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Il restauro del Battistero di Firenze, che torna a nuova vita

“Qua vengono tutti coloro che vogliono vedere cose mirabili”. Nell’attraversare la Porta del Paradiso del Ghiberti, guardando in basso, si legge questa frase intarsiata nei marmi del pavimento del Battistero fiorentino. Se poi lo spettatore alza lo sguardo, la bellezza lo circonda in un tripudio di tesori a trecentosessanta gradi. Ma i tesori vanno custoditi. Lo sanno bene all’Opera del Duomo, dove incessantemente, da oltre settecento anni, lavorano alla conservazione di questo inestimabile patrimonio.

Battistero di Firenze, un restauro iniziato nel 2017

Si è concluso a fine gennaio il restauro su quattro degli otto lati interni del Battistero, il monumento più antico della città di Firenze, con i mosaici trecenteschi che raffigurano, tra gli altri, profeti, vescovi e cherubini. “Il mio bel San Giovanni” lo chiamò Dante Alighieri, che qui fu battezzato. Il restauro delle pareti interne di marmo bianco, verde di Prato e mosaici, è iniziato alla fine del 2017, una volta terminato quello delle facciate esterne e del manto di copertura. Un lavoro che si è rivelato molto complesso e ha interessato l’architettura, la struttura e la decorazione a mosaico.

Numerose le scoperte emerse dalla campagna di studi e di indagini diagnostiche mai eseguite prima d’ora in maniera così approfondita sull’intero monumento e sulla sua storia. In occasione del restauro delle pareti del Battistero è stato inoltre effettuato un intervento di pulitura sul monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII, opera di Donatello e Michelozzo, addossato a una dei lati del Battistero, liberato dalle polveri superficiali che ne coprivano la doratura. Fra il primo e il secondo decennio del Trecento, terminata la colossale impresa dei mosaici della Cupola del Battistero, si volle infatti estenderli anche alle zone parietali dove in origine non erano previsti. Per farlo, però, andava trovata una soluzione che permettesse di sovrapporre i mosaici al rivestimento marmoreo e ovviasse ai problemi di staticità del monumento, già allora conosciuti. Furono impiegate delle tavelle in terracotta fatte su misura, scalfite e fissate al marmo delle pareti del Battistero con perni centrali di ferro ribattuti e saldati a piombo.

mosaici battistero
“Cantiere di restauro delle pareti interne del Battistero di Firenze – Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore, foto Claudio Giovannini

Battistero: era un tempio romano?

I fiorentini del Medioevo credevano che il Battistero fosse un edificio antico, risalente al periodo romano della città, un tempio pagano trasformato in chiesa. In effetti gran parte del rivestimento marmoreo del Battistero, così come i numerosi frammenti ed iscrizioni antiche e le grandi colonne che sorreggono la trabeazione sopra le porte all’interno, provengono dalle rovine della “Florentia” romana, forse proprio da qualche edificio pagano. Il monumento che vediamo oggi è però il frutto dell’ampliamento di un primitivo Battistero, risalente al IV-V secolo.

Quando riaprirà al pubblico il Battistero di Firenze

Nonostante il periodo di grande difficoltà dovuto al crollo del turismo in conseguenza della pandemia da Covid-19, l’Opera di Santa Maria del Fiore ha deciso di proseguire nel restauro del Battistero per completarlo, salvo imprevisti, entro la fine del 2021. “Il restauro è stato interamente finanziato dall’Opera di Santa Maria del Fiore – spiega Vincenzo Vaccaro, consigliere in carica – che dal 2017 ad oggi ha investito oltre un milione e mezzo di euro”. Restaurate le pareti rimarrà solo la Cupola e già oggi si parla di un possibile successivo restauro.

Intanto, con il ritorno della Toscana in zona gialla, è stata decisa la riapertura alle viste del Duomo e della Cupola del Brunelleschi che si aggiungono agli altri musei di Firenze aperti dopo la seconda ondata di Covid.

Quanti contagiati oggi in Italia: i dati delle ultime 24 ore per regione

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Quanti sono oggi i contagiati oggi in Italia di Covid-19 nelle diverse regioni e quanti sono i morti per il nuovo coronavirus? I dati registrati nelle ultime 24 ore, comunicati nel bollettino quotidiano diffuso dalla Protezione Civile nazionale del 1 febbraio 2021, parlano di 7.925 nuovi casi di Covid. Numeri in calo, come sempre accade il lunedì per la minore capacità di analisi dei laboratori nella giornata di domenica.

