo 15 del decreto legge 137 del 28 ottobre 2020.

Le 4 stagioni per le strade di Firenze e la primavera “senza testa”

A Firenze si possono vedere raffigurati i simboli delle 4 stagioni dell’anno in almeno tre luoghi.

I luoghi delle 4 stagioni a Firenze

Nel primo, a Orsanmichele, proprio ai quattro pilastri d’angolo della chiesa, all’altezza di poco più di un metro dal suolo, dove si notano, purtroppo molto deteriorati dal tempo e dall’incuria dell’uomo, le raffigurazioni agresti dell’avvicendarsi delle stagioni: la Primavera con germogli d’alberi in fiore, l’Estate con le spighe del grano (simbolo eucaristico), l’Autunno con pampini e grappoli d’uva (anche questo simbolo eucaristico) e l’Inverno con gli alberi spogli.

Il secondo luogo è Piazza del Duomo, dove al numero civico 3 troviamo un bellissimo portone di legno a formelle decorate a sbalzo, in quattro delle quali ritroviamo le rappresentazioni umanizzate delle stagioni.

Ultimo luogo è il Ponte a Santa Trinita sul quale, nel 1608, ai quattro lati d’inizio delle spallette, vero capolavoro di eleganza, in occasione del matrimonio di Cosimo II de’ Medici con Maria Maddalena d’Austria, furono poste, per accrescere il decoro urbano, le statue raffiguranti le quattro stagioni: la Primavera di Pietro Francavilla, l’Estate e l’Autunno di Giovan Battista Caccini e l’Inverno di Taddeo Landini.

A proposito della Primavera del Francavilla vogliamo ricordare che durante la Seconda guerra mondiale lo splendido Ponte Santa Trinita, assieme a tutti gli altri della città – con la sola esclusione del Ponte Vecchio – veniva fatto saltare dalle truppe tedesche in ritirata nella notte del 4 agosto 1944. Finita la guerra, in un clima di grande volontà di ricostruire tutto ciò che era stato sventuratamente distrutto, un comitato cittadino al motto di “dov’era e com’era” diede vita alla riedificazione del ponte, che venne eseguita dall’architetto Riccardo Gizdulich e dall’ingegner Emilio Brizzi con le medesime caratteristiche strutturali ed estetiche dell’originale progetto dell’Ammannati.

La ricostruzione dell’opera dell’Ammannati

Dopo aver, con pazienza certosina, raccolto nel letto del fiume e nelle aree intorno quante più pietre possibili e riutilizzabili, ricuperato frammenti decorativi e quasi integralmente le statue, si passò alla fedele ricostruzione dell’opera dell’Ammannati, assemblando con precisione i reperti alle nuove e identiche pietre estratte dalla stessa cava del Giardino di Boboli appositamente riaperta dopo secoli. Si lavorò alacremente sotto la direzione dell’Ufficio del Genio Civile di Firenze e della Soprintendenza ai Monumenti, in un restauro illuminato e sapiente, per uscire al più presto dall’avvilimento delle distruzioni, nella certezza di riconquistare la grandezza del passato. Le difficoltà, bisogna riconoscerlo, non furono poche, perché ricostruire un capolavoro deve aver dato tremore ai polsi di tutte le maestranze impegnate nel difficile rifacimento. Una confortante constatazione fu il risultato, poiché problemi artistici e statici apparvero realizzati con serietà e competenza, rifuggendo da ogni improvvisazione grazie a studi sapientemente impostati e seriamente condotti.

 

Primavera Francavilla Firenze 4 stagioni

 

Lo strano caso della Primavera “senza testa”

Il 16 maggio 1957 i fiorentini poterono finalmente riattraversare il loro ponte, benedetto dal cardinale Elia dalla Costa, ancora ricco di dinamica michelangiolesca e davvero risorto dov’era e com’era. Ma proprio del tutto “com’era” non fu possibile ammirarlo poiché la statua della Primavera, ricollocata il 25 gennaio 1958, era purtroppo acefala in quanto la testa non era stata ritrovata. Tale mutilazione, durata 17 anni, si concluse finalmente la mattina del 7 ottobre 1961 quando, durante un’operazione di riordinamento del greto dell’Arno, dove ha sede la società sportiva Canottieri Firenze, nella benna dell’escavatrice, all’uopo impiegata, apparve un candido “ciottolo” assai più bianco degli altri: era la testa della Primavera! Prontamente restaurata, il 28 dicembre, allo squillodelle chiarine dei famigli del Comune la testa tornava sul suo collo, fra gli applausi di autorità e di tanti fiorentini intervenuti i quali poterono finalmente rivedere la loro Primavera “dov’era e com’era”, così com’era avvenuto per il ponte.

www.artusi.net

Sospensione del pignoramento immobiliare della prima casa

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Con il decreto ristori viene prolungato il blocco delle procedure esecutive immobiliari che riguardano le abitazioni principali: il dl, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha stabilito la proroga della sospensione del pignoramento immobiliare sulla prima casa, vista l’emergenza Covid, fino al termine del 2020.

Debiti: il blocco dei pignoramenti immobiliari per Covid

A seguito della crisi legata al coronavirus, lo stop dei pignoramenti immobiliari sulla prima casa era stato introdotto inizialmente dal decreto Cura Italia a marzo e poi confermato dal Parlamento in sede di conversione di legge a fine aprile:  la durata del blocco delle cosiddette procedure immobiliari per l’abitazione principale era stata stabilita in 6 mesi dall’entrata in vigore della legge n° 27 del 24 aprile e quindi il provvedimento era scaduto proprio pochi giorni fa, lo scorso 25 ottobre.