Iil tasso di positività resta superiore al 5%. Tornano ad aumentare però i ricoveri nei posti letto ordinari e anche quelli in terapia intensiva. In calo il numero di decessi: 329, ecco quanti morti per Covid-19 sono stati comunicati nel bollettino di oggi, per un totale di 88.845 vittime dall’inizio dell’emergenza.

Covid-19, quanti contagiati, tamponi e morti oggi in Italia: i dati (29 gennaio)

  • Nuovi casi: 7.925 
  • Tamponi molecolari e test antigenici: 142.419 nelle ultime 24 ore
  • Rapporto positivi-tamponi: 5,6%
  • Attualmente positivi: 447.589
  • Quanti morti oggi in Italia per Covid: 329 (88.845 in totale da inizio epidemia)
  • Dimessi/Guariti: 2.024.523 (13.975 nelle ultime 24 ore)
  • Ricoverati nei posti letto Covid: 22.512 (+201 da ieri)
  • Di cui in terapia intensiva: 2.252 (+37 da ieri)

Quanti contagiati oggi nelle diverse regioni d’Italia

Ecco quanti contagiati ci sono oggi nelle diverse regioni (aggiornamento del bollettino Covid 29 gennaio):

  • Lombardia 1.093
  • Veneto 510
  • Piemonte 514
  • Campania 994
  • Emilia-Romagna 1.051
  • Lazio 717
  • Sicilia 766
  • Toscana 373 contagiati oggi
  • Puglia 379
  • Liguria 149
  • Friuli Venezia Giulia 129
  • Marche 189
  • Abruzzo 161
  • P.A. Bolzano 316
  • Sardegna 123
  • Umbria 143
  • Calabria 195
  • P.A. Trento 53
  • Basilicata 13
  • Molise 54
  • Valle d’Aosta 3

I dati sui vaccini anti-Covid

Ecco i numeri sulla campagna vaccinale in Italia, aggiornati alle ore 17.00 di oggi

  • Vaccini somministrati fino a oggi 1.991.701
  • Di cui prime dosi: 1.343.061
  • Di cui richiami: 648.640

Tutti i dati in dettaglio sono disponibili sul sito del Ministero della Salute.

Perché (e come) leggere Dante oggi: intervista al professor Alberto Casadei

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Alberto Casadei è professore ordinario di Letteratura italiana all’Università di Pisa. Si occupa di opere dal Trecento al Cinquecento e di poesia e narrativa contemporanee, di teoria letteraria e poetica cognitiva. Ha scritto numerosi articoli e contributi danteschi. Il suo ultimo libro è “Dante – Storia avventurosa della Divina commedia dalla selva oscura alla realtà aumentata“, pubblicato da Il Saggiatore.

«Con altra voce omai, con altro vello / ritornerò poeta, e in sul fonte / del mio battesmo prenderò ‘l cappello». Invece Dante, a Firenze, non tornò. L’auspicio che apre il canto XXV del Paradiso rimarrà tale: mai verrà incoronato nel Battistero di San Giovanni, mai la città volle estinguere la condanna all’esilio che lo condannò a comporre l’opera più grande nelle corti rivali, da ospite. Solo con molti decenni di ritardo, quando la fama della Commedia era ormai immensa, Firenze rivendicherà il poeta. Consolandosi con l’idea che, forse, almeno l’Inferno potrebbe esser nato a Firenze, appena prima che la guerra tra guelfi bianchi e neri prendesse a infuriare. Tutta leggenda? Forse no.

“Io sostengo che Dante abbia iniziato davvero a scrivere l’Inferno a Firenze”: a dirlo è Alberto Casadei, uno dei massimi dantisti contemporanei. Il perché lo spiega nel suo Dante – Storia avventurosa della Divina Commedia dalla selva oscura alla realtà aumentata, pubblicato di recente da Il Saggiatore. Un percorso guidato nell’epoca e nella poetica di Dante, strumento adatto tanto agli specialisti quanto ai lettori comuni. “C’è una leggenda, o quella che molti ritenevano lo fosse, riportata da Boccaccio – racconta il professor Casadei – secondo la quale Dante avrebbe scritto i primi sette canti a Firenze. Poi, mandato in esilio e rimasto senza i manoscritti aveva dovuto accantonare il lavoro. Fino a quando quelle «iscritture» non vennero recuperate e riconsegnate. Sarebbe avvenuto intorno al 1306, quando il poeta di sicuro rimase per qualche tempo presso i Malaspina in Lunigiana. Detta così sembra una storia inventata dai fiorentini tanto per dire che, sì, lo abbiamo cacciato da Firenze ma è qui che è nata la Commedia”.

Invece andò proprio così?

Si capisce che i canti scritti a Firenze non possono essere sette perché nel sesto già si parla dell’esilio, quindi è successivo. Boccaccio probabilmente non si era potuto affidare alle persone che direttamente avevano rinvenuto i manoscritti, ma a degli informatori. Informatori che avevano notizie molto buone. L’idea che i canti fossero sette è un’invenzione, nasce per il fatto che il canto ottavo si apre con il verso «Io dico, seguitando…». Detto questo però ci sono ragioni interne, stilistiche, di tipo di discorso, per potere affermare con buona probabilità che i primi quattro canti siano stati effettivamente scritti a Firenze. Sono canti che risultano da varie angolature arcaici rispetto ai successivi, contengono elementi poco plausibili se inseriti nel 1307, ma molto meglio giustificabili prima dell’esilio. Dante li avrebbe scritti nel 1300-1301, in anticipo sul primo grande Giubileo. E li avrebbe quindi scritti a Firenze.

dante 700 intervista casadei inferno divina commedia venturino venturi
© “Venturino Venturi, illustrazioni per La Divina Commedia”, courtesy Galleria e Casa d’Aste Pananti, www.pananti.com

A proposito di Dante a Firenze, lo si immagina molto coinvolto nella vita politica e intellettuale del suo tempo. Che rapporto c’era tra il poeta e la città?

In realtà era molto meno inserito di quello che immaginiamo. Al di là dell’esilio, che è successivo e arriva per motivi politici, Dante non faceva parte degli ambienti universitari, non era dottore in legge, non aveva studiato a Bologna anche se aveva frequentato la città. Però aveva letto così tante cose e in maniera talmente personale e acuta da essere considerato uno degli uomini più dotti del suo tempo. A suo modo è un intellettuale, ma lo è da outsider. Tutto quello che fa è assolutamente suo e originale, non corrisponde quasi per niente agli schemi dell’epoca. Tant’è che i primi tentativi di interpretarlo fatti al suo tempo sono banalissimi rispetto alla complessità del suo testo. Per esempio, la solita storiella che viene detta fin dalle scuole superiori, cioè che Virgilio è allegoria della ragione, Beatrice allegoria della teologia… è una lettura che arriva da quello che ne dicevano i primi interpreti ma non corrisponde affatto a quello che fa Dante. Il suo è un testo estremamente denso, di versi brevissimi, condensati, scritti in terzine. E questo è fondamentale e complicatissimo. Paradossalmente è superiore rispetto a tutti gli intellettuali “veri” della sua epoca proprio perché non adotta la loro sistematicità. Il testo di Dante è totalmente originale, più profondo. Per questo anche molto più interessante.

La stessa profondità dei suoi personaggi: lei parla di Dante come di un “poeta-antropologo” per il modo in cui indaga il vissuto delle anime che incontra.

Già quelli che nell’Ottocento venivano riconosciuti come personaggi eterni, pensiamo a Ugolino, a Farinata, ovviamente a Francesca e Ulisse, lo sono in quanto personaggi che toccano caratteristiche umane perenni. Addirittura nel tempo si sono arricchiti di sfumature nuove, proprio perché sono degli archetipi. Ulisse, ad esempio: uno dei più grandi eroi dell’antichità – Dante peraltro credeva che fosse esistito davvero – ma la tradizione antica non diceva niente in merito alla sua morte. Dante allora decide di creare il suo finale, come farebbe un grande narratore di oggi. Oppure Francesca, un personaggio inventato: aveva qualche notizia, poche informazioni su un fatto terribile che poteva essere accaduto. Ma non è che ci fossero gli strumenti attuali per ricostruirlo. Allora Dante, in un mondo in cui c’erano solo gli eroi antichi, o al massimo quelli della Tavola Rotonda del ciclo arturiano, inventa un’eroina, donna e a lui contemporanea. Qualcosa di assolutamente inconcepibile. Tutto questo fa di Dante il primo grande romanziere. E come ogni romanziere, è anche un po’ un antropologo.