Con “abitazione principale“, è stato chiarito proprio durante la conversione in legge del Cura Italia, si intende la casa (di proprietà o su cui si gode di un diritto reale, come l’usufrutto) nella quale la persona o i suoi familiari dimorano abitualmente.

Cosa dice il decreto ristori sul pignoramento della prima casa: sospensione fino a quando

Secondo l’articolo 4 del decreto legge ristori (n° 137 del 28 ottobre 2020, entrato in vigore il giorno dopo) la sospensione del pignoramento della prima casa è prorogata fino al 31 dicembre 2020, ma il provvedimento è anche retroattivo e stabilisce una sorta di “sanatoria” dei 4  giorni rimasti fuori da questo blocco. Nel testo definitivo del decreto ristori, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si legge che:

È inefficace ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare, di cui all’articolo 555 del codice di procedura civile, che abbia ad oggetto l’abitazione principale del debitore, effettuata dal 25 ottobre 2020 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

Correttivi e modifiche potranno quindi essere introdotti da Camera e Senato nel processo di conversione in legge del dl: l’approvazione dovrà avvenire entro il 28 dicembre 2020, quando scadono i 60 giorni di efficacia del decreto legge.

Come richiedere i contributi a fondo perduto del Decreto ristori

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C’è un nuovo contributo a fondo perduto per le imprese nel Decreto ristori, riservato a tutte le imprese e le partite Iva colpite dalle chiusure introdotte dal Dpcm 24 ottobre: come richiedere i contributi a fondo perduto e quali requisiti si devono avere.

Col Decreto ristori cambiano dunque le modalità di erogazione rispetto ai contributi a fondo perduto della primavera scorsa, quando vennero concessi a tutte le partite Iva. Resta invece il requisito del calo di fatturato. E, come già per i precedenti, i nuovi contributi non concorrono al calcolo della base imponibile dell’Irap e delle imposte sui redditi.

Contributi a fondo perduto, i requisiti

Nel dettaglio, i primi requisiti per richiedere i contributi a fondo perduto del Decreto ristori sono:

  • essere titolari di partita Iva attiva al 25 ottobre 2020
  • avere come attività prevalente dell’impresa uno o più di una delle attività incluse nella tabella dei codici Ateco riportata all’allegato 1 del testo definitivo del Decreto ristori.

I codici ammessi sono quelli che identificano i tipi di impresa colpiti dalle nuove restrizioni. Vi si trovano dunque bar, ristoranti, palestre, piscine, alberghi, discoteche e altro ancora. L’elenco completo dei codici Ateco ammessi ai contributi a fondo perduto del Decreto ristori.

A questi requisiti si aggiunge quello del calo di fatturato: per richiedere i contributi a fondo perduto previsti dal Decreto ristori si dovrà dimostrare un calo di almeno il 33% del volume di affari nel mese di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019. “Al fine di determinare correttamente i predetti importi – specifica il testo del Decreto –, si fa riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o di prestazione dei servizi”. I requisiti di fatturato non si applicano in caso di nuove attività, cioè partite Iva attivate a partire dal 1° gennaio 2019.

Contrariamente ai contributi a fondo perduto della primavera scorsa, in questo caso non c’è il tetto massimo di 5 milioni di euro di fatturato nel 2019. Possono richiederlo dunque anche le imprese più grandi, a condizione che rientrino tra quelle colpite dalle restrizioni.

Bonus ristoro 2020: a chi vanno i 1000 euro Inps di ottobre

Contributi a fondo perduto del Decreto ristori, il calcolo sulla base del fatturato

Come funziona il calcolo dell’ammontare dei contributi a fondo perduto che spettano a imprese e partite Iva? Si parte sempre dal calo del fatturato che si è registrato nel mese di aprile. Una volta fatta la differenza tra quello del 2020 e quello del 2019, a quella cifra si applica una percentuale che sarà pari:

  • al 20%, per imprese con ricavi o compensi inferiori a 400 mila euro nel periodo di imposta precedente la 19 maggio 2020
  • al 15% per imprese con ricavi o compensi tra 400 mila e 1 milione di euro nello stesso periodo di imposta
  • al 10% per imprese con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro nello stesso periodo di imposta

I coefficienti

Ottenuta questa nuova cifra, ad essa si applica il coefficiente previsto per quel tipo di impresa, in base al suo codice Ateco, riportato nell’allegato 1. I coefficienti per i contributi a fondo perduto del Decreto ristori variano dal 100% al 200%, a seconda dell’attività.

Sono comunque previsti importi minimi (mille o duemila euro a seconda del tipo di impresa) e importi massimi (150 mila euro).

Come richiedere i contributi a fondo perduto del Decreto ristori

Questa volta non ci dovrebbero essere ritardi. Tanto che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha promesso i versamenti entro il 15 novembre. I contributi a fondo perduto saranno erogati direttamente con un bonifico da parte dell’Agenzia delle entrate: come richiedere l’erogazione?

Le imprese che hanno già ricevuto il contributo di maggio (e non lo hanno restituito) non dovranno fare niente. Il versamento sarà automatico.

Gli altri invece dovranno dovranno seguire la procedura indicata dall’Agenzia delle entrate con il provvedimento del 10 giugno 2020 per ottenere i contributi a fondo perduto.