Il suo è però anche un percorso di redenzione personale.

Il viaggio comincia da una situazione di grande dolore, la famosa selva oscura. Che è il peccato, ma in generale è la condizione di colpa, di incertezza. Da lì Dante si spinge fino a immaginare di incontrare Dio, una delle cose più potenti che uno scrittore antico poteva immaginare, soprattutto uno scrittore cristiano. Il suo percorso mostra, da un lato, una grande inquietudine. Dante è un personaggio inquieto, che cambia tante volte idea su tante cose. Al tempo stesso però ha una serie di certezze, le stesse che lo sostengono fino alla fine del suo viaggio salvifico. Il suo è un percorso di formazione, iniziatico, simile a quello di chiunque voglia arrivare a una verità.

Anche passando attraverso il dolore: Dante conosce il fallimento, racconta il male senza giudicare. Di nuovo, in anticipo sui suoi tempi?

Un lettore di oggi, anche senza essere uno specialista, riesce a comprendere il modo in cui Dante affronta i grandi temi: le grandi colpe, i grandi peccatori, ma anche la grande umanità. Tutto il suo percorso ultraterreno è pieno di umanità. Dante non si tira indietro di fronte a niente, anche alle cose più terribili. Ugolino si ciba della carne dei figli. È il punto più basso dell’Inferno, dove l’uomo – per colpa di altri uomini – è tornato bruto, privo di controllo, e la cosa più orrenda che può fare è appunto cibarsi della carne dei figli. Dante lo racconta senza dirlo esplicitamente, lascia che sia il lettore a capirlo da solo. Di più, vuole la partecipazione costante dei lettori che devono capire perché quel personaggio è lì, cosa ha fatto e perché anche chi si trova nel più basso Inferno è in realtà un eroe tragico.

Come ricorderà Dante nel 2021?

Con l’Associazione degli italianisti, di cui sono coordinatore del gruppo Dante, riproporremo la nostra maratona per il Dantedì, il 25 marzo, con 100 scuole di tutta Italia che leggono tutti e 100 i canti della Divina Commedia in una mattina. Se si affronta Dante in modo attivo, facendo capire perché è importante studiarlo, gli studenti si appassionano, approfondiscono e ne traggono anche alcune versioni personali. E poi a maggio, in un momento che si spera sia un po’ meno terribile dal punto di vista epidemico, abbiamo organizzato moltissimi incontri in tutta Italia con grandi scrittori italiani e stranieri che prenderanno uno spunto dantesco per parlare di attualità. Il tutto diventerà una serie di video. L’importante è che non siano iniziative effimere, che siano l’occasione per lasciare qualcosa a disposizione di tutti.

Intervista tratta da Il Reporter di gennaio/febbraio 2021

In zona gialla si può uscire dalla regione? Quando si può andare “oltreconfine”

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Attenzione alle regole “rafforzate” per gli spostamenti, se si vuole andare fuori regione: in zona gialla si può uscire dalla regione solo quando ci sono validi motivi. Il turismo o i viaggi per andare a trovare parenti lontani non rientrano tra le giustificazioni previste dall’ultimo decreto Covid e dal Dpcm attualmente in vigore. Nonostante da febbraio gran parte d’Italia si trovi in zona gialla, gli spostamenti interregionali restano vietati almeno fino a metà mese: si può cambiare regione solo in particolari situazioni, come succedeva anche in zona arancione e rossa, con qualche novità per chi vuole raggiungere la seconda casa. Ecco cosa si può fare.

Zona gialla: quando si può uscire dalla propria regione. I motivi validi

Posso uscire dalla regione se mi trovo in zona gialla?” si chiedono in molti dopo la nuova classificazione in zone arancioni e gialle. Il decreto legge Covid del 14 gennaio ha confermato fino al prossimo 15 febbraio il blocco degli spostamenti tra regioni anche per quelle aree che ricadono in zona gialla, non solo per chi è in arancione e in fascia rossa. Per questo si parla di zona gialla rafforzata.

Quindi se ci trova in zona gialla si può uscire dal proprio comune senza giustificare gli spostamenti, ma non è consentito andare fuori dalla regione di residenza. Ci sono delle deroghe, ecco quando si può cambiare regione:

  • spostamenti per motivi di salute, lavoro o necessità, da giustificare compilando l’autocertificazione in pdf (valida per tutte le aree, anche per la zona gialla)
  • spostamenti da comuni con meno di 5.000 abitanti. In questo caso si può uscire dalla regione se ci si trova sul confine e se lo spostamento avviene nel raggio di 30 km, ma non verso i capoluoghi di regione. E sempre tra le ore 5 e le 22, infatti il coprifuoco vale anche in zona gialla
  • rientro alla propria abitazione, residenza o al proprio domicilio (per le seconde case fuori regione vedi sotto).

In zona gialla restano poi le stesse regole su quante persone possono viaggiare in macchina: al massimo 3 passeggeri (conducente davanti e due dietro distanziati), tutti con la mascherina, se non si è conviventi o se non si hanno rapporti interpersonali stabili.

Posso andare nella seconda casa? In zona gialla si può uscire dalla regione. E gli altri casi specifici

L’ultimo Dpcm non prevede più un divieto specifico per gli spostamenti verso le abitazioni diverse da quella principale: dunque in zona gialla, arancione e rossa si può raggiungere la seconda casa fuori regione (di proprietà o in affitto prima del 14 gennaio), sempre che nel territorio dove si va non siano in vigore regole più restrittive. Ad esempio in Toscana, un’ordinanza regionale vieta a chi proviene da fuori dei confini di recarsi nelle seconde case, se non si ha il medico di famiglia sul territorio toscano.

Altra eccezione riguarda i funerali che si svolgono fuori regione: possono andare alle esequie i parenti stretti fino al secondo grado e l’ultimo parente rimasto. Via libera anche al ricongiungimento familiare tra partner che vivono per lavoro in regioni diverse, nell’abitazione che la coppia condivide di norma. Gli spostamenti per assistere persone non autosufficienti  sono considerati viaggi per situazioni di necessità, quindi si può uscire dalla regione, sebbene nelle FAQ del governo si ricordi come sia importante proteggere il più possibile le persone fragili dai contatti a rischio.

Quando si potrà andare fuori regione

Come detto al momento il divieto di uscire della regione è previsto fino a lunedì 15 febbraio 2021, mentre le restrizioni dell’ultimo Dpcm scadono il 5 marzo. Dal 16 febbraio: ecco quando si potrà viaggiare tra le regioni in zona gialla, se non usciranno nuovi decreti con ulteriori strette per gli spostamenti.

Il Reporter gennaio – febbraio 2021

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“Isplendor di viva luce etterna”

In una sua celebre conferenza del luglio 1950, il Premio Nobel T.S. Eliot disse: “La Divina Commedia esprime nell’ambito dell’emozione tutto ciò che, compreso tra la disperazione della depravazione e la visione della beatitudine, l’uomo è capace di sperimentare”.

Dalla selva oscura al vivo lume divino, l’ingegnosa macchina dei tre mondi ultraterreni è in fondo il più grandioso palcoscenico dell’agire umano, del fare degli uomini. D’altronde poíesis, radice greca di poesia, indica appunto il “fare”. E in Dante è poesia l’orrido e il degradato dell’Inferno come lo è l’osservazione filosofica del Purgatorio, l’alto ordine morale, la pura esaltazione spirituale del Paradiso.

La sua fiducia nella validità di ogni esperienza umana è assoluta. Crede nella possibilità dell’uomo, nel libero arbitrio come dono d’amore supremo del Dio dei cristiani. Bene e male sono una scelta, il solo giudizio infallibile è quello ultraterreno: l’uomo è dubbio, è imperfezione. Nel tredicesimo canto del Paradiso, San Tommaso si rivolge così all’Alighieri: E questo ti sia sempre piombo a’ piedi / per farti mover lento com’uom lasso / e al sì e al no che tu non vedi: / ché quelli è tra li stolti bene a basso, / che sanza distinzione afferma e nega / ne l’un così come ne l’altro passo; / perch’elli ‘ncontra che più volte piega / l’oppinion corrente in falsa parte, / e poi l’affetto l’intelletto lega. Abbi cautela nel giudicare, perché un’opinione frettolosa conduce spesso all’errore, e il cieco amore che nutriamo per le nostre idee è nemico del buon ragionamento. Che potenza inalterata conservano certe parole sette secoli più tardi! Che bello sarebbe, nei nostri tempi troppo segnati dai tribalismi, da bellicose divisioni e presunzioni di infallibilità, riprendere Dante e farne uno spazio di riflessione collettiva.

Alle tante celebrazioni che il 2021, anno dantesco, ha in calendario, Il Reporter aggiunge l’ampio approfondimento delle pagine che seguono: abbiamo chiesto a eminenti studiosi di raccontarci come e perché, settecento anni dopo la sua morte, Dante sia ancora il poeta universale. E il più grande di tutti.

 

Andrea Tani
[email protected]

 

Il Reporter febbraio 2021

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Covid, in Toscana 373 nuovi casi: dati e bollettino del 1 febbraio

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Sono 373 i nuovi positivi rilevati in Toscana nelle ultime 24 ore, il dato più basso da 10 giorni a questa parte. Numeri che però, come succede ogni lunedì, risentono del minor numero di tamponi processati nella giornata di domenica. Crescono ricoverati nei posti letto ordinari e nelle terapie intensive, 15 le nuove morti comunicate dalla regione: questi in sintesi i principali dati del bollettino Covid della Toscana di oggi, lunedì 1 febbraio 2021.

Il totale dei tamponi analizzati da ieri è di 7.407, divisi tra 5.606 tamponi molecolari e 1.801 test rapidi. Nel complesso, il tasso dei nuovi positivi è dello 5,04%, un dato che comprende anche i test di controllo e che sale invece al 9,7% sulle sole prime diagnosi. Oggi intanto è il giorno in cui scatta il cambio di colore delle zone per le regioni di tutta Italia. La Toscana resta in zona gialla.

Covid in Toscana  1 febbraio, i dati di oggi sui contagi

  • Nuovi contagi di Covid-19 in Toscana (1 febbraio 2021): 373 (ieri erano 510)
  • Tamponi molecolari effettuati in 24 ore: 5.606 (il giorno precedente 10.229)
  • Test antigenici: 1.801 (ieri 3.657)
  • Rapporto positivi/tamponi in Toscana: 5,04% (ieri 3,7%); 9,7% se si escludono in tamponi di controllo
  • Attualmente a positivi al Covid: 9.287 (+1,2%)
  • Ricoverati:  757 (+13 persone)
  • di cui 101 in terapia intensiva (+5)
  • Decessi comunicati oggi: 15 morti (la Regione ha rettificato il dato comunicato in un primo momento di 10 vittime)

Coronavirus in Toscana, l’andamento e il punto della situazione

  • Contagiati dall’inizio dell’emergenza: 134.829
  •  121.330 guariti dall’inizio dell’emergenza sanitaria
  • 4.212 morti dall’inizio dell’epidemia

Questa la situazione provincia per provincia: 37.460 i casi registrati dall’inizio dell’emergenza a oggi a Firenze (52 in più rispetto a ieri), 11.420 a Prato (37 in più), 11.471 a Pistoia (51 in più), 8.533 a Massa Carrara (32 in più), 13.833 a Lucca (35 in più), 18.144 a Pisa (49 in più), 10.419 a Livorno (44 in più), 12.185 ad Arezzo (37 in più), 6.255 a Siena (23 in più), 4.554 a Grosseto (13 in più). A questi si aggiungono 555 casi positivi notificati in Toscana ma riferiti a residenti in altre regioni.

Vaccino anti-Covid in Toscana, i dati del 1° febbraio 2021

124.226 le dosi di vaccino anti-Covid somministrate fino a oggi in Toscana (dato aggiornato alle ore 14.00 di oggi, 1° febbraio).

di cui:

  • 77.489 prime dosi
  • 46.737 vaccinazioni di richiamo

Sul sito dell’Agenzia regionale di Sanità sono pubblicati i grafici sull’andamento del Covid-19 in Toscana, che verranno aggiornati alle ore 18.00  con i dati del bollettino di oggi, 1 febbraio. Nel tardo pomeriggio si conosceranno anche quanti contagiati ci sono in Italia oggi.

Dove vedere Fiorentina Inter in tv: Sky o Dazn?

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I viola allontanano la zona retrocessione posizionandosi a metà classifica, grazie ad un pareggio ottenuto durante il discusso match contro il Torino. Venerdì 5 febbraio alle 20.45 allo Stadio Artemio Franchi, la Fiorentina incontrerà i nerazzurri secondi in classifica: ma dove vederla in tv, su Sky o Dazn?

Dove vedere Fiorentina Inter in tv: sky o dazn?

La partita sarà trasmessa in diretta e in esclusiva dai canali satellitari Sky: Sky Sport  (numero 252 del satellite) anche in 4K HDR per i clienti Sky Q. 

Dove vedere Fiorentina Inter in streaming

Gli abbonati Sky potranno seguire la partita anche su Sky Go, l’app di streaming in diretta per seguire i programmi del proprio pacchetto Sky anche su pc, tablet e smartphone.
Fiorentina Inter sarà trasmessa inoltre anche su NowTv, la piattaforma di streaming a pagamento.
La radiocronaca in diretta sarà trasmessa da RadioRai.

Fiorentina Inter in chiaro? 

Non ci sono opzioni per vedere Fiorentina Inter in chiaro.

Primo giorno di zona gialla: chi cambia colore lunedì 1 febbraio

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C’è stata molta incertezza e solo nella tarda serata di venerdì è stato sciolto il nodo. Il dubbio era: da quando scatta il cambio di colore con la zona gialla estesa a (quasi) tutta Italia, di domenica – come d’abitudine – o lunedì 1 febbraio? A rispondere è stato direttamente il ministero della Salute. Il cambio di colore e il ritorno in zona gialla sarà lunedì 1 febbraio.

Zona gialla da domenica o lunedì: ecco quando

Perché? La precedente ordinanza, quella diventata celebre per aver riportato la Lombardia in zona arancione, in alcune regioni era scattata con un giorno di ritardo. Di lunedì, invece che di domenica, quando per consuetudine erano scattate tutte le precedenti ordinanze. Visto che l’ordinanza deve restare in vigore per 7 giorni, il ministero ha deciso di uniformare il cambio di colore per tutta Italia.

Il cambio di colore col ritorno in zona gialla di gran parte dell’Italia sarà quindi da lunedì 1 febbraio (e non domenica), quando entrerà in vigore la nuova ordinanza. Un provvedimento che riporta appunto gran parte del territorio nazionale nella fascia di rischio inferiore. Ciò è stato deciso in base ai risultati del monitoraggio settimanale sul contagio da Covid 19, che mostra “lievi segnali di miglioramento”, come specifica il ministero stesso.

Italia in zona gialla, quando scatta il cambio di colore

Lombardia, Piemonte, Lazio e Veneto, ad esempio, tornano tutte in zona gialla da lunedì 1 febbraio. Zona gialla anche per Emilia Romagna, Liguria, Abruzzo, Marche e Campania. Resta gialla la Toscana.

Le uniche regioni in zona arancione sono: Umbria, Puglia, Sardegna, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano. Nessuna regione è in zona rossa.

Weekend in zona gialla o arancione: il colore delle regioni il 30 e 31 gennaio

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Non basta più controllare il meteo. Per pianificare il fine settimana ci siamo abituati a dover capire prima quale sarà il livello delle restrizioni in vigore. E dunque cosa dicono le previsioni? Sarà un weekend in zona gialla o arancione quello del 30 e 31 gennaio?

Quando cambiano i colori

La situazione ad oggi vede cinque regioni in zona gialla, 14 in zona arancione e due sole in zona rossa. I colori resteranno invariati fino a domenica 31 gennaio inclusa. Il nuovo cambio di colore si avrà infatti lunedì 1 febbraio, quando saranno trascorsi i 7 giorni di validità dell’ordinanza precedente.

Giallo o arancione, il colore della zona nel weekend

La prassi per il cambio di colore delle regioni è ormai consolidata. Come ogni venerdì, è uscito il report sul monitoraggio settimanale del contagio redatto dall’Istituto superiore della sanità e relativo, in questo caso, alla settimana del 18-24 gennaio. Sulla base di questo è stata emanata l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che stabilisce il cambio di colore e la zona delle regioni per la settimana a venire, a partire da lunedì 1 febbraio.

Zona gialla e arancione, il nuovo colore per il weekend del 30 e 31 gennaio

Un po’ a sorpresa, l’ordinanza stabilisce che la maggior parte dell’Italia sarà zona gialla da lunedì 1 febbraio. Le uniche eccezioni, ovvero le regioni in zona arancione, sono l’Umbria, la Puglia, la Sicilia, la Sardegna e la Provincia autonoma di Bolzano.

Torna in zona gialla la Lombardia, dopo una sola settimana di zona arancione. Giallo anche per Lazio, Piemonte e Veneto. Entrano poi in zona gialla l’Emilia Romagna e la Calabria. Gialla era e gialla rimane la Toscana. Non ci sono regioni in zona rossa.

Ecco la mappa aggiornata con il nuovo colore delle regioni in zona gialla e zona arancione a partire da domenica 31 gennaio.

 

La Fiorentina pareggia col Torino in nove

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Partita spigolosa e con grandi emozioni. La Fiorentina pareggia col Torino uno scontro salvezza importante con molte recriminazioni. Dopo il vantaggio di Ribery arriva l’espulsione di Castrovilli per fallo da ultimo uomo poi una testata di Milenkovic porta al secondo rosso. Nel finale il pareggio di Belotti. Prandelli rimescola le carte e schiera Martinez Quarta in difesa. Titolare anche Venuti mentre tutto viene confermato in attacco con Vlahovic e Ribery. Più scontate le scelte di Nicola che senza Izzo conferma le indiscrezioni della vigilia confermando Belotti e Zaza centravanti.

Primo Tempo

Prima frazione con grande equilibrio in campo. Al 10’ è Vlahovic a sprecare la prima occasione da rete colpendo un palo mentre era da solo davanti a Sirigu. Al 29’ occasione per Lukic che si trova a tu per tu con Dragowski ma sbaglia il tiro. Al 39’ ancora Lukic per Belotti che libera Zaza. Il tiro si stampa sulla traversa. Si va al riposo in perfetta parità.

© Tiziano Pucci – Agenzia Fotografica Italiana

Secondo Tempo

Ripresa caratterizzata da due espulsioni, due reti ed un gol annullato. È di Vlahovic la rete annullata al 48’. Tutto parte da Ribery che pesca il serbo in area e va a segno. Intervento del Var e gol annullato dall’arbitro Di Bello per un millimetrico fuorigioco. Al 57’ ci prova Belotti che salta Martinez Quarta e va al tiro ma la sfera finisce sul fondo. Al 61’ Castrovilli ferma Lukic al limite dell’area di rigore. Il Torino protesta e chiede il rigore ma ancora una volta il Var interviene e l’arbitro Di Bello ravvisa la chiara occasione da gol ed espelle il centrocampista viola ed assegna una punizione dal limite che Belotti calcia di poco a lato. In inferiorità numerica, al 67’, la Fiorentina va in vantaggio grazie a Ribery che riceve un bel passaggio da Bonaventura. Il francese sigla la sua prima rete in questo campionato. Al 71’ Belotti commette fallo su Milenkovic. L’attaccante granata protesta, il difensore viola va a colpire con la testa il nazionale azzurro che casca a terra. Per l’arbitro è fallo da espulsione. Fiorentina in nove. Al 79’ ancora una traversa per il Torino con Singo. All’89’ Belotti aggancia un a assist di Verdi e beffa Dragowski per l’1-1 finale.

L’allenatore

Rammaricato, a fine gara, Cesare Prandelli. “Difficile commentare gli ultimi minuti della partita. In nove diventa tutto complicato. Devo assolutamente ringraziare i miei calciatori, hanno lottato e cercato di portare a casa anche i tre punti oltre a una grande prestazione. Le paure – continua l’allenatore viola – vanno via quando ci sono le prestazioni importanti, continuità e un gruppo che fa sacrifici. Al di là degli episodi che hanno condizionato la gara sono molto soddisfatto. Sulle espulsioni il mio giudizio è di parte, non ho mai commentato l’arbitraggio e non inizio adesso. In questo momento chiedo prestazioni, il gioco è una conseguenza, non parto con l’idea di giocare bene. Stasera avremmo meritato di vincere, ma quando rimani in nove può succedere di tutto”.